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A caccia degli scrittori. “Vite scritte” di Javier Marìas

A caccia degli scrittori. “Vite scritte” di Javier MarìasVite scritte di Javier Marìas (Einaudi, traduzione di Glauco Felici) è un omaggio dell’autore agli scrittori che più ha più  amato e al tempo stesso un elogio dei libri e della letteratura in genere.

L’intento di Javier Marías è quello di trattare e di proporci gli scrittori non come autori bensì come personaggi animati da passioni intense, vittime di ossessioni, particolari curiosi, uomini e donne imprevedibili le cui abitudini ci fanno sorridere o ci stupiscono. Particolari spesso trascurati a favore delle loro grandi opere. Il libro è corredato dalle fotografie degli autori, immagini color seppia di un passato che non è mai passato ma che rivive nei loro sguardi, nelle loro pose, nei loro sorrisi accennati.

 

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La scelta e l’ordine di apparizione degli autori sono arbitrari ma Marìas si impone due regole: che gli autori non siano spagnoli e che non ci siano scrittori viventi. Nella premessa l’autore ci tiene a precisare:

«In questo libro si raccontano rigorosamente vite o scampoli di vite: raro è il caso in cui si emette un qualche giudizio sulle opere, e la simpatia o l’antipatia con le quali i personaggi sono trattati non corrispondono necessariamente all’apprezzamento o allo spregio che io posso provare nei confronti dei loro scritti. Ben lungi dall’agiografia, e dalla solennità con cui spesso si parla dei maestri artisti, queste ‘Vite scritte’ sono raccontate soprattutto, credo, con un misto di affetto e di scherzo».

 

Ventisei ritratti dunque, con i quali l’autore ci accompagna in un viaggio attraverso le vite di chi ha reso grande la letteratura.

Il primo ritratto è dedicato a William Faulkner del quale si narra che abbia scritto Mentre morivo in sei settimane mentre lavorava di notte in una miniera con i fogli appoggiati su una carriola rovesciata e facendosi luce con la lanterna del suo elmetto polveroso. Le sei settimane sono l’unica cosa vera. Era un dilapidatore, spendeva rapidamente quello che guadagnava, amava i cavalli, il tabacco e il whisky; era molto elegante e alla moda. Una volta aveva detto che ci sono soltanto tre cose che una donna deve saper fare e cioè dire la verità, saper cavalcare e firmare assegni. Non si sentiva troppo a suo agio nelle numerosissime cerimonie a cui veniva invitato, era spesso silenzioso e intrattabile. Quando gli chiedevano quali fossero i migliori scrittori nordamericani del suo tempo diceva che tutti avevano fallito ma che il miglior fallimento era stato quello di Thomas Wolfe e il secondo miglior fallimento quello di William Faulkner. Quando lo diceva Wolfe era ancora vivo.

A caccia degli scrittori. “Vite scritte” di Javier Marìas

Joseph Conrad era molto irritabile, inquieto e ansioso fino a starne male. Non amava la poesia e detestava Dostoevskij. Lo odiava in quanto russo, in quanto pazzo e in quanto confuso.

James Joyce era un forte bevitore, gran divoratore di libri e un puttaniere in gioventù, aveva gusti sessuali particolari e scriveva alla moglie Nora porcherie. Quest’ultima una volta lo aveva definito «un fanatico».

Giuseppe Tomasi di Lampedusa (unico scrittore italiano presente nel libro) era un lettore insaziabile e ossessivo, uomo di grande cultura ed eleganza. A lui interessavano molto le vite degli scrittori, convinto, come Sainte- Beuve, che in quelle o nei loro aneddoti più segreti si trovasse la chiave delle loro opere. Lui non amava parlare di sé e se nella sua vita vi furono dei segreti riuscì a nasconderli per bene.

Henry James era grande, obeso, completamente calvo e dallo sguardo terribile che incuteva paura, ammirava Turgenev ma detestò sempre Flaubert perché una volta aveva ricevuto lui e Turgenev in vestaglia. In verità non era una vestaglia ma un indumento di lavoro e sicuramente da parte di Flaubert era stato un modo per rendere loro onore e ammetterli alla propria intimità. Ma James non glielo perdonò mai.

Arthur Conan Doyle desiderava uccidere il suo Sherlock Holmes. Artur Rimbaud aveva un pessimo rapporto con l’igiene personale. Thomas Mann era un uomo dai grandi patimenti (spesso per cose insulse come per la sua propensione alla diarrea).

A caccia degli scrittori. “Vite scritte” di Javier Marìas

Vladimir Nabokov aborriva quattro dottori: «il dottor Freud, il dottor Zivago, il dottor Schweitzer e il dottor Castro di Cuba», specialmente il primo che era solito chiamare «l'ammazzacristiani viennese» e le cui teorie riteneva medievali ed equiparabili all'astrologia e alla chiromanzia. Le sue manie e antipatie, tuttavia, si spingevano molto oltre: odiava il jazz, i tori, le maschere folcloristiche primitive, la musica d'ambiente, le piscine, i camion, i transistor, il bidet, gli insetticidi, gli yacht, il circo, i vitaioli, i night-club e i ruggiti delle motociclette, per citare solo qualche esempio.

Le battute di Oscar Wilde furono innumerevoli, anche quelle che non ha mai detto ma che gli sono state attribuite, ma fu sicuramente sua la descrizione di una giornata molto indaffarata di uno scrittore: «stamattina ho tolto una virgola e questo pomeriggio l’ho messa di nuovo».

Non mancano ritratti al femminile in una sezione dedicata dal titolo “Donne fuggitive” come lady Hester Stanhope, incoronata la Regina del deserto, o Adah Isaacs Menken famosa non tanto come scrittrice ma per la cavalcata nel finale di Mazeppa, un adattamento del testo di Byron, Karen Blixen amava sedurre giovani poeti, l’infanzia delle sorelle Brontë diventa «dickensiana».

Marìas mostra un sincero amore per quasi tutti gli autori e autrici che tratta tranne che per Mann, Joyce e Mishima, verso i quali proprio non riesce a provare simpatia, forse perché si prendevano troppo sul serio.

 

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Vite scritte non è un romanzo ma va letto come tale, un viaggio insolito e appassionante attraverso vite talmente incredibili da non poter che risultare vere. Molte volte ci saremo chiesti chi è stato l’autore che abbiamo letto e amato, come sia stata effettivamente la sua vita, com’è arrivato a costruire le pagine che ci hanno così tanto affascinato. Questo libro potrebbe saziare la nostra curiosità.


Per la prima foto, copyright: Dustin Lee su Unsplash.

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