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Dalle recensioni agli instant book: il lettore si lascia persuadere?

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Di Mirko Tondi

Il mercato dell'editoria e il rispetto

Vi sarà capitato probabilmente di leggere una recensione di un libro, un film o un album musicale che non corrispondesse per niente al vostro pensiero. Magari in quell'occasione vi è venuto qualche dubbio e ci avete riflettuto su, trovando eventuali punti di accordo con la recensione. Oppure vi siete detti che tanto è un fatto di gusti, o ancora che la critica non ci azzecca mai. 

Vi sarà anche capitato di leggere su una guida turistica le mirabolanti attrazioni di qualche piccolo paesello sperduto nel nulla, che tra l'altro avete raggiunto dopo mille difficoltà connesse ai mezzi di trasporto non proprio efficientissimi. Arrivati lì, può darsi che vi siate accorti di attese troppo grandi rispetto alle descrizioni della guida. Qualche rudere e due strade ciottolate non fanno certo di un posto una straordinaria meta di approdo. 

Senz'altro vi sarà capitato pure di leggere articoli di cronaca locale gonfiati e caricati di una particolare enfasi, quando invece siete stati testimoni di fatti poco più che ordinari. Continuando con questo giochetto, forse vi sarà successo di leggere le pagelle date ai calciatori dopo la consueta partita domenicale di campionato. Ebbene, potrà essere successo che abbiate dissentito con fermezza alla lettura dei singoli voti, per nulla in linea con quanto da voi visto durante il match alla pay tv. 

Infine, vi sarà di sicuro successo di meravigliarvi se nel vostro giro in libreria siete incappati in un “Instant book”, ovvero un libro scritto in pochi giorni su un importante fatto di cronaca, attualità, sport o spettacolo accaduto nel periodo immediatamente precedente. Sono passate solo un paio di settimane da quando per esempio è morto un personaggio molto noto, nel presente o nel recente passato, e già spunta fuori il libro a lui dedicato, con tanto di firma illustre e prestigioso editore. Che quel personaggio fosse fino al giorno prima della morte un talento dimenticato, un sopravvalutato o uno da sempre biasimato per la sua condotta, poco importa. 

Ora, considerando alcuni di questi casi, possiamo dire che scrivere, per quanto si possa essere obiettivi, sia un'attività profondamente legata alla propria visione delle cose. Questo è lampante nel caso delle recensioni. In determinati campi si fa invece ricorso all'amplificazione dei fatti accaduti o addirittura alla loro falsificazione, come in certi articoli di giornale o rivista allo scopo di accaparrarsi un crescente numero di lettori. In certi altri ci si trova semplicemente di fronte a una delusione, convinti da una penna suadente e al contrario spiazzati dalla realtà. Per esempio, nel caso citato della guida turistica che ci inganna sulla bellezza di luoghi tanto osannati e poi definiti “normali” dopo una visita effettiva. 

D'accordo, scrivere è anche questo: giocare con le parole, improvvisare, inventare, persuadere, illudere, far visitare luoghi mai visti, riportare in vita personaggi scomparsi, confondere il vero con il non vero. Ma è quando subentra una spietata logica commerciale che il tutto assume un carattere molto meno romantico. Ricordo che alla morte di Michael Jackson, nel giro di dieci giorni, ci fu un pullulare di libri sulla sua vita: cd e dvd allegati, interviste inedite, volumi fotografici e quant'altro. Grandi e piccoli editori pubblicavano il libro sul re del pop, sull'uomo, sul mito e roba del genere. Certamente la sua scomparsa meritava tale clamore, ma non una speculazione di quella portata. 

Qualche giorno fa, in libreria, vedo un altro di questi instant book, uno dedicato a Pietro Taricone. Circa due settimane dopo la sua morte, già il libro. Un personaggio della tv italiana, ma la logica è la stessa: il volto era noto, quindi il libro si venderà. Lì per lì mi viene da pensare che così venga meno il rispetto per la morte, che anzi questa venga spettacolarizzata e data in pasto all'improvvisa voglia di leggere di un pubblico medio-basso. Ci rifletto ancora un po', dopodiché placo ogni possibile discussione con un cinico pensiero: “Il commercio e il rispetto non sono mai andati tanto d'accordo”.
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Commenti

Al via i commenti, magari accendiamo una bella discussione...

L'operazione, come tante altre del genere mi lascia sempre indifferente. Penso sempre al cinismo di chi ha scritto e pubblicato, con eccellente tempismo. Stavolta, però, sono rimasto interdetto dalla firma. Cioé da quel Tommaso Labranca che mi ha sempre colpito per il suo anticonformismo e la sua voce fuori dal coro. Mi sono chiesto se dietro c'era solo una questione di denaro oppure il testo era una delle sue intelligenti critiche alla nostra società italiota. Ho riflettuto due minuti. Poi ho capito. Credo sia solo per la pagnotta e stavolta, pur non avendolo letto, la delusione è più forte perché si tratta di un autore che ammiro.

Infatti, anch'io mi sono stupito soprattutto per il nome dell'autore. Leggo puntualmente le sue rubriche su FilmTv e mi è sembrato strano accostare il suo nome a quel libro. Ma come hai detto tu, Antonio, stavolta c'entra solo il compenso...

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