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Abbecediscolo - Lettera Q (Puntata n. 15)

Abbecediscolo, Lettera Q, Puntata 15Qualcuno ha calcolato

Notizie che vengono buone per i quiz dell’ora di cena.
L’acquario editoriale non è soltanto lettere; i numeri incidono – che siano gonfiati dalle fascette editoriali o conteggiati sulla lavagna dello Strega – e spesso saperli snocciolare è di vitale importanza. Citare letterati fa tanto intellettuale, citare cifre ci fa sembrare informati, introdotti, insomma fa di noi degli addetti ai lavori. Non importa che lo siamo davvero, in campo editoriale la distinzione tra una menzogna ben raccontata e una verità di scarso impatto sta tutta nei dati di vendita. E di questi si parla raramente.

Fermate gli scribacchini!
«Se in Olanda, all'improvviso, scendessero tutti insieme dalle biciclette, credo che il paese sprofonderebbe» diceva Gino Bramieri, e la battuta è possibile adottarla anche in editoria. Infatti,
«Qualcuno ha calcolato [...] che se da questo momento in poi non venisse più pubblicato niente, un lettore che legga quattro libri alla settimana impiegherebbe 250 mila anni per affrontare tutti i libri già scritti». Lo dice Paolo Bianchi, presentando il suo ultimo libro – Inchiostro Antipatico - Manuale di dissuasione dalla scrittura creativa (Edizioni Bietti, 2012) – su Elle.it.
L’averlo detto a libro già edito implica che anche il saggio di Paolo Bianchi sia da leggere con calma, senza scendere dalla bicicletta.

Ma dove vai, saviezza in bicicletta...
Gli e-book sono la bicicletta dell’editoria: non inquinano e vanno ovunque. Nella ZTL dell’editoria, chi legge libri elettronici sta salvando il mondo. Forse, però, non tutti sanno che, se l’e-book non dà problemi all’ambiente, non si può dire altrettanto dell’e-Reader. «La sua fabbricazione richiede estrazione di elementi rari, l’uso di combustibili fossili e il trasporto ai negozi o alle case. Confrontando l’e-book con il libro tradizionale, è stato calcolato che per “ammortizzare” l’inquinamento e il consumo di energia dell’e-book, occorrerebbe memorizzare sull’e-Reader circa 100 libri». Si spera, quindi, che i lettori facciano il loro dovere: leggere.
(Fonte: Ebook vs. libro di carta, articolo di Comequando.notizie.it).

Libri cari. Cari libri!
Il passaggio dal libro cartaceo a quello elettronico, se non a scopi etici, è dovuto a fattori economici: campare di libri si fa dispendioso, così i lettori forti – famelici, nonostante la crisi – hanno deciso di smettere il servizio buono, ma non di cambiare dieta. Si facciano coraggio, tenendo presente che «Nel medioevo […] il De medicina di Avicenna costava a Bologna all’inizio del Trecento l’equivalente della paga annua di un operaio edile; una Bibbia miniata costava anche dieci volte tanto; un codice del Digesto poteva costare metà di una casa». I tempi cambiano, i prezzi calano. Mai abbastanza. Ci salverà l’e-Reader, a patto di tenerlo ben pasciuto.
(Fonte: Archeologia del mercato del libro. Il codice come oggetto prezioso fra antichità e medioevo, in pdf nella pagina Cultura della Regione Lombardia). 

Volo in caduta libera
Di tante citazioni, quella in giudizio è la meno elegante. Fabio Volo lo scorda, la Mondadori anche, per fortuna il web ne tiene traccia.
Stefano e Michele – autori di un’applicazione per iPhone che raccoglie le frasi migliori di Fabio Volo – scrivono una lettera aperta al romanziere e alla Mondadori, che li accusano di «violazione del copyright e della proprietà intellettuale». Dal punto di vista legale, lo scrittore e la casa editrice hanno ragione, ma è quantificando il danno che ci rendiamo conto della sua risibilità. Lasciamo che siano Stefano e Michele a spiegarcelo, e a spiegarlo a Fabio Volo: «tu hai scritto 6 libri di 200 pagine (mediamente), se consideri che ogni pagina contiene circa 35 righe e che una frase della nostra applicazione è lunga più o meno un rigo di uno dei tuoi libri, è facile calcolare che avremmo potuto attingere a circa 35x200x6 = 42.000 frasi! L'applicazione incriminata conteneva […] circa 150 frasi, quindi sarebbe come dire che sei stato "violato" allo 0,35% (150/42.000). In Italia è legale fotocopiare fino al 15% di un libro [...]. Era proprio necessario scomodare grossi uffici legali?». Ma, soprattutto, come sono riusciti Stefano e Michele a scovare nell’opera di Fabio Volo centocinquanta frasi degne di nota? (Fonte: Forzagnocca.it). 

«A volte è il nostro talento che ci penalizza».
(Fabio Volo, Esco a fare due passi, Mondadori, 2001).

***

Quanto costa

Tutti possono scrivere, ma non tutti se lo possono permettere.
Ci sono scrittori che hanno dei numeri e altri che devono ricorrere alle cifre, il miglior incipit di un manoscritto è spesso “si allega assegno”.

«Pubblicare un libro comporta lo stesso genere di noie di un matrimonio o di un funerale»
(Emil Cioran, Confessioni e anatemi, Adelphi, 1987).

Il contributo dell’autore
Qualcuno crede che tale contributo si limiti al plot e alla stesura del manoscritto; in realtà, a volte, va ben oltre. Contribuire al proprio successo editoriale è una buona idea e lo si può fare in due modi: pagando o imparando a scrivere. Non si creda che entrambe le cose riescano a tutti!
Se vi siete sempre chiesti quanto convenga pubblicare a pagamento, sappiate che «C’è una maniera molto semplice di verificare se gli editori chiedono un prezzo equo quando sparano le richieste di contributo o no, e consiste nel farsi fare un preventivo da una tipografia». Tenendo conto che «la media richiesta per un libro di circa 200 pagine […] si aggira sui 2400€» e il «costo reale di una tiratura di 250 copie si aggira sui 750€» risulta chiara una discrepanza «di circa 1600€ tra costo reale totale e contributo: dove finiscono quei soldi? Ma soprattutto perché vengono chiesti se non vengono spesi?». Se lo  domanda Linda Rando su Writersdream, ma tocca rispondere che la differenza va tutta in costi vivi. Sì, vivi e lascia vivere, editori a pagamento inclusi.
Amici scrittori, facciamo in modo che non sia questo il nostro contributo alla letteratura italiana!

ISBN (International Standard Book Number)
O abracadabra: è il numero magico che fa di noi degli scrittori editi. Una sigla esotica che spesso cela molti misteri, soprattutto di natura contabile.
«L’ISBN va apposto su tutti i libri e [...] gli ebook, e può essere apposto solo da Case Editrici o enti che svolgono attività editoriali». Per rendere il tutto più pratico, gli ISBN sono acquistati in blocchi «di minimo 25 con un costo di 2,50 € + IVA a codice». Per essere più chiari «con 25 ISBN si stampano 25 edizioni di 25 libri diversi» quindi «l’ISBN per stampare una tiratura qualsiasi costa semplicemente 3,00 €». Appuntatevi la cifra, mi raccomando. «Ci sono invece in giro per la rete degli stampatori, print on demand e perfino alcuni editori CIALTRONI che arrivano a chiedere all’autore dai 50 euro in su per pagare l’ISBN». (Fonte: Mondo Parallelo).
 Dal codice miniato al codice minato! International Standard Book Number, come suona bene, eppure – già lo diceva Guccini – «gli americani ci fregano con la lingua». E mica solo loro!

L’appagato pagante
Eppure, nonostante tutto, c’è anche l’autore fiero d’aver dato un contributo – monetario – alla propria carriera editoriale. Vediamo di metterci nei suoi panni, ma facciamolo gratis.
«Il mio consiglio […] è che se proprio si vuole pubblicare un libro a proprie spese, conviene sempre confrontare i preventivi di più editori (scartando a priori quelli che vanno oltre i 1.800 euro), e valutare l’attenzione che pongono alle legittime richieste e ai dubbi dell’autore». Del resto, il solo «vero difetto dell'editoria a pagamento è quello dell'enorme spreco di carta dovuto alla stampa di migliaia di libri inutili». (Fonte: Aforismario Blog). In questo caso, non si tiene conto degli alberi abbattuti ingiustamente, del resto non lo fanno nemmeno i lettori di Moccia. Esiste anche la variante “pago e appago”, «Talvolta gli editori propongono al giovane autore di condividere le spese di pubblicazione in cambio di un certo numero di copie che puoi vendere a chi vuoi. È una soluzione per taluni poco gratificante ma, se hai un gran giro di amici e conoscenti ai quali credi di poter piazzare le copie e se pensi che la spesa valga la candela… perché no». (Fonte: Come diventare scrittore. Consigli per imparare a scrivere e come proporre il proprio libro ad un editore di Marco Maraviglia). 
Mi trovo costretta ad ammettere che l’editoria a pagamento, comunque la si dipinga, per me resta una scorciatoia editoriale che non porta lontano. Eppure qualcuno si affanna a parlarne bene.
Parafrasando Gozzano, i buoni consigli di pessimo gusto; citando la Murgia «È giunto il momento di chiamare le cose con il loro nome: pubblicare a pagamento è abusivismo editoriale» (Michela Murgia sul suo blog). 


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