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1 settembre 2011: Legge Levi sull'editoria, alcune opinioni

Legge LeviEntra oggi in vigore la Legge Levi, che regolamenta gli sconti dei libri. Si è scatenato un putiferio da tempo, nello specifico non pochi addetti ai lavori hanno preso carta e penna per scrivere a chi di dovere per protestare. Tuttavia il coro non è unanime.

Cerchiamo di capire che cosa accade da oggi, grazie o a causa della Legge Levi (primo firmatario Riccardo Levi del Pd, anche se l’approvazione è stata bipartisan).

 

Fino a ieri lo sconto era possibile senza limitazioni, mentre ora non si potrà andare oltre il 15% sul prezzo di copertina.  

Vi sono le eccezioni: fino al 20% se la promozione sarà presentata all’interno di un salone del libro o nel caso di organizzazioni senza scopo di lucro, biblioteche, musei pubblici e istituti scolastici.

Altra eccezione. Gli editori potranno giungere al 25% per un mese all’anno, ma non nel mese di dicembre.

 

Marco Polillo, presidente dell'Associazione Italiana Editori, ha dichiarato: “Esprimo grande soddisfazione per l'approvazione della legge Levi che regolamenta finalmente gli sconti sulla vendita dei libri, frutto di un lungo dibattito che ha interessato tutti i soggetti, grandi e piccoli della filiera del libro: editori, librai e distributori”. E aggiunge: “La legge migliora sostanzialmente la situazione attuale, di fatto senza controllo, attraverso una regolamentazione del mercato che, pur garantendo ai lettori la possibilità di accedere alle varie offerte decise dagli editori sulla loro produzione, definisce in maniera certa i limiti entro cui si potranno fare le promozioni. In questo modo si è cercato di garantire in maniera sostanziale le librerie che si rivelano risorsa fondamentale per la diffusione della cultura nel nostro paese anche in un periodo di grande sofferenza economica. L'AIE è stata tra i primi e principali sostenitori della legge e negli ultimi due anni ha lavorato alacremente per raggiungere questo successo anche attraverso la necessaria dialettica tra tutte le parti in causa, arrivando a questa stesura che riesce a tenere conto di tutti gli interessi.”

 

Di altro avviso Serena Sileoni, Fellow dell'Istituto Bruno Leoni: "Richiamare l'attenzione del Presidente sull'incostituzionalità di un provvedimento che lede senza alcun motivo ragionevole la libertà economica e culturale degli italiani è l'unico modo con cui noi cittadini possiamo cercare di far ritornare sui suoi passi un Parlamento sempre più lontano dalla gente e guidato da logiche incomprensibili". Sileoni aveva presentato nel mese di luglio una petizione direttamente al Presidente della Repubblica, raccogliendo numerose firme di librai, editori e lettori.

 

Il putiferio si è scatenato soprattutto fra i lettori, che si vedono ora privati della possibilità di sconto precedente, e in tempo di crisi ne soffriranno di sicuro le vendite, a ribasso.

 

“Questa legge” – si denunciava tempo fa in una nota comune di sei editori indipendenti (instar libri, iperborea, marcos y marcos, minimum fax, nottetempo, voland) – “libera il prezzo del libro, svendendo il libro stesso come un prodotto d’occasione, impedendo a editori e librai indipendenti di creare e alimentare un clima di cultura e bibliodiversità. Non ha a cuore né l’interesse del libro e della cultura, né quello dei librai o degli editori, ma esclusivamente quello dei grandi gruppi editoriali e di alcune catene librarie (che appartengono agli stessi gruppi), che vogliono proteggersi dalla grande distribuzione. Chiediamo che la legge sul prezzo guardi alle leggi europee e, come dovrebbe fare ogni legge, protegga la cultura e difenda i soggetti più deboli”.

 

La questione è spinosa e in un mercato di circa 3,4 miliardi di euro gli interessi dei singoli non si incontrano, ma si scontrano, in particolare fra piccola e grande editoria.

Fino a ieri, precisamente alle 23.59 del 31 agosto, tantissimi operatori del settore avevano proposto fortissimi sconti sui cataloghi, così da invogliare i lettori all’acquisto.

 

Le reazioni all’entrata in vigore della Legge Levi sull’editoria non mancano, Sul Romanzo vi aggiornerà nei prossimi giorni, tentando di fornire ulteriori dati.

 

 

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Commenti

Se i libri costassero anche nelle librerie un poco meno non ci sarebbe stata la necessità di andarli a comprare su internet. Noi siamo una famiglia di 4 persone di cui tre lettori appasionati e in un anno fino ad ora compravo decine e decine di libri da oggi non sarà più così.............e bravi alla legge levi che uccide i lettori

sono una libraia, e voglio solo ricordare che i prezzi sono imposti dalle case editrici. La libreria ha un margine di profitto in media del 27%.QUINDI PER APPLICARE GLI SCONTI CHE APPLICA LA GRANDE DISTRIBUZIONE, DOVREMMO LAVORARE IN PERDITA. Cosa che facciamo già da tempo, infatti le librerie indipendenti chiudono a migliaia, in Italia.Se pensate che il luogo migliore per diffondere il libro e la cultura sia un supermercato, va bene così. In realtà il libro potrebbe avere lo stesso costo per tutti e costare un pò meno, se solo le case editrici non applicassero una politica dei prezzi che favorisce le loro catene facendo pagare a noi indipendenti un prezzo più alto.

1° firmatario un esponente del PD. Ancora una volta si fanno gli interessi di qualche casta a discapito di persone/cittadini. Questi nostri "cari" politici non capiscono che la cultura dovrebbe essere scevra di politica e la politica pregna di cultura. Quale macchinazione dietro una legge antidemocratica come questa?

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