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“22/11/’63” di Stephen King

Stephen King, 22/11/'63Questo libro ha le dimensioni di un vocabolario, il peso di un gatto adulto e, come titolo, la data di scadenza della vicenda. Soprassedendo su questi particolari, 22/11/’63 – ma in originale è 11/22/63 senza l’apostrofo, certe finezze vanno evidenziate – è un romanzo che appassiona, anche se in rete i pareri sono i più disparati. Di questi parleremo poi.

Non leggevo un “volumone kinghiano” con tanto accanimento dai tempi di L’ombra dello scorpione (Stephen King, Bompiani, 1985): nottate passate con gli stuzzicadenti alle palpebre, pur di non cedere al sonno. Ecco, sì, mi è capitato anche con quest’ultimo romanzo, ma, dato che al mattino non potevo accampare scuse con la sveglia, in serata mi ripromettevo di spegnere prima delle due. Non sempre ci sono riuscita.

Dieci lunghe notti in compagnia di Jake Epping – o dovrei chiamarlo George Amberson? Lui è entrambi, dipende dall’epoca in cui si muove e da quanto è in confidenza con chi gli sta accanto – e della sua intenzione di salvare Kennedy. L’idea, in realtà, non è sua: deve subentrare all’amico Al, che, per primo, ha tentato il colpaccio. Ora, Al non è più in grado di riprovarci e passa il testimone a Jake.

Fin dalle prime righe questa vicenda mi ha ricordato un vecchio cavallo di battaglia dell’autore: I Langolieri (il racconto è nell’antologia Quattro dopo mezzanotte, Sperling & Kupfer, 1999) e le loro fauci ingorde che sbranano il passato. Sì, lo so, il paragone suona strano, eppure la parte finale di 22/11/’63 mi ha confermato questa impressione. L’apocalisse è dietro l’angolo e il battito d’ali di una farfalla può scatenare disastri inauditi, ma non fatemi parlare di farfalle. In questo libro la cosa viene ribadita di continuo. A questo punto, vi dirò, a me le farfalle spaventano più di un leone a dieta.

Mettiamola così: il nuovo romanzo di King è un Life on Mars – splendido telefilm fanta-poliziesco che racconta di un traumatico balzo nel passato e di un delitto da sventare (in Italia è stato trasmesso da Fox Crime) – in salsa Ricomincio da capo. Ricordate il terribile “Giorno della Marmotta” di Bill Murray? Beh, là un nuovo giorno – purtroppo lo stesso – prendeva vita con la radiosveglia urlante I Got You Babe degli UB40; qui, invece, abbiamo la buca del coniglio. Uno strappo nella dimensione temporale celato nello sgabuzzino di un ristorante: quello di Al.

Questa finestra temporale ti trasporta sempre sul piazzale della fabbrica tessile di Lisbon Falls, alle 11.58 del 9 settembre 1958. Se torni nel presente tutto si azzera. Una marmotta piuttosto complicata da gestire!

Fate attenzione alla data. L’omicidio di Kennedy è avvenuto nel ‘63 – semmai il titolo del romanzo non fosse abbastanza chiaro –; ciò vuol dire che Stephen King ha tutto il tempo di far sguazzare il nostro Jake tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta, raccontandoci di George Amberson e della sua seconda vita, di quanto siano amabili gli americani – così Happy Days – e di quanto siano razzisti.

I vicini di casa si scambiano cortesie, ma sbirciano i vialetti altrui, cercando auto estranee per stabilire se ognuno dorme nel proprio letto. Tutti fumano ovunque, i canali televisivi si pigliano a fatica, in compenso la radio passa della gran musica.

La storia americana – la piccola e grande storia – vista con gli occhi di un estraneo, alieno per l’epoca in cui i fatti avvengono, o, forse, è soltanto una scusa per dar modo a King di mostrarci gli orrori quotidiani e i moralismi in camera da letto. Beh, non in tutte, non in quella di George, almeno.

Riuscirà il protagonista a salvare Kennedy?
Temo che la risposta non sia poi così importante o determinante. La faccenda occupa solo un terzo del volume, e stiamo parlando di un libro di 767 pagine!
Stephen King, infatti, concede molto più spazio, allungando parecchio il brodo, alla storia d’amore – e allo scambio di nudi convenevoli – tra la spilungona Sadie e George/Jake e alle gesta da insegnante modello – così moderno, così 2012! – di Jake nel ridente paesino di Jodi.
Prima, è il caso di accennarlo, il nostro eroe era stato un feroce assassino a Derry – ma aveva i suoi buoni motivi –, un furbo scommettitore che già conosce l’esito degli incontri, un guardone che osserva la vita familiare di Lee Harvey Oswald. George è stato molte cose, alcune solo come passatempo – deve dare il suo meglio nel novembre 1963 – , altre per rimediare agli errori di un passato che a qualcuno non ha concesso sconti.

Se Derry vi dice qualcosa, probabilmente è perché ha dato i natali a It, quel clown grande e grosso dal sorriso poco raccomandabile. Anche stavolta Derry non ne esce bene, probabilmente il pagliaccio carnivoro è davvero nascosto lì, Jake lo intuisce e King lo sa per certo, e, con lui, i lettori che lo seguono da tempo.

Il romanzo sa avere anche momenti divertenti – a volte persino esagerati, roba da comiche, per questo aspetto vi rimando allo scambio di torte in faccia da pagina 382 – ma si sente che prima o poi, ci sarà una nuova grana da risolvere. Il tempo non vuole essere cambiato, la storia non vuole variare registro, gli avvenimenti ci tengono a essere lasciati in pace.
Eppure George Amberson sta lavorando per mettere le cose a posto. Una volta terminato quel lavoraccio di taglia e cuci temporale, tutto dovrebbe girare meglio, come il mozzo di una ruota ingrassato a dovere. O no?

È proprio vero che la via per l’inferno è lastricata di buone intenzioni! Il povero Jake lo scoprirà a sue spese, noi anche. Ce ne rendiamo conto a pagina 677 – ci attende un nuovo Giorno della Marmotta – eppure io, fossi stata in King, il libro l’avrei terminato lì.

Vediamo allora – ve l’avevo promesso – qualche parere scovato in rete: le accuse più ricorrenti a questo libro vanno dall’intento politico d’appoggiare le scelte di Lyndon Johnson, divenuto Presidente in fretta e furia alla morte di JFK – attestato dal fatto che, quando Jake cambia il corso della storia, il mondo non ne esce migliorato, anzi! – , alla traduzione di Wu Ming 1 non sempre all’altezza dell’originale – su questo non posso aprire bocca, già vi dicevo che il mio inglese si ferma a the book is on the table –; dalla mancanza d’originalità di King nel raccontarci i fantasmi che albergano nella testa bacata di Oswald, alla storia d’amore tra il  protagonista e la bella Sadie, troppo presente nella vicenda, quasi a scalzare il resto. C’è anche chi trova strano il facile accasarsi di Jake Epping nel ‘58 – vent’anni prima della sua effettiva venuta al mondo – e il suo integrarsi senza scossoni a Jodie, con fasulle credenziali d’insegnante – la sua laurea lì non vale niente e se ne procura una comprandola per posta.
Credo siano tutti dubbi legittimi, per questo avrei fatto terminare il libro novanta pagine prima, ci saremmo levati di torno ben due fattacci: la realtà distorta dopo il fallimento dell’attentato a Kennedy – bell’esempio di si stava meglio quando si stava peggio – e l’happy end un tantino zuccheroso.

Eppure, come già vi dicevo, questo libro l’ho praticamente bevuto. Segno che, pur con qualche caduta nella tensione narrativa e con una soap opera che gli ha preso la mano, Stephen King riesce ancora a proporre un libro che pesa come un mattone... ma non lo è.

Il tuo voto: Nessuno Media: 4.8 (9 voti)

Commenti

D'accordo con Gaia Conventi.
Anch'io ho divorato il libro, pur con tutte le sue imperfezioni e persino le sue numerose ingenuità. Ma King possiede un dono raro: il respiro d'un'immaginazione poderosa, capace di creare mondi in cui si può andare letteralmente a vivere, in cui si può traslocare.
Poi il pregio più grande di 22/11/63: le spettacolari, acrobatiche riflessioni sul tempo, su questo mistero in cui siamo immersi e dal quale vorremmo evadere - o almeno essere liberi di farlo. I brani in cui King si domanda come sarebbe andata (eccettuato forse l'ultimo su Kennedy, come Gaia medesima accennava) se, tornando indietro, qualcuno avesse cambiato qualcosa (anche qualcosa d'apparentemente minimo) sono poetici, commuoventi e inquietanti.
Infine: anch'io ho ripensato talvolta ai Langolieri ma qui c'è meno angoscia e più malinconia, si respira la stessa atmosfera color pastello, si sente lo stesso tepore di Cuori in Atlantide, altro capolavoro kinghiano ambientato negli anni '60.

Ciao Enrico, qualcosa mi dice che se rileggessimo "22/11/'63" ci troveremmo dentro molto altro. Chissà quante chicche ci sono sfuggite!
La vicenda mi ha tenuto compagnia per diverse nottate, un po' mi è dispiaciuto terminare il librone, King ha il curioso "effetto telenovelas"... arrivi alla fine e ne vorresti almeno un'altra puntata.

Dedicai un post molto polemico allo scalzamento di Tullio Dobner. Vedo che non hai speso una parola sulla qualità della traduzione del Caro Leader WM1...

Lucio, ho i miei limiti - e sono piuttosto evidenti -, per me l'inglese rimane uno sconosciuto, se lo rincorro lui fugge, se cerco di farmelo amico mi gira le spalle.
Per quanto riguarda la traduzione posso soltanto limitarmi a dar retta a chi ne sa, avevo in effetti letto un articolo - se mi ricordo dove, ti posto il link - in cui si scovavano le pecche nella traduzione di Wu Ming 1. Come ti dicevo, non ho taciuto nulla - ma ti pare che se c'è da fare una critica cattivissima io me la possa perdere? proprio io che con le stroncature ci vado a nozze? -, in questo caso è proprio questione di beata ignoranza.

Ciao Lucio, ho ripescato il link di cui ti parlavo: http://paroledinessuno.wordpress.com/2011/11/26/ancora-su-221163-rispost...

Ciao Gaia,
Io sono fermo a metà. La tua recensione è una delle più complete che ho trovato finora in rete. Anche sulla questione "King rivoluzionario" hai tenuto botta, tralasciando l'eterna questione del Ming-traduttore e soffermandoti sugli aspetti narrativi.
Appena posso vado a leggermi I Langolieri, giacché mi manca.

Toh, c'è anche l'amico Falconieri!

Certo, la mia recensione deve essere ben fatta, sennò la redazione di Sul Romanzo mi frusta... miga bae da 'ste parti, eh?
In realtà ho soltanto riportato la mia cartella clinica durante la lettura di questo volume, cosa che rischia di far diventare la rece qualcosa di troppo personale, me ne rendo conto. Ok, ok... lo ammetto, le recensioni serie non mi riescono, devo quindi virare sul soggettivo.
Sarà l'ego che mi prude...

Attendo il tuo responso autoptico, le tue recensioni non me le perdo, lo sai.

Anche io ci ho schiacciato sopra un bel po' di notti bianche (con conseguente risvegli tragici la mattina). Ma, a parte questo, che di per sé la dice lunga, 22/11/'63 si avvia a essere per me uno dei migliori libri del 2011.
Come dico anche nella mia recensione, credo che quello che interessi a King non sia né un discorso di politica storica tout court (anche se esso è ovviamente in parte ineludibile quando scegli di parlare di Kennedy e con alle spalle una lunga lista di precedenti filmico-letterari), né un discorso di fantascienza. O meglio, credo che recuperi il senso originario della fantascienza come riflessione filosofica sul mondo. E per questo è così importante il confronto con It.
Un grande libro, comunque. Da leggere e rileggere. Se i miei studenti, in coda per il prestito, non me lo avessero già portato via! ;-)

Ho letto la tua recensione e l'ho trovata molto interessante, il pregio di un buon libro è avere più chiavi di lettura (e più strati di riflessione, come una bella torta, roba da ingordi!).
Per quanto mi riguarda, questo romanzo è ben ideato e ben scritto, ma su Google + mi sono imbattuta in una signorina che mi ha tirato le orecchie: "non hai letto il libro, se l'avessi letto ne avresti parlato bene, non hai capito un accidente di questo libro...". Ora, metti che non mi sia spiegata a dovere - ribadisco, il libro mi è piaciuto - e metti anche che non sempre una recensione fatta col sorriso sia la scelta migliore - ma io campo di satira, non posso cambiare mestiere, è l'unica cosa che mi riesce benino -, fatto sta che mi sono ritrovata nell'angolo dei cattivi.
Mi verrebbe pure da ridere, visto che ho scritto rece davvero cattivissime e forse lì qualche bacchettata sulle mani l'avrei meritata... e invece finisco tra i cattivoni per una recensione tutta frizzi e lazzi. Certo che il mondo è ben strano!

Grazie dell'utilissima recensione. Peccato peró che "I got you babe" sia di Sonny&Cher. Gli Ub40 ne hanno fatto una versione ska/reggae insieme a Chrissie Hynde dei Pretenders, ma nulla a che vedere con quella suonata dalla citata sveglia, che è appunto l'originale dei coniugi Bono.

Grazie a te, Pino. E' sempre un piacere ricevere una dritta - in questo caso musicale - su di un film che ha segnato parecchie delle mie nottate (adoro quel film, è nella mia lista degli elisir di lunga vita).
Diciamo quindi che ti sei ampiamente sdebitato: la mia recensione ti è stata utile, la tua informazione lo è stata altrettanto. Insomma, meglio di così non poteva andare!

Avendolo letto in formato digitale non mi ero reso conto che fosse così grande l'ho quasi finito in pochissimo tempo anche io (grazie a SK avrò dormito 3 ore a quest'ultima settimana) e devo dire che mi è piaciuto veramente tanto... possono muovere tutte le accuse che vogliono, ma secondo me è un capolavoro. :-D

Lascia che dicano, in giro c'è gente che fa un sacco di storie.
Io, ad esempio, ma non con questo libro. :)

Mi è piaciuto al punto che non ho voglia di trovarci i difetti. Che ci sono, certamente. Ma chi se ne frega. Ci ho messo molto a leggerlo, perchè l'ho scaricato -in inglese - sull'iphone, e l'ho letto sull'autobus, in metro, sul treno, nelle piazze di varie città, al parco, dal dentista, camminando, al bar, durante e dopopranzo, sul terrrazzo, sul divano, in coda, in ufficio, in bagno.
Quando l'ho finito mi sono sentito un po' più solo. George Amberson, Sadie, gli amici di Jodie, i ragazzi, la scuola, la nostalgia dell'america degli anni 50 - ho vissuto dentro il libro per qualche mese, ho sorriso, ho di certo corrugato la fronte, ho forse chiuso gli occhi, ho pianto.
It non è più il solo capolavoro di King. Adesso ce ne sono due.

Primo romanzo letto di King, benché l’autore mi fosse ben noto per fama editoriale e di trasposizioni cinematografiche. Il libro è notevole.
L’argomento centrale della critica dei tabloid Telegraph e Guardian è stata per me la principale fonte di godibilità del testo: una trama fortemente improntata alla descrizione storica, con un mai eccessivamente verboso gusto nel dipingere un panorama di quotidianità negli States di fine anni ’50.
Ho molto apprezzato come il protagonista cominci in modo asettico il suo viaggio, per poi confondersi con il passato e con il suo alter ego George Amberson.
La componente amorosa è forse una delle note più delicate del testo. Essa si inserisce silenziosamente, come una delle innumerevoli vicende di un passato sempre più avvolgente, per poi diventare l’evento motivante della trama: un sentimento che si impone sul diktat della Storia e del Tempo.
Lungo, pessimista, riflessivo. Da leggere.

Capolavoro assoluto.
è vero, ci sono dei piccoli buchi/errori/leggerezze nella storia, dettagli secondo me trascurabili, cose che si possono concedere, anche per aiutare il lettore a "ricordare" che si tratta comunque di una storia, non della (Storia) realtà.

Riguardo alla tua recensione: happy ending un po' zuccherino'? non direi, il passato non si cambia (per carità!) e il male resta, ogni tentativo di aggirare la cosa genera sofferenza, al protagonista e a chi gli sta vicino. e ciò che succede alla fine mi sembra una ben magra consolazione, anzi mi suona più come un "te l'avevo detto".

cmq: Capolavoro assoluto (me lo ripeto da un paio di giorni, da quando ho finito di leggerlo!)

Emergenzaaaa!!!
Ho appena finito di leggere (in digitale) "Miglio 81"...Eccezionale,sia la versione che il testo.
Qualcuno saprebbe dirmi se c'è o ci sarà la versione digitale anche di "22/11'63???

Io ho letto quasi tutto di King e, onestamente, questo mi sembra il peggior libro in assoluto. Soprattutto mi stupisce come sia poco approfondito nella tematica portante (il viaggio nel tempo), col protagonista che in pratica fa ZERO considerazioni su quello che si appresta a fare e, fondamentalmente, anche su quanto gli sta attorno. Arrivati in data 22/11/63 poi, tutto si sussegue con una frenesia irreale e paradossale, considerando che il tutto si conclude in un centinaio di pagine. Mi é parso un progetto ambizioso ma che ad un certo punto si é arenato da qualche parte e lo stesso King non sapeva più come venirne fuori. Si lascia leggere, sicuramente, ma c'è troppo di Sadie e poco di tutto il resto, poca introspezione, pochi interrogativi (ancor meno risposte). E' un buon libro ma non é negli standard di King, il quale forse ne avrebbe tirato fuori un capolavoro con altre 1000 pagine. Ma così... No. Svogliato?

C'è un errore grossolano nel finale...mi ha rovinato un bellissimo libro....

Sono intorno a pagina 100. Leggendo ad un certo punto ho pensato fosse uno scherzo. Pur senza confrontare il testo originale è evidente che sono presentiberrori grammaticali grossolani. Non oso immaginare confrontando il testo inglese. Scandaloso!

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