Tutti i contenuti di internodue
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Tipo: BlogMar, 26/06/2012 - 11:05
internodue approda alla sua fine. Dopo cinque mesi di intenso lavoro che hanno costantemente tenuto aperto il cantiere settimana dopo settimana, moralmente soddisfatti delle proposte fatte, orgogliosi di vedere i nostri racconti sempre tra i più letti di ogni mese, felici per aver coinvolto penne brillanti e voci freschissime, mettiamo un punto. Così, perché va fatto.Ci congediamo con una caramella. L'orecchio e la sensibilità di Paola Foderaro, già messi alla prova in lavori editoriali, qui si presentano in un racconto/favola dalla prosa ammaliante, dal ritmo sicuro e da un tocco leggerissimo. Vi lasciamo con questa lettura che è anche un omaggio affettivo e diciamo grazie: a chi c'è stato, a chi ha letto, a chi ha apprezzato, a chi no e anche a chi non ha avuto il tempo per farlo.
Caramella
E stettero immobili a fissarsi per ore, il cavaliere fuori e la fanciulla dentro. Ogni tanto lei, quando si era asciugato, leccava il vetro fatto di zucchero, per renderlo di nuovo trasparente e contemplare il volto del giovane. La scimmia albina rivolgeva alla padrona improvvise smorfie piene di denti, pensando di distrarla e farla sorridere, ma senza risultato; la pantera a due teste si strusciava sulle gambe del...
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Tipo: BlogMar, 19/06/2012 - 12:29
Di Sara Gabrielli Pettinicchio si diceva non solo che non avesse mai lavorato in vita sua, ma anche che non avesse neppure preso in mano una scopa o un aspirapolvere. Falsità ovviamente, messe in giro dalle solite malelingue che traggono piacere nello spargere cattiveria e acredine a piene mani. Infatti, per quanto fosse vero che lei non aveva mai preso in mano una scopa o un aspirapolvere – perché avrebbe dovuto farlo d’altra parte? – affermare che non avesse mai lavorato non corrispondeva a verità, visto che non solo un pomeriggio estivo aveva aiutato un’amica in un bar, ma nel suo periodo “ribellistico”, intorno ai 19 anni, desiderosa di rendersi indipendente dalla famiglia aveva seguito per due giorni un corso di venditrice di cosmetici porta a porta, salvo poi rendersi conto che l’ipotesi di sposare un uomo benestante era di gran lunga preferibile a quella di trascinarsi dietro per tutto il giorno una borsa piena di cremine.E così aveva fatto, ma senza forzare la situazione, senza nessun freddo calcolo, semplicemente lasciandosi andare alla vita e scegliendo fra quello che la vita le offriva.
Il marito, il Gabrielli, era una brava persona e avendo perso il padre da giovane, da giovane aveva preso in mano l’azienda di famiglia che produceva macchine per la lavorazione della carne. Il suo...
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Tipo: BlogMar, 05/06/2012 - 16:17

Bill cammina con passo sicuro, la spalla sinistra che sfiora il
muro, la destra urta boe controvento, il flusso è a suo favore, veloce
e denso.
Bill è alto e ha il passo sicuro perché è sicuro dentro.
Bill indossa un lungo doppiopetto di lana tenuto sbottonato, la
sigaretta tra le labbra, fuma.
La sequenza è: fumare-sfiorare-fumare.
Bill è sicuro perché sa già come andrà a finire, è un salmone che
depone uova d’acciaio Bill.
Giunto al primo incrocio, lì dove termina il marciapiede, arresta
la propria marcia a pochi centimetri dal ciglio della strada, attende
che il semaforo pedonale si tuffi dal rosso al verde e nel mentre
prende la sigaretta tra pollice e indice, allontanandola dalle labbra
sottili come prua.

Bill mantiene le punte delle scarpe dentro il ciglio, indice e pollice
si...
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Tipo: BlogMer, 30/05/2012 - 10:58
Il nostro cantiere questo martedì ospita Maria Francesca Cupane. Con la sua scrittura dal ritmo teatrale si è fatta notare in diversi premi letterari e ha partecipato ad antologie di racconti raccogliendo consensi e apprezzamenti. Qui ci propone una storia di ‘commiato’, con una voce semplice e sentimenti forti che come un ordito fanno da contrappunto alla trama melodica del testo.- Ciao papà! Ciao papà! Ciao papà! Oh! Finalmente stiamo un po' da soli... ché ti devo raccontare un po' di cose. Ma lo sai che cosa mi ha detto lui, l'altro ieri? Eh?! Lo sai che mi ha detto tuo figlio, mio fratello? Pensa, mentre venivamo a trovarti, ed ero seduta sul sedile anteriore destro della sua macchina, mi ha visto sobbalzare e mi ha detto: “Che salti? Mica ho frenato di botto!”. Lo sai papà, lo sai papà, lo sai papà, come guida la macchina: di scatto. Perché è nevrotico, è ansioso, anzi ansiogeno, lui. Però non aveva frenato! Allora gli ho indicato l'insegna, l'indicazione, la scritta che mi aveva fatto sobbalzare. E lui mi ha detto: “Esagerata! Sei sempre la solita pessimista! Rilassati!”. Capito papà? Capito papà? Capito papà...
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Tipo: BlogMar, 22/05/2012 - 12:13
Avevamo puntato la sveglia alle sei, ma alle cinque eravamo già lì a rigirarci nel letto.- Che ore sono? - mi fa mio marito.
- Le cinque - dico io.
Sento che si muove e mi volta le spalle.
Tendo le orecchie. Piove. Pioggia fitta e sottile che batte sul terrazzo del piano di sotto.
- Piove - dico.
Lui non risponde.
- Giovanni - dico.
Mi arriva il suo respiro pesante.
- Dormi? -
Passa un minuto, sussulta e mi fa:
- Che ore sono? -
Ci alziamo.
Ieri mattina hanno telefonato dall'ospedale. La aspettiamo domani alle sette, hanno detto. Giovanni si deve operare alla carotide. Avrebbero dovuto avvertirci con un paio di giorni di anticipo. La chiamiamo per tempo, avevano detto.
L'operazione è di routine. Si tratta di aprire l'arteria e ripulirne l'interno. Tre giorni di ricovero. Ne facciamo...
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Tipo: BlogMar, 15/05/2012 - 13:05
Per una scrittura d’oltrecliché, saturi – come il mondo – del realismo e dei suoi derivati, internodue è lieto di proporre il racconto di Guglielmo Menconi. Un autore inedito e sciolto da contratti che, saltando da un palcoscenico a un forno, ogni giorno attende l'alba con un taccuino in mano (alla vecchissima maniera), scribacchiando storie di cui, forse, solo arrivato a sera si rende conto.

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Mi chiamano Mimì, ma il mio nome è Lucia. Sono morta. Non so da quanto tempo. Forse oggi. Non posso dirvi dove mi trovo adesso, a voi vivi non è dato sapere. Non so se sto bene e non so se sto male. So che perdo velocemente tutti i ricordi della mia vita. Ricordo ancora, ma sono gli ultimi attimi lo sento, un paio di occhi chiari, forse blu, dei gatti, un lettino di quelli da analisi, il ticchettio di un orologio e il suono di una voce maschile che chiede il mio nome: “Mi chiamano Mimì, ma il mio nome è Lucia”. Adesso sto per andare. Per l'ultima volta.
A me se c’è una cosa che mi è sempre piaciuta è il caffè che poi dopo quando l’ho bevuto rigiro sempre la tazza sul piattino per vedere che cos’è che succederà, per prevedere il futuro. Sono abbastanza esperta sull'argomento, sa? Una volta, tanto per dire, c’ho visto una gatto che faceva...
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