Tutti i contenuti di Chiara Dell'Acqua
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Tipo: BlogVen, 03/05/2013 - 16:30
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Secondo Hegel l’Antigone di Sofocle è “l’opera d’arte più perfetta che lo spirito umano abbia mai prodotto”. Antigone da sempre è l’eroina romantica per eccellenza, simbolo della dicotomia tra famiglia e Stato, pronta a sfidare le leggi della città e a sacrificare la sua vita stessa in nome delle leggi non scritte degli dei (àgrapta nòmima): “Io non sono nata per odiare, ma per amare”. Ogni epoca si nutre della sua Antigone: alla corte del Re Sole con Racine, tra i furori giacobini con Alfieri; nel mondo contemporaneo delle dittature con Anouilh e Brecht; rivive anche nell’isola caraibica di Haiti per mano del drammaturgo Felix Morisseau-Leroy, che negli anni ’50 scrisse di lei in creolo. Antigone di Valeria Parrella è un atto unico, (Einaudi, pagg. 105) rappresentato per la prima volta al Teatro Mercadante di Napoli il 25 settembre 2012 per la regia di Luca De Fusco, in questi giorni al Teatro Stabile di Catania e che a novembre debutterà a Parigi, al Théâtre National De Chaillot.
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Tipo: BlogMar, 18/12/2012 - 10:47
Quando Costantino concesse ai Cristiani la libertà di culto, con l’Editto di Milano del 313, non avrebbe mai potuto immaginare la miriade di fedi che ne sarebbe scaturita. Roma è per antonomasia la culla di tutte le religioni, le custodisce gelosamente più di ogni altro luogo, con la sua lotta eterna “tra il lusso e la fede, le catacombe e le basiliche, la verità e la sua parvenza. Parrocchie, basiliche, cupole azzurre o ceri votivi. Qui il pellegrino può convincersi che la religione, ogni religione, non sia altro che un gioco di apparenza. O può capire l’esatto contrario, e vale a dire che la fede esiste e resiste grazie a questo”.Bene lo testimonia Errico Buonanno in L’eternità stanca. Pellegrinaggio agnostico tra le nuove religioni, (Laterza, pagg. 150) edito per l’interessante collana “Contromano”. Un viaggio che l’autore, Zeno Cosini del XXI secolo, liberatosi del vizio del fumo, intraprende con animo disincantato e scettico – divertenti i dialoghi con la moglie Claudia – e soprattutto con quella curiositas fondamentale per ogni nuova scoperta: “non sono fedele ma fiducioso. Non sono convinto, ma curioso.”
Così, nell’arco di due mesi...
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Tipo: BlogLun, 10/09/2012 - 10:38
“Comunicava con strumenti non verbali: i silenzi, anzitutto, gli sguardi, i movimenti delle mani, il modo di trafficare intorno alla pipa”.Così Ernesto Ferrero descrive Giulio Einaudi, nello splendido romanzo del 2005 dedicato “agli einaudiani” ma, più in generale, ad una indimenticabile stagione della cultura italiana, “I migliori anni della nostra vita” (Feltrinelli, pagg. 214).
Ferrero entra nell’Olimpo di via Biancamano nella primavera del 1963, come responsabile dell’ufficio stampa, poi diventa direttore letterario e, dal 1984 all’89, direttore editoriale. Dall’interno riesce benissimo a radiografare quell’idea einaudiana “d’essenzialità e leggerezza” personificata dall’Editore e dalle sue case con tanto bianco alle pareti che erano “il prolungamento delle sue copertine, o viceversa”.
Giulio Einaudi, appena ventunenne, il 15 novembre del 1933, fonda la casa editrice. Una passione, quella per i libri, che nasce nella villa di famiglia, a Dogliani, e in particolare nella biblioteca di suo padre, il presidente: “lì...
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Tipo: BlogSab, 01/09/2012 - 12:48
Romanzo. Saggio. Autobiografia. Nessuno di questi generi letterari, oppure tutti insieme, in una commistione assolutamente originale, che costituisce la peculiarità dell’ultimo libro di Emanuele Trevi, Qualcosa di scritto, (Ponte alle Grazie, pagg. 256) nella cinquina del Premio Strega.Roma, primi anni Novanta, Fondo Pier Paolo Pasolini: Trevi, non ancora trentenne e alle prese con la scrittura del suo primo libro, trova lavoro in questo palazzo di piazza Cavour, con il compito di rintracciare tutte le interviste rilasciate da Pasolini per curarne un’edizione. Direttrice del Fondo è Laura Betti, o meglio “la Pazza”, come la chiama Trevi, «quella specie di mostro dantesco, circondato dal fumo delle sigarette che lasciava consumare nel posacenere», trait d’union eccezionale fra l’autore e Pasolini, che lascerà un segno indelebile in Trevi: «più una cicatrice o anche un’amputazione che un sistema di ricordi».
In quegli stessi anni, per l’esattezza nel 1992, diciassette anni dopo la morte di Pasolini, un evento «si abbatté come una folgore» sulla vita di Laura e del Fondo: la casa editrice...
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Tipo: BlogMer, 06/06/2012 - 07:49
"In modo indiretto e forse involontario, i vestiti facevano anche una terza cosa: raccontavano agli altri la storia dell’anima che foderavano mettendo in scena gli sforzi di mentire di ciascuno”ha scritto Martin Amis e il saggio di Fabiana Giacomotti, La moda è un romanzo. Stile ed eleganza nei capolavori della letteratura (Cairo Editore, pagg. 301) ha il pregio di svelare insieme le mode e i moti d’animo dei personaggi che più abbiamo amato, ripercorrendo gli ultimi tre secoli della letteratura.Nel 1958 lo scrittore Truman Capote e tre anni dopo lo stilista Hubert de Givenchy rendono immortale il tubino nero di Holly Golightly in Colazione da Tiffany,indossato da una seducente Audrey Hepburn. Un secolo prima Manzoni sceglie di presentare al lettore Lucia attraverso l’abito che indossa, il vestito tradizionale delle contadine del Seicento lombardo: “Lucia usciva in quel momento tutta attillata dalle mani della madre […] portava un bel busto di broccato a fiori, con le maniche separate e allacciate da bei nastri: una corta gonnella di filaticcio di seta, a pieghe fitte e minute, due calze vermiglie, due...
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Tipo: BlogVen, 09/03/2012 - 12:20
Libellule, la nuovissima collana letteraria di Mondadori, dedicata a romanzi brevi o a lunghi racconti di autori italiani o stranieri, affermati o esordienti, è da un mese in libreria con quattro autori: Andrea Camilleri, Chiara Gamberale, Raffaele La Capria e Arnaud Rykner. Fil rouge di questo nuovo progetto editoriale la leggerezza – Calvino avrebbe apprezzato molto – egregiamente rappresentata dalla libellula, che “vuol dire una controllata eleganza in una liberata energia”, spiega bene Raffaele La Capria.L’amore quando c’era di Chiara Gamberale (pagg. 96, Mondadori) è un romanzo epistolare del secolo XXI: mail, sms e telefonate che l’autrice, ben nascosta tra le pagine, meticolosamente registra (data, ora e oggetto sono sempre riportati).
Tommaso e Amanda si sono amati tanto, forse troppo, sicuramente male. Dopo dodici anni barra dieci e mezzo di distanza si ritrovano, complice uno dei casi infelici della vita, e lentamente provano a ricucire quel filo reciso bruscamente, a raccontarsi le loro vite, come sono cambiate in tutti questi anni.
Tommaso...
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