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J.A.S.T. BLOG TOUR – SESTA TAPPA – Intervista a Daniele Rudoni

Di Morgan Palmas

Sul Romanzo partecipa al primo blog tour italiano, organizzato dalla casa editrice Marsilio.

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Come è stato collaborare con i colleghi di penna? Una virtù e un difetto di ognuno.

Collaborare con due professionisti della scrittura come Simone e Lorenza è stato prima di tutto istruttivo. Io sono un disegnatore, uno storyteller per immagini, è questo il mio mestiere. Raccontare con le sole parole, al posto che con immagini e dialoghi, è parecchio diverso! Per dirla in breve, da loro ho imparato cosa significa comporre prosa per centinaia di pagine. Non l’avevo mai fatto prima. Come buoni maestri mi hanno insegnato a dare peso ad ogni parola, a non sprecarne nemmeno una. E a trasmettere emozioni.
La virtù di Simone è che è attentissimo al “momento presente”. Sa cogliere esattamente cosa vuole il pubblico e sa condurlo lungo un suo percorso narrativo, non importa quanto complesso. È organizzatissimo (al limite della paranoia!) e questo ha contribuito in maniera significativa a semplificarci la vita: scrivere in tre sullo stesso romanzo non è per niente semplice!
Collaborare con lui nella concezione di J.A.S.T., scambiarci idee sulla trama, sui personaggi e sui meccanismi narrativi, arrivare alle stesse conclusioni insieme e guardarci soddisfatti mentre il progetto prendeva pian piano forma è stato semplice e immediato, nonostante fossimo pionieri di una nuova dimensione del racconto. Un romanzo che è una serie TV? Solo a lui poteva venire in mente!

La virtù di Lorenza è che da ogni sua parola scritta trapela femminilità. Parliamoci chiaro, c’era un gran bisogno di una donna nel progetto! Questo perché io e Simone, rudi uomini delle caverne, tendiamo a far succedere cose anche quando invece è necessario fermarsi a “sentire” il racconto. Lorenza ci ha fornito il continuo stimolo a scavare più a fondo nell’anima dei nostri personaggi e a portare a galla tutto il loro vissuto, passato e presente. Senza contare che, nei suoi innumerevoli meriti, rientra anche l’aver avuto l’idea base che è poi il vero nucleo della storia!
Il principale difetto di entrambi è che sono troppo bravi a scrivere, dannazione! La mia è stata una corsa disperata per non perderli: mentre loro procedevano sicuri su una via che avevano percorso decine di volte, a me spettava rincorrerli per dimostrarmi alla loro altezza! Spero di esserci riuscito, ma è stata davvero una faticaccia!

Quale pensi che sia stato il tuo miglior contributo a J.A.S.T.?

Essendo un cartoonist, un professionista della narrazione per immagini, penso che il mio miglior contributo sia stato il concepire la pagina scritta dandole un ritmo visivo, più che letterario. Nelle mie pagine il lettore può già immaginare la camera da presa che carrella, zoomma, esegue tutte le manovre registiche necessarie. Nella rilettura finale di J.A.S.T. (che è per definizione una serie TV su carta!) credo abbia pesato la mia visione registica della storia, un contributo non tanto letterario, ma quasi visivo al narrato. Se un regista dovesse mai prendere in considerazione la possibilità di girare una serie TV partendo da questo romanzo, penso gli sarebbe molto facile tradurre ciò che abbiamo scritto in una perfetta sceneggiatura televisiva!

Dopo la fortunata graphic novel “United We Stand” con Sarasso del 2009, un’altra esperienza creativa assieme, cavallo che vince non si cambia?

Assolutamente. Non solo perché il cavallo è vincente, ma anche perché, collaborando con molti colleghi, mi sono accorto che non è facile trovare un’unità di intenti e allo stesso tempo una apertura totale e senza pregiudizi alle idee e alla creatività altrui. Io e Simone abbiamo trovato in maniera spontanea questa sinergia; non è cosa comune né semplice. Non la molleremo tanto presto.

C’è un aspetto di J.A.S.T. che ti ha particolarmente emozionato?

J.A.S.T. regala le stesse emozioni di serial televisivi famosissimi come 24, Lost (a cui fa il verso già nel titolo), Alias, The Shield, Prison Break. Seminando qua e là riferimenti più o meno espliciti a questi TV show, abbiamo reso intrigante e appassionante la vicenda anche per un fruitore accanito di questo tipo di intrattenimento. Per questo direi che non c’è un aspetto di J.A.S.T. che mi emozioni più di un altro: tutto è emozione pura! È questo l’obiettivo che abbiamo raggiunto insieme: un romanzo che dà le stesse emozioni di un telefilm a puntate.

Più che un aspetto particolare, c’è un momento temporale, invece, che mi ha emozionato di più in prima persona. È stato quello in cui, a lavoro finito, mi son trovato a rileggere i miei capitoli definitivi, a distanza di mesi dalla prima stesura. Era come leggere pagine scritte da un altro: un libro vero! È stata una grande soddisfazione, che mi ha fatto sperare che in futuro potrà esserci un’altra occasione (prima o poi!) per ampliare la mia esperienza nel campo della scrittura creativa.


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