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Abbecediscolo - Lettera H (Puntata n. 8)

Abbecediscolo, Lettera H, Puntata 8Harry Potter

Critiche, polemiche e censure. Buono per molti ma non per tutti, in tanti hanno preso il maghetto piuttosto sul serio... sarà per via degli occhiali.

1) Harry Potter e la fede
I bravi bambini vanno in paradiso, Harry Potter in top ten.
Nel 2003, la critica letteraria tedesca Gabriele Kuby accusa il maghetto di traviare la fede cristiana dei piccoli lettori. Il Prefetto della Pontificia Congregazione per la Dottrina della Fede – Joseph Ratzinger, ora Papa – sembra appoggiare l’idea
Nel 2005, il Vaticano ci ripensa: Harry Potter combatte il male e, quindi, non fa danni. Nel 2011, il pastore metodista Peter Ciaccio scrive libri e articoli a difesa del nostro Potter evidenziando il legame tra i libri della Rowling e la fede cristiana. L’Azione Cattolica Ragazzi ringrazia: il calo di presenze si era fatto sentire.

2) Harry Potter e le femministe
Tremate, tremate, le streghe son tornate!
Nel 2000, la giornalista anglo-tedesca Christine Schoefer è sconvolta dai primi tre libri della saga. A suo dire, la caratterizzazione dei personaggi è stereotipata e l’ambientazione sessista: Harry è coraggioso mentre Hermione è fifona.
Le lettrici femministe si sono immediatamente palesate in rete per levare la tessera del movimento alla Schoefer: il femminismo è cosa seria, Harry Potter anche.

3) Harry Potter vs. resto del mondo
Dai conservatori alla censura, Harry Potter è il mago della discordia.
Per i conservatori britannici, Harry Potter leva dignità all’impegno quotidiano: il mondo magico è migliore di quello reale ed è meglio che i bambini non lo sappiano!
Le chiese avventiste australiane hanno bandito i libri della saga nel 2001; in quello stesso anno – la notte di San Silvestro –, la Chiesa Comunitaria di Cristo ha fatto un falò con i libri di Harry Potter a Alamogordo nel Nuovo Messico. Nel 2002, le scuole private degli Emirati Arabi hanno sfrattato il maghetto, reo di propugnare valori contrari all’educazione islamica; ancora nel 2002, ma, in Pensylvania, un gruppo di poliziotti si è rifiutato di dirigere il traffico durante una gara di triathlon dell’Associazione Giovanile Maschile Cristiana, colpevole d’aver organizzato pubbliche letture potteriane; nel 2003, Harry Potter è stato reintrodotto nel distretto scolastico di Cedarville, in Arkansas, da cui era stato cacciato a calci; allontanato con infamia anche dal Maranatha Christian College di Melbourne, che si è adoperato per rimuovere l’intera saga dalla propria biblioteca nel luglio del 2003; la stessa cosa era avvenuta nel 2002 al St. Philip's Christian College di Newcastle – nel Nuovo Galles del Sud, Australia – dove i libri di Potter sono stati sostituiti da testi anti-Potter. Nel 2005, per incentivare la raccolta di libri “tutto fuorché Potter”, la biblioteca ha pubblicato un bando nel bollettino scolastico. Ah, il potere del Potter! Tra i tanti primati della saga, anche quello d’essere presente nella lista dei dieci libri più censurati. Paese che vai, Harry Potter che trovi... o non trovi.

***

Hobby

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.
In Italia molti scrivono – spesso sottraendo tempo alla lettura –, ma pochissimi sono gli autori in grado di pagare un mutuo con le royalty delle proprie opere. Che l’editoria sia o meno la fonte primaria dei nostri introiti, nulla ci vieta di definirci autori nel profilo di Facebook; e nulla vieta ai nostri contatti di farci notare lo sproposito.

1) Scrivo, ma ho passatempi più divertenti.
Se per gli esordienti la letteratura resta un hobby, per i grandi scrittori i passatempi sono tutt’altra cosa. Emily Dickinson si dilettava con la pasticceria, Vladimir Nabokov collezionava di farfalle, Haruki Murakami è appassionato di jazz, Ernest Hemingway andava a caccia e a pesca, Franz Kafka raccoglieva materiale pornografico, Ayn Rand solo francobolli, Flannery O'Connor si circondava di pennuti di vario genere, Sylvia Plath e Ted Hughes erano apicoltori della domenica, Mark Twain faceva l’inventore. (Fonte: Flavorwire). 

2) Scrivo per hobby. O quasi.
Avendo stabilito che la scrittura è il passatempo di molti italiani, riesce difficile la si possa considerare un mestiere, un’attività che, in qualche modo, dia diritto alla pensione. Citando Stefania Ellero:
«Quando in Italia alla domanda «che lavoro fai?» rispondi «lo scrittore», i più ti guardano con aria smarrita chiedendoti poi qualcosa come «e come lavoro vero?»». (Stefania Ellero, su Sconfinare). 
In un post di novembre 2010, Il reddito dello scrittore, sul blog di Loredana Lipperini,  è possibile constatare quanto sia difficile campare di libri – sempre che qualcuno non sia affetto da picacismo. 
«Su decine di migliaia di autori, molto meno dell’un per cento vive della propria scrittura. Tra quelli che ci riescono, Andrea Camilleri, Gianrico Carofiglio e Andrea De Carlo […]. Che con la letteratura non si mangi non è però una novità: Svevo, nonostante la stima di Joyce, era impiegato nell’azienda di vernici del suocero; l´ingegner Gadda lavorava in Rai; Bianciardi sbarcava il lunario con le sue traduzioni». A dicembre 2010, sul suo blog, http://hotmag.me/barbariche/2010/12/14/gli-scrittori-italiani-hanno-bisogno-di-un-secondo-lavoro/ Barbara Baraldi si sorprende nel costatare che gli «scrittori italiani di fantasy nascondono occupazioni parallele insospettabili», ché a campare d’arte si supera indenni la prova costume! «Il punto è che non si parla di scrittori da poche centinaia di copie, ma di autori di punta delle grandi case editrici, dalle grandi tirature e grandi vendite, anche all’estero. Da Licia Troisi, due milioni di copie e ricercatrice all’Università di Tor Vergata, a Roberta Rizzo, due milioni di copie solo in Italia e tradotta in 20 paesi, giornalista di nera che dichiara di scrivere di notte e nei giorni di riposo».

«Uno scrittore professionista è un dilettante che non ha mollato».
(Richard Bach)


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