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Abbecediscolo - Lettera V (Puntata n. 20)

Abbecediscolo, Lettera V, Puntata 20Vampiri

«Il vampiro è una specie animale vivente e non vivente» (Nonciclopedia).
 Il vampiro vegeta volentieri su carta, seduce con denti canini, modi carini e plot barbini. Le storie d’amore all’ultimo morso hanno invaso le librerie e si valuta l’ipotesi di sbarrarne le porte con paletti di frassino. I “non morti” – ma editorialmente risorti e in ottima salute – sono spesso causa di dispute tra le signore del vampirismo cartaceo.
«Come sono noiosi i vampiri di "Twilight" rispetto ai miei» afferma Anne Rice e la rete subito si divide in “scapoli contro addentati”. «La sua polemica contro Stephenie Meyer non è certo nuova», riporta l’Atlantic, «ma sembra riesplodere con sospetto tempismo, ogni volta che Anne Rice ha un libro da promuovere».

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Venerati maestri

«Apprezzatemi adesso, eviterete la coda» (Ashleigh Brilliant).

Chi li ama li segue. Chi non li ama ne segue volentieri i tracolli e ne riporta gli scivoloni. I venerati maestri sono per la cultura italiana quello che i Re Magi sono per il presepe: tutti li attendono e, quando arrivano, ci si chiede che farcene della mirra. Edmondo Berselli – in  Venerati maestri. Operetta immorale sugli intelligenti d'Italia, Mondadori, 2006 – ce ne parla così: «Non mi piacciono gli indiscutibili. Non mi piace 'o presepio. Non mi piace Roberto Benigni. Non mi piace Susanna Tamaro. Ad aggravare questa malattia dello spirito, devo dire che mi piace sempre meno anche Nanni Moretti, e all'occorrenza saprei spiegare perché II Caimano è un film sbagliato. Non mi piace Tornatore, non mi piace Salvatores. Avrei molti dubbi anche su Dario Fo, e per equilibrio bipartisan ammetterò in via preventiva che ero e sono scettico pure su Oriana Fallaci».

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Vigliaccata

Il coccodrillo come fa: dallo Zecchino d’oro ai decessi nuovi di zecca, l’importante è tenersi pronti a resuscitare ed essere svelti a rammaricarsene quando ciò non sia possibile.

Agli scrittori succede, nell’arco di una vita, d’essere commemorati più volte. L’ultima, quella veritiera, la si vorrebbe sempre leggere; sono le intermedie a procurare un certo fastidio.

«Gabriel Garcia Màrquez è morto. Ricevo ora la notizia. Inutile ogni commento» scrive Umberto Eco su Twitter. Il diretto interessato smentisce e Jaime Abello Banfi – direttore della Gabriel Garcia Màrquez New Journalism Foundation – chiede ai tanti fan di non credere al primo che passa. «Ricapitolando: un finto Eco su Twitter ha annunciato la finta morte di Marquez, poi il finto Marquez ha smentito la propria finta morte, mentre il direttore vero della sua fondazione vera si è pure indispettito».

«Non si può ridere di tutto e di tutti, ma ci si può provare» (Friedrich Nietzsche).

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Vive il poeta, viva il poeta

«Chi semina virtù fama raccoglie», ci ricorda Leonardo da Vinci, ma chi semina poltrone raccoglie divani televisivi e divine traslazioni. Tutta roba da vincere facile.

Aldo Nove su Satisfiction spiega che «Corrado Calabrò è il poeta italiano vivente più tradotto nel mondo». Se non conoscete l’esimio poeta, vi aiuterà sapere che «Corrado Calabrò è il presidente dell’Authority per le Comunicazioni, e negli anni precedenti ha coperto ruoli di governo strategici». Nove sospetta la “fama da poltrona”. Se così fosse, Oscar Wilde consiglierebbe prudenza: «Bisogna sempre giocare lealmente, quando si hanno in mano le carte vincenti».

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Vivi, vegeti e satolli (fame di conoscenza)

Libri belli, libri brutti: è questione di gusti. In casi estremi, il testo non fa testo; l’importante è farne un pasto. La bibliofagia prevede sconti di penna e nessuno vi arresterà se confesserete la vostra fame nozionistica.
Un libro da mangiare, in caso d’emergenza, è il manuale commestibile della Land Rover. Un testo che aiuta a orientarsi con le stelle, insegna a costruire rifugi, lanciare messaggi d’aiuto – l’imballaggio della guida è riflettente – e cacciare animali, la spirale del volume può essere utilizzata come spiedino. Stampato in cinquemila copie, è andato via come il pane.

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Voglio vivere così, col sole in fronte (da Claudio Villa a Andrew Wylie)

Il buon lettore vorrebbe solo buoni libri, l’agente letterario vorrebbe poter proporre solo ottimo materiale alle case editrici che vorrebbero impaginarlo e venderlo ai buoni lettori di cui si diceva. Questo in un mondo ideale, ma il mondo editoriale si accontenta di molto meno.
Andrew Wylie è l’agente letterario di Philip Roth, Saul Bellow, Roberto Bolaño e molti altri. Nell’intervista realizzata da Tim Small per il numero 4 di Studio racconta i suoi esordi: «Quando ho iniziato, mi sono chiesto: bene, che cosa vuoi fare per vivere? Voglio vivere leggendo bei libri. Non voglio passare la vita a leggere brutti libri. Voglio vivere leggendo bei libri e, fortunatamente, sono riuscito a trovare il modo di farlo». Andrew Wylie ora è anche l’agente di Roberto Saviano.

«Quanto più bello il sogno, tanto più deludente il risveglio» (Giovanni Soriano, Maldetti. Pensieri in soluzione acida, Joker, 2007). 


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