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Scuola di paura - Lezione 1

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Di Stefano Verziaggi

La scuola di paura inizia il suo viaggio

Driiiiin! Al suono di una campanella comune, inizia la prima lezione-attività del nostro corso sulla paura.
Com’è buona norma, mi presento: mi chiamo Stefano, e non ho altro merito per stare qui che non sia quello di aver aderito al Piccolo Festival della Letteratura di Bassano. Piacere!

So che molti di voi si sono iscritti qui alla cieca. E hanno fatto benissimo! Infatti si tratta di un breve percorso che ci permetterà di conoscerci meglio e di riflettere assieme sul tema della paura. 

Che cosa faremo, concretamente? 

Io e Michele, l’altro insegnante, vi proporremo delle attività qui sul blog; voi avrete qualche giorno di tempo per completarle e rispondere con le vostre riflessioni.
Purtroppo per oggi niente appello: non abbiamo ancora l’elenco definitivo dei partecipanti.

S’inizia. 

Pensate al termine “paura”. Assaporatelo. Ditelo, se potete, a voce alta (non se siete in ufficio). Ditelo più volte, assaggiatelo come una bella ciliegia matura.
Ora pensate ad una parola simile. Un sinonimo, per così dire. Ma sappiate che nella lingua italiana esistono pochissimi termini che sono veramente sinonimi, cioè che hanno lo stesso significato. È più comune che abbiano un significato simile, contiguo, ma non identico.


La vostra attività è solo questa: scrivere qui sotto un sinonimo del termine “paura”. E provare a fare una frase che dimostri che non si può sempre utilizzare al posto della nostra parola. Avete tempo un giorno, dopo di che, se non avrete risposto, sarete condannati a fare il riassunto scritto del Tg4 di Fede per tutta la vita. Inoltre, egli in persona vi chiederà l'amicizia su Facebook.
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Commenti

Una domanda prof: devo usare proprio quella parola o va bene anche il verbo che ne deriva (tipo paventare per paura)?
Angelica Gherardi

ho pensato al termine "terrore".
quando dico "ho il terrore dei ragni", non è come dire "ho paura dei ragni", sempre di paura si parla, più fitta e grave però.
sono stata brava come primo compito? Tutto, ma il TG4 no, vi prego.
Chiara M.

E' una piccola divagazione: l'espressione "M'è presa paura" è interessante: innanzitutto l'elemento passivo della paura, che assale, prende, immobilizza, una forza esterna che non controlliamo. C'è anche "Mi sono preso paura", il cui contrario è "Mi sono fatto coraggio".

@Angelica: attendiamo il prof., io sto a pulì i banchi intanto.

E pure il bidello che parlava romanaccio ci doveva capitare...
Angelica

E pure il bidello che parla in romanaccio ci doveva capitare...
Angelica

Scusa il doppio commento, ma non mi appariva...
Angelica

L'altra sera stavo cenando e in tv nel programma "report" c'era un lungo servizio ambientato in Birmania, tema, la protesta dei monaci buddhisti e la repressione del regime militare. Mia madre mi ha chiesto delle informazioni ma quando ho provato a risponderle mi ha subito fermato dicendomi: "no, non mi dire niente che ho paura".
"Paura di che?" ho detto io, "potresti provare angoscia, ma paura non credo". Invece no, lei avrebbe avuto paura a sentire certe storie, peraltro non è che fossi tanto informato circa la faccenda, ma mentre io sono in continua ricerca dei mali del mondo, provando una vasta gamma di sensazioni, tutte tranne la paura, mia madre di certe cose ha paura.

Io penso al "batticuore", ovvero a prima di un appuntamento importante - di lavoro o con l'uomo della mia vita che devo ancora trovare... :-) -.
La paura di qualcosa che temo possa succedere.
Luisa

Ok, visto che nessuno risponde al mio quesito da brava alunna indisciplinata faccio come mi pare:
TIMORE
Tu mi temi?
Il temibile Annibale.
In quesi casi abbiamo il concetto di reale paura.
Temo che domani non potro' venire.
Qui ovviamente è usato in modo molto più blando.
Angelica

Interessante la distinzione tra paura e angoscia, è uno dei temi della lezione di domani - non perdetela!!

Intanto io metto lì un paio di cose:
- il panico: si capisce cos'è anche partendo dall'etimologia
- in latino c'è una parola, "formido", che non ha un corrispondente in italiano.

uno dei vostri prof. paurosi, MR, ciao a tutti

Non possono avere lo stesso "esatto" significato perché è la paura stessa ad avere infiniti gradi e sfumature. Vediamo un po':

Paura: timore, preoccupazione, ansia, apprensione, dubbio

Seduta su una scomoda panca in quel corridoio d'ospedale trasformato in promiscua sala d'attesa, la busta gialla con le mammografie in grembo, per oltre un'ora Anna aveva fissato la targa su quella porta, contando le persone che entravano e uscivano. Ad ogni apertura, il dubbio si era trasformato in apprensione; l'apprensione in preoccupazione; la preoccupazione in ansia; l'ansia in timore. Lei sarebbe stata la prossima ad entrare e adesso aveva paura.

Anche io ho subito pensato a "terrore", questa parola si è accesa nella mia mente, ma effettivamente non li ritengo sinonimi, mi immagino la paura come qualche cosa di più astratto, mentre il terrore come qualche cosa di più concreto.
Cerco di immaginare le sensazioni delle persone: la paura di perdere qualcuno che ci è caro, di non riuscire ad arrivare a fine mese... ma forse usata in questo contesto la paura è più vicina al "timore" come già è stato accennato da altri.
Nel caso invece di paura intesa come "fobia", l'associazione è di sicuro con il terrore.

Ok inizio a vedermi il TG4 :)

Ciao Manuel

La paura nele varie declinazioni può delineare intere situazioni, intere esistenze, vissute come realtà parallele.

Agitazione, inquietudine, trasalimento, terrore. Tormento.

I giudici sono in camera di consiglio oramai da tre ore.
L’agitazione che mi aveva pervaso fin dalla prima udienza e l’inquietudine che mi trasmettevano le domande del Pubblico Ministero si erano trasformate, in un momento indefinibile, in paura allo stato puro. L’attesa nella paura. Una paura inconcepibile per chi non la subisce.
La campanella annuncia all’improvviso l’ingresso dei giudici. Trasalisco e mi accorgo che la paura è diventata terrore, cieco, maleodorante.
La sentenza stava per essere emessa Giusto e sbagliato si erano fusi e si stavano per adagiare sul mio terrore.
L’istante prima della morte, tra il penultimo e l’ultimo battito del cuore.
Ma non so quale sarà il tormento maggiore: questo che sto vivendo e che potrei rivivere, le conseguenze della pronuncia dei giudici, l’impossibilità di rifarlo o la certezza di ricaderci? Di certo non l'opinione altrui.

* nelle... con due elle.

Spero di avere interpretato bene il senso dell'esercizio. ma a dire il vero non ho ben capito l'attinenza dello spezzone di Pierino... :(

Volendo proprio trovare un senso al buon vecchio Pierino: lui non può avere paura perché non prova vergogna. Il suo modo di comportarsi è tipico di chi vuole esorcizzare la paura, più o meno consapevolmente: Pierino è uno svergognato.

Sulla distinzione paura/fobia, mi sembra curioso come la seconda, pur essendo anch'essa la traduzione del termine greco per "paura" (phobos), acquisti in italiano una sfumatura tecnica, propria dell'ambito psicologico.

Ma mi sa che sto divagando, come quando a scuola non sapevo rispondere alla domanda... e ci giravo intorno: di solito me la cavavo, ma a volte venivo assalito dal panico.

Vengo ai compiti. Forse la sintassi ci aiuta a capire anche la semantica: "avere paura" sembra indicare una situazione di maggiore controllo rispetto a "essere assaliti dal panico" o "essere preda del terrore". Come ci suggerisce uno dei nostri prof, "panico" deriva dal greco "pan": essere presi dal panico forse vuol dire essere presi dal tutto, non riuscire più ad avere la giusta distanza per vedere il mondo e sconfiggere le paure. Essere esistenzialmente disarmati.

Mattia

Esistono, quindi, due classi di paure.
La paura intesa come stato fisico, una angoscia che è ancora in fase di stallo.
La paura più impalpabile, a livello di sensazione, forse più leggera.
Ho paura del serpente: tento di fuggire per evitare che la paura si trasformi in qualcos'altro (terrore, panico); ho paura di quello che penseranno di me dopo che si verrà a sapere questa cosa: temo il giudizio altrui (ma non è detto che sarà per forza un qualcosa di negativo), paura di ciò che non si è ancora sperimentato e quindi paura delle proprie reazioni, delle prorpie sensazioni e che possa vacillare la sicurezza in sè stessi.
La paura viene poi elaborata dalle nostre menti ed il risultato spesso è soprendente.

Cari studenti e studentelli, non ho risposto prima perchè ero in collegio docenti.
Veniamo ad un po' di commenti.
CHIARA M. : che bravissima, sìsìsì!
ANGELICA: per fortuna t'hanno già risposto gli altri, qui ormai siamo in clima di cooperative learing. Mi sentivo di suggerirti di pensare al latino TIMEO e in caso alle sue costruzioni un po' particolari.
PAPERINOAMONE: ho scritto giusto il nome? Sennò mi guardo dieci minuti di Fede. Sei proprio un secchione e quindi il mio preferito.
LUISA: ho riflettuto un po'. La riflessione mi piace, anche perchè ci orienta verso altri versanti; però provando a sostituire alla tua frase il termine "batticuore" non mi sembra che funzioni: il batticuore di qualcosa... Mmmm, no. Puoi rivedere?
CAROPRESIDENTE: ok. Direi che ci siamo. Prova a sostituire termine a termine nella tua frase, e vedere se funziona comunque.
MARIO: idem con patate.
MANUEL: niente tg per te.
MATTIA: recte dixisti. Mi piace soprattutto la riflessione sull'uso clinico di "fobia".

stefano

E colgo al balzo un concetto di Mario: si può quindi parlare di una paura interna e di una paura esterna?

stefano

Ossia intendi dire sostituire tra di essi, con svariate combinazioni, i termini "Agitazione, inquietudine, trasalimento, terrore. Tormento."
Il discorso cambierebbe sfumature, come un ologramma. Credo.

No, non funzionerebbe. Si perderebbe tutto il pathos, l'intensificarsi delle sensazioni. Passare dall'apprensione alla paura non è come passare dalla paura all'apprensione. La prima è un gradino sotto la seconda nella scala del controllo: posso analizzare un dubbio; gestire l'ansia; controllare la paura; ma al terrore (un gradino oltre la paura) si soccombe; si è sopraffatti dal panico; la fobia, poi, scatena (a torto o a ragione) il più puro ed incontrollabile degli istinti, quello di sopravvivenza.

Antonello

La paura non ha sinonimi, forse. Ci sono parole più vicine al suo significato, altre più lontane. Dipende dall' intensità emotiva. Come un colore primario, la paura ha gradazioni varie, sfumature diverse.
 
Ho paura di Dio.
Ho timore di Dio.

Stessa costruzione sintattica. Stesso punto di partenza, ma diverso è l' arrivo.

ho scelto la parola libertà, che leggo strettamente legata alla parola paura.

io non credo nei sinonimi.

d.

Fear is a man's best friend:
http://www.youtube.com/watch?v=wHaDnhHFiJY

@Antonello: ottimo commento, meriti un +.
@ tutti quelli che alla riflessione hanno aggiunto anche uno spezzone narrativo: un + anche per voi.

Un po' di etimologia, che aiuta: ricordo che "terrore" e "orrore" si rifanno a espressioni fisiche dell'angoscia. "Terreo" letteralmente "divento color della terra; "horreo" letteralmente "mi veine la pelle d'oca, ho i brividi, mi vengono i capelli dritti". Insomma, si tratta di parole che derivano da reazioni fisiche del tutto incontrollabili, e quindi indicano un'emozione incontrollabile.

Anch'io punterei, come molti qui, sulle gradazioni; ma anche sulle sfumature, sulla distinzione fra reazioni immediate, conseguenze della riflessione o dell'emozione ecc.

ciao a tutti

MR

Ho paura che non riuscirò mai a trovare un sinonimo. Mi dispiace.
Emanuele Tonon

Quindi, Emanuele, temi che non ci riuscirai. Ma questo, SPERO, non dovrebbe darti angoscia. In questo caso, inoltre, tu supponi che non ci riuscirai. Dico male?
Eppoi. Antonello sei anche tu un super secchione, m'ha incuriosito il tuo discorso.

stefano

...credo di non aver capito ancora molto bene, avevo scritto qualche sinonimo, tipo terrore, inquietudine, angoscia...ma poi leggendo i post degli altri mi sono accorta che si doveva fare un'analisi più particolare del termine...sono tutti stati così precisi e circostanziati che l'unica cosa che posso fare è scrivere un piccolo brano su un certo tipo di paura...qualcosa che parte da dentro, dalle viscere ma che poi diventa quasi tangibile...fisico. "Viola odiava la sua famiglia, la famiglia non si sceglieva, ti ci trovavi in mezzo, appartenevi a lei senza aver avuto neanche una possibilità, ed era anche vero che al peggio ci si abitua, ci si fa il callo, ma non lei, non Viola. Lei desiderava strapparseli di dosso tutti, anche sua madre, la sua mamma amatissima solare meravigliosa, quella mamma che quando doveva lavorare lasciava un vuoto incolmabile nel suo cuore e lei trascorreva il resto del tempo semplicemente ad aspettarla, aspettava che tornasse a portare la luce nell’inferno, ma a volte anche la luce non riusciva a penetrare tutta quella oscurità. E poi aveva PAURA. Non era romantica la paura, la paura era codarda, appiccicosa, la paura era denigrante, ma lei ce l’aveva. Lo sentiva salire per le scale, girare la chiave nella toppa e il suo cuore faceva subito una buffa, grottesca capriola nel petto, qualcosa tremava nelle sue viscere, sentiva un dolore fisico, aveva solo voglia di rannicchiarsi su sé stessa e scomparire pur di non sentire le sue urla, di vedere i suoi occhi, annusare la sua rabbia, l’odore del suo fallimento"
Silva Gentilini

Fifa. Fifa blu, tremarella, battere di denti, gambe che fanno giacomo giacomo (ma chi sarà mai stato questo povero giacomo?)

A me mi vengono queste cose da fumetto: che vorrà dire? Ho paura che uno scrittore serio non le userebbe mai...
E quindi, invece, la paura è decisamente romantica. La fifa, un po' meno.
giorgia

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