In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

Intervista a Nicholas Sparks, ecco come nascono i suoi romanzi

14 scrittori famosi e le loro ultime parole

Come realizzare i propri desideri. I consigli di Bruce Lee

“Adesso”, le nuove variazioni sull’amore di Chiara Gamberale

“Adesso”, le nuove variazioni sull’amore di Chiara GamberaleArriva in libreria Adesso, edito da Feltrinelli, l’undicesimo romanzo di Chiara Gamberale, a poco più di due anni di distanza da Per dieci minuti, a cui era seguito, un anno dopo, Avrò cura di te, scritto insieme all’amico di sempre Massimo Gramellini.

Ancora una volta, la scrittrice romana s’interroga sull’amore. Ma se in Per dieci minuti si trattava di affrontare la brusca fine di un amore, e la ricerca del modo migliore per superarla, questa volta i due protagonisti devono affrontare la tappa successiva, imparando a lasciarsi alle spalle il passato nel momento in cui il destino offre loro una nuova opportunità. Esiste un momento, nella vita di ognuno di noi, dopo il quale niente sarà più come prima: quel momento è adesso. Arriva quando ci innamoriamo, come si innamorano Lidia e Pietro. Sempre in cerca di emozioni forti lei, introverso e prigioniero del passato lui: si incontrano. Rinunciando a ogni certezza, si fermano, anche se affidarsi alla vita ha già tradito entrambi, ma chissà, forse proprio per questo, finalmente, adesso... E allora Lidia che ne farà della sua ansia di fuga? E di Lorenzo, il suo "amoreterno", a cui la lega ancora qualcosa di ostinato? Pietro come potrà accedere allo stupore, se non affronterà un trauma che, anno dopo anno, si è abituato a dimenticare?

Chiara Gamberale stavolta raccoglie la scommessa più alta: raccontare l'innamoramento dall'interno. Cercare parole per l'attrazione, per il sesso, per la battaglia continua tra le nostre ferite e le nostre speranze, fino a interrogarsi sul mistero a cui tutto questo ci chiama. Grazie a una voce a tratti sognante e a tratti chirurgica, ci troviamo a tu per tu con gli slanci, le resistenze, gli errori di Lidia e Pietro e con i nostri, per poi calarci in quel punto "sotto le costole, all'altezza della pancia" dove è possibile accada quello a cui tutti aspiriamo, ma che tutti spaventa: cambiare. Mentre attorno ai due protagonisti una giostra di personaggi tragicomici mette in scena l'affanno di chi invece, anziché fermarsi, continua a rincorrere gli altri per fuggire da sé stesso.

Chiara Gamberale, che ama molto lo scambio di idee con i suoi lettori, ha incontrato un gruppo di blogger alla vigilia della presentazione milanese di Adesso, per una chiacchierata spontanea e informale.

 

Come mai ha scelto di riportare anche in questo romanzo l’elemento del “gioco delle cose”, che è affine a quello già presente in Per dieci minuti: è una cosa che sente e fa nella vita, oppure l’ha scritto come omaggio ai suoi lettori?

Direi entrambe le cose. Io ho fatto davvero questo gioco nella mia vita, in un particolare momento di rottura. Fare per un mese una cosa nuova per dieci minuti ogni giorno, da quelle più insignificanti a quelle più complesse, scoprendo nuovi no e nuovi sì dopo essersi fatti molto male. Nel romanzo precedente questo voleva affermare che si può sopravvivere a una perdita, mentre in Adesso vuole raccontare come tornare a vivere, e non solo a sopravvivere.

Tutti i miei romanzi sono in realtà un unico grande romanzo, ma penso che sia così per tutti gli scrittori. Io non mi fido molto degli scrittori che passano in continuazione da un genere all’altro, perché non sento in loro un’urgenza di esprimere qualcosa. Prendete il mio scrittore preferito, Philip Roth: da un libro all’altro, il suo personaggio non cambia.

Lidia comincia prendendo in giro il gioco dei dieci minuti proprio nella prima pagina, ma quell’esperienza è importante: non si tratta di cambiare tutti i giorni, ma di imparare a cambiare, a mostrare curiosità verso le esperienze nuove.

I protagonisti fanno conoscenza perché Lidia, giornalista televisiva, gira un programma sulle famiglie in stile “Real Time” in casa di Pietro, che ne approfitta per mettere in luce positiva il rapporto con la figlia. Solo ora mi sono resa conto dell’attualità di questo romanzo, che parla di situazioni familiari diverse, mentre da settimane si discute della famiglia come fatto elettivo, non antropologico ma sentimentale, perciò sono felice che esca proprio in questi giorni.

 

Anche Lidia, come già la protagonista di Per dieci minuti, vive con un gruppo di amici, che in questo caso si sono autodefiniti “Arca senza Noè”. Sono persone confuse, indecise, irrisolte, in pratica degli adolescenti che non crescono mai: non è proprio per questo modo di vivere che nessuno di loro riesce a trovare la persona giusta per arrivare a un rapporto di coppia forse più tradizionale, ma anche più stabile?

A me interessano molto i personaggi che fanno fatica, che hanno necessità di sentire col cuore e pensare con la loro testa, e che ci provano continuamente. Forse il fare famiglia alternativo ci porta, anziché a condividere paure, a crearne di nuove? Non so se siamo tutti chiamati a storie non convenzionali, oppure se capiti solo ad alcuni. Io vengo da una famiglia assolutamente convenzionale, ma le mie amicizie formavano un nucleo creativo e originale.

Forse tanti danni in amore li facciamo quando non conosciamo abbastanza noi stessi.

Anche una volta i romanzi parlavano della difficoltà dell’amore, però le scelte erano ovvie e limitate. Oggi le “cime tempestose” sono tra le pareti di casa: proviamo a raccontare le possibilità dell’amore in un mondo dove ci sono poca attenzione al capitale umano e molta superficialità. Se accettiamo di stare anche un po’ male, qualche volta, possiamo cercare qualcosa di cui abbiamo davvero voglia, e non solo bisogno.

“Adesso”, le nuove variazioni sull’amore di Chiara Gamberale

Oggi è più difficile scrivere d’amore senza scivolare nel banale. Lei come si è organizzata per farlo? Quali sono gli errori che ha cercato di evitare? Ha avuto paura di cadere nell’autobiografico? 

No, la paura dell’autobiografico non ce l’ho. Certe cose succedono a tutti, ma quando capitano a te diventano qualcosa di diverso. L’unico consiglio che do quando faccio corsi nelle scuole di scrittura è: scrivete qualcosa che v’interessi, che volete dire o capire. Si riconoscono i libri che esprimono un’urgenza dello scrittore, magari hanno cento pagine in più o in meno di come dovrebbero essere, ma li apprezzi comunque.

Stavo lavorando a un altro romanzo, qualcosa di più simile a Le luci nelle case degli altri: una struttura corale, un affresco per cui avevo bisogno di molto tempo per inventare diversi personaggi, ma a un certo punto mi è nata l’esigenza di scrivere questa storia.

Sento che una storia è giusta per me quando mi faccio poche domande su di essa. Qui devo dire che le maggiori domande me le sono poste sul linguaggio da usare. In Per dieci minuti il linguaggio doveva essere molto semplice, e per avere come protagonista principale il gioco anche i personaggi erano semplificati. Qui la lingua è più complessa perché lo richiedono le psicologie dei personaggi.

 

Io ho visto una sua evoluzione, perché ho notato che è partita con romanzi che parlavano dell’io, con protagonisti che dovevano conoscere sé stessi, poi è passata a personaggi che dovevano risolvere i loro rapporti con la famiglia. In seguito, una volta capita la famiglia, si è messa a esplorare la coppia. Vorrei sapere se questo percorso riflette una sua evoluzione personale singolo-famiglia-coppia-condivisione.

Già ne Le luci nelle case degli altri la vicenda si faceva sempre più incessante, perché l’inizio era quello di un’infanzia noiosa, ed è vero che da bambini spesso ci si annoia un po’, in cui la protagonista cerca di capire chi sia suo padre. Ma quando cresce, abbandona quella domanda “chi è mio padre?” perché crescendo si è innamorata e ha altre esigenze.

Tutti noi, prima ci chiediamo chi sono i genitori, poi ci concentriamo su di noi come figli, poi scopriamo che gli esseri chiamati mamma e papà non si esauriscono in quel ruolo, ma sono un uomo e una donna con altri bisogni, infine andiamo incontro noi stessi a una nuova persona, e se siamo fortunati avremo anche un figlio con cui instaurare un nuovo conflitto.

[I servizi di Sul Romanzo Agenzia Letteraria: Editoriali, Web ed Eventi.

Leggete le nostre pubblicazioni

Seguiteci su Facebook, Twitter, Google+, Pinterest e YouTube]

Le diverse paure dei due protagonisti esprimono due parti di sé?

Lidia somiglia senza dubbio alla mia parte più superficiale, alla ricerca continua di emozioni forti. Per un periodo della mia vita ho preferito addirittura il dolore alla noia. Nei personaggi maschili ho messo invece in scena qualcosa che mi ha sempre attratto fin da bambina, cioè l’introspezione. La vita mi ha insegnato a capire che spesso, dietro a un atteggiamento diverso dal mio, si nascondono anche dei vizi, dei difetti. Una persona che mi sembra forte in realtà, magari, non è del tutto in contatto con sé stessa. I personaggi non sono persone ma caratteri, temperamenti, e quindi abbastanza intercambiabili.

“Adesso”, le nuove variazioni sull’amore di Chiara Gamberale

Non è stato difficile quindi calarsi nei panni del personaggio maschile, se li considera intercambiabili?

È stato difficile calarmi nei panni di un padre, ma mettersi dall’altra parte è il bello della scrittura. Essendo cresciuta con un fratello e un padre importanti, oltre che con genitori curiosi di capire dove andavano i figli, ho potuto esplorare la mia identità. Per certi versi capisco più come ragiona un uomo di una donna convenzionale, mi immedesimo molto per dimenticare i miei problemi: per me diventa quasi una perversione. Comunque mi piacciono gli uomini e cerco di capirli.

Del resto mi piace raccontare anche personaggi negativi o in eccesso, che devono pensare in modo molto diverso tra loro. Scrivendo devi spesso lasciare le tue idee per cercare di capire cosa possano pensare gli altri.

 

Come si fa a non cadere nel banale, nei cliché?

Come fa la vita a non essere banale? Io non trovo mai banale ciò che accade nella vita di tutti i giorni. Quando senti l’esigenza di scrivere, non avverti più la banalità del quotidiano.

Succedono tante cose quando le persone sono molto attratte tra loro, e si può provare a raccontare cosa c’è sotto quei gesti, in apparenza banali, come incontrarsi, amarsi, ma poi improvvisamente sentire questo come un attentato alla tua vita, e vedere l’altro come un nemico. Si tratta di trovare parole nuove per capire cosa succede ai nostri corpi, avvertire la tensione a migliorare sé stessi, cercare soluzioni diverse. Del resto, il rapporto di coppia tanto banale non è, se nessuno riesce più a stare insieme per sempre.

A proposito, vi piace la copertina? Rende abbastanza l’idea di due persone che cadono letteralmente nell’amore? È il risultato di un lungo lavoro, volevamo qualcosa che lasciasse il dubbio riguardo all’amore visto come benedizione o maledizione. Per me resta comunque una bussola potente per orientarci tra paura e desiderio, una possibilità che abbiamo per cambiare e diventare diversi dai nostri soliti noi.

 

Quando e come scrive?

Papà ingegnere e mamma ragioniera mi hanno dato un senso del dovere, mi hanno insegnato la disciplina. Non ho regole di ore precise da dedicare alla scrittura, ma sono mattiniera: mi alzo e vado a letto presto, ma ogni tanto ho bisogno di muovermi un po’. Quando scrivo un libro, però, devo fare solo quello per almeno un paio di mesi, così parto per posti sperduti, dopo aver preparato in anticipo le collaborazioni con le riviste per non avere distrazioni. Sapete che mandavo dei messaggi a me stessa sul cellulare quando avevo delle buone idee? Ho impiegato un po’ di tempo a capire che sarebbe stato meglio memorizzarli senza spedirli, dopo che ho speso un sacco di soldi quando lo facevo all’estero!

“Adesso”, le nuove variazioni sull’amore di Chiara Gamberale

Quanto prende anche dai suoi lettori, che sembrano avere un coinvolgimento molto attivo?

Io imparo da tutti. Come dice Lidia a proposito del suo programma «non vi chiedo tanto come si fa a essere felici, quanto come si fa a stare insieme» e io questo lo condivido con lei. Per me tutti possono insegnarti qualcosa, perciò chiedo sempre, faccio tante domande ai miei lettori.

Non nego a nessuno la patente di essere umano, e penso che si possa imparare da ogni persona, sia che rivesta un ruolo nella mia vita oppure no. Alle presentazioni, credo di essere l’unica scrittrice a cui i lettori raccontano le loro storie, oltre che farmi domande.

 

Volevo chiederle il significato della frase che ha messo in apertura: «È che ci sono sette miliardi di persone, al mondo. Ma fondamentalmente si dividono in due categorie. Ci sono quelli che amiamo. E poi ci sono tutte le altre

La spiego alla fine del romanzo. È uno dei grandi insegnamenti che mi ha lasciato il libro, l’avevo scritta in chiusura ma poi ho deciso di metterla anche al principio. Volevo dire che se a tutte le altre persone possiamo non perdonare nulla, a quelle che amiamo, invece, perdoniamo tutto. Ammetto che io ho il perdono fin troppo facile, perché penso sempre al bambino che c’è stato in noi, però se tante persone entrano nella cronaca della nostra vita, sono poche quelle che fanno la nostra storia. Se le giudichiamo, anziché provare a comprenderle, danneggiamo soprattutto noi stessi, perché abbiamo perso un’occasione, anche se a volte ci feriscono. Sono i nostri peggiori potenziali nemici, in grado di devastarci: se morissero, ad esempio, ci procurerebbero un dolore immenso. Però, se riflettessimo un po’ di più su questo, saremmo capaci di comprenderle meglio e di trattenerle di più vicino a noi.

 

Cosa chiede lei all’amore?

Ognuno ha la sua scala di priorità. La mia è “stare bene, stare male, stare tranquilla”, anche se può sembrare paradossale scegliere di stare male. Però c’è chi mette la tranquillità al primo posto, come Pietro, ed è per questo che per me è stato faticoso entrare nella psicologia del personaggio e restarci per tutto il libro, perché è davvero molto diverso da me.


Leggi tutte le nostre interviste a scrittori.

Il tuo voto: Nessuno Media: 4.7 (3 voti)
Tag:

Commenti

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.