Corso online di Editing

Corso SEC - Scrittura Editoria Coaching

Corso online di Scrittura Creativa

In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

Lo scrittore intrattenitore


Intrattenimento e/o letteratura?

La sospensione dell’incredulità è uno degli aspetti che maggiormente influenzano il nostro grado di coinvolgimento in una storia. Quanto più siamo capaci di estraniarci dalla realtà concreta, tanto più ci ritroviamo immersi nella narrazione, vediamo con gli occhi dei personaggi che si muovono nella scena e vivono le loro vicende proprio lì, davanti ai nostri occhi sognanti.
Ma siamo davvero in grado di creare questo effetto, di stimolare il sense of wonder del nostro lettore e generare una scena viva e pulsante?

Nella carrellata di riflessioni sulla scrittura e sull’essere scrittori, arriva inevitabilmente il momento in cui si comincia a pensare a quali siano le caratteristiche che rendono uno scrittore più piacevole di un altro. Non è una cosa da poco.
Fuori dal dibattito letterario sulle tecniche e sullo stile esiste il mondo dei lettori. Ci siamo mai chiesti che cosa vogliono coloro che leggono i nostri libri? Ci siamo mai domandati che cosa cerca il “pubblico” in una storia?
Molte volte mi viene da pensare che no, nessuno se lo chiede mai. Persi nel solipsismo che tanto narcisismo spesso genera, senza che neppure ce ne accorgiamo. Sicché ci si concentra sulla tecnica, sui punti di vista, sullo spessore dei personaggi (tutti aspetti necessari) e si perde di vista il nucleo generale della narrazione: il racconto.

Ma qual è lo scopo di uno scrittore, quale deve essere la sua missione?

La domanda si presta a molteplici risposte, ognuna perfettamente legittima. Tuttavia, vale la pena di andare oltre i luoghi comuni che non servono ad altro se non a coccolare il nostro ego con nobili intenti e restringere il campo a due aspetti: in primo luogo, uno scrittore deve essere in grado di indurre una riflessione sui propri tempi, dare un apporto incisivo alla crescita culturale dei suoi lettori, in poche parole deve sapere agire in favore della società e questo rientra nel valore socio-culturale del ruolo dello scrittore; in secondo luogo, cosa non meno importante, lo scrittore deve essere capace di intrattenere.

Sembra semplice, eppure non è così – perlomeno non in Italia. Nel nostro paese si fatica a trovare una giusta collocazione alla letteratura di intrattenimento pura. Anzi, diciamo che questo tipo di letteratura è marginale e spesso ghettizzata (a tale proposito vi consiglio di lettere un articolo di Nick Truth su http://arcadivina.blogspot.com/2008/11/letteratura-italiana-e-intrattenimento.html).
Sostiene Truth nel suo articolo: «in Italia si è fatto tanto per dare utilità e valore alla letteratura (deve essere morale, deve educare, deve trovare il senso della vita, deve essere filosofica, deve essere colta ecc.) che nessuno si è mai preoccupato di diffondere una cultura del libro come oggetto del divertimento».
Ma di chi è la “colpa” di questo stato di cose?
Perché il libro viene percepito come un oggetto pesante?

Nel suo articolo del 2008, Nick Truth ritiene che la colpa sia da imputare a una certa critica letteraria, la stessa che ha definito Poe o Stevenson paraletteratura. Roba da poco, insomma. Io non sono molto d’accordo, almeno non del tutto. Credo che gli autori abbiano uno strumento molto potente per difendersi dagli attacchi di critici poco lungimiranti: la propria penna. L’egemonia culturale (passatemi l’uso non proprio puro del termine gramsciano) che ha caratterizzato la letteratura di genere – e non solo – in Italia, ha imposto un certo tipo di lettura che ha allontanato molti potenziali lettori che, invece, hanno trovato il loro svago nella televisione o in altri mezzi di comunicazione di massa. Gli scrittori, dal canto loro, non hanno fatto nulla o hanno fatto poco per difendersi da questa tendenza. Allontanare i lettori dai libri ha contribuito anche ad allontanare gli scrittori dai lettori, facendo sì che i primi si barricassero sempre più in alto nella fantomatica Torre d’Avorio e che i secondi non se ne curassero quasi per nulla.
La stessa cosa non è avvenuta altrove.

Troppo spesso gli scrittori si ingarbugliano in discussioni di metaletteratura che non hanno alcun valore per i lettori e hanno come conseguenza immediata di rafforzare ancora di più i contrafforti della Torre sollevandoli ancora più in lontano.
Quando Manzoni scrive ai suoi cinque lettori, mette in scena un gioco di comunicazione molto arguto. Egli sa che i suoi lettori saranno ben più di cinque, ma è altrettanto consapevole del valore che il lettore ha per l’opera che ha scritto. Oggi, pare che gli scrittori italiani abbiano dimenticato l’insegnamento di Alessandro Manzoni e che essi scrivano più per loro stessi e per gli altri autori, piuttosto che per il proprio pubblico (potenziale o reale).
Si passa molto più tempo a cercare di capire a quale genere appartiene un’opera invece di soffermarsi sul suo valore in sé, come se fosse veramente necessario incasellare un autore all’interno di una categoria ben delineata.
Credo, e questo è soltanto il mio modesto parere, che sarebbe meglio allargare il dibattito, discutere di storie, invece che trascorrere il proprio prezioso tempo impantanati in tematiche vecchie di mezzo secolo e più.
La narrativa ha lo scopo di intrattenere il lettore. Se non ci riesce, lo scrittore ha fallito.

Il tuo voto: Nessuno Media: 4.5 (2 voti)

Commenti

Non so se qualcuno ha seguito, qualche tempo fa, la diatriba sulla "Letterarietà" sul blog di Loredana Lipperini, con schierati da una parte due dei Wu Ming e dall'altra una serie di studiosi e critici. Ebbene il punto finiva proprio per vertere sulla letteratura "di mezzo", quella che riesce a intrattenere riuscendo a dire (bene) anche qualcosa di importante, e che sta a metà strada tra la "paraletteratura" (che non è certo Poe e Stevenson), ovvero la letteratura popolare di intrattenimento, e la letteratura "letteraria" (perdonatemi il bisticcio), ovvero quella "alta" dei colti fini esteti della lingua e del pensiero che è riservata ai pochi eletti in grado di comprenderla e apprezzarla. Se a qualcuno interessa, il pdf della discussione lo si può scaricare qui: http://dl.dropbox.com/u/8820520/StroOokk.pdf

Purtroppo in Italia il problema della delegittimazione del ruolo "ludico" della letteratura in prosa esiste ed è ben tangibile in una dicotomia piuttosto netta tra letteratura "alta" e "bassa". È difficile sviscerare le ragioni di questo. Io ritengo sia per lo più il frutto della storia letteraria italiana del romanzo, una storia che nel paese dello stivale nasce con i "Promessi Sposi" (1827, 1a ediz), ovvero il romanzo storico e si consolida nel verismo. Approcci sempre e comunque fortemente "morali" e per nulla "ludici".

Allora prendiamo come termine di paragone il romanzo anglofono, che è forse la patria della letteratura di intrattenimento di qualità. Ebbene, lì la nascita del romanzo propriamente detto è stabilita nel 1818 con quell'opera che va sotto il titolo di "Frankenstein; or, the modern Prometheus" di Mary Shelley. E la differenza salta agli occhi.

Insomma gli inglesi/americani hanno iniziato con Frankenstein, un libro gotico di horror/fantascienza, un libro di genere insomma e poi hanno continuato con il mistery di Poe, Conan Doyle e Agatha Christie, passando per l'Ivanhoe di Sir Walter Scott, romanzo storico certo, ma dove la componente "avventurosa" - e dunque ludica - è ampiamente marcata. Noi invece abbiamo iniziato con Don Abbondio e abbiamo continuato coi Malavoglia e il Principe Salina.

Poi è chiaro che il percorso che ha portato alla situazione della narrativa attuale non può essere banalizzato in questo modo. Però come punto di partenza è significativo. Del resto è anche vero che dalle nostre parti l'autore che riesce a fare intrattenimento "alto" o viene comunque adottato dalla letteratura "alta" (per esempio Calvino, che non si può dire non sia stato capace di fare intrattenimento), o viene scaricato nella volgare letteratura "bassa" (per esempio i Wu Ming, nella discussione di cui parlavo all'inizio).

Le ragioni di questo credo vadano oltre la pura qualità letteraria e coinvolgano altri aspetti più - diciamo così - "politici".

E' anche vero che piano piano a mio avviso la situazione sta cambiando e l'intrattenimento di qualità è in corso di lento sdoganamento anche dalle nostre parti. Ma non sarà un percorso tanto breve.

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.