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Di Morgan Palmas

Marco Salvador e la scrittura

Buongiorno, vorrei iniziare chiedendole a quale età si è avvicinato alla scrittura e se è stato o meno un caso fortuito.

Ho iniziato a riempire fogli al tempo delle medie, con un crescendo che ha raggiunto l’apice verso i diciotto anni. Poi studi, lavoro e famiglia mi hanno portato da tutt’altra parte. A lungo, la scrittura è stata puramente tecnica, legata alla compilazione di saggi storici. Ma a quanto pare la passione per la narrativa covava ed è riesplosa verso i cinquant’anni. A causa di una banale malattia che, però, mi ha immobilizzato per settimane. Da allora non ho mai smesso.

Se consideriamo come estremi l’istinto creativo e la razionalità consapevole, lei collocherebbe il suo modo di produrre scrittura a quale distanza dai due?

Percorro tutto lo spazio fra i due poli. Un’opera nasce per un impulso creativo ma, stesura dopo stesura, avanza verso la razionalità necessaria a qualsiasi arte. Scrivere è come scolpire: dopo l’idea bisogna impugnare lo scalpello, seguendo un disegno preciso, rifinendo e levigando.

Moravia, cascasse il mondo, era solito scrivere tutte le mattine, come descriverebbe invece il suo stile? Ha un metodo rigido da rispettare o attende nel caos della vita un’ispirazione? Ce ne parli.

Anch’io scrivo ogni giorno, nel tardo pomeriggio. Metto su carta ciò che ho annotato durante il giorno in un pacchetto di sigarette, nel retro di uno scontrino fiscale ecc. Previo uno spazio di ozio solitario per annodare una nota all’altra. Però, alla fine, molte volte getto via tutto. Oppure gli appunti mi portano in mondi fin lì neppure intuiti. L’inconscio ha la sua parte, e importante, nella scrittura. Tutto ciò che la mente imprigiona, la scrittura può liberare.

Di che cosa non può fare a meno mentre si accinge alla scrittura? Ha qualche curiosità o aneddoto da raccontarci a riguardo?

Musica a basso volume, luce al minimo, mani assolutamente pulite e totale solitudine. Senza queste quattro condizioni non riesco neppure a mettere insieme una frase. Naturalmente telefono e campanello alla porta staccati.

Wilde si inchinò di fronte alla tomba di Keats a Roma, Marinetti desiderava “sputare” sull’altare dell’arte, qual è il suo rapporto con i grandi scrittori del passato? È cambiata nel tempo tale relazione?

Sono sempre stato un accanito lettore, perciò ho grande amore per gli scrittori del passato. Inoltre mi sono fatto una convinzione: dopo ‘Il gattopardo’ non vi è stata più vera letteratura in Italia. Perciò leggo e rileggo i classici. E autori della prima metà del secolo passato, fino agli anni Sessanta. Anche i ‘minori’ e i ‘dimenticati’. Di ogni nazione, ovviamente. Da giovane ero più di bocca buona, ma oggi mi è molto difficile trovare un romanzo capace di sconvolgermi o almeno arricchirmi. Al massimo mi diverte.

L’avvento delle nuove tecnologie ha mutato i vecchi schemi di confronto fra centro e periferia, nonostante ciò esistono ancora luoghi italiani dove la letteratura e gli scrittori si concentrano? Un tempo c’erano Firenze o Venezia, Roma o Torino, qual è la sua idea in merito?

Be’, io abito in un paesino di trecento abitanti nell’estremo nord-est. Senza le nuove tecnologie sarei stato tagliato fuori. Anche se nella vicina Pordenone c’è una discreta concentrazione di scrittori. Che aumenta se consideriamo l’intera regione: Magris, Maurensig, Covacich, Avoledo, Villalta, Garlini, Corona, Pahor e altri; senza dimenticare amici che ci hanno lasciato da poco, come Bartolini e Sgorlon. Insomma, credo che la provincia abbia più potenzialità della metropoli. Forse perché ci è rimasta ancora un po’ d’innocenza.

Scrivere le ha migliorato o peggiorato il percorso di vita? In altre parole, crede che la letteratura le abbia fornito strumenti migliori per portare in atto i suoi desideri?

La scrittura sta dando un senso all’intera mia vita. Ormai sono nella fase che, non ci fosse il pane da comprare, non mi interesserebbe neppure pubblicare. Scrivere basta a se stesso.

Marco Salvador è nato a San Lorenzo, in provincia di Pordenone, dove abita. Ricercatore storico con un interesse particolare per le consuetudini giuridiche tardo-medievali, è autore di numerosi saggi storici. Con la casa editrice Piemme ha pubblicato un trittico dedicato all’epoca longobarda: Il Longobardo (2004), L’ultimo longobardo (2005), La vendetta del Longobardo (2006). Inoltre, sempre con Piemme, La palude degli eroi (2009) e L’erede degli dei (2010). Per Fernandel ha pubblicato La casa del quarto comandamento (2004), un romanzo sulla condizione degli anziani nelle case di riposo, con cessione dei diritti cinematografici e due diverse trasposizioni teatrali, e Il maestro di giustizia (2007) nel quale affronta il problema dell’eutanasia. A settembre uscirà, presso Edizioni Biblioteca dell’Immagine, L’uomo dei cocci (Amacord friulano).

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Commenti

E' sempre molto tranquillizzante sentire di qualcuno che ha stabilizzato la propria scrittura di narrativa verso i cinquant'anni
Michela

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