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“Helvetic Park, une (pré)histoire de couple” di Matina Chyba

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Di Davide Michele Knecht

“Helvetic Park, une (pré)histoire de couple” di Matina Chyba

“Se non conoscete la Svizzera, non è grave. È solo un paese dove ci si rompe più che altrove”, inizia così l’ultimo romanzo di Martina Chyba, scrittrice ginevrina di origine ceca.
Helvetic Park non è sicuramente il suo libro d’esordio, avendo fatto già parlare di sé con “2 Femmes, 2 hommes, 4 névroses” e “Beauty Foule”, ma è decisamente una lettura che non deluderà i lettori.
Spiritoso, ironico e perché no, a tratti volgare e grottesco, la storia gioca sui grandi difetti, sui numerosi stereotipi e sulle usanze della Confederazione Elvetica. Il suo francese è molto “ginevrino”, spigliato, quando bisogna pure gergale, ma decisamente scorrevole.

La storia è quella di una coppia della rumorosa e molto cittadina Ginevra (per chi non lo sapesse, è la seconda città più grande della Svizzera e la più grande dell’area francofona) che decide di prendere parte a un progetto alquanto bizzarro: l’Helvetic Park.
Il parco cerca di ricreare nelle montagne del Jura un ambiente neolitico, lontano dalla tecnologia e dai confort della vita civile, in cui ognuno può trovarsi in pace con se stesso. Un campeggio? Niente affatto, i partecipanti devono sopravvivere proprio come degli Homo Sapiens, cercando cibo e creandosi un riparo. Nessun contatto con l’esterno è consentito. Nessun mezzo tecnologico è permesso in tutta l’area del parco.

I due ginevrini Bertrand e Lucie, un po’ stereotipati (orologiaia lei, giocatore e allenatore di tennis lui), lasceranno la comodità dei supermercati, dell’ospedale universitario, dei riscaldamenti e perfino dei prodotti di bellezza, per ritrovarsi in un ambiente completamente... naturale. Per non dire, naturista. Incontreranno infatti una coppia di anziani svizzeri tedeschi a cui piace camminare nella natura vestiti solo di un paio di scarponi.
Oltre agli anziani alemanici, guardati un po’ con sospetto (chi conosce la Svizzera sa bene che tra la Romandia e la Svizzera Alemanica non corre buon sangue), incontreranno anche un’altra coppia, Agatha e Philippe (un disoccupato senza voglia di fare nulla), un gruppo di giovani ex-modelli e modelle e niente di meno che i dirigenti delle banche che hanno provocato la crisi economica svizzera nel 2009, tutti a disintossicarsi nella natura selvaggia dalla vita frenetica e piena di vizi in cui vivevano prima.

Cosa succederà, però, quando nel parco inizieranno a capitare cose strane?
Chi è che ha ucciso il disoccupato fannullone? Chi ha tagliato le mammelle alla mucca di Bertrand e Lucie per poi farla morire dissanguata? E... Dove è finito Bertrand?

Un mistero neolitico, pieno di humour e di flashback che rimandano alla vita precedente dei due protagonisti (sotto forma di blog per lei e di pensieri durante le partite di tennis per lui), rapisce il lettore per catapultarlo sulle montagne giurassiane.
L’autrice riesce a tessere un romanzo spiritoso, emozionante, e decisamente accattivante, ma nello stesso tempo molto riflessivo e critico verso la società svizzera – specialmente ginevrina – contemporanea.
La scrittrice non ha peli sulla lingua: i suoi personaggi dicono e fanno quello che pensano e vogliono, quasi la natura in cui sono immersi fosse come vino che li spinge a rivelare la verità dei loro pensieri. Il che a volte è comico, smaschera le ipocrisie della gente e i problemi che non vogliamo affrontare. 

Nonostante io l’abbia apprezzato, e penso che molti altri lo apprezzeranno, il libro ha qualche nota negativa. Prima di tutto, il mistero legato all’omicidio del disoccupato e della mucca e alla scomparsa di Bertrand non è uno di quei rompicapi che ci si attenderebbe da un romanzo giallo, ma lo si perdona per il semplice fatto che il libro per l’appunto cerca più che altro di far ridere e non pretende di essere un poliziesco.
La Chyba fa inoltre, per me, un po’ troppa confusione tra “Svizzera” e “Ginevra”. Ci sono abitudini, detti e fatti veri per la Romandia, o a volte per il solo canton Ginevra, che però lei tende a generalizzare a livello nazionale. Inoltre, sebbene lei parli del multilinguismo e del multiculturalismo della confederazione, le due categorie di svizzeri presentati nel romanzo sono i romandi e gli alemannici, quasi i romanci e i ticinesi non facessero parte della confederazione.
Nonostante questi due piccoli nei, considero il libro una lettura più che gradevole, a tratti geniale, e la consiglio a chi vuole documentarsi ridendo sulla confederazione elvetica.

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