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Perché si tradisce il futuro se non si legge il presente?

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Di Morgan Palmas

Perché si tradisce il futuro se non si legge il presente, che cosa diamine gli starà passando per la testa all’autore dell’articolo? Un fatto semplicissimo: la letteratura italiana dove sta andando e dove potrebbe andare nella contemporaneità? Gli ingredienti fagocitati a ritmo serrato in maniera asistematica gli permettono di indicare timidamente alcuni corpi più o meno organici e tuttavia l’interesse di oggi volge lo sguardo non verso i contenuti, bensì all’attenzione che si potrebbe gettare sui mezzi che conducono ai contenuti, i quali, accanto alle considerazioni sui libri presi uno a uno o sulle relazioni fra loro, sono anche costituiti dalle modalità attraverso cui si generano le idee di frontiera oppure, per dirla con categorie note, le avanguardie. Le domande sono due: 

Come si genera un’avanguardia letteraria oggigiorno? 

Esistono in Italia gruppi di persone – scrittori, artisti, accademici, ecc – che riflettono con serietà sui possibili territori della letteratura del futuro? 

Non occorre menzionare nostalgiche accolite d’artisti per riportare alla memoria scosse sussultorie e ondulatorie nel mondo delle lettere quando i caffè letterari erano fucine di idee, quando le stanze del Caffè Greco romano o delle Giubbe Rosse fiorentine accoglievano proclami e sogni, anatemi e manifesti.

Oggi, sbagliando, non pochi ritengono che gli innumerevoli festival di letteratura siano, nonostante la foggia diversa, concentrazioni d’ingegno simili, in altre parole eventi durante i quali si mettono in moto scosse che tentino di sondare i territori inesplorati del domani. Sbagliano poiché l’effetto vetrina o l’intrattenimento non sottende il più delle volte sviluppi ulteriori (se non progetti condivisi che alimentano legittime visioni opportunistiche e/o autoreferenziali), magari crea nuove simpatie o imprevisti legami fra gli addetti ai lavori, ma tutto si ferma lì, inesorabilmente. Il tentativo di guardare assieme oltre, nella speranza di coinvolgere altri flussi caotici, nella gioia di sbreccare i limiti imposti dalla tradizione o dalla moda di turno, è, a dir poco, un’azione morta da tempo.

Ci si chiede se non si potrebbe creare nel nostro paese una Singularity University della Letteratura, e che cosa è una Singularity University? Non è un nome altisonante vuoto o uno scherzo, società come la Nasa o Google ci stanno credendo negli Stati Uniti, investendo denaro e promuovendo progetti.
La Singularity University si trova nella Silicon Valley, una delle aree del mondo ad altissima concentrazione di futuro (traduzione: start up di società visionarie nell’arte e nella scienza), selezione ferrea e corsi intensivi estivi nei quali le eccellenze dei più diversi campi del sapere si incontrano, discutendo, creando ponti, interagendo ognuno con il proprio background specialistico. Lo scopo è creare legami fra saperi lontani soltanto in apparenza, il contrario di quanto spesso accade nelle università istituzionali: dipartimenti che non si sfiorano, addirittura singoli settori all’interno di uno stesso dipartimento che si guardano talvolta di bieco.
La teoria della singolarità è frutto di un teorico che negli anni ha generato non poche polemiche, tale Ray Kurzweil, colui che prevede nel futuro umano una società nella quale tutto sarà differente da oggi, si consiglia il libro “La singolarità è vicina” (edizioni Apogeo, traduzione a cura di Virginio B.Sala), per citare il suo testo più celebre.

Fuor di metafora, evidente perché il nostro interesse non è parlare di biotecnologie o intelligenza artificiale, una Singularity University delle Letteratura potrebbe creare nuove strutture e visioni, progetti condivisi e gusto singolare per il futuro. E chi potrebbero essere i protagonisti? Scrittori, artisti, accademici, ecc, si diceva, gente amante della letteratura, ma con provenienze anche distanti: dal designer allo storico, dal redattore al giornalista, al pubblicitario. Le selezioni dovrebbero essere basate su test di cultura letteraria, indipendentemente dai titoli. Credo che sia superfluo scrivere qui che non di rado un signor X magari laureato in Storia o non laureato possieda una cultura di letteratura più considerevole rispetto a tanti laureati in Lettere (bene inteso, non si è scritto che ciò è la norma, ma che può accadere). Per tale motivo un test, puro merito, tanto poco amato nel nostro italico stivale.

È pronta l’Italia per sfide simili?

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Commenti

Il "merito" non conta, né tantomeno i "titoli". Nello Stivale contano le "conoscenze" e le "maniglie".

Quanto alla letteratura del futuro, gli intellettuali italiani (diciamo dal Manzoni a oggi) non hanno mai avuto un grande occhio per il futuro. Forse perché l'Italia ha avuto un grande Passato e dei Presenti sempre troppo problematici. O forse perché c'è una tradizione culturale troppo poco legata alla tecnologia e ripiegata sull'umanesimo di matrice rinascimentale.

Difatti la "letteratura del futuro" (quella degli Asimov o dei Bradbury, come pure degli Orwell o degli Huxley o dei Gibson, tanto per citare alcuni "grandi") in Italia non ha mai davvero attecchito (come scrittori italiani intendo).

Per questo una Singularity University della Letteratura in Italia non credo potrà mai esistere. Del resto non so quante copie abbia venduto in Italia il "manifesto" di questo tipo di letteratura, ovvero "Accelerando" di Charles Stross (Armenia). Credo non molte. E questo dà la misura di quanto "culturalmente" all'Italia il futuro non interessi. Del resto mi pare che la politica lo confermi.

Infine, volevo segnalarti che in effetti esiste un movimento italiano chiamato "Connettivismo" che rivendica il diritto di fare (almeno in parte) quello che dici tu. Che poi ci riesca, questa è altra cosa.

PS Circa il "Connettivismo" si può dare un'occhiata qui:
http://it.wikipedia.org/wiki/Connettivismo_(letteratura)

Pensiamo in maniera molto simile. Sul Connettivismo mi pare che vi sia tanta sopravvalutazione. Impressione.

@Morgan: no, non è un'impressione. Secondo la mia opinione è molto più che sopravvalutazione, è autosopravvalutazione.

:) io cercavo di essere diplomatico... ma non mi riesce proprio con te, sì, decisamente, hai ragione. Sottoscrivo.

L'idea mi piace, è interessante, anche se ho dei dubbi al riguardo. Penso che la letteraura sia arte e come tale spesso nasca fuori dalle istituzioni, dalle scuole o dall'unione organizzata di persone capaci. Penso che la vera forza di gruppi di lavoro creativi nasca dall'unione spontanea, anche casuale di persone diverse ma con interessi simili. Mi viene in mente l'esplosione di creatività nella parigi del primo novecento. Probabilmente pochi Artisti avrebberò superato un test di ammissione, però il fatto di ritrovarsi tutti assieme in un ambiente pieno di energie, di speranze ma anche anarchico (non disciplinato) ha creato le condizioni per l'esplosione della creatività che sappiamo. Di contro, è anche vero, come analizza Domenico De Masi in la Fantasia e la concretezza che solo dai gruppi di lavoro in cui appunto si mescolano fantasia, creatività e concretezza, cioè orientamento al risultato che si ottengono i migliori risultati. Ma la singularity university tratta biotecnologie, o ad esempio i ragazzi di via Panisperna (altro gruppo cretativo) di fisica. Ecco, non so se si possa applicare alla letteratura, se non come critica.
E poi test di ammissione non mi convincono ma forse perchè ho paura di non superarli? :-)

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