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Di Paola Paoletti

Il mito della mummia nel tempo

La volta precedente abbiamo visto come il tema della sepoltura del vivo, causata da un'antica colpa, sia un argomento immancabile nei romanzi che rappresentano il mito della mummia. Bram Stoker nel suo “Il Gioiello delle Sette Stelle” dà corpo a questo leitmotiv con una certa originalità, anche se il personaggio della regina Tera, la mummia, non risulta adeguatamente approfondito. Infatti, se nei primi capitoli lo sentiamo come un personaggio fecondo di sviluppi, nella seconda parte del romanzo comincia a deluderci dato che le sue potenzialità vengono man mano soffocate.

Comunque, nonostante i limiti narrativi, la regina Tera resta una figura affascinante per la sua ambivalenza e per la sua capacità di trasportarci in un'atmosfera ricca di simboli e di richiami archetipici.

Noi come il protagonista, Malcolm Ross, temiamo e nello stesso tempo siamo catturati da quest'antica e inquietante regina egizia e dalla sua mummia. Secondo la fantasia di Stoker, la regina Tera dimostrò saggezza e lungimiranza nel governare un regno in un'epoca in cui la donna era completamente sottomessa. Inoltre dette prova di forza di carattere nel tenere sotto controllo la casta sacerdotale che voleva interferire nel suo governo.

La giovane Tera interpretò la caduta di un bolide, durante la sua nascita, come segno di elezione e quindi credette di essere predestinata all'immortalità.
Questo suo desiderio di eguagliarsi agli dei, oltrepassando i confini della vita e della morte, sviluppò il suo lato oscuro, rendendola un personaggio egocentrico e privo di scrupoli. Questo desiderio ossessivo, la costrinse a seppellirsi lasciando che la vita le scorresse ancora nelle viscere. Così, infrangendo le leggi degli dei, si fece costruire un sepolcro e ordinò una mummificazione tali che le dessero la possibilità di risvegliarsi molti secoli più tardi.

Infatti, quando Stoker ci avvolge nelle tenebre per introdurci nella tomba della regina Tera, che attende colma di vendetta il tempo del suo risveglio, vediamo che la sua mummia ha ancora sangue e organi. È qualcosa che ancora vive chiuso nel profondo di una roccia. Questa vita che brulica in una tomba e che da secoli attende di uscire dal fondo della terra, ricorda tutte quelle tombe che ciascuno di noi porta nel proprio cuore: le nostre illusioni perdute e i nostri definitivi addii.
Anche se per Tera la tomba è simbolo del grembo materno che la riporterà alla luce più forte di prima.

Se posiamo gli occhi su un altro aspetto di questa regina egizia vediamo che anche i suoi sentimenti, la sua interiorità dorme nell'ombra fredda del fondo della roccia. Ella ha avuto il culto narcisistico della sua interiorità personale. I suoi desideri, i suoi ricordi, la sua volontà di rinascita, i suoi sentimenti sono il culto del suo proprio Io.
Il narcisismo di Tera si scontra con il desiderio di essere amata. Ella non riesce a desiderare il mondo al di fuori di sé, se non come oggetto di potere. Il desiderio scorre come un fiume sotterraneo o come il sangue all'interno di sé, nutrendo e crescendo una soggettività isolata.

Il mito della mummia, di un essere che sfida le leggi della vita e della morte, continua ad affascinarci perché legato a quel nucleo oscuro che vive nel profondo di noi e che desidera l’onnipotenza, che non perdona le ferite all’ego, che si nutre del più radicato narcisismo spingendo alla vendetta. Questo desiderio di potenza che nasce dall’ego è un'illusione estrema.

Comunque avremo modo di ritornare su questo tema riflettendo sul terzo punto, quello dell'amore eterno.

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