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"Potresti anche dirmi grazie. Gli scrittori raccontati dagli editori" di Paolo Di Stefano

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Di Chiara Dell'Acqua

Paolo Di Stefano racconta il dietro le quinte dell'editoria

Un titolo affascinante, che è il testo del telegramma che Cesare Pavese, editor per Einaudi, inviò allo scrittore e amico Norberto Bobbio nel ’43, chiedendo di essere almeno ringraziato per gli auguri che gli aveva inviato per le sue nozze.
Potresti anche dirmi grazie. Gli scrittori raccontati dagli editori (Rizzoli, pagg. 418) di Paolo Di Stefano è una raccolta di ventotto interviste ad editor ed editori che lo scrittore e inviato del Corriere della sera ha curato sin dal 2008, quando una parte delle interviste è uscita per il Corriere. Quarant’anni di editoria italiana raccontata dai protagonisti, un mondo seducente e con molte insidie, sconosciuto al lettore che in libreria trova l’ultimo tassello di una catena incredibilmente intricata.

«Un mondo che in buona parte non c’è più e che in piccola parte c’è ancora», afferma Di Stefano nella prefazione; certo, in molti casi, è venuto meno il grande editore, Giulio Einaudi über alles, contemporaneamente intellettuale e imprenditore, sostituito dal supermanager. A questo proposito illuminanti sono le parole di Ferruccio Parazzoli: «Il padrone rischiava di tasca propria, e nel rischiare ci metteva non solo il suo denaro, ma anche l’anima. I manager sono dei professionisti, magari bravissimi, che però mirano ai bilanci dimenticando l’anima. Dunque saranno sempre alla ricerca ossessiva di iper-extra-bestseller che migliorino i conti». Un’anima, dunque, che si infiamma e soffre per il tradimento di scrittori che all’improvviso cambiano editore, come Cesare De Michelis, ancora oggi furioso per aver perso il capolavoro della Tamaro, dopo averla accolta come esordiente.

Emerge, sicuramente, la maggiore possibilità nel passato di far parte del mondo dell’editoria, ma anche il modo di farne parte, come De Michelis che riceve in regalo dal padre per la laurea, invece di un’automobile, delle azioni della Marsilio oppure Cassini e di Gennaro di minimum fax che cominciano nel ’93, poco più che ventenni, distribuendo una rivistina letteraria via fax.
Storie di vita e di amicizie, ma su tutte, quelle che rimangono più impresse nella memoria sono quelle di famiglia, come Laterza e Sellerio, o del coraggio di rischiare delle case editrici più giovani come peQuod, minimum fax, Marco Tropea.

Tanti aneddoti e stravaganze degli scrittori, soprattutto a tavola. Sì, perché, come affermò Fabio Luca Cavazza, quando andò a ritirare il Viareggio, «più che altro facciamo delle cene». Un mezzo pollo per tutti a casa Einaudi, la Fallaci che cucina fritto di pesce per gli amici o Sciascia, silenzioso a tavola ma molto generoso nel pagare il conto.
Colpisce il ricordo che ci regala Cassini di David Foster Wallace, più volte invitato in Italia, ma impossibilitato a venire per la paura dell’aereo; alla sua traduttrice Martina Testa che gli scriveva per avere chiarimenti «rispondeva con interminabili lettere in cui aggiungeva ulteriori dubbi e che si concludevano dicendo che forse non valeva la pena pubblicare il libro».

Le donne, solo sei su ventotto, eppure straordinarie: tra queste Rosellina Archinto, coraggiosa e infaticabile fondatrice della Archinto, specializzata in epistolari; Rosaria Carpinelli, storica editor e direttore editoriale di Rizzoli, ora consulente letteraria; Inge Feltrinelli e Sandra Ozzola, che insieme al marito Sandro Ferri ha fondato le edizioni e/o nel ’79.
Utile la sezione conclusiva “Le case editrici”a cura di Margherita Marvulli, in cui si dà un breve ma esaustivo profilo delle più importanti case editrici in Italia.
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