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Perché è importante leggere

Come leggere un libro

Abbecediscolo - Lettera I (Puntata n. 9)

Abbecediscolo, Lettera I, Puntata 9Introducimi, o Walter!

Gli esordienti ricorrono a prefazioni di personaggi famosi per nobilitarsi. Gli affermati fanno altrettanto coi pari grado: in amicizia, così basta un grazie. Secondo Seia Montanelli, «La prefazione di un libro è quella cosa che gli autori scrivono dopo, gli editori stampano prima ed i lettori non leggono né prima né dopo».
Pare che il record delle prefazioni spetti a Walter Veltroni. Lo scrittore Christian Raimo le aveva contate per il blog Il primo amore: erano all’incirca una settantina.
Qualora foste privi di buoni agganci e amici affermati in campo editoriale, con quaranta euro potrete comunque garantirvi una prefazione di qualità. O magari chiedete a Veltroni.

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Interviste in batteria: avanti il prossimo!

Gli scrittori si fanno intervistare volentieri. Quando salgono in cattedra, però, bisogna prendere il numero come al banco dei salumi. A ogni affermazione tocca fare la tara.
«Intervistare Sepulveda è un onore: lui è uno tosto» racconta Roberta Rizzo sul blog del TG1, e, invece, se lo trova davanti stanco, sfatto, reduce da una promozione a rotta di collo. «Sveglia alle 7. Squilla il telefono. È l’ufficio stampa. Nemmeno il tempo di infilarsi le pantofole si è già in taxi diretti verso Roma. Del giorno prima non ricordi più niente. Eri al Festival di Orvieto? Oppure alla fiera del libro di qualche città lombarda? I ricordi sono confusi… nemmeno avessi bevuto un goccio di vino poi… Sai solo che presto rivedrai il sole, magari quello di Malpensa, ma sarà meglio di niente…»: un autore ai lavori forzati.
«Intervista in batteria allo scrittore di grido? La prossima volta rispondiamo: no grazie» e a Sepulveda un riposino non glielo leva nessuno!

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Invio manoscritti

Tomba e tombola di ogni esordiente.
La carriera di un esordiente inizia da qui, e spesso qui finisce. Eppure, ci sono trucchi per spiccare tra i manoscritti accampati sulle scrivanie degli editor, per finire nella differenziata con eleganza e per sopravvivere al fatto che – forse – scrivere non è un mestiere per tutti.

1) (Le) Invio manoscritto. Attendo contratto.
Tra l’esordiente di talento e la stampa del suo libro sta quel mistero chiamato casa editrice, un intoppo spesso ostico da valicare. Per quanto miti e leggende vi raccontino il contrario, è popolato da gente che vi legge. Forse, il problema sta proprio qui.
Le invio manoscritto. Attendo contratto è l’e-book – gratuito – di Aldo Moscatelli: tutto quello che avreste sempre voluto sapere sulle piccole case editrici, ma non avete mai osato chiedere. Potrebbe farvi bene, tanto da non mandare più e-mail di questo tipo: «Allego il mio romanzo. Pubblicatelo, e insieme faremo soldi a palate. Ma sbrigatevi, perché devo valutare ogni singola offerta che mi verrà avanzata. Sappiate che ho già in mente una strategia di marketing che ci consentirà di vendere migliaia di copie» (Le invio manoscritto. Attendo contratto, pagine 10 e 11).
Crederci è una gran cosa, il difficile è convincere gli altri.

2) Invio manoscritto. E spero contatto...
Spesso gli addetti ai lavori – se debitamente interrogati a riguardo – giungono in aiuto all’esordiente. Tenete presente che le indicazioni arrivano dall’alto, quindi volutamente disagevoli da mettere in pratica.
«Che consiglio spassionato do? Di spedire a cento editori e poi, arrivati al centesimo, ricominciare: ché nelle case editrici c’è ricambio di editor e la memoria è corta, cortissima, mica si ricordano se. Ecco cosa consiglio. Da timido a timidi…». Parola di Remo Bassini.
Ancora lui, ma due anni prima, nel 2010: «[...] volete essere letti con un minimo di attenzione? Bene, potete spedire e sperare, ma se volete avere qualche possibilità in più dovete essere segnalati da qualcuno. A me non è successo».
Nel 2007, lo sosteneva già Alberto Boffo, editor di Feltrinelli: «Le case editrici sono invase da migliaia di manoscritti. Per farsi notare l’ideale è una segnalazione: non una raccomandazione accademica, ma il passaparola: quando qualcuno mi dice che ha trovato interessanti i racconti di “un’amica di una mia amica” mi incuriosisce». 
Avendo la fortuna di trovare l’aggancio, come dobbiamo agghindare il nostro manoscritto? «Ben rilegato, con il nome e i recapiti scritti nel frontespizio, e una breve sinossi che serva da orientamento al redattore che dovrà smistare il testo per la valutazione» spiegava Luigi Bernardi nel lontano 2005. «Da evitare le lettere di accompagnamento autocelebrative o vagamente spiritose: spesso costituiscono un deterrente alla lettura».
Ancora Luigi Bernardi, ma nel 2008: «Gli esordienti, intesi come aspiranti esordienti, dovrebbero leggere il loro testo ad alta voce, nudi e davanti a uno specchio: se arrivano alla fine, hanno speranza». 
Nel 2012, Giulio Mozzi inaugura il nuovo anno su Vibrisse affermando: «Se avete scritto qualcosa in cui non credete [...], potete rivolgervi a uno degli innumerevoli sedicenti “editor indipendenti”, che per modica cifra danno al cliente esattamente ciò che il cliente vuole. Ma non rivolgetevi a me. Vi prego». A stretto giro di commenti gli risponde Marisa Salabelle: «Giulio, ma tu ci sei o ci fai? Da quando bazzico la tua rivista ho realizzato questo: a tuo dire, la stragrande maggioranza dei manoscritti che ti arrivano sono delle boiate indegne, per di più zeppe di errori, incoerenti e spesso incomplete. Rarissimo trovare, in quella massa, qualcosa, non si dice di decente, ma di almeno dotato di senso. Tu, con grande spirito di sacrificio, ti sorbisci queste porcherie» e, tanto per chiarire, «anche se apparteniamo alla sfortunata razza degli esordienti che non riescono a sfondare, non è detto che siamo degli imbecilli patentati…».
Ora provate a dire la stessa cosa, nudi, davanti allo specchio. E la “segnalazione”? Ve la fanno i vicini, state tranquilli.

3) Invio manoscritto. Accludo contanti.
Se conoscere i segreti di una casa editrice non assicura la pubblicazione e se le indicazioni di editor affermati non garantiscono il successo, rimane la fatidica ultima opzione: la pubblicazione a pagamento.  L’acquario editoriale offre molto e per tutte le tasche.
«Silvia Ognibene, giornalista free-lance fiorentina, nel 2007 pubblicò un libro dedicato a quegli editori che evidentemente non possono definirsi tali (anche per rispetto alla categoria), specialisti nella stampa di libri dietro compenso, che difficilmente giungeranno sugli scaffali delle librerie», così racconta il blog Favole su commissione. Apprendo che, all’epoca, il listino prezzi recitava così: «Alberti Editore (€ 2800,00), Aletti Editore (€ 840,00), Angelo Parisi Editore (€ 2970,00), CSA Editrice (€ 840,00), Edicom (€ 900,00), Editrice Nuovi Autori (6000,00), Editrice Zona (€ 900,00), Edizioni Antitesi (€ 1200,00), Edizioni Il Filo (€ 1800,00), Edizioni Joker (€1300,00), Edizioni Progetto Cultura 2003 (€ 800,00), Il Rovescio Editore (€ 750,00), Libroitaliano (€ 3000,00), Maremmi editore-Firenze Libri (€ 2755,00), Robin Edizioni (€ 2880,00)».

Contanti e contenti.


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