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Anonimo – Berlinguer e il Professore

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Di Stefano Verziaggi

"Berlinguer e il Professore" di un Anonimo...

Esplorare una biblioteca alla ricerca di libri misteriosi è, si sa, una tentazione irrinunciabile per chi ama la lettura; e questa possibilità m’è capitata proprio qualche giorno addietro, nella biblioteca della scuola in cui lavoro, in una mezz’ora di libertà. Osservavo gli scaffali, qualche titolo di critica, un libro per ragazzi forse non più attuale, qualche classico: le solite cose. Finché, in mezzo alla narrativa, trovo un testo inspiegabilmente catalogato come “anonimo”. Un romanzo della Rizzoli, con una copertina azzurra che raffigura una donna con lo scudo crociato e la falce e martello. Il romanzo promette di raccontare “come avverrà il compromesso storico”. Dalla sovraccopertina leggo: “Nel Duemila, in uno stato finalmente prospero e ordinato, un segretario di Fanfani decide di raccontare tutto”. 

Me lo porto a casa e, mentre mi gusto la lettura (con i limiti di cui dirò), cerco maggiori informazioni. A quanto pare il testo è stato un successo editoriale pazzesco: la copia che ho in mano (giugno 1975) è l’ottava edizione, il che è ancora più notevole se si pensa che il libro, scritto nel 1974, è uscito appunto l’anno successivo. Otto edizioni in meno di sei mesi; da internet apprendo che ne sono state vendute mezzo milione di copie ed è stato tradotto in sei lingue. E ad oggi, in sostanza, io non avevo mai sentito parlare prima di questo libro di Gianfranco Piazzesi, illustre penna del Corriere della Sera, che svelò essere il fantomatico “anonimo” solo nel 1976 (anche perché tutti pensavano che l’autore del libro fosse niente meno che Berlinguer, intenzionato a svelare retroscena impensati). Dopo un breve, brevissimo sondaggio fra alcuni conoscenti è venuto fuori che il libro sconosciuto era sconosciuto a tutti.

Il narratore racconta dalla Roma del Duemila, appena tornato da un viaggio “sulla prima vettura a propulsione nucleare”; la città vanta ormai sedici linee di metropolitana (forse Piazzesi non aveva calcolato i problemucci con gli scavi sotto la capitale), undici autostrade sopraelevate (diglielo a quelli della Sovraintendenza) e dodici parcheggi per elicotteri; racconta, con un tono ironico ma forse poco narrativo, di un fantomatico “piccolo compromesso storico” promosso da Enrico Berlinguer, allora segretario del PCI, ad Amintore Fanfani, allora segretario della DC.
Intendiamoci: non si tratta di un capolavoro. Forse mi sono ritrovato per le mani un instant book, che ormai ha finito di dire ciò che aveva da dire; ma è interessante scorrerlo e guardare a posteriori al mondo immaginato da Piazzesi. Pur tra mille difficoltà, DC e PCI rimangono salde al loro posto, così come una gestione della politica burocratica, tipica degli anni ’70 e ’80; la crisi di questi partiti è ventilata secondo modalità decisamente più blande di quelle che si sono verificate. Di tangentopoli non c’è ombra, così come non c’è traccia dell’inimmaginabile pontificato di Giovanni Paolo II. Si sorride un po’, quasi si sobbalza, leggendo dell’elezione di un papa Paolo VII, “un tedesco tranquillo, di età molto avanzata” di cui era difficile intuire i pensieri. Si sorride di più quando si apprende che, in un clima di confusione totale, l’incarico di Presidente del Consiglio viene affidato a Ruggero Bertolon, un contadino della per me vicinissima Marostica (che ha dato i natali, vedi un po’ casi della vita, alla nuora dell’attuale Presidente del Consiglio). Si sorride forse un po’ meno quando si legge che, dalla serie di omicidi che portano via da questo mondo Rumor, Bisaglia, Taviani e persino Andreotti, resta illeso proprio Aldo Moro. È un Duemila ancora profondamente marchiato dagli anni Settanta, quello immaginato nel libro; ma del resto m’è parso di capire che il volere dell’autore non fosse tirare ad indovinare, ma proporre un’immagine che fosse comprensibile per i suoi lettori dell’epoca. Non a caso, per seguire il dettaglio di nomi e fatti è necessario avere una buona conoscenza della storia dell’Italia dell’epoca, oppure aver vissuto con interesse quegli anni. 

In conclusione, una deformazione: non potrebbe essere utile a scuola, questo testo, per spiegare gli anni Settanta e l’immaginario politico di allora?
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