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Buongiorno, vorrei iniziare chiedendole a quale età si è avvicinato alla scrittura e se è stato o meno un caso fortuito.
 
Io ho sempre letto, fin da bambino, e quindi il passaggio dalla lettura alla scrittura è stato rapido e indolore, oserei dire inconscio. Ho cominciato a pubblicare i miei primi racconti sulle fanzine a partire dall’età di tredici anni, e da allora… non mi sono ancora fermato.
 
Se consideriamo come estremi l’istinto creativo e la razionalità consapevole, lei collocherebbe il suo modo di produrre scrittura a quale distanza dai due?
 
Lo collocherei in modo ortogonale, conficcato in entrambi gli estremi, per sfruttarli il più possibile. L’istinto creativo è la benzina di qualsiasi scrittore, mentre la razionalità consapevole, che potrei riassumere in una sola parola (la tecnica) è il motore che di quella benzina si alimenta. Non potrei fare a meno di nessuno di questi elementi, durante la stesura di un romanzo o di una sceneggiatura.
 
Moravia, cascasse il mondo, era solito scrivere tutte le mattine, come descriverebbe invece il suo stile? Ha un metodo rigido da rispettare o attende nel caos della vita un’ispirazione? Ce ne parli.
 
Sono un professionista della scrittura, cioè ci campo e ci mantengo la mia famiglia, il che mi costringe non dico a rispettare orari da ufficio, ma a impormi un metodo di lavoro, che non resti in balia dell’ispirazione oppure ostaggio del complesso da foglio bianco dello scrittore. Per fortuna con i romanzi c’è un po’ più di libertà, di profumo creativo, e questo mi consente di muovermi con disinvoltura anche attraverso le tante altre attività collaterali che mi vedono impegnato, dalla scrittura per le serie Tv agli articoli giornalistici, alla direzione delle mie riviste, fino alla curatela delle collane librerie per la mia casa editrice, Delos Books.
 
Di che cosa non può fare a meno mentre si accinge alla scrittura? Ha qualche curiosità o aneddoto da raccontarci a riguardo?
 
Della mia personale Musa ispiratrice. Senza di lei sarei perduto. Ma non rivelerò chi è: lei lo sa benissimo, e questo basta a entrambi.
 
Wilde si inchinò di fronte alla tomba di Keats a Roma, Marinetti desiderava “sputare” sull’altare dell’arte, qual è il suo rapporto con i grandi scrittori del passato? È cambiata nel tempo tale relazione?
 
I grandi scrittori del passato sono semplicemente grandi scrittori, che bisogna leggere, che bisogna conoscere, così come sono convinto che si debbano conoscere i grandi classici greci e latini, per poter sfruttare appieno il background culturale di cui noi italiani siamo intessuti. Nel tempo non è cambiato il mio modo di avvicinarmi a questi classici (o grandi): una lettura di piacere, che si abbevera alla fonte stessa della letteratura che conosciamo oggi.
 
L’avvento delle nuove tecnologie ha mutato i vecchi schemi di confronto fra centro e periferia, nonostante ciò esistono ancora luoghi italiani dove la letteratura e gli scrittori si concentrano? Un tempo c’erano Firenze o Venezia, Roma o Torino, qual è la sua idea in merito?
 
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Da qualche anno sto girando l’Italia per festival letterari, piccoli o grandi, e mi sono accorto che il decentramento culturale può essere una buona cosa. Da Grado a Lido degli Estensi, da Cecina a Courmayeur, le iniziative più interessanti sono state quelle che si sono svolte al di fuori dei grandi centri urbani, attirando un numero sorprendente di visitatori, tutti realmente interessati e partecipi. E questo è un bene, perché la cultura e la letteratura non si facciano stritolare dai parametri del business e riescano a vivere di vita propria.
 
Scrivere le ha migliorato o peggiorato il percorso di vita? In altre parole, crede che la letteratura le abbia fornito strumenti migliori per portare in atto i suoi desideri?
 
Il mio desiderio principale era scrivere, poter comunicare con il maggior numero possibile di persone, e quindi da questo punto di vista, sì, la scrittura è stato il mio personale passe-partout per aprire le porte del meraviglioso e del desiderabile che mi ha sempre accompagnato. Ma la più grande soddisfazione è stato il poterlo fare da protagonista, con una parte tutta mia in questo grande spettacolo.
 
La ringrazio e buona scrittura.
 
Grazie a voi e… buona lettura!
 
 
Franco Forte è nato a Milano nel 1962. Giornalista, traduttore, sceneggiatore, ha pubblicato i romanzi I Bastioni del Coraggio, Carthago, La Compagnia della Morte, Operazione Copernico, Il figlio del cielo e L’orda d’oro – da cui ha tratto per Mediaset uno sceneggiato tv su Gengis Khan –, tutti editi da Mondadori, e La stretta del Pitone e China killer, rispettivamente per i tipi di Mursia e Tropea. Per Mediaset ha scritto la sceneggiatura di un film tv su Giulio Cesare e ha collaborato alle serie “RIS – Delitti imperfetti” e “Distretto di polizia”. Direttore della rivista Writers Magazine Italia (www.writersmagazine.it), ha pubblicato con Delos Books Il Prontuario dello scrittore, un manuale di scrittura creativa per esordienti giunto alla settima edizione.
 
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