Tutti i contenuti di Andrea Atzori
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Tipo: BlogVen, 03/05/2013 - 11:30
[Terza puntata della Rubrica Nella pancia del drago]
Fantasy e mappe: un binomio indissolubile. Uno strumento per l’orientamento del lettore gentilmente fornito dall’editore o più una questione atavica di afferrare il Nulla con le mani e fare del vuoto materia pulsante? (That’s power-writing!)
Caro lettore, continua il nostro viaggio gastrointestinale alla ricerca delle rotte fondamentali che tracciano il genere fantasy. Qui nella Pancia del Drago si sono già visti due tipi di rivolta: la prima, quella – attesa – dei “realisti”, e la seconda, quella inaspettata, degli stessi “fantastici”. Ai primi, il redattore prigioniero, vorrebbe dire una parola per tranquillizzare: giuro sui Grandi Antichi che non importunerò più la memoria letteraria di Jane Austen ma, proprio dovendo, scoccherò qualche freccia su Émile Zola. Ai secondi volevo dire che non c’è persona che stima il ruolo letterario di grossi rettili sputafuoco più del sottoscritto, e che l’ironia può essere spesso doppia, se non...
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Tipo: BlogMer, 03/04/2013 - 11:30
[Seconda puntata della Rubrica Nella pancia del drago]
Ben ritrovati, oh malcapitati! Non che ci si possa allontanare troppo gli uni dagli altri in codesto antro digerente. Certo, non credevo che così tanti si rifugiassero laggiù in fondo, nella melma, curvi alla luce di fluorescenti enzimo-coleotteri a rileggere Jane Austen. Sono sicuro che parte di costoro hanno la spilletta “Urban-fan-tas-yò!” (ah, gli elfi Hip-Hop) e già al terzo paragrafo della puntata precedente hanno preparato la vena per un’iniezione di morfina: «Fantasy tolkieniano? Kill me, please».Suvvia, oh valenti, seguitemi ancora un poco nelle mie digressioni. Nessuno vuol dire che un fantasy può essere tale solo se segue le orme di Tolkien – anche se ritorna la provocazione del «either imitating him or else desperately trying to escape his influence.»; né si può dire che Mr Tolkien (aridaje) fosse veramente il primo ad aver scritto un fantasy “mimetico” in un “secondary world” (si potrebbe citare il “...
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Tipo: BlogGio, 14/03/2013 - 12:30
Prima puntata della Rubrica Nella pancia del drago.
Spero che lo spoiler della puntata zero vi abbia confuso abbastanza (growl – brontolò la pancia del drago).
Fantasy è un prestito dall’inglese e vuol dire fantasia. Ma ex nihilo nihil fit. La parola fantasia arriva alle lingue romanze e germaniche dal greco φαντασία, in latino PHANTASIA, pronunciato proprio come quella di Michael Ende: immagine, apparizione. Prima del greco, la parola accettata in tutta la Pangea era “Ooooh”, con l’indice puntato e gli occhi sgranati di meraviglia sul mondo.Sembra paradossale che dall’osservare attonito della realtà sia nata la poetica dell’irrealtà. Il termine fantasy, per come è riconosciuto da noi lettori contemporanei, sta a indicare un genere letterario evolutosi dalla summa tra il patrimonio mitologico fantastico di tutte le società pre-letterarie e la...
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Tipo: BlogGio, 07/03/2013 - 12:30
[Puntata 0 della Rubrica Nella pancia del drago]
se vi trovate qua e la logica non inganna, è perché il drago vi ha mangiati.
Non temete, vi ha inghiottiti per interi e nella pancia si sta comodi, a parte la limacciosità della superficie calpestabile, le zaffate di umori solforosi e il frignare di quello là, sì, quel burattino dal naso lungo che continua a lamentarsi di aver ricevuto false indicazioni per ritrovare il suo “babbino”, che, invece, si trova dentro un’altra cavità gastrica. Se non siete stati inghiottiti, be’, siete venuti abbastanza vicini da sbirciare tra le fauci e intravedere l’ugola e ciò che c’è più in là, nel buio. Si farà il possibile per farvi fare un passo falso.Di cosa stiamo parlando? Ma di fantasy, ovviamente. Quale creatura più meritevole di simboleggiare un intero genere letterario, se non il drago? Quale lo stereotipo da sempre meglio cavalcato e riconosciuto? Rispondere «Elfi» non vale, perlomeno non ancora, e chiamare la rubrica...
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Tipo: BlogMer, 13/02/2013 - 12:49
“Business is business”. Spesso questa frase viene citata per ricordare che, quando ci sono soldi di mezzo, non si dovrebbe guardare in faccia a nessuno, tanto meno alla propria coscienza. Michael J. Sandel, filosofo, economista e professore di filosofia politica ad Harvard, già dal solo titolo del suo What Money Can’t Buy – The Moral Limits of Market (Allen Lane – Penguin, 2012) commette ciò che tra gli economisti e i tecnici della finanza è considerato un atto di blasfemia: permettere a valutazioni etiche di interferire con valutazioni di ordine commerciale.Un dogma liberale, “business is business”, entrato nell’ultimo trentennio a far parte del nostro vocabolario come consueta percezione del vivere sociale. Con WMCB, Sandel ci accompagna nel raccapricciante viaggio alla scoperta di come la nostra società, quella occidentale che si impone come modello globale, dal “having a market economy” sia naufragata senza accorgersene in “being a market society”. Un gioco di parole particolarmente efficace in inglese, dove i verbi avere ed essere demarcano una differenza sostanziale: utilizzare determinati strumenti economici per...
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Tipo: BlogDom, 16/12/2012 - 14:55
Risale a questo ottobre 2012 alla Frankfurter Buchmesse il rapporto dell’Associazione Italiana Editori riguardo allo stato generale dell’editoria nel Bel Paese. Nello sconforto generale che ha visto il mercato del libro italiano calare di un 8,7% rispetto allo scorso anno e vantare una percentuale di lettori tra le più basse rispetto a quelle degli altri “big” europei (Gran Bretagna, Francia e Germania), un dato è sembrato però rincuorante, quello legato allo stato dell’editoria digitale: più di mezzo milione di persone in Italia sono i lettori abituali di ebook, una percentuale che dallo scorso anno è aumentata al 2,3% della popolazione.Entusiasmante. Quasi si sarebbe portati a immaginare un normale vagone di tram in una normale giornata lavorativa con i passeggeri abituali che, anziché quotidiani stropicciati e brossure usa e getta, fissano eleganti scatolette nere sfiorandole ogni tanto con le dita. Il fatto è che l’entusiasmo da percentuali vale poca cosa, e la scena descritta rimane per ora solo un sogno (o un incubo, per taluni), perché l’Italia resta de facto uno dei mercati del libro forti dove gli ebook hanno meno...
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