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Talento: ce l’hai o non ce l’hai?

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Di Rudi Perpignano

Il talento delle idee o impressionante illusione?

Ci si mette di fronte ad un foglio bianco, oppure lo schermo di un computer e non si trovano le parole giuste per iniziare un racconto, per creare l’incipit di un romanzo. Le idee girano, si rincorrono, si nascondono o si incagliano. In altri momenti invece si è a metà dell’opera e non si sa più cosa fare dire ai personaggi che si pensava di conoscere molto bene. In altri casi si celano delle idee per anni ma ci si dice: “È inutile che mi ci metta perché non so scrivere bene” o ancora “mamma mia, ci fosse qualcuno che mi insegnasse a trovare le parole giuste, a superare i momenti di vuoto d’ispirazione, di mancanza di concentrazione. Ci fosse qualcuno che mi insegnasse delle tecniche, mi insegnasse a scrivere!”.

Ma si può davvero insegnare a scrivere una poesia, un racconto, un romanzo?

Certo, sembra un paradosso che io lanci tale riflessione proprio su questo blog ma il nostro Morgan, prima tramite il web e poi con la pubblicazione del suo libro, ha lanciato una sfida e fornito UN metodo di lavoro ancora più originale e provocatorio in confronto alla semplice domanda che io ho posto. Infatti il suo è un tentativo di scrivere un romanzo in 100 giorni. È più un esercizio legato alle nostre motivazioni, alle nostre capacità organizzative, alla tenacia e al metodico lavoro giornaliero tra noi e lo scrivere per raggiungere un obiettivo elevato, chiaramente con l’aggiunta di numerosi suggerimenti sulla tecnica della scrittura nei suoi vari aspetti.
Nel ragionamento posto inizialmente invece il mio pensiero va all’esistenza e all’utilità o meno delle numerosissime scuole di scrittura creativa, sempre più in aumento.
Su tale argomento, solitamente, le posizioni sono nette e distinte.
C’è chi dice che assolutamente non si può insegnare a scrivere in nessun modo, queste scuole sono solo modi per spillare soldi e uno il talento o ce l’ha o non ce l’ha.
E chi pensa invece sia vitale avere dei maestri, che la scrittura come ogni cosa è sorretta da tecniche e può e deve essere insegnata.

Vorrei ragionare insieme a voi su questo argomento e tentare di fare un breve percorso con qualche “puntata” su questo blog per capirne qualcosa di più. In fondo, dalla fine degli anni ’80 ad oggi queste tipologie di scuole sono proliferate e fanno marketing quasi quanto le case editrici.
Quindi partiamo dal dilemma “il talento uno ce l’ha o non ce l’ha”.
Io che sono nato in un piccolo paesino della campagna di Padova, in cui al prete gli si portava il cappone fino a pochi anni fa e durante la ricreazione a scuola giocavamo a calcio usando i tappi di latta dei succhi di frutta, ho mantenuto l’obsoleta abitudine di usare molto il dizionario, sia per vedere parole di cui non conosco il significato sia per verificare le varie definizioni di parole che credo già di sapere. Ed essendo sempre un eterno nostalgico utilizzo ancora oggi un dizionario della Garzanti del 1978 anche perché spesso, al tempo, davano delle definizioni più vicine all’etimologia e non all’uso comune della lingua moderna.

Al termine “talento” trovo: 1. nell’antica Grecia, unità di peso e moneta di valore diverso secondo i luoghi e tempi; 2. desiderio; volontà; disposizione; inclinazione dell’animo; 3. grande ingegno; genialità.
Ecco, visto che la nostalgia spesso paga? Pensando a talento non avrei mai usato la definizione “desiderio”. Ed invece la trovo affascinante e utile per i nostri ragionamenti, tanto quanto “volontà”, derivanti entrambi dall’etimologia greca.
E le parole le ritengo sacre e hanno forza e peso proprio per i loro intrinseci significati. Lo so, visto come si fa uso delle parole al giorno d’oggi può fare un po’ ridere questo concetto ma… ricordatevi che avete di fronte un nostalgico.
Bene, detto questo credo che possiamo partire da questa riflessione: se il talento significa anche desiderio e volontà, possono essere insegnate queste cose a riguardo del talento inerente allo scrivere? Oppure il talento è un dono della natura e basta?

Lo so, lo so, visto l’argomento avreste voluto magari che non mi perdessi in disquisizioni teoriche ma che invece vi snocciolassi la lista dettagliata di tutti i corsi e le scuole in Italia, l’elenco dei migliori docenti a riguardo sulla piazza oppure il listino prezzi meglio se aggiornato al 2010 ma converrete con me che la nostra passione va ben oltre queste mere operazioni di marketing, seppur importanti, e se ci ritroviamo virtualmente ogni giorno qui è per tentare di andare oltre nei ragionamenti e di rendere ancora più piacevole qualsiasi argomento che condividiamo e sul quale ci confrontiamo.
Quindi un passo alla volta… una riflessione nel rispetto di ogni cosa apparentemente insignificante per arrivare insieme al cuore della questione.

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Commenti

Non vorrei sembrare troppo semplificativo, ma in linea generale "saper scrivere" e "avere talento" non sono intercambiabili, ovvero sono due elementi diversi che concorrono - entrambi e in misura differente e "personale" - a delineare le capacità di un (buon) autore.

Non vorrei fare la figura del bigotto, ma mi ha sempre sedotto, sin da bambino, la famosa "parabola dei talenti".
Perche' ad una attenta lettura (non religiosa), indipendentemente dalla "dotazione" iniziale, ognuno ha la capacita' in proprio di far crescere i propri talenti.
Anzi, l'intera questione si basa proprio sull'aspetto negativo di colui che non li scopre, non li investe.
Quindi, diamoci da fare, si puo' scrivere bene investendo seriamente anche quel minimo di "talenti" che ognuno ha.

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