Tutti i contenuti di Annalisa Castronovo
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Tipo: BlogLun, 04/07/2011 - 09:39
Nell’affrontare la trattazione delle figure retoriche non ci si soffermerà sulle categorie, ma si entrerà direttamente nel vivo di ciò che ciascuna di esse rappresenta. Anche l’ordine in cui si procederà prescinde da tali classificazioni e dall’alfabeto.La sinestesia, dal greco συναίσθησίς (composto di σύν, «con, insieme», e αἴσθησίς, «sensazione»), è considerata un particolare tipo di metafora e consiste, alla lettera – come suggerisce il nome stesso –, nella «percezione simultanea» di sensazioni appartenenti a sfere sensoriali diverse. In linguistica, quindi, con tale termine ci si riferisce all’accostamento e all’associazione proprio di due parole afferenti a piani sensoriali differenti.
Cara ai cosiddetti Poeti maledetti, quindi ai decadenti, dai simbolisti agli ermetici, la sinestesia riesce a mettere in relazione e mescolare aspetti canonicamente distinti e separati, trasformandoli in qualcosa d’altro, che pure esprime, in poche battute, esperienze e sensazioni complesse in modo sorprendentemente efficace.
Può essere indicativo, in tal senso, il seguente stralcio tratto da una lettera...
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Tipo: BlogVen, 06/05/2011 - 09:38
Molto spesso si ritiene che le figure retoriche siano appannaggio della poesia, escludendo in tal modo che possano riguardare la prosa e gli interessi di chi intende scrivere esclusivamente secondo quest’ultima forma svincolata dalla metrica. Errore! Fa parte del bagaglio culturale di ogni scrittore che si rispetti la conoscenza di tutti gli strumenti a sua disposizione; le figure retoriche sono tra questi.Cos’è una figura retorica? Già l’espressione suggerisce un certo non so che di superficiale e pomposo, forse perché il primo dei due termini, figura, in sé richiama l’esteriorità, l’apparenza, l’artificio e tutta l’accezione negativa derivata dal rapporto di questi altri termini con i loro contrari. Come se non bastasse, poi, nel linguaggio comune retorico si riferisce in senso spregiativo a certi discorsi e scritti ampollosi, carichi di enfasi e ricercati nella forma, ma privi di consistenza e di validità sul piano dei contenuti. Per non parlare delle cosiddette domande retoriche, vale a dire di quelle interrogazioni che non puntano certo ad avere una vera risposta, in quanto essa è già ovvia, e che proprio per questo spesso suonano antipatiche e...
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Tipo: BlogMer, 23/03/2011 - 11:19
A distanza di pochi giorni dal 150° anniversario dell’unità d’Italia, mi pare opportuno toccare un tasto pertinente sia all’occasione che alla presente rubrica: i forestierismi nella lingua italiana. Perché opportuno? Il 17 marzo e i giorni immediatamente successivi, ho avuto modo di guardare un po’ le strade, i negozi, le abitazioni e il resto del mondo che mi circonda abitualmente. Qualcosa spiccava rispetto al solito: le bandiere italiane. Mi sono subito rattristata. La causa del mio stato d’animo non risiedeva certo nel tricolore o nel suo significato storico, niente affatto! Piuttosto, a infastidirmi era la riflessione sottostante: sono quotidianamente circondata da bandiere a stelle e strisce, da canzonette in altre lingue e da prodotti stranieri di uso comune che non danno per nulla nell’occhio, ma vengo distratta da gagliardetti colorati che dovrebbero apparirmi normali tanto quanto lo sono le innumerevoli insegne statunitensi per i cittadini americani. Perché in Italia non è altrettanto naturale? Perché su questo territorio sono meno strani gli emblemi stranieri che quelli...
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Tipo: BlogMer, 23/02/2011 - 09:46
Ieri sera ho pensato a cosa avrei voluto scrivere questa volta. Forse, però, farei meglio a scrivere dovuto. Dovuto e voluto scrivere. Poi, questa mattina, una capatina sul più noto social network site del momento mi ha schiarito del tutto le idee.Cosa ho visto? Presto detto: un amico ha pubblicato un video, colonna sonora e un susseguirsi di immagini. Niente di speciale, no? No, infatti. Non era il fatto che fosse un video né era la musica a colpirmi. Niente affatto. Ho visto il mio amico. Non una foto o un’immagine che lo ritraesse, no. Ho visto il mio amico... nelle sue opere. Nei disegni. In quei bianchi e neri tracciati su carta, tela o qualunque altra cosa fosse. Poco importa. Lui era lì. Era lì come non lo avevo mai visto prima. Come non può essere visto passeggiando per strada, parlando a tu per tu e – forse, nel suo caso – neanche attraverso la scrittura.
Ho visto il suo talento? Talento, attitudine, inclinazione, disposizione naturale, genio. Nessuna di queste espressioni rende quello che intendo. Le ultime due, però, ne hanno l’aroma, il sentore. È evidente, infatti, nei...
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Tipo: BlogMer, 02/02/2011 - 11:19
Alla luce dello scorso articolo, ritengo interessante far parlare della fase di setaccio (e di molto altro ancora) proprio a chi sta praticando tale attività, ossia a uno scrittore, anzi – per meglio dire e non a caso – a un aspirante tale. La persona a cui mi riferisco è mio amico da quando eravamo entrambi due ragazzini, poi è stato mio collega all’università e nel tempo abbiamo raggiunto un alto grado di stima reciproca, tanto che anni fa egli decise di rendermi partecipe in anteprima del suo primo dattiloscritto, chiedendomi un giudizio spassionato ed eventuali consigli sull’opera. Credo sia utile, per chi fosse interessato a intraprendere “il” percorso che conduce alla pubblicazione, conoscere le tappe, le sensazioni e i dubbi a esso connessi direttamente attraverso il resoconto di chi veramente ha vissuto tale esperienza e vi si rapporta in concreto.L’aspirante scrittore in questione non comparirà con il suo vero nome né saranno fatti nomi di altri, affinché sia chiaro che quanto segue non ha alcuna finalità promozionale; l’intento dell’articolo e della rubrica è, invece, quello di schiarire il cammino di chi si accinge alla scrittura...
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Tipo: BlogGio, 13/01/2011 - 12:55
Sapete cosa mi infastidisce? L’uso spropositato delle parole.Tempo addietro ho scritto riguardo a registri linguistici e gerghi, questa volta però mi riferisco ad altro. Vedete, trovo perfino naturale che una generazione abusi di una certa parola alla moda in forma esclamativa, come fanno fin dalla gioventù i miei genitori e i loro coetanei con pazzesco! o assurdo!, i miei amici con allucinante! (qui niente affatto sinonimo diabbacinante!) o le nuove leve griffate e à la page, cioè i supermen e le supergirls cocchi e cocche di mamma e di papà sempre più reattivi a spumante, cola e frittura – neanche fossero kryptonite! –, con il loro ricco repertorio lessicale da tossici incalliti di periferia ‘completamente scioccati’ mentre si suggeriscono vicendevolmente ‘flash’ da ‘delirio’ o ‘da panico’ che ‘no, non si può capire!’.
Beh! Io non solo capisco, ma accetto, assorbo e riuso in modo più o meno consapevole e divertito questo miscuglio linguistico. Vi dirò di più, riesco a digerire senza difficoltà anche paroloni, magniloquenze, retoriche ed enfasi varie; mi piacciono persino le...
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