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6 testi teatrali da consigliare

MascheraLe classifiche mi piacciono molto. E ancor di più se propongono consigli di lettura. Mi piace anche soffermarmi davanti agli scaffali colmi di libri e rileggere qualche titolo, associare una sensazione, un momento, un luogo, a quel titolo. Di recente, sepolti sotto un cumulo di altri volumi, ho scovato, quasi da archeologo, sei testi teatrali, uno sull’altro, ed ho pensato che si tratta di sei opere da farsi consigliare, leggere, o rileggere, e consigliare a propria volta.

 

Li ripropongo nell’ordine con cui la mia fantasia classificatoria, il mio poco spazio a disposizione e la grande quantità di tomi posseduti (nonostante gli e-book) li avevano disposti, tempo fa.

 

Copenaghen di Michael Frayn: il gusto per la speculazione si fonde ad un’operazione di introspezione di due figure capitali della scienza di tutti i tempi, Heisenberg e Bohr.

 

La contessina Julie di August Strindberg: l’intellettuale svedese è l’unico ad essere riuscito nell’impresa di farmi piacere il naturalismo. Sempre che di naturalismo si tratti, in questo caso, e non ne sono così sicuro.

 

Le serve di Jean Genet: un Aspettando Godot al femminile, con una teoria di amore e odio a sostenere personaggi dalla dialettica feroce.

 

Girotondo di Arthur Schnitzler: una tenerissima “pornografia” come innesco di un valzer degli accoppiamenti tra i “giochi” più coinvolgenti e divertenti della storia del teatro.

 

Operetta di Witold Gombrowicz: saremo in quattro a conoscere l’autore polacco, e magari in due ad averlo letto, ma Operetta è un gustoso, e scandaloso, recupero di una forma drammaturgica che, ha conosciuto, ingiustamente, vita breve.

 

Un tram che si chiama desiderio di Tennesse Williams: miseria e splendore, ascesa e declino del Sud degli USA, in una cornice da “camera della tortura”, e nient’altro.

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