In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

14 scrittori famosi e le loro ultime parole

Come realizzare i propri desideri. I consigli di Bruce Lee

Intervista a Nicholas Sparks, ecco come nascono i suoi romanzi

[1-3-1] La difficile accettazione della morte. “Guasti” di Giorgia Tribuiani

[1-3-1] La difficile accettazione della morte. “Guasti” di Giorgia TribuianiPuntata n. 5 della rubrica 1-3-1

 

Esordio più che anomalo questo di Giorgia Tribuiani, almeno per due motivi. Il primo è il modo in cui arriva alla pubblicazione del libro: presentando all'editore Voland un progetto di romanzo a dei colloqui di scouting organizzati da un festival letterario (“L'anno che verrà” di Pistoia; a proposito: c'è tempo fino al 12 ottobre per candidarsi all'edizione 2018). Il secondo è la natura stessa dell'opera in questione: un breve romanzo dall'impianto claustrofobico, ambientato quasi completamente dentro una sala espositiva di un museo e dalla tematica non familiare alla narrativa italiana.

Giada ha perso il compagno, un fotografo di fama internazionale. La sua morte però non l'ha privata completamente del suo corpo. Un artista contemporaneo, il Dottor Tulp, lo ha infatti plastinato (una sorta di imbalsamatura a uso artistico), rendendolo di fatto un'opera d'arte. A Giada non resta che vigilare il corpo del suo compagno, per tutti i trenta giorni dell'esposizione dell'opera in un museo, sentendo avvicinarsi il momento del finissage della mostra e, con questo, l'ora delle decisioni improcrastinabili su come dar seguito al proprio amore, trasformato nel frattempo in un ossessionante labirinto mentale.

 

Vuoi conoscere potenzialità e debolezze del tuo romanzo? Ecco la nostra Valutazione d’Inedito

 

La numerazione dei capitoli scandisce il conto alla rovescia dei giorni attraverso una narrazione focalizzata sulla protagonista, che esonda anche nelle parti scritte in terza persona, in un continuo dentro/fuori che spinge in una dimensione allucinatoria anche il lettore, per tutto il libro imprigionato dalle parole in uno spazio illusionistico a metà tra il visibile e l'invisibile.

La natura ambivalente della narrazione, sin dalle due assi normalità-follia e realtà-allucinazione su cui sono proiettati il personaggio principale e gli eventi narrati, è del resto la cifra più evidente a cui la Tribuiani fa appello, con numerose opposizioni e contrappassi che costellano il racconto (l'artista si trasforma in opera; il corpo non sparisce; l'assenza è presenza; l'intimità diventa oscenità...), da cui scaturisce un'ottica rovesciata con le molte riflessioni che ne conseguono, sull'arte, sull'amore, sul destino, sul rapporto tra dimensione pubblica e vita privata, ecc.

[1-3-1] La difficile accettazione della morte. “Guasti” di Giorgia Tribuiani

A partire da quello che inizialmente appare un dialogo amoroso, e ogni capitolo una lettera all'amato che non c'è più (ma crudelmente c'è ancora e nel suo esserci è ancora più sottratto alla amante di quanto lo sarebbe in qualsiasi assenza), lo straniamento di questa esperienza limite (il soggetto è davvero notevole per gravidità di implicazioni) insinua un senso di perturbamento che prende spazio come un fantasma nelle intercapedini tra il non detto e il non dicibile, come in un romanzo di Yogo Ogawa, e ricordando le ossessività claustrofobiche e allucinatorie di un certo Polanski. È sicuramente in questa prima parte che si concentrano i maggiori (e non pochi) tesori di Guasti. Un tesoro che in parte si dissipa quando l'autrice tende a spiegare maggiormente, accanendosi sul tema con la stessa ossessività di Giada; o tendendo ad alcuni eccessi di didascalismo, come nelle riflessioni sul giornalismo culturale scaturito dall'incontro col giornalista Mattia Popoli; o quando la preparazione dello scioglimento (dal momento in cui Giada scopre, con angoscia, che un collezionista d'arte ha deciso di comprare il corpo plastinato) si fa un poco macchinosa, forse proprio per la preoccupazione di esser chiara. La stessa lingua, fluida e ritmicamente ipnotica, col suo entrare e uscire senza fatica dal personaggio, con le sue rimodulazioni sintattiche in corso di periodo, da lingua orale, con alcune intuizioni originali come la sostituzione dei puntini di sospensione con un trattino (che sospende ancora di più!), perde nella seconda parte un po' di naturalezza e di ritmo, insistendo sulle enumerazioni e su flussi di coscienza a volte ripetitivi, e con alcune sottolineature metanarrative che suonano incongrue.

Il romanzo passa dunque dall'essere sostenuto, nella prima parte, dallo stile all'essere appoggiato, nell'ultima parte, sul plot, in una disarmonia che però mette in mostra la capacità dell'autrice all'esordio di cavarsela con l'uno e con l'altro, e dando in definitiva l'impressione di una prova un poco disorganica ma a tratti entusiasmante e, trattandosi di un esordio, gravida di promesse.

***

TRE DOMANDE A GIORGIA TRIBUIANI

 

Sono curioso di sapere come è nata l'idea del soggetto e come si è sviluppata. Nasce da un flash, che sia uno spunto narrativo o un'immagine, o l'origine risiede proprio in una precisa volontà di tematizzare certe problematiche?

L’idea è nata proprio visitando una mostra di cadaveri plastinati. Mentre attraversavo le sale, ancora più che dai corpi ero attratta dalle persone: se inizialmente, davanti al primo cadavere, sembravano avere uno shock, poi – con il secondo, terzo, quarto corpo – subentrava l’abitudine: nella reiterazione la morte perdeva di significato, come accade in televisione o quando, su un pacchetto di sigarette, si legge la parola “uccide”. Le persone leggevano i pannelli in plexiglass, indicavano l’intestino dei cadaveri, ne commentavano la lunghezza. Si comportavano da visitatori e in quel modo, poiché ogni luogo non è costituito solo dagli elementi che lo compongono ma anche dalla relazione dell’osservatore con quegli elementi, uno spazio che di fatto era un cimitero si trasformava in una mostra.

Allora mi sono chiesta: cosa succederebbe se, anziché un semplice visitatore, entrasse qualcuno legato intimamente a uno di questi corpi? Il suo punto di vista potrebbe restituire a questo luogo la sua condizione di cimitero? E tutte le persone presenti potrebbero mai accettarlo; ascoltare il monologo/dialogo intimo che si rivolge ai morti in un posto che, tuttavia, presenta altri scopi?

Era il famoso “what if” da cui tanto spesso prendono avvio le narrazioni. Non sapevo chi fosse Giada e non sapevo chi fosse il suo compagno, ma nel momento in cui lei è entrata in scena, nell’istante in cui ho “visto” lui sulla pedana e lei lì in basso, a guardarlo e a parlargli senza poter sperare nel beneficio di una risposta, ho capito molto della loro relazione. I temi del romanzo – che pure, va detto, mi sono e mi erano già particolarmente cari – hanno trovato spazio a partire da qui.

[1-3-1] La difficile accettazione della morte. “Guasti” di Giorgia Tribuiani

GRATIS il nostro manuale di scrittura creativa? Clicca qui!

 

Nel romanzo si avvertono delle doti narrative per così dire naturali, ma anche un grande lavoro di costruzione. Qual è stata la sua preoccupazione principale nello scriverlo? Quale sforzo le è costato maggior lavoro su se stessa come scrittrice? Ha pensato a qualche modello in particolare?

Più che quello di costruzione, il lavoro più intenso è stato quello di “ri-costruzione”: gran parte delle energie sono state richieste infatti dalla revisione. La prima stesura, scritta come si suol dire “di getto”, presentava già alcune caratteristiche del testo che si può leggere oggi, una tra tutte l’uso del discorso indiretto libero; i passaggi tra prima, seconda e terza persona, tuttavia, erano molto più marcati (introdotti, per esempio, dai verbi “disse” e “pensò”), la punteggiatura si presentava più tradizionale ed erano presenti ben trenta pagine in più e un epilogo.

La mia preoccupazione principale durante le innumerevoli stesure è stata quella di portare il lettore nella mente di Giada, far scivolare il punto di vista di lei nella narrazione in terza persona in modo da sfruttare l’attendibilità del narratore per dare credibilità alle visioni allucinate della protagonista.

Per l’uso esasperato del discorso indiretto libero devo molto ai consigli di Giulio Mozzi, che oltretutto mi consigliò di leggere il Memoriale di Volponi per offrirmi un modello di narrazione alterata dal punto di vista distorto del protagonista. Il lavoro sulla punteggiatura, invece, con l’uso di interruzioni che portano le frasi a chiudere con il trattino, o addirittura in assenza di punti, è risultato anche dall’ottimo editing svolto con Daniela Di Sora.

Dal punto di vista dei modelli, infine, non posso non citare Thomas Bernhard, sia per l’uso di una scrittura ossessiva e incline alla ripetizione, sia per i temi: Giada, in definitiva, si presenta come una soccombente.

[1-3-1] La difficile accettazione della morte. “Guasti” di Giorgia Tribuiani

Tornando ai contenuti del racconto, il processo di plastinazione e di trasformazione del cadavere in un'opera d'arte prima di tutto sovverte l'ordine delle cose e rende impossibile l'elaborazione del lutto da parte di Giada. Dal rovesciamento generale nascono le molte domande che il libro suscita. In pratica, è un macro-guasto - quello della morte - l'inceppo da cui tutta l'anima della narrazione prende vita. Ma i guasti indicano anche una soluzione a quello che a un certo punto sembra un vero e proprio labirinto senza via d'uscita. Insomma, un titolo su cui non posso che chiederle un’interpretazione d'autore.

Il “guasto”, identificando ciò che pur continuando a esistere non funziona come dovrebbe, rappresenta per me la condizione di chi non è più in grado di evolvere, di compiere un qualsiasi passo per uscire da una condizione di stallo. Di fronte ai cadaveri plastinati – guasti per eccellenza in quanto cristallizzati in un presente eterno; impossibilitati all’azione e a qualsiasi mutamento, decomposizione inclusa – Giada si specchia: l’inazione del suo compagno non è diversa dalla sua, intrappolata nella stessa saletta e incapace di superare il momento del commiato.

«Guasto era il suo amore, guasta la ballerina, guasto era in fondo il destino di tutte le persone immobili nelle loro esistenze come lei era stata immobile sull’altalena»: la protagonista fa esperienza della comune condizione ma, proprio specchiandosi, ne coglie le differenze.

Come giustamente dici, i guasti aprono vie d’uscita: bisogna vederli per poterli gestire; bisogna conoscere il proprio, capirne le cause. Credo esistano tanti tipi di guasti (da qui il titolo al plurale), più o meno riparabili: di fronte alla morte, guasto irreparabile in assoluto, Giada intuisce che forse oltre l’inceppatura c’è ancora della vita; che per lei esiste ancora una possibilità.

***

UNA CITAZIONE DAL LIBRO

 

Un brano dal capitolo 23

Ho pensato che fosse il silenzio. A dare alle tue foto e a te questa sensazione qui, di sospeso: il silenzio. Stamattina ero sotto la doccia, mi ero alzata prima del solito, e a un certo punto ho chiuso il rubinetto per insaponare i capelli: il Rondò alla turca mi ha raggiunto dalla camera – sveglia, Giada, sveglia! - e mi è parso di svegliarmi davvero perché allora ho pensato una cosa, che il tempo era andato avanti anche mentre il getto d'acqua copriva tutto e mi impediva di rendermene conto. Ho lasciato lo sciampo. Sono scappata dalla doccia, ci credi? e oltre la cabina appannata tutto ha ripreso a esistere attraverso i proprio suoni: la donna del piano di sopra è rinata nel rumore dei suoi tacchi, la porta del bagno nel suo cigolio, il quartiere nei cinguettii, nelle voci della gente in strada e nell'allarme di un'auto in lontananza; io stessa, passi scalzi e fruscii di un asciugamani e accappatoio, sono tornata a essere io. Capisci cosa intendo? Era il silenzio, amore mio, era lui a lasciare i soggetti delle tue foto in un limbo sospeso e senza tempo, lo stesso silenzio che ora lascia nel limbo te e ti rende così distante, così diverso dalla donna dai polpacci grossi che traina le gambe gonfie lungo la strada. Ccch, ccch, ma tu non puoi sentirla. E l'udito, amore mio, è un senso strano, ci fai caso solo quando manca. Solo se all'uscita da una galleria spariscono il suono del motore, il bisbigliare dei ragazzi al cellulare, il sacchetto di patatine, solo allora apri la bocca, provi a sbadigliare, porti gli indici alle orecchie. Io morirei se la teca coi polmoni cadesse senza far rumore, capisci? e però adesso è questo che tu sei: una teca crollata senza rumore. Tutto è rotto, sparso sul pavimento, ma non c'è stato suono, niente di niente. Credi che io stia diventando pazza?


La prima foto ritrae una delle creazioni di Gunther von Hagens per la mostra Body Worlds. La fonte è qui.

Il tuo voto: Nessuno Media: 5 (3 voti)

Commenti

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.