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Di Morgan Palmas

Un incontro con Mattia Signorini

Buongiorno, vorrei iniziare chiedendole a quale età si è avvicinato alla scrittura e se è stato o meno un caso fortuito.

In genere capita a moltissime persone, sui banchi di scuola. Il passo successivo, quello di abbandonare la scrittura diaristica per quella narrativa, è iniziato a diciotto anni, quando ho tentato di scrivere un romanzo. Ne uscì una cosa incompleta, che faceva acqua da tutte le parti. La strada era ancora lunga, ma mi ero messo in cammino.

Se consideriamo come estremi l’istinto creativo e la razionalità consapevole, lei collocherebbe il suo modo di produrre scrittura a quale distanza dai due?

Non possono esistere uno senza l’altra. La creatività inizia molto prima di scrivere. Sono gli occhiali che indossiamo per guardare il mondo. Quando vogliamo raccontare questi occhiali, e vestirli con una storia, dobbiamo tirare fuori dallo zaino mesi di studio e di lavoro.

Moravia, cascasse il mondo, era solito scrivere tutte le mattine, come descriverebbe invece il suo stile? Ha un metodo rigido da rispettare o attende nel caos della vita un’ispirazione? Ce ne parli.

Scrivo solo quando sto lavorando a un romanzo. Poi mi fermo, per almeno un anno. In quel periodo viaggio, leggo moltissimo, cerco di incontrare persone molto diverse da me. Quando una nuova storia entra in testa la lascio lì, a costruirsi. Mi rimetto a scrivere solo quando i personaggi e le situazioni sono diventate nitide e vivono di vita propria.

Di che cosa non può fare a meno mentre si accinge alla scrittura? Ha qualche curiosità o aneddoto da raccontarci a riguardo?

Ho bisogno di una grande scrivania, messa in un angolo periferico della casa. E di nessuno intorno che mi parli. Anche quando mi alzo dalla tastiera, o scendo al bar, o passeggio per la casa, continuo a cambiare, modificare, aggiungere frasi nella testa. Se qualcuno mi parla interrompe il rapporto con il mondo della storia, e può mandare in frantumi diverse ore di lavoro.

Wilde si inchinò di fronte alla tomba di Keats a Roma, Marinetti desiderava “sputare” sull’altare dell’arte, qual è il suo rapporto con i grandi scrittori del passato? È cambiata nel tempo tale relazione?

Nessun rapporto particolare. Amo Delitto e castigo come trovo insopportabile Madame Bovary. I libri sono dei compagni di viaggio, alcuni di loro fanno apparire finestre nella nostra stanza interiore. Ma non credo che gli stimoli vengano solo dai libri, dalla musica, dal cinema e dall’arte in generale. L’arte, qualsiasi cosa voglia dire questa parola, senza il rapporto con gli altri non è molto di più che una manciata di coriandoli lanciati in aria.

L’avvento delle nuove tecnologie ha mutato i vecchi schemi di confronto fra centro e periferia, nonostante ciò esistono ancora luoghi italiani dove la letteratura e gli scrittori si concentrano? Un tempo c’erano Firenze o Venezia, Roma o Torino, qual è la sua idea in merito?

Milano e Roma, forse, ma perché lì sono concentrate le maggiori case editrici. Vivo a Milano, anche se resto abbastanza periferico rispetto a questo ambiente. Frequento qualche scrittore, ma perché siamo buoni amici e non perché ci accomuni l’essere racconta storie. Non amo parlare di libri con gli altri. Sto con Calvino quando dice che i libri andrebbero letti e vissuti da soli.

Scrivere le ha migliorato o peggiorato il percorso di vita? In altre parole, crede che la letteratura le abbia fornito strumenti migliori per portare in atto i suoi desideri?

Pubblicare libri mi ha permesso di fare incontri che non sarei mai riuscito a fare. Di visitare posti in cui non sarei mai stato. Sono stati un mezzo per scambiare vita con nuove persone. Quanto al fatto di scriverli, invece, trovo che siano un aiuto per capire meglio il mondo che ci circonda, e soprattutto noi stessi. Restare mesi davanti al computer, con una storia che solo tu conosci e chissà quando gli altri leggeranno, permette di scendere dentro di noi, nelle nostri parti più buie, e riempirle se ci riusciamo con un po’ di luce.

La ringrazio e buona scrittura.


Mattia Signorini è nato nel 1980 a Rovigo e vive a Milano. Si è laureato in Scienze della Comunicazione e sta studiando Filosofia. Ha pubblicato Lontano da ogni cosa (2007) e La sinfonia del tempo breve (2009), in corso di traduzione in molti paesi.

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