Perché è importante leggere

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Come leggere un libro

Le ultime dal blog...

  • Autore: Morgan Palmas
    Lun, 06/07/2009 - 11:56
  • Autore: Morgan Palmas
    Lun, 06/07/2009 - 10:49

    Buongiorno, vorrei iniziare chiedendole a quale età si è avvicinata alla scrittura e se è stato o meno un caso fortuito.

    Non ricordo un periodo in cui non abbia scritto o pensato di farlo. È stata sempre una grande forma di divertimento e consolazione, che si è approfondita durante l’adolescenza, il mio tempo oscuro. Ricordo bene invece un compito in classe in quarto ginnasio, Cosa vuoi fare da grande?, un tema che da subito giudicammo tutti banalissimo, così senza alcuna introduzione scrissi in tre ore un breve racconto. Staccato di una frase, in conclusione: Ecco cosa voglio fare, scrivere.
    Presi 4, ero andata “fuori tema”.
    Negli anni, non c’è stato nient’altro che mi abbia veramente appassionato. Volevo solo leggere e scrivere, ma mi rendevo conto che non era bello da dire, o facile da sostenere, non ho avuto mai il coraggio di puntarci tutto. Mi sembrava un lusso imperdonabile.

    Se consideriamo come estremi l’istinto creativo e la razionalità consapevole, lei collocherebbe il suo modo di produrre scrittura a quale distanza dai due?

    Penso alle gabbie di Francis Bacon e al fatto che per lui non c’è tensione in un quadro, se non c’è lotta con l’oggetto. Per me anche la scrittura dovrebbe costruirsi una gabbia formale, entro cui liberare la bestia della lingua.

    Moravia, cascasse il mondo, era solito scrivere tutte le mattine, come descriverebbe invece il suo stile? Ha un metodo rigido da rispettare o attende nel caos della...









  • Autore: Morgan Palmas
    Lun, 06/07/2009 - 09:30
    Se l’obiettivo di quantità quotidiano lo avete rispettato, dovreste avere con la lezione di oggi circa 50 cartelle. Posso immaginare che fra voi siano in maggior numero coloro che ne hanno meno, anzi non lo immagino, ne sono certo. Per quale ragione nonostante l’impegno, le lezioni, i consigli, ecc?
    Una parola: demotivazione.

    Tornerò ancora su questo punto e da adesso in poi ve ne parlerò una volta ogni dieci lezioni fino alla fine dei cento giorni. A taluni sembrerà un fatto stupido all’interno del processo della creazione d’un romanzo, invece lasciatemi sostenere che è il più importante.
    Accade spesso che il freno sia motivazionale, non solo nella scrittura. Chiedetevi con serietà: perché non ho raggiunto le 50 cartelle? Siate sinceri.

    Avevo pensato di non parlare più di tali argomenti (lo avevo anche scritto in un post), invece, leggendo le vostre mail che mi arrivano numerose, mi sono accorto di come vi sia la necessità di qualche consiglio a riguardo. Forse la crisi mondiale, forse i soldi che mancano o forse il clima di...





  • Autore: Morgan Palmas
    Sab, 04/07/2009 - 15:02

    “Tu improvvisamente fai annunziare con un manifesto che la settimana prossima, giovedì o venerdì (insomma, immaginati il giorno in cui scrivi le tue appendici), al teatro Berg o in un locale appositamente preparato, ti esibirai nudo, e anzi in tutti i suoi particolari. Credo che si troveranno delle persone che ci staranno; spettacoli come quelli attirano in particolar modo la società moderna. Credo che verrà gente, e anche in gran numero; ma sarà forse per dimostrarti del rispetto? E se è così, in che cosa consiste il tuo trionfo?”.
    [“Diario di uno scrittore” di F.Dostoevskij, Giulio Einaudi Editore, 1943]

    Le ultime due domande sarebbe interessante rivolgerle a chi compie operazioni letterarie sfruttando il nudo, il sesso, l’eros. Inutile che faccia nomi. E vendono, cavolo se vendono.
    È attraente per molti ciò che è sensuale, pruriginosamente malizioso. Anche in letteratura. L’eros è ovunque, dalle pubblicità all’arte, dai gossip politici alla chirurgia estetica. Per non parlare di trasmissioni televisive alle sette di sera, una in questo...



  • Autore: Morgan Palmas
    Sab, 04/07/2009 - 14:14
  • Autore: Morgan Palmas
    Sab, 04/07/2009 - 13:56
    Che cosa ne pensate dei punti di domanda??? Mica sono esclamativi!!!
    Sono potenti e delicate forme di enfasi, dosarle è sostanziale, renderle abbondanti in un testo è da scribacchini, non da scrittori; è da lettera adolescenziale, non modalità di chi desidera plasmare un romanzo.
    E poi uno, due, tre, quanti? Devo dirlo? Uno è sufficiente, più che sufficiente. A volte anche uno è troppo, perché capita che si inseriscano domande retoriche ridondanti, perché farle se sono retoriche? Il lettore conosce già la risposta.

    Non sto negando l’utilizzo della domanda retorica, non vorrei essere frainteso, ma concedetevi poca licenziosità, passare dalla bellezza della parola all’indecenza grossolana è facile, molto più facile di quanto si potrebbe pensare.
    Rileggete quanto avete scritto, osservate in particolare i punti di domanda ed esclamativi. Sono necessari tutti?






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