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A caccia di ultrauomini che assecondano le loro passioni

A caccia di ultrauomini che assecondano le loro passioniCon alle spalle nove anni (e 72 numeri usciti) di onorata carriera da periodico, «CTLR magazine», una delle più originali esperienze nella scena delle nuove riviste letterarie italiane, sembra aver definitivamente cambiato il proprio campo di gioco e, dopo un primo esperimento con il volume di reportage dedicati alle minoranze linguistiche Stiamo scomparendo – Viaggio nell'Italia in minoranza, consolida la sua nuova vocazione editoriale mandando alle stampe il libro Gli ultrauomini – Terrestri d'Italia in contatto con altre dimensioni.

Il volume contiene 11 reportage narrativi e 1 reportage fotografico, Selvaggi, folli e orsi, di Michela Benaglia, durato tre anni, sulle tracce di inquietanti maschere arcaiche per tutta la penisola. Anche quelli narrativi sono reportage veri e propri: scomodi, vissuti, intensi, commissionati proprio con l'obbiettivo di produrre uno spostamento di ottica. Chilometri sotto alle scarpe, spostamenti anche estremi, immersioni in dimensioni limite. Questo è stato chiesto dalla rivista agli scrittori coinvolti, sguinzagliati sulle tracce di undici uomini «che vanno ultra», un ultra che riecheggia tutta la ricchezza polisemica dello Übermensch nietzschiano: sono undici persone che assecondano le proprie vocazioni, investono sulle proprie passioni, ascoltano il proprio imperativo categorico, provano a essere se stessi fino in fondo, portando alle estreme conseguenze il proprio percorso, le stimmate della propria individualità. Undici storie, undici dedizioni: l'impresario funebre di Mirandola che fornisce un servizio di ibernazione, spedendo in Russia cadaveri congelati, pronti a intraprendere un percorso di criogenesi con la speranza di poterli svegliare cento anni dopo (Valerio Millefoglie, L'uomo eterno); l'impiegata comunale di un piccolo paese della Calabria che più volte alla settimana va ad allenarsi a Messina con il sogno – realizzato – di diventare campionessa di wrestling, con il nome d'arte di Tenebra (Maura Chiulli, Una wrestler in comune); il pensionato che va a caccia di messaggi in bottiglia sulle spiagge molisane e in 14 anni ne ha collezionati ben 800 (Angelo Mozzillo, Il postino del mare); il ventiduenne transumanista che si è fatto impiantare un chip sottopelle con il sogno di una sorta di immortalità tecnologica (Martino Pinna, Il cyborg della bassa modenese). Questi sono alcuni degli incontri testimoniati nel libro, in cui, a giudizio di chi scrive e senza nulla togliere agli altri, risaltano soprattutto due reportage di quelli che valgono da soli, come si suol dire, il prezzo del biglietto (20 euro).

 

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Il primo è Un viaggio fantastico, in cui Paolo Zardi, mimetizzato in veste di medico, segue per due giorni all'Ospedale di Padova, a fianco della chirurga Lucrezia Furian, la vicenda di un trapianto di rene da una donna di 71 anni al marito. La sensibilità di Zardi intreccia qui le storie intime di medici e pazienti con osservazioni sulla condizione femminile nel mondo delle professioni, la scoperta dei complessi meccanismi di funzionamento della rete trapiantistica internazionale con comparazioni tra la struttura delle istituzioni medicoscientifiche italiane e americane, per infiammarsi in improvvise accensioni metaforiche, vibranti e verticali, come quella con cui, da ingegnere qual è, mette a confronto l'esattezza della ricerca astrofisica con la drammatica imperfezione strutturale dell'esercizio della medicina e della natura umana:

«Quando si infila la telecamera laparoscopica nelle viscere di un essere umano, si scopre un mondo che sì, assomiglia a quelli visti fino a quel giorno, ma che allo stesso tempo è diverso da tutti gli altri: un unicum irripetibile. Non è come quel gioiellino di meccanica razionale che è il sistema solare, e non assomigli all'uomo vitruviano sognato da Leonardo: è una giungla rigogliosa, un formicaio brulicante, un manicomio governato con il pugno di ferro, un sistema sempre sull'orlo dell'anarchia. E il chirurgo si fa strada dentro questo spazio come un esploratore che ha studiato su una mappa la conformazione di un territorio vergine e che ora, con i piedi immersi nel fango, tormentato da insetti e altre bestie, si trova di fronte a un moro impenetrabile di alberi e mangovrie.»

A caccia di ultrauomini che assecondano le loro passioni

Il secondo è La make-up artist della morte in cui Sofia Natella ricostruisce l'appuntamento con Irene Nonnis, aka TanatoLady, macrabra, ironica e seducente tanatoesteta ligure, incontrata a Imperia in una giornata grigia e piovosa in cui mare e cielo difficilmente si distinguono l'uno dall'altro, proprio come l'attrazione per la vita e quella per la morte nelle parole della artista funeraria.

«Irene tira fuori dall'armadio una testa di cera, con il volto deturpato. «Prima mi esercitavo su questa, che è come una di quelle che ci davano a scuola, per acquisire manualità. Più che altro per modellare con la cera i nasi e le orecchie nelle ricostruzioni degli incidenti, che sono la cosa più complessa... Metti che arriva uno che è senza naso e nessuno ha una foto: un naso a proporzioni riesci a farlo, magari non è proprio il suo, ma è sempre meglio che vederlo senza. Se mancano degli arti e si ritrovano, si mettono dei fili di ferro dentro, si riattacca, si cuce, e poi si mette della colla trasparente, perché di solito sono coperti, se no si usano le protesi. I casi in cui bisogna fare più trattamenti sono gli obesi e quelli morti per annegamento o che sono stati tanto tempo a pancia in giù, a testa in giù, o gli impiccati, perché sono gonfi – che poi la pelle si assottiglia, basta sfiorarli che si aprono – e quando sono gonfi la prima cosa da fare sono delle tamponature con dei prodotti che seccano, in modo che si sgonfino il più possibile».

Irene rimette la testa nell'armadio. Si è fatto tardi, ormai è ora di cena: può andare una pizza?»

A caccia di ultrauomini che assecondano le loro passioni

È proprio questo incontro a chiudere l'indice dei reportage (a cui è posposto un «centrifugato finale” di statistiche e citazioni»), disegnando una perturbante cornice funebre, intorno al resoconto di questi diversi modi di intendere la vita, insieme al già citato racconto di Millefoglie, con i suoi cadaveri congelati, a volte decapitati per conservare soltanto le teste e accedere a un servizio di crioconservazione più economico, nell'inseguimento del sogno dell'eternità. La vita oltre la morte, attraverso la morte, alla morte strettamente avvinta. Anche nello sconto.

 

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Nel complesso l'operazione di CTRL è ambiziosa e miracolosamente equilibrata, riuscita sia nella bella veste editoriale sia nella tenuta narrativa e, come tutti i suoi ultrauomini, non si accontenta di restare nella media: provoca lo spostamento che vuol provocare e si conquista una non banale triplice identità: da scrigno prezioso di antropodiversità, da vero e proprio manuale di affinamento dello sguardo, da efficace arma di controdistrazione di massa.

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