Tutti i contenuti di Michele Rainone
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Tipo: BlogMer, 22/05/2013 - 11:30
Fra la precisione geometrica del cristallo e l’irrequietezza della fiamma, il sistema lingua è indiscutibilmente immerso nella dimensione temporale; variazione, questa, che non va intesa soltanto come mutamento plurimillenario (tipico è il passaggio indoeuropeo > gruppo italico > latino (volgare) > lingue romanze): anche uno sguardo non attento all’evoluzione della lingua italiana dall’Ottocento dei Promessi Sposi ai giorni nostri, quindi in due secoli circa, ne rende evidente il seppur graduale processo di trasformazione.Solo le indagini sul lunghissimo periodo permettono, però, di palesare cambiamenti strutturali, difficilmente individuabili in pochi secoli, durante i quali la trasformazione potrebbe essere ancora in atto (a meno che il lasso di tempo considerato non sia testimone della...
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Tipo: BlogDom, 14/04/2013 - 11:30
[Articolo pubblicato nella Webzine Sul Romanzo n. 2/2013, La difficoltà dell'inizio. Il coraggio del primo passo]
La storia della lingua italiana è storia di un atto di fede. La nascita di un idioma è un fatto naturale, ma i sentieri che il nostro ha dovuto attraversare per imporsi sono stati impervi. Ragioni di carattere storico, socio-politico e letterario hanno rappresentato dei veri e propri ostacoli alla nascita di una lingua comune ed è per questo che le difficoltà dell’inizio, del nostro inizio, non sono affatto paragonabili a quelle di altri Paesi: la presenza di una corte unitaria, quella parigina, ha assicurato l’affermazione dell’idioma francese; la traduzione della Bibbia è stata vitale per la diffusione di quello tedesco; in Italia, invece, una...
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Tipo: BlogDom, 07/04/2013 - 11:30
Si chiama EUROTYP – Typology of Languages in Europe e parte dal presupposto che la storia dell’Europa ha lasciato tracce nella lingua dei suoi Stati; è un progetto che ha portato, infatti, all’individuazione di una decina di tratti – il numero varia a seconda delle posizioni degli esperti – comuni a una particolare area del Vecchio Continente, dove è rintracciabile lo Standard Average European (SAE): un esempio chiaro di come Paesi dalle storie comuni possano arrivare a condividere anche precisi fenomeni linguistici.Non è un fatto soltanto lessicale, anche perché un criterio del genere, e cioè accomunare due o più lingue esclusivamente sulla base delle parole che ne formano il lessico, sarebbe senz’altro azzardato: gli Stati sono vicini; le barriere, non assenti ma comunque non impossibili da superare (nel corso del tempo, le Alpi e i Pirenei non hanno di certo rappresentato un ostacolo per la circolazione di merci, persone e cultura); la storia, infine, ha fatto il suo corso. In un modo o nell’altro, perciò, è ovvio che sussistano delle somiglianze lessicali. Eppure, il meccanismo di formazione delle parole è un tratto...
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Tipo: BlogMar, 26/02/2013 - 12:31
Pier Paolo Pasolini ipotizzò la morte del dialetto nei suoi Scritti corsari, così come anni fa si suppose quella del congiuntivo, dinanzi alla diffusione dell’indicativo in qualsiasi contesto, dai meno ai più controllati; a scuola la situazione non è mai cambiata: in classe, con gli amici e gli insegnanti, si parla italiano, possibilmente senza errori, e non dialetto; raccomandazione comprensibile oggi, a centocinquant’anni dall’unità d’Italia, ma priva di fondamenta ieri, quando il nostro Stato era appena nato e i maestri, pur essendo direttamente responsabili dell’alfabetizzazione, erano, purtroppo, semi-analfabeti. Nonostante questo, il dialetto è stato considerato sempre più – e lo è non di rado tuttora – un orrore, anti-cultura da evitare, nel migliore dei casi; estirpare, nei peggiori: quasi come se non fosse nato anch’esso dalla nobile lingua latina.Rispetto alle altre nazioni, l’Italia è uno Stato di costituzione indubbiamente recente: l’unificazione politica è avvenuta soltanto nel 1861 e, anche se già Dante nel De vulgari eloquentia aveva fatto cenno a una sorta di cultura italiana – riscontrabile, però, in una corte frammentaria –, quella linguistica avvenne molto tempo dopo;...
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Tipo: BlogMar, 05/02/2013 - 16:06
Esiste soltanto una lingua italiana? I tratti del nostro idioma sono quelli tipici della perfezione di un cristallo luminoso o del movimento di una fiamma ardente?Dall’unità d’Italia in poi si è assistito all’affermarsi e al consolidarsi di un fenomeno che ha raggiunto il suo massimo apice negli anni della società di massa: la nascita e lo sviluppo dell’italiano “popolare”, definizione contestata perché intrisa di una connotazione inconsapevolmente spregiativa, anche se, nonostante questo, conserva un buon livello di efficacia. Nasceva uno Stato, con tutti i conseguenti problemi di ordine economico e politico, e nasceva, al contempo, l’esigenza di abbandonare il dialetto e sforzarsi di apprendere una lingua sino ad allora mai sperimentata: quell’italiano codificato da Pietro Bembo nel 1525, con un’attenzione completamente rivolta alla dimensione scritta; rivisto e proposto, non senza polemiche, da Alessandro Manzoni ne I Promessi Sposi.
La storia della lingua italiana è caratterizzata da una continua tensione fra due poli, quello dello scritto conservativo e quello del parlato aperto ai cambiamenti: una tensione tra la fissità del cristallo e il...
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Tipo: BlogDom, 03/02/2013 - 13:44
[Articolo pubblicato sulla Webzine Sul Romanzo n. 5/2012 Intellettuali e Potere]
Francia, XVIII secolo. La svolta: crolla la monarchia e la repubblica prende vita; i morti saranno ancora tanti, la Rivoluzione continuerà, ma il popolo ha trionfato e il re è costretto ad arrendersi. Immensa era la figura degli intellettuali che avevano partecipato al dibattito di un’Età dei Lumi che avrebbe cambiato la storia dell’Europa; il fermento culturale dei salotti letterari era sfociato in impegno civile e l’intellettuale, non più arroccato nei suoi studi, aveva osato. Nel complesso intreccio delle relazioni con i poteri più forti – politica e clero, ma non solo –, prevalse l’organizzazione del dissenso sulla sottomissione al protettore di turno; anche nel Risorgimento italiano, comunque di importazione francese, e oltre, furono la partecipazione e la militanza il motore degli eventi, non la sterile erudizione racchiusa in pagine...
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