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"Se Non Fossi Egiziano" di 'Ala Al-Aswani

Di Davide Michele Knecht



“Se Non Fossi Egiziano” di ‘Ala Al-Aswani (Feltrinelli, traduzione Claudia La Barbera)
 
Um ad-dunya, la madre del mondo, così gli Egiziani chiamano il loro paese che, per lunghi decenni, è stato il centro culturale del mondo arabo.
Erede di una lunga tradizione precedente all’invasione araba, questa nazione con una delle storie più antiche e ricche del mondo non smette di donarci i suoi frutti più pregiati proprio come la terra del Nilo sfama tutt’ora, dopo millenni, i suoi abitanti. 
 
E questo è proprio il caso di ‘Ala Al-Aswani, scrittore di talento già conosciuto per “Il palazzo Yourcenar”, romanzo in cui si mescolano le vite di differenti personaggi egiziani, ognuno con le proprie particolarità.
In “Se non fossi egiziano” l’autore ci mostra una panoramica dell’Egitto odierno, ben differente dal mondo mitico dei Faraoni o dalla grande civiltà che i francesi invasero con le guerre d’espansione di Napoleone.
Attraverso gli occhi di diverse persone di svariati ceti sociali e gradi di istruzione, entriamo piano piano a scoprire il malessere di un paese dal grande passato che soffre in questo presente a causa della pessima organizzazione, della corruzione, dell’ipocrisia. 
 
“Se Non Fossi Egiziano” non è un romanzo unico bensì una serie di storie a volte apparentemente senza senso, a volte con un grande giudizio morale sulla società contemporanea egiziana. Ogni personaggio rappresenta un vizio di questa società, o il suo frutto.
Il titolo prende spunto dalla celebre frase di Mustafa Kamil “se non fossi egiziano, egiziano vorrei essere”. Niente di più ironico (sebbene, si deve dirlo, il titolo originale è un altro, anche se la frase fa più volte capolino tra le righe del libro), in quanto tutti i personaggi, in fin dei conti, vorrebbero essere tutto meno che egiziani, in quanto l’Egitto stesso – la sua società, e a volte pure il clima quasi fosse personificato – sembra essere la causa dei malesseri che essi patiscono.
 
Il primo racconto, “I quaderni di ‘Issam ‘Abd ‘Al-‘Ati”, è il più lungo e decisamente il più interessante. Ciò che lo rende speciale non è solo la sua storia, che tra tutte è quella che colpisce di più, bensì pure la difficoltà con cui l’autore è riuscito a pubblicarlo.
In effetti, sebbene questo sia il suo primo racconto e sebbene abbia cercato di pubblicarlo appena finito, il libro è entrato nelle librerie molto più tardi.
 
Il personaggio di ‘Issam, a quanto pare, con il suo fare tracotante e un po’ naïf, non andava a genio ai funzionari di Mubarak in quanto mostrava un lato degli egiziani che offendeva la Um ad-dunya.
Solo dopo aver pubblicato “Il Palazzo Yourcenar”, ‘Ala Al-Aswani è riuscito a sottoporre a un editore i “Quaderni” che, seguiti da altri racconti, hanno finalmente visto la luce come libro.
Descrivere qui e ora tutte le storie sarebbe tedioso e vi toglierebbe la voglia di leggere questo magnifico libro. Vorrei però soffermarmi su qualche piccola riflessione.
‘Ala Al-Aswani ha del fegato, bisogna dirlo. Nel suo libro descrive una situazione che non va, racconta dei difetti di un paese abbastanza nazionalista, distrugge un po’ i miti che sia gli Europei sia gli Egiziani stessi hanno.
 
Quando si legge un libro come “Se non fossi egiziano” non bisogna però dimenticarsi di mettere le famose “lenti culturali” per poter entrare nel mondo in cui l’autore vive.
La sua critica della società, sebbene faccia sembrare l’Egitto un posto invivibile, è più che altro mirata a far riflettere i suoi concittadini sul fatto che ci sono dei problemi, sebbene tutti non fanno altro che ricordare il proprio passato cantandolo negli inni nazionali e nelle frasi fatte come quella di Mustafa Kamil.
Ma bisogna pure dirlo, ad averne di ‘Al-Aswani a queste latitudini… perché l’Egitto non è così lontano.
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