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750 anni fa nasceva Dante Alighieri

750 anni fa nasceva Dante Alighieri750 anni fa, nel maggio del 1265, nasceva Dante Alighieri. Sul Romanzo ha incontrato il professor Aldo Maria Costantini, giá docente di Letteratura italiana e Filologia e critica dantesca nell'Universitá di Ca' Foscari a Venezia, studioso di Dante, Boccaccio e di letteratura otto-novecentesca, per porgli alcune domande sulla vita e sull'opera di un autore che é da sempre riconosciuto come il Padre della lingua e della letteratura italiana.

 

Professor Costantini, l'opera più conosciuta di Dante Alighieri è la Commedia. Stupisce che, di fatto, sia un'opera "nata" in esilio, mentre l'Alighieri era lontano da Firenze, sua amatissima città natale. Una condizione, quella di esule, alla quale si somma la difficoltà di non avere uno studio privato, di non poter avere sottomano, in qualsiasi momento, tutti i libri da consultare, oltre al costo spropositato che, nel XIII secolo, aveva anche un solo foglio di pergamena necessario per prendere appunti... Con tutti questi limiti oggettivi come è potuta nascere un'opera così straordinaria per mano di un solo uomo?

Se Dante non avesse composto il suo poema negli anni dell'esilio, quest'ultimo sarebbe molto diverso da quello che leggiamo oggi. La Commedia è un work in progress, che ha tenuto impegnato il suo autore per una dozzina di anni, con un rapido mutare di luoghi, di uomini, di pubblico per il quale scriveva, di avvenimenti politici e di eventi storici. Così mutano nel suo autore prospettive ideologiche e speranze politiche e cambia la sua collocazione nella cronaca contemporanea e nel grande scenario della storia. Paradossalmente sono queste considerazioni molto generali assai più importanti dei problemi contingenti che indubbiamente ci furono e che resero molto difficile la vita del poeta, specie nel primo decennio dell'esilio. Dante soffre vistosamente la sua condizione di "exul immeritus" drammaticamente descritta in un passo famoso del De vulgari eloquentia (1305), ma l'affronta agonisticamente poiché – come dirá a Cacciaguida nel XVII del Paradiso – si sente «ben tetragono ai colpi di ventura». Passano perciò in secondo piano i problemi materiali e a proposito della carta, potremmo osservare che il modus scribendi di Dante non era quello di prendere appunti (e quindi sprecare carta). Il che ci porta direttamente alla più importante precisazione sulle lamentate ristrettezze di biblioteche e tempo per frequentarle. Fantasticare su quale biblioteca sarebbe stata necessaria all'autore della Commedia per documentarsi in maniera adeguata per la composizione del suo poema è prospetticamente sbagliato: senza entrare in troppo complesse analisi di carattere filologico-erudito, dobbiamo abituarci all'idea che quella di Dante è una biblioteca virtuale, cioè fatta di libri che non sono né tanti né materialmente posseduti, ma letti e approfonditi con tale straordinaria capacità da saper ricreare un mondo dietro ognuno di quei libri, che ciascuno di essi può valerne cento.

750 anni fa nasceva Dante Alighieri

Ci permetta comunque di fantasticare: cosa avrebbe potuto fare un uomo come Dante con un pc portatile, una connessione a internet e migliaia di e-book contenuti in un lettore tascabile?

Nel rispondere alla domanda precedente ho praticamente già ridimensionato le prospettive che qui vengono avanzate. Se fossi un amante delle boutade, mi verrebbe da rispondere: niente! Ma volendo rispondere un po' più seriosamente, certo – più che la Commedia – avrebbe composto un vastissimo trattato enciclopedico (e di questo reale progetto c'è rimasta la tangibile testimonianza dell'interrotto Convivio), sempre tuttavia alla ricerca della miglior forma per far conoscere al mondo la profondità del suo pensiero e la sua straordinaria erudizione.

 

Tornando all'opera dell'Alighieri: ci sono rimasti circa 800 testimoni manoscritti della Commedia. È possibile che ci sia tra questi una copia autografa di Dante? Possiamo mantenere ancora la speranza di rintracciare, prima o poi, un documento scritto di suo pugno?

Periodicamente, qualche studioso – anche agguerrito – comunica alla comunità scientifica di essere sulle tracce di un qualche documento, in genere di carattere giuridico-amministrativo, vergato dall'Alighieri. Ma la scrittura di Dante ci è ignota e a mio parere tale è destinata a restare. Mi ricordo con piacere una battuta di un vecchio toscano allora custode della Casa del Boccaccio a Certaldo e che, quando la sentii pronunciare una quarantina di anni fa, mi fece inorridire: «... ma Dante non sapeva scrivere, e il suo poema lo dettò tutto ad un copista!».

750 anni fa nasceva Dante Alighieri

Sulle questioni "misteriose" delle quali ci rimane memoria scolastica, come la profezia del veltro, del I canto dell'Inferno, o il «Pape Satàn, pape Satàn, aleppe» del VII canto dell'Inferno, sono state avanzate nuove ipotesi risolutive, o sono enigmi destinati ormai a rimanere per sempre tali?

I due casi proposti sono diversi, ma sono stati scelti bene per porre un limite invalicabile alle fantasticherie di certa ermeneutica di vecchio stile. C'erano effettivamente commentatori che si sbilanciavano in sicuri riconoscimenti della figura del Veltro (da Cristo a Arrigo VII) o che proponevano interpretazioni certe delle parole di Pluto, il demone con la voce chioccia. Oggi i commenti più avveduti impostano il problema in maniera diversa e, anziché cedere alla tentazione di fornire una soluzione precisa, sottolineano l'importanza di cogliere il senso salvifico della profezia o il significato minaccioso delle parole demoniache.

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Oggi Dante è conosciuto principalmente per la Commedia, che tuttavia è stata rivalutata di molto solo dopo la morte dell'autore. Ma durante la sua vita qual è l'opera che Dante riteneva essere la sua più importante? E quale potrebbe essere invece, oggi, agli occhi dello studioso di Dante, quella che ha ancora ha più cose da dire?

Quando Dante è morto (1321), la Commedia non era stata interamente pubblicata, poiché non circolavano ancora gli ultimi canti del Paradiso. Parlare quindi di diffusione e successo dell'opera ancora vivo il suo autore è un po' azzardato. Certo è che nel XIV sec. la Commedia conobbe una travolgente notorietà, potendo contare nel giro di nemmeno cent'anni su una decina di commenti parziali o integrali, in latino e in volgare. É un dato da valutare con attenzione, perché sono numeri che accordano al recente poema dantesco un posto vicino alla Bibbia, per numero di lettori e, soprattutto, ermeneuti. Questi traguardi già raggiunti dalla Commedia nel primo secolo di vita sgombrano il campo da qualsiasi illazione su un eventuale primato di un'altra opera della produzione dantesca sul poema sacro. Quest'ultima tuttavia, come è noto, è varia e abbondante tanto da far dire ad un mio collega che Dante è come un ipermercato: ci trovi di tutto. Ed è proprio così: Dante si è affermato dapprima come poeta stilnovista con la Vita nova, poi come linguista e critico letterario con il De vulgari eloquentia, poi come filosofo con il Convivio per diventare alla fine il Poeta della Commedia, dove tutte le esperienze precedenti vengono inglobate e valorizzate in un disegno più complesso e articolato. Il poema è il grande schermo su cui Dante monta le proprie esperienze precedenti, certo di aver finalmente trovato nel poema sacro la migliore espressione del suo credo in un mondo meno corrotto (e la concreta speranza di conseguire l'alloro poetico).

750 anni fa nasceva Dante Alighieri

Lei che ha dedicato una vita allo studio del nostro Sommo Poeta quali opere divulgative potrebbe consigliare a chi voglia capire meglio Dante, il suo tempo e le sue opere?

Il primo consiglio è sempre di leggere le opere di qualsiasi scrittore con un commento adeguato alle proprie necessità. Nel caso di Dante, la scelta è talmente vasta che è difficile non trovare un testo adatto alle proprie esigenze. É giusto segnalare che da qualche anno stanno uscendo i volumi della NECOD (Nuova edizione commentata delle opere di Dante) che intendono completare gloriosamente il loro percorso con la Commedia nel 2021. É uscita in questa collana da un paio di mesi la Vita nova col commento di Donato Pirovano, esperto filologo e ottimo studioso. Per rispondere più puntualmente alla domanda, comunque, ritengo che in questi ultimi anni debbano essere segnalati gli studi di un notissimo critico di poesia antica, Marco Santagata, leader di un agguerrito gruppo di studiosi pisani. Santagata ha pubblicato due grosse monografie che stenterei a definire divulgative ma che certo cercano di aprire il mondo dantesco ad un pubblico piú vasto.

Dopo L'io e il mondo. Un'interpretazione di Dante (Il Mulino), Santagata ha pubblicato nella collana "Le Scie" di Mondadori Dante. Il romanzo della sua vita. Il titolo non inganni: non si tratta di un instant book e per leggerlo serve pazienza e competenza linguistica, ma certamente il taglio non é di scostante erudizione, le note sono nascoste (e si possono anche non leggere) e alcuni capitoli hanno un ritmo narrativo degno di un romanziere esperto, qual é Santagata, visto che in passato ha vinto anche il Campiello.

Un altro caso interessante é quello di Francesco Fioretti, professore di liceo e autore di thriller fortunati incentrati sulla figura dantesca (Il libro segreto di Dante e La profezia perduta di Dante) ma anche di un commento scolastico al poema in collaborazione con Vittorio Sermonti (un grandissimo divulgatore della Commedia, cui ha dedicato centinaia di letture in quarant'anni di laboriosa attivitá), che ha appena pubblicato una riscrittura in prosa dell'Inferno da Rizzoli (La selva oscura. Il grande romanzo dell'Inferno) che offre la possibilitá di una rilettura in chiave moderna di questo poema cosí potentemente contemporaneo. E la vicinanza all'originale, che qualcuno ha trovato eccessiva, deve essere invece valutata come un pregio del lavoro, sulla stessa lunghezza d'onda sulla quale si è mosso, lasciando un segno imperituro, Roberto Benigni, che non ha bisogno di presentazioni e il cui Il mio Dante si puó leggere negli Oscar Mondadori.

750 anni fa nasceva Dante Alighieri

Ha qualche aneddoto o curiosità da raccontarci in merito a questo suo lungo "rapporto" con Dante? Da dove nasce questa sua "passione"? Ricorda qualche "scoperta" sorprendente nel suo viaggio tra gli scritti e nel pensiero del Poeta?

Il mio apprendistato dantesco risale all'ultimo anno del Liceo, quando ho fatto le mie prime letture serie del Paradiso sotto la guida di mio padre, che era un eccellente professore di liceo. Poi all'universitá ho letto la Vita nova con Vittore Branca (col quale mi sono poi laureato con una tesi sul Boccaccio latino) e l'Inferno con Giorgio Padoan, cui devo in toto la mia conversione al mestiere di dantista, avendo lavorato con lui a Venezia per decenni come assistente e poi docente di Filologia e critica dantesca (e piú avanti anche Letteratura italiana). Il mio rapporto con Dante é diventato col tempo cosí forte e radicato che ho sentito come una vera e propria missione quella di preparare i miei studenti futuri insegnanti a tenere sempre bene in testa che se esiste una storia della letteratura italiana lo dobbiamo a colui che viene tradizionalmente (e giustamente) riconosciuto come il Padre della nostra lingua. Cosí, delle centinaia di studenti che ho avuto, molti oggi trasmettono il mio/loro amore per Dante ai propri studenti e moltissimi ripensano con nostalgia alle mie lezioni dantesche. Queste ultime mi hanno consentito di riproporre il messaggio dantesco agli specializzandi della SSIS, la scuola di formazione per giovani aspiranti insegnanti che fino a pochi anni fa ha formato l'ultima generazione di docenti delle scuole superiori. Ricordo con piacere quegli anni e ricordo l'entusiamo crescente di chi era venuto da università in cui di Dante aveva appena sentito parlare. Proprio uno di questi studenti fondò allora un gruppo di followers su Facebook, che raccolse oltre centocinquanta friends e lo inaugurò scrivendo: "Professor Costantini, m'inchino a Lei che sa anche il numero di telefono di Dante!". Quello ancora no, ahimè...

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