Come leggere un libro

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Perché è importante leggere

Abbecediscolo - Lettera R (Puntata n. 16)

Abbecediscolo, Lettera R, Puntata 16Recensori e critici

«Un critico è un ammasso di pregiudizi tenuti assieme alla meno peggio da un certo gusto»
(Whitney Balliett).

La critica letteraria è come gli spot elettorali: una volta acquistato il libro e votato il candidato, la responsabilità è soltanto nostra.
Meglio informarsi prima su chi consiglia cosa. Gian Paolo Serino su Satisfiction sostiene che «le pagine “culturali” sono responsabili della nostra morte civile». Bruno Corino – su Litweb – s’interroga sulla validità delle recensioni: «Il recensore è uno pienamente integrato in quel sistema. A sua volta è un autore di libri. È chiaro che non può parlar male del libro pubblicato dal suo "collega"». Insomma, è inutile chiedere al cameriere un parere sulla cucina. Esiste, poi, la pratica delle recensioni a pagamento, come racconta Loredana Lipperini sul suo blog a proposito del Premio Mario Luzi. Perché camerieri e cuochi non li si paga con un grazie!

Ma come nasce un critico? L’attività artistica di Gian Paolo Serino è nata grazie all’alcool. Non ci credete? Ecco cosa racconta a Nicoletta Scano di i-libri: «Ho imparato a leggere quando avevo 4 anni. A 4 anni, durante uno di quei cocktail party che andavano molto negli anni '70 avevo approfittato della distrazione dei miei genitori e mi sono scolato mezza bottiglia di Martini. Lavanda gastrica e un ricovero in ospedale durato 1 anno seguito da 5 anni in cui potevo mangiare solo ed esclusivamente riso, patate e carote. Mi ero distrutto la flora batterica. Così passavo ore e ore in bagno. Essendo timido andavo nei bagni di servizio. Avevo sempre di fronte la lavatrice. Così ho imparato a leggere gli ingredienti del Dixan e di altri fustini. Poi mi sono attrezzato e ho cominciato, dato il tempo a disposizione, a portarmi dietro prima giornali poi libri. Per questo, a chi me lo chiede, rispondo che non sono laureato ma ho una cultura di merda». E se state valutando la bontà della critica letteraria, spero di non avervi levato l’appetito.

***

Recensioni e stroncature

«La critica è una spazzola che non si può usare sulle stoffe leggere, dove porterebbe via tutto»
(Honoré de Balzac).

Recensire un testo e complimentarsi con l’autore è cosa che riesce a tutti: il massimo del guadagno col minimo sforzo. Basterà sorbirsi la quarta di copertina. Il talento del recensore, invece, lo si scova nelle stroncature: la pratica comporta l’aver letto il libro e la mancanza di scrupoli nel parlarne.

Cara la mia recensione!
Recensire è un po’ come morire: l’estrema unzione dopo aver unto gli ingranaggi.
Roberto R. Corsi scova online un mirabile esempio di recensioni a pagamento. «È dunque questo lo stato dell’arte? Pagarsi una recensione, naturalmente falsata perché pagata, per avere due righe da sbattere in curriculum perché è il curriculum che fa l’artista e non l’oggetto artistico in sé? Ridicolo. Semplicemente ridicolo». Così commenta kerygmatico. Sto ancora valutando se dargli ragione o dargli il Nobel.

Recensire le recensioni
Dirne bene andrà bene! Riciclare le recensioni: lo sport preferito del recensore a cottimo.
Su Litweb, un bell’articolo  – L'arte di recensire recensioni – pone alla nostra attenzione il problema del “critico al ciclostile”.
«Ciò che a volte più mi spaventa quando leggo le recensioni di libri pubblicati è l'unanimità di giudizio. Ogni libro pubblicato, a giudizio dei recensori, viene presentato come la "grande" rivelazione dell'anno (o del secolo).  [...]
Ho l'impressione che una recensione sia l'interpolazione di un'altra recensione: si prende, s'aggiunge, si toglie, si modifica qualcosa, e alla fine, all'incirca, dicono tutte le medesime cose. Solitamente queste medesime cose sono tutte positive». Dello stesso avviso anche Mariarosa Mancuso su Il Foglio, nell’articolo Un utile manuale per scovare le frasi fatte dei critici. E darsela a gambe.

Si fa presto a dire recensioni!
Il “recensore personaggio” è criticabile quanto ciò che critica. Se non lo fosse, alla gente basterebbe annoiarsi leggendo le quarte di copertina.
Bruno Giurato – su Lettera43 – parla di video-recensioni: «Il precursore del genere è Ron Charles, critico letterario del Washington Post, che nel 2010 dovette reagire alla chiusura del supplemento letterario del Post, Book World, da lui diretto». Charles «tra l'altro, recensì il romanzo Freedom di Jonathan Franzen seduto sulla tazza del water». Fa un po’ sorridere che Giurato abbia commentato la vicenda come «un successo».
Cita anche Antonio D’Orrico e le sue «pose da rockstar». «Disprezzatissimo dagli accademici, perché in genere le spara grosse (recentemente ha scritto che il nuovo Raymond Carver è il cantautore Luciano Ligabue), ha contribuito a fare la fortuna di Alessandro Piperno [...]. Scrive in prima persona («mi piace/non mi piace»). Molti lo odiano, tutti lo leggono». Esattamente come i giornali di gossip.
Tra i nuovi social recensori, anche Vanity Fair: «Per esempio Laura Pezzino in Bookfool  [...], lancia spesso sondaggi («Quali libri avete visto in mano ai vostri compagni di viaggio in treno?»; «Quale tra questi tre romanzi vi è piaciuto di più?»). Una sorta di approccio naif, che tiene acceso l'interesse per i libri in mano al lettore comune, e che può ricordare il modello che Benedetta Parodi usa con le ricette di cucina». La cultura del cotto e mangiato.
«Poi ci sono casi estremi, come le incursioni social della scrittrice e critica letteraria Gilda Policastro. L'autrice de Il Farmaco, nonché allieva almeno ideale di «Edoardo Sanguineti e Giacomo Leopardi» (così si trova scritto nelle sue biografie in rete), la ritroviamo anche su Facebook. A postare citazioni come «La scienza è (aristotelicamente) coglimento di una regolarità e (empiristicamente) iterabilità di esperimenti» (firmato M.F).
Ma, più che la firma, fa testo la foto della Policastro, in sottoveste trasparente. È nata la comfort literature.» In attesa di vedere anche lei seduta sul water.


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