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Vedere un film dopo aver letto un romanzo è spesso sorprendente?

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Di Roberto Orsetti

"Vedere un film dopo aver letto un romanzo è spesso sorprendente."
Questa frase di Alessia Colognesi, collaboratrice di Sul Romanzo, è presa dal suo post "Libri e cinema: le parole hanno suoni e colori".
Un bellissimo post, come sempre, ma questa frase mi ha fatto venire in mente tante pellicole, derivate o ispirate dalla letteratura.
La lista è lunga e, per quanto mi riguarda, anche piena di insuccessi.
Quasi tutte le volte che ho visto un film dopo aver letto il libro, sono rimasto deluso. In maniera più o meno marcata, ma quasi sempre deluso.
A volte ne ho apprezzato la scelta degli attori, il taglio della sceneggiatura, l'ambientazione, ma mai sono uscito soddisfatto dalla proiezione.
Così da qualche anno cerco di evitare queste esperienze, se non costretto dagli eventi.
Ho pensato spesso che la lettura porta a immaginare, costruire luoghi e personaggi. Dare volti, voci, caratteristiche particolari, è estremamente soggettivo.
Mi sono convinto che con il tempo il cinema abbia sempre meno rispettato le pagine scritte, che i registi ne abbiamo dato sempre maggiormente una lettura personale. A volte anche personalistica.
Se considero il cinema sino agli anni settanta, trovo che la rispondenza con il punto di partenza sia stato più fedele, meno fantasioso. Dopo è sempre più difficile trovare film che rispettino il libro. Addirittura alcuni cambiano il finale o ignorano parti della storia.
Un discorso a parte merita, come sempre, la trasposizione cinematografica de "Il Signore degli Anelli". Data la complessità dell'opera sarebbe difficile per chiunque fare qualcosa che sarebbe andata bene per tutti. Ma alcune caratterizzazioni, alcuni luoghi sono centrati come non mai. Penso che il gruppo guidato da Jackson abbia tenuto conto di tutte le indicazioni arrivate nel tempo da parte di illustratori, studiosi, appassionati e dei tanti lavori ispirati da Tolkien. Non è strano che Smigol parli esattamente come nel film girato da Bashi decine di anni prima?
Tornando a tentativi meno impegnativi, vi vorrei suggerire qualche titolo, per sapere anche il vostro pensiero.
Dal best seller di Dan Brown, "Il Codice Da Vinci", il film non rende giustizia a un discreto libro. L'ho letto spogliandomi di tutte le polemiche, vero - falso - invenzione - ruberia, e non mi è dispiaciuto. Il film è una parodia, non si avvicina neanche di un miglio al ritmo della carta. Il seguito, o presunto tale, "Angeli e Demoni" ne ha fatto le spese, per quel che mi riguarda. Non ho letto il libro e non ho visto il film. Prevenuto? Certamente si!
Dal libro "Eragon" tanto caro ai miei figli, una pellicola tra le peggiori nel passaggio da carta a celluloide.
Una delusione costante, sino alla sofferenza. Al cinema, purtroppo, non si ha il telecomando per cambiar canale.
"Sahara" di Clive Cussler non è male. Nella versione cinematografica, concordo con chi sostiene che la trasformazione in una americanata dozzinale di azione non abbia giovato al testo. Testo che pur esagerato in certe parti, non rasenta mai le stupidaggini che invece si vedono.
Delusione anche per "Il Cacciatore di Aquiloni" di Foster. Chi non ha letto il libro ha sicuramente apprezzato il film, e spero sia andato a comprarlo in libreria. Ma chi è partito dalla libreria, non credo abbia provato le stesse emozioni.
Mi è capitato anche di vedere prima il film e dopo leggere il libro.
Dopo aver visto “Io sono Leggenda” un amico mi ha prestato il libro di Matheson. Sorpresa: il finale è diverso!
Cosa che è successa anche a “The Eye”. Qui il regista, pur facendo un film ottimo e da ricordare si è scordato un piccolo particolare: il finale. Nel libro di Behm il finale c'è, e non ve lo dico.
Singolare, anche se riuscito, il lavoro di Kubrick con “Full Metal Jacket” dal romanzo di Hasford, che finisce solo in parte nel film. Kubrick dice espressamente che il libro è troppo per un film solo, decide di darne una lettura parziale, a metà. Focalizza la sua attenzione e la nostra su alcuni aspetti. Il film è validissimo, ma il libro è anche altro.
Qualche mese fa ho rivisto in TV “Chiedi alla polvere”. Dal libro la polvere esce veramente dalle pagine. Quella polvere che viene dello strazio di un mondo ai margini, fatto di sofferenza e illusioni. Nel film solo una parte viene fuori.
Non sfugge alla galleria degli orrori neanche Stephen King, che pur dovrebbe avere l'esperienza e la padronanza delle trasposizioni. Il suo “Il tagliaerbe” è una dei peggiori esempi per quello di cui stiamo parlando.
Tra gli italici lavori, ho pianto di rabbia per "Il Garofano Rosso" di Vittorini. Sarà che ho amato il libro come non mai, letto a scuola e di cui ricordo addirittura passi a memoria, ma il film me lo distrugge. Se ci aggiungo anche la colonna sonora, il lavoro più scarso del Banco del Mutuo Soccorso, ne rabbrividisco al ricordo.
E cosa dire di “Romanzo Criminale”? Il libro si legge bene, il film si spegne dopo i titoli di testa.
I miei esempi finiscono qui, e giustificano la mia diffidenza. Voi come la pensate?
Nessun voto finora

Commenti

Penso che la questione sia piuttosto spinosa e variegata. Ci sono libri che, per argomento, struttura, trama si adattano meglio al cinema, altri che invece sarebbe meglio lasciarli dove sono e non azzardarsi anche solo provare a sceneggiarli. Il punto nodale è che si tratta di due mezzi molto diversi che fanno la stessa cosa: raccontano storie. Ma lo fanno utilizzando tecniche e regole diverse e sollecitando modi di fruizione profondamente difformi. Questo fa sì che il fruitore dell'opera utilizzi sensi e parametri diversi sia per conoscerla, che per giudicarla e apprezzarla.

Per questo sono convinto che avesse ragione Kubrick, forse il più grande traspositore cinematografico di libri, quando diceva che per trarre un film da un libro, bisognava distruggere il libro e ricomporlo secondo le regole del nuovo mezzo. E per questo il rispetto della pagina scritta, contrariamente a quanto dici, secondo me è relativo. Insomma, non bisogna rispettarla troppo. Bisogna anche essere disposti (e avere il coraggio e la capacità) in qualche modo di tradirla, come una fenice che viene bruciata per rinascere sotto altra forma, anche perché per forza di cose il film finisce sempre per "ridurre" il libro. Certo, nel complesso questa è un'operazione profondamente alchemica, senza regole precise, frutto più del talento e delle capacità "visionarie" del regista ed eventualmente degli sceneggiatori. E quindi ogni caso è un caso a sé.

Scavando nella memoria a caccia di qualche libro trasposto in maniera sensata, mi viene in mente "Arancia Meccanica" la miglior trasposizione cinematografica di un libro fantastico (che ho letto dopo aver visto il film). "Jurassic Park" è una trasposizione dignitosa del romanzo di Crichton (che ho letto prima di aver visto il film). "Le ali della libertà" di King è un bellissimo racconto, e il film di Darabont non sfigura affatto, anzi. Recentemente mi sono imbattuto in "Uomini che odiano le donne" di Larsson, le cui 600 pagine tutto sommato sono state ridotte in un film che non fa del tutto rimpiangere la pagina scritta. Ma penso che per i thriller in qualche modo sia un tantino più facile.

Alla fine comunque - tranne rari casi (e Kubrick ormai purtroppo non c'è più) - l'operazione di trasposizione cinematografica è qualcosa di molto poco "artistico" e di molto molto "commerciale". Si prende una storia bell'e pronta, che ha già un background di fama per trarne un film. Così si risparmia sul soggetto, la sceneggiatura diventa una "riduzione" e si sfrutta il successo pregresso del libro come lancio della pellicola. Va da sé che i risultati nella maggioranza dei casi sono quelli che sono... Buoni per lo più un pubblico che non legge e che prende il film come il Bignami del libro.

Inutile dire Roberto che mi trovo d'accordo, vedere un film per un lettore appassionato è sempre un pò deludente non fosse altro che le parole hanno il potere di farci esplorare atmosfere talmente personali e intime che mai nessun regista saprebbe evocare! E' una questione di mezzo certo e di sensibilità. Non sai quante volte mi è capitato di uscire dal cinema con uno strano senso di smarrimento...E ripetermi che era meglio il libro!

Anch'io mi trovo completamente d'accordo con Roberto.
Anzi, sembra proprio quello che ho sempre cercato di spiegare a tanti miei amici e conoscenti.
Vorrei aggiungere solo qualche pensiero.
Credo che la differenza di "visualizzazione" dei film tratti da romanzi sia data non tanto dal fatto, ovvio, se qualcuno li ha veramente letti prima, ma soprattutto dalla quantita', e qualita', delle letture stesse.
Questo discorso puo' sembrare, in un certo senso, elitario, ma vi assicuro che invece deriva da semplici statistiche!
A riprova vorrei anche porre qualche altro esempio.
"Shining" di Stephen King e film di Kubrick.
Il film, nonostante quel "mostro" di regista, risente delle "interpretazioni" e dei "tagli" che non consentono la piena lettura di alcune situazioni. Come esce il protagonista (quell'altro "mostro di bravura" di Nicholson) dalla cella frigorifera? Perche' il finale cambiato nell'aspetto anche se non nella sostanza?

"Il nome della rosa", indubbiamente spettacolare, ma perche' finisce in modo diverso? La ragazza non si salva, viene portata via come "strega" dall'inquisizione!

"Hannibal" una perfetta frode commerciale. Non mantiene le atmosfere ( e la "tensione") del romanzo, finisce in modo diverso, sembra trascinarsi verso il niente. Anche se in questo caso il romanzo non e' certo paragonabile ai precedenti.

Ribadisco il caso fortunato di "Le ali della liberta'".

Ma gli esempi sono veramenti tanti, e per la maggior parte negativi.

Ah! Dimenticavo ...

Puo' non piacere il genere, ma veramente ottime le trasposizioni televisive dei racconti di Camilleri.

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