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Scuole di scrittura 3: ambiente, lacune e frequentazioni

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Di Rudi Perpignano

Scuole di scrittura creativa, come valutarle?

La volta scorsa ci eravamo lasciati sintetizzando che: per chi sente nel profondo il desiderio di scrivere, ritiene di avere la volontà di raggiungere il fine di scrivere e quindi crede di avere scoperto un talento proprio e vorrebbe trovare una propria strada per migliorarsi. Per chi, oltre a questo, ha bisogno di condividere, confrontarsi e farlo attraverso il contatto reale con altre persone, allora una scuola di scrittura creativa POTREBBE essere UN modo per aiutarsi a raggiungere questi obiettivi.

Dopo aver disquisito su desiderio, volontà, talento, percorsi di miglioramento, credo possiamo addentrarci nel vivo della questione.

A cavallo tra la fine degli anni ’80 e gli anni ‘90 in Italia sono nate alcune scuole di scrittura creativa dislocate a Roma, a Padova, a Torino e altre città.

Nulla di nuovo, visto che negli Stati Uniti, e nel mondo anglosassone in generale, tale “pratica” era già in voga dalla fine dell’800 e si è consolidata dagli anni ’30 del ‘900. Con la differenza però che il tutto era ed è legato al mondo accademico universitario, con corsi e master finanziati dalle più prestigiose Università e riconoscendo questa cultura di insegnamento di tecniche e teorie come fondamentale per creare scrittori affermati e coltivarne il talento. Basti pensare che, solo per fare alcuni nomi tra i molti, Raymond Carver o Philip Roth o Ian McEwan hanno frequentato corsi di scrittura creativa prima di “sfondare”.

In Italia, come per molte altre cose, ci siamo arrivati con “qualche” anno di ritardo ed oltretutto lasciando il libero arbitrio ad iniziative private e alla dedizione e impegno dei singoli e in molti casi anche alla volontà di privati dediti invece solo a far “cassa”. Rari sono i casi in cui l’ambiente universitario si è attrezzato anche su aspetti di insegnamento alla scrittura creativa. Come se noi italiani dovessimo sempre dimostrare di essere puri, di avere mille tabù inutili, che il talento è assoluto e non va curato, coltivato e indirizzato. Per poi però esprimere solo retorica legata al talento che alla fine nella realtà, in ogni forma d’arte, non trova quasi nessun ambiente in cui possa librarsi, farsi conoscere ed esprimersi a seconda del merito di cui è carico. Ma queste sono altre tematiche che ci porterebbero in sentieri troppo lontani dall’argomento su cui vorrei focalizzarmi.

Tentiamo di partire invece proprio dall’ambiente di espressione del talento nella scrittura. Io personalmente ho frequentato, in vari anni, tre scuole di scrittura creativa -1 a Padova (una delle prime in Italia avviata nel 1993 da Giulio Mozzi) e 2 a Roma (città che ho frequentato e in cui ho vissuto per alcuni anni – una la Scuola Omero che credo sia la prima ufficiale nata in Italia nel 1988 con Enrico Valenzi e Paolo Restuccia ed un’altra su cui preferisco sorvolare) –.

Per quanto mi riguarda il primo input che mi ha spinto ad iscrivermi ad una scuola (dopo avere svolto l’analisi interiore di cui ci siamo parlati nella “puntata” precedente) è stato proprio la voglia di trovare un ambiente in cui poter respirare la letteratura, succhiare l’esperienza di altri, gli insegnamenti, un luogo in cui mettermi a confronto e trovare magari altre chiavi per esprimere la mia scrittura e valorizzarla anche verso un pubblico diverso da parenti e amici. Un ambiente in cui trovare chi avesse le mie stesse passioni, sogni e, ciascuno per il proprio obiettivo, volesse costruire un gruppo per discutere e creare una “palestra” di narrativa. Con alcuni di questi mi sento ancora oggi, a distanza di oltre 10 anni e magari si fanno ancora progetti insieme.

Il secondo input è stato la voglia di verificare se ci fosse la possibilità di superare le mie lacune che già avevo individuato nei miei scritti e soprattutto scoprire se altri potevano intravedere altri miei limiti. Personalmente faticavo a creare scritti brevi, asciutti, essenziali anche se spesso il problema della maggior parte è l’inverso, cioè quello di non riuscire a scrivere un romanzo o mantenere idee, griglia, ritmo, interesse per più di dieci pagine. Comunque in un caso o nell’altro, se c’è la giusta umiltà e il divertimento di giocare con se stessi, i risultati li ho visti.

Il terzo input era farsi delle conoscenze e capire molto di più sul mondo dell’editoria. Perché vergognarsi del fatto che se uno vuole scrivere e pubblicare dovrebbe anche cercare di conoscere il settore, di frequentare delle persone che lavorano nella letteratura e nell’editoria ogni giorno? Credo sia così in ogni attività senza falsi perbenismi.

Questa è la mia esperienza personale ma ho notato che questi tre aspetti erano molto presenti in tutti i partecipanti, almeno in coloro che sognavano di potere vivere a stretto contatto con la scrittura.

Dopodiché il “prima” e il “poi” è sicuramente legato alle capacità, alla tenacia, all’intraprendenza, alla fortuna e al vero talento che ciascuno ha. Non credo che, almeno in Italia, una scuola di scrittura (neanche quella più blasonata e famosa) possa permetterti la pubblicazione o l’entrata nel mondo editoriale solo per la partecipazione ad essa.

È un’esperienza, un divertimento, un percorso proprio e anche di gruppo, un qualcosa che può affinare le tue tecniche e il tuo stile, può colmare in parte o in toto le tue lacune e soprattutto può indicarti un metodo di lavoro e di organizzazione mentale nella propria scrittura.


Detto questo, credo sia assolutamente superfluo in questo contesto fare la lista delle varie scuole con relativo “prezzario”.

Penso però, anche per esperienza personale, che ci siano delle scuole che davvero hanno come “missione” l’educazione e l’insegnamento di un metodo e altre che nascondendosi dietro a nomi altisonanti ricercano solo il business.

Scuole che fondano i propri corsi in step chiari e definiti che portano ciascun partecipante a fine percorso ad avere redatto un testo secondo la sua indole e scuole che invece fanno poche lezioni con programmi inconcludenti solo per racimolare denaro o dare lustro a qualcuno.

Scuole che chiedono un’iscrizione “umana” e condivisibile (a seconda sempre dalle tasche di ciascuno), che va dalle 200 300 euro alle 500 euro per 10/15 lezioni e altre che chiedono migliaia di euro o migliaia-migliaia le quali, a mio modesto parere, oltre a risultare inaccessibili, portano a creare anche un elite di scrittori benestanti, come se chi è costretto a tirare la cinghia non potesse avere del talento. Poi, chiaramente, ciascuno con i propri soldi è liberissimo di fare quello che ritiene più opportuno.


Fatto sta che negli ultimissimi anni ormai di corsi, scuole e seminari ce ne sono a bizzeffe tanto da dare la nausea. A questo riguardo, per non prendere fregature, credo sia sempre utile documentarsi prima il più possibile, trovare il modo di contattare chi ha già frequentato la scuola su cui si è indirizzati e soprattutto privilegiare le scuole che danno la possibilità di partecipare esclusivamente come uditori al primo paio di lezioni. Credo che questo ultimo aspetto denoti serietà e professionalità.


Spero quindi, in maniera sintetica, di essere riuscito insieme a voi a chiarire alcune questioni riguardanti le fantomatiche scuole di scrittura creativa, partendo necessariamente dalle motivazioni personali e dalle attitudini relazionali di ciascuno. Il tutto preso con molta leggerezza e appurando che i percorsi possono essere vari e che questo può essere UNO dei tanti, affinché il gusto nello scrivere e la gioia nel vedere un proprio manoscritto o una raccolta di propri componimenti terminata non sia solo un desiderio ma diventi una volontà e uno scopo raggiunto.


P.S. : Senza riempirvi di decine di link, per chi volesse verificare la presenza di scuole di scrittura nel proprio territorio, consiglio di andare a visitare la pagina di Luca Lorenzetti.

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Commenti

Ho dato due esami di scrittura creativa all'università, ed esprimo due perplessità: ù

1- stessa insegnante, programma simile, codici diversi = dare due volte lo stesso esame in anni diversi. I tanti dilemmi dell'università italiana...

2- qualche compitino di scrittura + il programma di letteratura italiana dell'ultimo anno di liceo = totalmente inutile.

Se poi non si ha la possibilità di frequentare corsi di scrittura creativa, è possibile acquistare un po' di libri sull'argomento. La casa editrice Audino ne pubblica in discreto numero (compreso "Elementi di Stile nella Scrittura" di William Strunk jr, vecchio di quasi un secolo, ma sempre attualissimo).

@Marta: condivido...i tanti dilemmi dell'università italiana.

@Marco: certo, anche i libri sull'argomento possono essere UN modo per trovare un proprio percorso. Grazie per i consigli...

I corsi per migliorare il livello di esposizione dei propri limiti letterari, culturali e umani, possono servire a nascondere più efficacemente le ragioni delle difficoltà che si sono incontrate... nel tentare di migliorare se stessi allo scopo di dare un senso superiore alle amenità che si è deciso di fissare, su uno o più fogli, inclinando orribilmente il loro destino... :D

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