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Stefano Cucchi: Ilaria Cucchi presenta “Volevo dirti che non eri solo”

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Di Deborah Pirrera

Per ricordare Stefano Cucchi

La sala della libreria Mondatori di Piazza Duomo a Milano è affollata, Ilaria Cucchi non si fa aspettare troppo, è accolta da un applauso commosso che pare non voglia mai finire. Siamo alla presentazione del suo libro “Volevo dirti che non eri solo” edizioni Rizzoli, scritto a quattro mani con il giornalista del Corriere della Sera Giovanni Bianconi. Il lavoro a quattro mani ha una duplice spiegazione: atto dovuto verso quel giornalista che un anno fa per la prima volta le diede voce su Sette, l’inserto del Corriere della Sera, e il fatto che Ilaria non sia una scrittrice e di scrivere, del fratello ucciso, un anno fa non se lo sognava nemmeno.
Più volte, nel corso della serata, mi domando come faccia a trattenere le lacrime addentrandosi nei particolari di una storia infinitamente triste, ancora avvolta nel mistero delle menzogne. Mi domando quante volte abbia ripetuto le stesse cose davanti a giudici, curiosi, agenti o giornalisti e se oggi, nei giorni in cui un anno fa esattamente si consumava il calvario di Stefano Cucchi, non le faccia più male.

Riesce a dire, prima che fiocchino le domande, con voce che appare appena incrinarsi “Racconto la storia di mio fratello per restituirgli dignità e giustizia, per ridare il giusto rispetto alla mia famiglia sulla quale sono state dette troppe cose… molte irrilevanti, altre false. Si è arrivati persino a mettere in discussione i nostri rapporti, quasi che alla fine la colpa sia solo di chi muore. Racconto la storia di una famiglia normale, normale non perfetta, dilaniata dal dramma della droga, che sino a quel 15 Ottobre credevamo per sempre risolto”.

La storia di Stefano Cucchi, ventenne romano di Tor Pignattara, arrestato per detenzione e spaccio di droga e restituito cinque giorni dopo alla sua famiglia, cadavere, senza che nel frattempo questa abbia mai potuto vederlo, è tristemente nota a tutti. La conosciamo anche per quelle orribili immagini rimbalzate tra web, tv e giornali. Il caso era stato chiuso per “Morte naturale” causata, disse il Ministro A. Alfano “per una probabile caduta accidentale dalle scale”, “morte per lesioni lievi e traumi pregressi” si legge nel referto medico.
Ilaria e la sua famiglia sono riusciti a fare aprire un fascicolo sulla vicenda, con 13 imputati per lesioni aggravate, abuso di autorità, falso ideologico e omissione di referto. Si è già alla terza udienza preliminare di un processo che, immaginiamo, molto lungo. Un grande passo avanti, comunque.

È giusto che anche alle Istituzioni venga ridata dignità perché tra quelli che picchiano, occultano, ghettizzano, nelle carceri c’è anche tanta gente che fa il suo lavoro onestamente. I primi devono essere puniti ma noi non cerchiamo una vendetta generica, io e la mia famiglia non vogliamo sparare nel mucchio bensì che ogni responsabile paghi singolarmente per la sua colpa. Che lo Stato ammetta la sua mancanza.”

Penso che quanti non acquisteranno il libro debbano sapere almeno della sua esistenza. In questi giorni hanno fatto clamore le spettacolarizzazioni mediatiche legate al caso Scazzi o alla “liberazione” dei minatori cileni ma quello di Ilaria Cucchi mi è sembrato un dolore sincero, non una farsa in cerca di facili riflettori e soprattutto mi hanno fatto riflettere le sue parole. “Per ottenere un po’ di chiarezza abbiamo dovuto fare ricorso ai mezzi di comunicazione, finché rimanevamo nell’anonimato nessuno ci dava retta, noi che invece avremmo voluto soltanto chiuderci nel nostro dolore”.

Quanto al libro è un libro semplice fatto di molti ricordi, specie dei giorni vicini alla data dell’arresto, giorni normali che nessuno immaginava sarebbero stati gli ultimi; di innumerevoli rimpianti e di un dubbio lancinante “Stefano avrà capito che non era solo? Che, passato un primo momento di rabbia e di delusione per il suo arresto, eravamo con lui, a chiedere di lui mentre ogni visita ci veniva negata?”. Tante le domande, come questa, irrisolte e una sola consolazione “Sappiamo che prima di morire ha chiesto, e gli è stata concessa, una Bibbia e che per questo avrà avuto qualcuno al suo fianco a consolarlo, invece nessuno ci ha mai dato la lettera che sappiamo averci scritto”.
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Commenti

Giusto oggi Fini (che strano ritrovarmi a citare Fini, ma la sensibilità anche in questo caso è innegabile) come "innanzitutto una storia di diritti negati...." si può dargli torto!?
D. Pirrera

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