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Abbecediscolo - Lettera S (Puntata n. 17)

Abbecediscolo, Lettera S, Puntata 17Salone del Libro di Torino

Solone e lo status quo, il Salone e i quaquaraqua.
Caro a molti – ma si può sempre sperare di scroccare un pass –, il Salone di Torino è l’Italia in Miniatura dell’editoria italiana: ampio spazio agli stand delle case editrici a pagamento – che ancora possono permettersi il soggiorno sabaudo al metro quadro – e aria condizionata al minimo  – tanto a parlare di cultura gli animi non si scaldano. Notevole la presenza dei grandi marchi editoriali, gli stessi che s’incontrano ovunque, con gli stessi titoli proposti alla Coop.
Le cose interessanti avvengono in spazi appartati o solo su invito; il resto della bolgia è dedicato ai lettori, che sembra attendano l’occasione per fare scorpacciate di libri – che si trovano in qualunque libreria – sfoggiando trolley spesso gonfi di materiale pubblicitario: gratuito e destinato alla differenziata.
Se il Premio Strega è l’animo di Premiopoli (Webzine Sul Romanzo, Anno 2 n. 4, sett. 2012, pag. 6) – vince chi vince, ma vince la casa editrice –, il Salone di Torino è il Mercatone editoriale che confonde il peso della cultura col vendere libri a peso. Andateci almeno una volta, ma non dopo mezzogiorno: a quell’ora l’aria è già irrespirabile e a molti serve una doccia. Portatevi il pranzo al sacco: con la cultura non si mangia, ma quel poco che si scova al Salone lo si paga per buono.

***

Self-publishing

«Il diritto di scrivere male è il privilegio di cui abbiamo largamente approfittato».
(Isaac Babel)

L’Italia è una repubblica fondata sul lagnarsi: la pubblicazione è un diritto inalienabile di chiunque abbia terminato le scuole dell’obbligo. Qualora gli editori venissero meno a tale soma, è possibile valutare la somma o darsi alla pubblicazione sommaria.

Il Self-publishing apre le porte dell’editoria al primo che passa, per poi lasciarlo sullo zerbino.

Lulu.com, i vantaggi: «Quando qualcuno compra il libro dal sito, Lulu lo stampa in una sola copia e lo invia alla persona che lo ha ordinato […]. Lulu trattiene per sé solo il 20% dei guadagni effettivi (tolte le spese vive di stampa). Tolte le spese di stampa, all’autore rimane ben l’80% del guadagno netto» e «nessuna spesa per l’autore» che «rimane titolare al 100% dei suoi diritti d’autore». E gli svantaggi? Lo scrittore deve arrangiarsi «sia durante la scrittura (correzione di bozze, impaginazione, copertina), che dopo (promozione, eventuale realizzazione del sito internet, eventuali presentazioni). Non si ha la distribuzione nelle librerie. Essendo Lulu un editore americano, non c’è la possibilità di poter far ordinare il libro da una libreria italiana perché il codice ISBN fornito da Lulu è appunto un codice americano, non riconosciuto dalle librerie italiane». Segnatevi i punti chiave: ci si arrangia e non c’è distribuzione.

Youcanprint,  i vantaggi: «I vantaggi rispetto a Lulu sono questi: essendo un editore italiano fornisce un codice ISBN italiano che dunque rende i libri ordinabili dalle librerie italiane» ed è «migliore (la) qualità di stampa […]. Il principale svantaggio invece è il seguente: minore guadagno per ogni copia venduta. Youcanprint riconosce all’autore il 20% del prezzo di copertina (che è poco rispetto a Lulu ma è comunque tanto rispetto a ciò che rilascia un editore tradizionale, che è intorno all’8-10%, quando va bene)». Prima di procedere fate, un tentativo: andate in giro per librerie e provate a ordinare un libro di Youcanprint. Valutate la pubblicazione solo se la caccia al tesoro è stata proficua.

Ilmiolibro.it: «Una terza opzione di self-publishing [...] è quella offerta da Ilmiolibro.it, che personalmente non ho usato e sconsiglio perché ha due grosse pecche: non rilascia alcun codice ISBN. In questo modo, l’autore è anche editore di sé stesso (mentre Lulu e Youcanprint risultano comunque editori del libro) [...]. Oltretutto, vendere un libro senza ISBN è una procedura illegale (di cui, leggendo il contratto, quelli de Ilmiolibro se ne lavano le mani, non essendo loro editori ma solo stampatori, a questo punto…). Leggendo varie opinioni sui forum, sembra che la qualità di stampa offerta da Ilmiolibro sia pessima» (dal blog Parole di musica).
Notizia che confermo: Ilmiolibro.it impagina i vostri testi rendendoli simili all’elenco del telefono; la cosa può piacere o meno: conosco dipendenti Telecom che ne vanno matti.


«Fatte salve le dovute eccezioni, sono convinto che tra l’auto-pubblicarsi e il farsi pubblicare da un editore (piccolo o grande che sia) non corra più molta differenza».
Lo dice Alcide Pierantozzi su Affaritaliani.it, ma non elenca le “dovute eccezioni”.


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