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Abbecediscolo - Lettera Z (Puntata n. 21)

Abbecediscolo, Lettera Z, Puntata 21Zac, si tagli! Twitter tout court

«Siamo brevi, il mondo è sovraffollato di parole» (Stanisław Jerzy Lec, Pensieri spettinati, Bompiani, 1984).

Centoquaranta caratteri per opinionisti di carattere, pareri in corsa e nodi scorsoi per prolissi. I Social Network ci aiutano a essere brevi, ma bisogna essere bravi.

Secondo Vera Gheno, collaboratrice dell’Accademia della Crusca, «La lingua italiana è vitale, si adatta al nuovo medium. La scrittura non ne risente, anzi, Twitter è proprio una buona palestra di sintesi». 
Stando all’Economist, la lingua più adatta a Twitter è il cinese, l’italiano è tra quelle che richiedono più caratteri.

«Il saggio si vergogna di vedere le proprie parole eccedere le proprie azioni» (Confucio, Dialoghi, Einaudi, 2006).

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Zompami addosso

Da Liabel a Luminal (Feltrinelli, 1998): lana fuori e Isabella Santacroce sulla pelle.

A volte citarlo non basta, averlo a cuore nemmeno, meglio tenerselo tatuato sul fianco o dedicargli la vita con un ghirigoro al girovita. Se la farfallina di Belen è roba per molti, lo sfarfallio da citazioni è eccitazione da veri fan.
Fascetta Nera invita alla visione dei tatoo con i «significativi testi» di Isabella Santacroce. Se decidete di aderire all’iniziativa, tatuatevi e potrete comparire tra i “testimonial in vera pelle” dell’autrice.

«Ci sono scemenze ben presentate come ci sono scemi ben vestiti» (Nicolas de Chamfort, Massime e pensieri. Caratteri e aneddoti, Rizzoli,1993).

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Zucconi

«Quei somari di talento che contraddicono i prof». 
I primi della classe si riconoscono al volo, gli artisti sulla lunga distanza. Zucche, zucconi e cucurbitacee riescono meglio coi piedi in terra che con la testa sui banchi.

Pessimi scolari ma grandi maestri della letteratura italiana. Massimo M. Veronese – su Il Giornale – racconta che «Montale era ragioniere come Fantozzi, Quasimodo geometra come Calboni, Elio Vittorini, suo cognato, perito tecnico, Giuseppe Tomasi di Lampedusa e Benedetto Croce non finirono mai gli studi di Giurisprudenza, Gabriele D’Annunzio quelli di Lettere, Alberto Moravia, complice la tubercolosi, prese «a mala pena» la licenza ginnasiale. Orio Vergani gli studi li lasciò a metà, Vasco Pratolini fu tipografo, venditore ambulante, barista, autodidatta, mai primo della classe. Rizzoli e Mondadori, padri di tutti i libri, finirono appena le elementari, poi uno andò a lavorare in drogheria e l’altro trovò posto nella tipografia di un orfanotrofio».

«Secondo alcuni autorevoli testi di tecnica di aeronautica, il calabrone non può volare, a causa della forma e del peso del proprio corpo in rapporto alla superficie alare. Ma il calabrone non lo sa e perciò continua a volare» (Igor Sikorsky).

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Zufoli editoriali (flauti magici e libri del piffero)

«Alcuni libri devono essere assaggiati, altri trangugiati, e alcuni, rari, masticati e digeriti» (Francis Bacon). E poi ci sono quelli scritti per essere venduti.

Negli ultimi anni, abbiamo assistito a fenomeni editoriali che hanno qualcosa d’inspiegabile. Lo ammettono candidamente gli addetti ai lavori, con lo stupore negli occhi e le mani ancora appiccicose di battage pubblicitario. Nel 2009 – l’articolo è di Repubblica.it –, Massimo Turchetta, all’epoca Direttore Generale dei libri Mondadori e ora Direttore Editoriale libri trade di RCS, affermava d’aver intuito subito le potenzialità di Gomorra (Mondadori, 2006). Turchetta ne era certo, ma in molti continuano a porsi domande sul successo del libro: «Io credo che il merito sia, da una parte, dell’ufficio marketing della Mondadori, che è stato in grado di dare a Saviano una visibilità difficilmente raggiungibile, dall’altra dello stesso Roberto Saviano, che ha saputo porsi in maniera del tutto nuova verso il pubblico, che ha voluto mettere sul piatto non solo la faccia, ma anche la vita» spiega Andrea Coccia su BooksBlog.it. Rocco Sciarrone – su L’Indice dei Libri – arriva alla conclusione «che Gomorra abbia contribuito a creare una “drammaturgia pubblica” che – ci piaccia o meno – tende a rappresentare la mafia come male sociale». Al resto ha pensato il film del 2008 di Matteo Garrone, dove la “drammaturgia pubblica” è talmente presente da manifestarsi nell’arresto di diversi attori del cast. Lo racconta Il Giornale.it che sembra aver tenuto pazientemente il conto.

Ma ci sono anche mostri sacri – di vendite – che devono il loro exploit alla fortuna. Ancora dall’articolo di Repubblica.it apprendiamo come Va’ dove ti porta il cuore di Susanna Tamaro (Rizzoli, 1994) sia decollato col «favore di Federico Fellini e dei suoi amici». Lo spiega Alessandro Dalai levandoci un dubbio che avevamo da tempo. E se in quel caso sappiamo a chi dare la colpa, ancora cerchiamo gli artefici del trionfo editoriale di Cotto e mangiato di Benedetta Parodi (Vallardi, 2009).
«Ricette Cotto e Mangiato, i libri di benedetta Parodi vendono di più di Umberto Eco e Ken Follett» titola un post di MezzoKilo. Probabilmente il responsabile del misfatto è la televisione, ma l’autrice si ostina a dire che «il segreto del suo successo risiede nel fatto che non sa cucinare». La Parodi non ha tempo di guardare il piccolo schermo, per questo, forse, non si accorge dei danni fatti da certi programmi.

Secondo Paola Dubini – professore di strategia alla Bocconi ed esperta di mercati editoriali e culturali – esistono due modi per creare un bestseller: o si punta sul «massimizzare la visibilità al momento dell’uscita» o ci si affida al «passaparola per permettere ai titoli di crescere progressivamente». La prima strategia è più costosa, ma garantisce ritorni economici nel breve periodo, la seconda «permette al titolo di sviluppare il suo potenziale lungo un arco temporale più lungo», ma si corre il rischio che «non riesca a raggiungere la visibilità sufficiente e muoia di lenta agonia». Gli editori puntano al grande lancio quando si tratta di autori noti, o quando il titolo fa parte di una saga. (Fonte: Via Sarfatti 25).
Pinocchio e Liala best seller d’Italia di Michele Giocondi (Mauro Pagliai Editore, 2012) ci svela gli interessanti retroscena dei libri più venduti nel Regno d’Italia; nella recensione di Bianca Maria Garavelli scopriamo che «fra il 1861 e il 1915 si può considerare un best seller [...] un libro che tira dalle dieci alle quindicimila copie; poi, fino al 1946, il successo si misura dalle ventimila copie in su, in pochi anni». Teniamo presente che oggi di copie ne servono centomila – fonte Italia dall’Estero –  http://italiadallestero.info/archives/15596 e che queste sono certificate dall’ADS (Accertamenti Diffusione Stampa) e non dalle fascette editoriali.

«Puoi essere seduto sul trono più alto del mondo, ma... sarai sempre comunque seduto sul tuo sedere!» (Michel Eyquem de Montaigne).


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