Come leggere un libro

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  • Autore: Morgan Palmas
    Sab, 13/06/2009 - 10:29
    L’obiettivo stilistico di oggi – ve lo anticipavo ieri – è di creare una scena di frustrazione, nella quale qualcuno pensa a sentimenti negativi oppure è rassegnato.
    Anche qui, come nei casi precedenti, lo stile deve essere mirato e gestito con alcune accortezze.
    Se pensate alla frustrazione pensate ad un ritmo che continua a mutare o a qualcosa di statico? Appunto, così dovrete rendere i periodi del vostro romanzo: il registro deve sembrare uguale a se stesso, le frasi devono incalzare con un senso di monotonia, un grigiore evolutivo.

    Non scordate l’uso del climax – lo citavo pochi giorni addietro -, dipende se la frustrazione da descrivere è senza speranza o, in questo caso il climax potrebbe essere utile, se comunque c’è di base una rabbia che potrebbe portare a nuovi eventi, frutto della volontà.
    In questo caso non è importante che una frase sia corta o lunga, ma se passate da una tipologia all’altra cercate in ogni caso di farlo con uno schema fisso, anche questo dona un’idea di staticità, in qualche modo associabile alla...




  • Autore: Morgan Palmas
    Ven, 12/06/2009 - 09:44

    Buongiorno, vorrei iniziare chiedendole a quale età si è avvicinato alla scrittura e se è stato o meno un caso fortuito.

    Avrei voluto fare l’astronauta o il disegnatore di fumetti o il giocatore di pallacanestro, ma eliminando subito il sogno spaziale mostruosamente proibito, mi accorsi che come disegnatore con difficoltà avrei potuto aspirare a qualcosa di più di una sufficienza in educazione artistica, e che per diventare un vero cestista bisogna possedere un bagaglio tecnico superiore al mio pur rispettabile sottomano. Così ho scelto un’altra strada. Ho sempre letto molto, e rielaboravo e fantasticavo (credo che un sacco di gente lo faccia); e di tanto in tanto ho cominciato a buttare giù qualche idea, per vedere l’effetto che fa, né più né meno (e anche questo l’avranno fatto chissà quante persone su e giù per il mondo). Fino a quando un giorno, anni fa, ho scritto un racconto che non sembrava malaccio, ho spedito il racconto a una rivista letteraria, “Nuova Prosa”, e la rivista lo ha pubblicato. 100%, al primo tentativo, bingo. E questo mi ha spinto a scriverne un altro e così via. Se lo avessero rifiutato forse mi sarei fermato, chi può dirlo. La vocazione, questa “chiamata alle armi”, è una cosa che non mi ha mai convinto. Diciamo che sono agnostico.

    Se consideriamo come estremi l´istinto creativo e la razionalità consapevole, lei collocherebbe il suo modo di produrre scrittura a quale distanza dai due?

    Teniamoci stretto quello...





  • Autore: Morgan Palmas
    Ven, 12/06/2009 - 09:30
    Avete memorizzato le lezioni di questi ultimi due giorni? Bene, oggi volete creare una situazione descrivendola in modo oggettivo e realistico, quale stile adotterete?
    In questo caso dovete lavorare molto sul lato visivo, arricchendo la narrazione con elementi che possano stimolare il senso della vista.
    Inoltre, una buona tecnica è fare anche parlare i personaggi, facendo in modo che siano loro a descrivere le scene e a raccontare.
    Il ritmo deve essere gestito in modo equilibrato, tendente tuttavia alla velocità; l’accorgimento principale è di non cadere nella lentezza eccessiva (eccetto rari casi realistici che appartengono alla frustrazione, ne parleremo domani).
    Non abbandonatevi a riflessioni colme di subordinate (ricordate l’ipotassi?), rallentano il ritmo. Poche...
  • Autore: Morgan Palmas
    Gio, 11/06/2009 - 11:48

    Buongiorno, vorrei iniziare chiedendole a quale età si è avvicinato alla scrittura e se è stato o meno un caso fortuito.

    Ho iniziato a scrivere "seriamente" verso i diciassette-diciotto anni. Non riesco a ricostruire con precisione l'accaduto, ma non parlerei di caso fortuito. Ero sempre stato un buon lettore, e un ragazzo un po' solitario: ma questa è forse solo la superficie della cosa. Forse bisogna tornare più indietro, a un bambino che amava inventare le storie con suo padre. Sì, probabilmente questa è l'origine del tutto: storie. Sono sempre stato affascinato dalle storie, ed è arrivato banalmente un momento in cui ho deciso di cominciare a scriverle.

    Se consideriamo come estremi l’istinto creativo e la razionalità consapevole, lei collocherebbe il suo modo di produrre scrittura a quale distanza dai due?

    Direi che l'inizio, l'idea, la formazione di una storia, è sempre dettata dall'istinto. Gli embrioni di storie mi sono sempre venuti in mente in momenti e modi casuali: scendendo dal tram, affacciandomi alla finestra, lavandomi i denti. Quello è il momento degli appunti frenetici e della "scossa" iniziale, che può anche non portare a nulla. Una volta che la trama è vagamente definita e i personaggi prendono forma nella testa, inizia la fase della stesura. E qui è per gran parte questione di razionalità - di lucidità, più che altro. Scrivere è una gran fatica, e io sono uno che pone grande attenzione sia alla lingua che alla struttura...





  • Autore: Morgan Palmas
    Gio, 11/06/2009 - 11:24
    Desiderate illustrare una situazione che è costituita di forti emozioni, ad esempio un sentimento che esplode o che finisce con una scena drammatica, quale stile scegliere?
    Dovreste prediligere frasi esclamative, la prosa non dovrà essere lenta e regolare, ma colma di strappi, per intenderci, il lettore sarà così portato di continuo da un’emozione all’altra con bruschi cambi di fronte, non date il tempo di pensare, deve avere il fiatone in gola. Cercate di ripetere gli stessi termini, come a dare l’illusione di capire, di avere già incontrato, e invece poi un altro strappo, un mutamento di direzione.

    Facilitate tutto, quando scrivo la parola “strappo”, usando lo spazio...
  • Autore: Morgan Palmas
    Mer, 10/06/2009 - 10:58

    Buongiorno, vorrei iniziare chiedendole a quale età si è avvicinato alla scrittura e se è stato o meno un caso fortuito.

    Mi sono avvicinato alla scrittura per una strana situazione. Fino all’età di diciassette anni non avevo letto un libro, pur provenendo da una famiglia che coltivava da sempre il gusto per la lettura e possedeva più di cinquemila volumi in casa. Anzi, più i miei genitori mi invitavano a leggere, più reagivo con un no, per ripicca o per insofferenza. Sarei voluto diventare tipografo. È stato il terremoto del 1980 in Lucania e in Irpinia che ha cambiato la mia vita. Frequentavo l’ultimo anno del liceo, conducevo una vita tipica per un ragazzo che abitava sull’Appennino meridionale (amici, motorini, cinema…), ma il sisma ha modificato la rete dei rapporti. Le scuole furono chiuse per mesi, la gente partì, non sapevamo dove fossero parenti e conoscenti. Sarà stata la solitudine di quell’inverno, che fu particolarmente severo, sarà stata la paura di morire o lo scrupolo di essere scampato alla morta, ma io in quell’inverno di solitudine ho cominciato a capire che i libri potevano essere la mia compagnia, potevano riempire il vuoto che sentivo intorno a me. Il primo romanzo che ho letto fino in fondo e poi ho letto e riletto è stato Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi. Il romanzo di un forestiero che aveva compreso l’anima della mia terra meglio di chiunque altro.

    Se consideriamo come estremi l´istinto creativo e la razionalità...



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