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“Le perfezioni provvisorie” di Gianrico Carofiglio

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Di Cristina Orlandi

“Le perfezioni provvisorie” di Gianrico Carofiglio (Sellerio Editore Palermo)

Il titolo di questo libro è azzeccatissimo: si tratta di un romanzo assolutamente perfetto.

Nel senso che il vero protagonista di questo libro non è l’avvocato Guerrieri, o meglio, non la sua intraprendenza, ma la sua straordinaria ironia e autoironia. Ironia costruttiva, tendente ad un equilibrio, anzi, ad una perfezione, a uno stato di felicità e di armonia che poche volte, a causa di imprevedibili reazioni e condizionamenti, si può raggiungere nella vita e, una volta raggiunto, è destinato a durare pochissimo. Le perfezioni provvisorie, appunto.

La trama, tra l’altro godibilissima, è la vicenda di una ragazza che pare scomparsa nel nulla, il caso sta per essere archiviato dalle Autorità competenti e i genitori, disperati ma non ancora rassegnati, come ultimo tentativo, incaricano l’avvocato Guerrieri di svolgere qualche indagine.
Dopo le prime perplessità (è un lavoro più da detective che da avvocato), il nostro Guerrieri si lascia convincere a fare almeno qualche tentativo, più che altro perché commosso dalla disperazione dei genitori della ragazza scomparsa.

Pare in tutto e per tutto un vero “legal thriller”, senza nulla da invidiare a John Grisham. Non manca il buono che invece è cattivo, la cattiva e dissoluta che invece è una buona diavola; la storia è breve e lineare, eppure intricata quel tanto che basta ad appassionare il lettore.

Ma non è sulla storia in sé che si sofferma l’attenzione, quanto sulle continue riflessioni dell’Autore sui molteplici comportamenti e aspetti della specie umana.
La professione di avvocato penalista del protagonista del romanzo fa sì che quest’ultimo venga spesso in contatto con la parte oscura dell’umanità, il cosiddetto “male” e tutte le sue sfaccettature.

Ma qual è la verità? Qual è la parte giusta? Grisham, in uno dei suoi romanzi, ha detto che “la giustizia non è altro che il riflesso dei nostri pregiudizi”.
Anche in questo “legal thriller” italiano, ambientato a Bari, troviamo spacciatori di cocaina che collaborano alle indagini dell’avvocato Guerrieri e vivono seguendo un pur personalissimo codice etico, e incontriamo viziati figli di papà che, dietro una facciata di perbenismo, si rivelano pericolosi quanto spietati e freddi assassini.

Impossibile tenere sotto controllo l’imprevedibilità della vita, così com’è continuamente influenzata da agenti esterni come interventi umani, con tutto quello che ne consegue.

Dalla ragazza che, lottando disperatamente contro la povertà, finirà per commettere gravi errori nell’ansia compulsiva di migliorare il proprio status, al ladro di professione che tuttavia anela ad una condizione di vita “normale” ed è preoccupato soprattutto del benessere della sua famiglia, al nullatenente che vive di espedienti, all’efferato criminale. Tutta quest’accozzaglia di personaggi, ognuno con il proprio carico di errori, ma alcuni di loro con ancora qualche lato buono, qualche buona carta da giocare nel tentativo di costruirsi un futuro migliore, è quanto circonda il nostro avvocato, sempre più perplesso sulla difficoltà di trovare un equilibrio, una provvisoria perfezione rappresentata da un momento di serenità.

Guerrieri arriva ad un certo punto a chiedersi se è davvero giusto arrivare alla verità ad ogni costo, pagando il prezzo di sfasciare altre vite, oltre a quelle irrimediabilmente già rovinate.
Certo che sì. Perché “il rimedio all’imprevedibilità della sorte, alla caotica incertezza del futuro, è la facoltà di fare e mantenere promesse”.

Una volta sciolti gli intrecci, rimane un ultimo mistero: riuscirà il nostro avvocato ad ottenere per sé il tanto sospirato momento di equilibrio, di serenità, di provvisoria perfezione? L’aria mite di una serata vicino al mare sembra essere di buon auspicio.
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