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Dracula: il Corpo e il Sangue

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Di Paola Paoletti

Dracula: il Corpo e il Sangue.

Il rosso delle labbra, del sangue, degli occhi, il nero dei pipistrelli e del mantello, il bianco dei denti e dell'ostia; il rosato del tramonto e dell'aurora, sono i colori simbolici del mondo dei vampiri.
“Dracula” è il romanzo che più di altri ha reso famoso Bram Stoker. È la storia romanzata del principe rumeno Vlad Tepes Dracul, raccontata in prima persona dai protagonisti, grazie al rincorrersi e all'intrecciarsi delle pagine dei loro diari.

Se “Il fantasma dell'Opera” di Leroux catturava il lettore attraverso gli ingegni della mente, “Dracula” lo cattura attraverso il corpo, attraverso la seduzione orrorosa dei sensi. Le parole, i passaggi narrativi scorrono attraverso la pelle e le vene.

La vista è conquistata dai colori, dalla foschia, dalla nebbia che si alza come fumo, dall'ombra degli alberi che si allunga sul prato, dalle onde che si alzano con furia crescente.

L'olfatto è afferrato nelle cripte e nelle gallerie impregnate di odori pesanti, puzzi mortiferi di muffa e di marciume.
Il gusto è catturato dai cibi piccanti, dai tessuti degli insetti e dal sapore del sangue umano.
Il tatto è trascinato con i brividi d'orrore, con i fremiti di raccapriccio, con il contatto dei denti appuntiti e con le ferite che bruciano.
Le orecchie vengono impietrite dai latrati paurosi, dagli scricchiolii, dai cigolii inquietanti, dal soffiare del vento, dal rumore del tuono e anche dagli spaventosi silenzi.
In “Dracula” i corpi vengono trasformati, tagliati, dissanguati, amati, battezzati nel sangue o offerti in sacrificio, come nel caso di Mina che, quando si accorge che sta per diventare un vampiro, offre il suo corpo alla morte espiatrice per la salvezza spirituale sua e degli altri.

I richiami biblici e in particolare alla tradizione cristiana sono numerosissimi. Nel romanzo esistono due sentieri “spirituali”, uno è tracciato dal Sangue di Dracula e un altro dal Sangue di Cristo e il professor Van Helsing ne è il sacerdote. È un sacerdote scienziato, che opera sui corpi dei vampiri, tagliando, facendo trasfusioni di sangue e insieme usando ostie consacrate.
Il tema principale di “Dracula” è la lotta tra Bene e Male, infatti, più volte il conte Dracula viene chiamato demonio. Il vampiro è una creatura potente, ma limitata e così sarà proprio colpendolo nei suoi punti deboli che i discepoli del Bene, armati di Winchester e di Ostie e guidati dal sacerdote-scienziato Van Helsing, avranno la meglio.
Nel romanzo ci sono dei “luoghi” che impongono una distanza tra ciò che è naturale e ciò che è soprannaturale, sia che appartenga al Bene o al Male.
All’inizio per esempio Jonathan Harker per recarsi al castello del conte Dracula attraversa i Carpazi e percorre un paesaggio montano con elevati dirupi ed enormi crepacci che fendono le montagne. Egli incontra, illuminata dalla luce del sole, un'imponente vetta coperta di neve e chiamata “Il trono di Dio”, ma Jonathan prosegue oltre, perché è il suo destino, e dopo il tramonto sale su un'altra vetta anch'essa ricoperta di neve, dove ha il suo sito il castello di Dracula.
Il richiamo biblico alla montagna sacra è chiaro. Questo ambiente montano dei Carpazi, con cui si apre e si chiude il romanzo è il punto di fuga dello spirito, del mistico, del soprannaturale e il castello di Dracula ne è il suo centro e il suo punto di raccordo.

Anche “Dracula”, come “Il fantasma dell'Opera”, è un romanzo di iniziazione, un cammino di un'esistenza che trova la sua dannazione o la sua salvezza con l'offerta del proprio Corpo e del proprio Sangue.
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