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L'orto degli altri - 2: Oscar Wilde in Florida. Una testimonianza

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Di Morgan Palmas

L'omosessualità nel mondo cattolico

Come martedì scorso, propongo oggi un articolo pubblicato in un altro luogo della rete, precisamente cinque anni fa su Vibrisse. Un tema complesso, non scontato fra i cattolici come potrebbe sembrare a taluni. Lo avevo anticipato qui, vorrei creare ponti fra credenti e non credenti, perché i muri esistono, ciononostante possono essere osservati, studiati, considerati con nuovi punti di vista, dipende da ognuno di noi. Ho avuto già il piacere di dialogare con Emanuele Pettener in uno dei numeri della webzine, a pagina 70.

Nell’articolo che segue egli racconta un’esperienza vissuta in prima persona in Florida, dove vive. Un sacerdote parla durante la messa di Oscar Wilde.

***
Oscar Wilde in Florida. Una testimonianza. 

Ieri mattina sono andato a messa, qui a Boca Raton, Florida, dove abito. La messa è cominciata e prima del Vangelo una signora distinta è salita sull'altare: apparteneva all'associazione "Citizens for Science and Ethics,Inc." e ha pubblicamente chiesto di aderire a una petizione per proporre allo Stato della Florida un emendamento che "protegga il matrimonio come unione legale solo tra un uomo e una donna e che provveda che nessun’altra unione considerata come matrimonio o equivalente venga riconosciuta e considerata valida."
Ho trovato paradossale che in un consesso di persone (almeno 800) che stavano celebrando la fratellanza e la tolleranza nel nome di Colui che redarguì severamente circa lo scagliar pietre a destra e a manca, che suggerì di pensar ai propri pali anziché alle pagliuzze altrui, che disse chiaro e tondo che le minoranze (prostitute, ladri e pubblicani) sarebbero entrati nel regno dei Cieli ben prima degli ipocriti – una signora formulasse la richiesta che un omosessuale non abbia gli stessi diritti di un eterosessuale.
Finalmente è partito il Vangelo, precisamente la bellissima pagina di Matteo laddove Gesù osserva che chiunque farà del bene al più piccolo (al più emarginato) dei suoi fratelli – un bene pratico, concreto, dargli da mangiare se ha fame, da bere se ha sete, visitarlo se sta in prigione – sarà come se lo avesse fatto a Lui, e viceversa.
A questo punto, il sacerdote, un giovanotto robusto di razza irlandese, senza preamboli, ha detto: "Voglio raccontarvi una fiaba di Oscar Wilde", e si è messo a raccontare "The Happy Prince", Il Principe Felice. L'ha raccontata per venti minuti, in modo meraviglioso, così limpido e suadente che sembrava Oscar Wilde stesso, e il gregge di fedeli era incantato, e la signora distinta idem, commossi dalla bellezza inimitabile della prosa di Wilde, dal canto del sacerdote, dalla vicenda del principe e della piccola rondine, in effetti perfetta per esemplificare la parola di Cristo.
Ma quel che il gregge di fedeli né la signora sospettavano è che Oscar Wilde fu imprigionato, distrutto moralmente fisicamente ed economicamente, colpito negli affetti più cari e di fatto condotto a morte precoce da una legge omofobica.
Vi ricordo in breve i fatti: nel 1895, all'apice del successo (nei teatri di Londra trionfavano An Ideal Husband e The Importance of Being Earnest) Wilde portò in tribunale Lord Queensberry per averlo accusato di "posare come un sodomita", Queensberry contrattaccò e provò che l'accusa non era infondata. Essendo l'omosessualità illegale, Oscar Wilde fu condannato a due anni di lavori forzati, spogliato dei suoi averi, il nome cancellato dai cartelloni teatrali e trasformato in un marchio d'infamia, la moglie chiese il divorzio e gli impedì di vedere i figli (per i quali aveva scritto Il Principe Felice). Quando uscì, era un uomo finito. Si rifugiò a Parigi, ove morì il 30 novembre del 1900, a 46 anni.
Ora, esattamente 105 anni dopo, in una caldissima mattina nel sud della Florida, una distinta signora chiede, durante una celebrazione in nome di Cristo, che ad alcuni non sia dato un diritto in base alla preferenza sessuale, etica, religiosa di altri.
E il sacerdote (Irlandese, e forse gay) risponde in letteratura, commenta la potenza magnifica delle parole di Cristo con la potenza magnifica delle parole di un omosessuale, risponde all'ottusità senza tempo di chi si arroga il diritto di giudicare – con la bellezza. Come dire: "Ma sì, fate pure, pensate d'esser sempre nel giusto, è sempre stato così e sempre sarà così." Un gesto così dandy, così elegante, amaro, dignitoso, così supremamente inutile che non ho potuto fare a meno di emozionarmi, riconoscendo, dopo 105 anni, la grandezza invincibile di Oscar Wilde.

Post scriptum: la messa si è tenuta nella chiesa dedicata a Santa Giovanna D'Arco. Nota lesbica.

[Originariamente pubblicato in Vibrisse il 21 Novembre 2005]
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