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Intervista a Carla Maria Russo

Buongiorno, vorrei iniziare chiedendole a quale età si è avvicinato alla scrittura e se è stato o meno un caso fortuito.
 
Mi sono avvicinata alla scrittura piuttosto tardi, intorno ai 45 anni, dopo aver lasciato la mia precedente attività di insegnante di Italiano e Latino nel liceo classico Manzoni di Milano, per dedicarmi ad altri interessi, fra cui la ricerca storica. Non era nelle mie previsioni fare la scrittrice, essendo sempre stata una accanitissima lettrice fin da bambina. La scrittura è sorta come conseguenza della mia grande passione per la ricerca storica, che mi ha portato a scoprire storie bellissime e toccanti, che a un certo punto ho desiderato raccontare.
 
Se consideriamo come estremi l’istinto creativo e la razionalità consapevole, lei collocherebbe il suo modo di produrre scrittura a quale distanza dai due?
 
Stabilire un rapporto quantitativo fra i due elementi mi risulta difficile, per quanto riconosca all'elemento irrazionale un ruolo di grandissima importanza nel mio processo creativo. Io stessa non ho piena consapevolezza del percorso che mi porta a concepire una storia. Sento che qualcosa mi tormenta, che lavora dentro di me fino a quando non acquisisce una sua forma. Prima di quel momento, è un magma che ribolle alla ricerca della sua strada. Il mio ultimo romanzo “Lola nascerà a diciott'anni” mi ha tormentato per molti mesi mentre stavo lavorando a una storia del tutto diversa. Poi una sera, verso le dieci (da notare che io non scrivo mai alla sera) ho sentito che era il “momento”, che dovevo mettermi al computer e lasciare uscire il fiume che premeva. E infatti ho scritto quasi trenta pagine di getto e finalmente la storia ha trovato la sua forma narrativa. Io per prima rimango sorpresa da quello che scaturisce dalla mia scrittura e ignoro ciò che si nasconde nelle profondità della mia anima. Mentre scrivo un romanzo, sebbene ne conosca a grandi linee la trama, le sorprese, i cambiamenti, i colpi di scena sono frequenti e a volte mi conducono verso percorsi diversi da quelli che avevo delineato all'inizio.
 
Moravia, cascasse il mondo, era solito scrivere tutte le mattine, come descriverebbe invece il suo stile? Ha un metodo rigido da rispettare o attende nel caos della vita un’ispirazione? Ce ne parli.
 
L'unica mia regola è: NESSUNA REGOLA. Sono refrattaria a qualsiasi sistema organizzato. Posso lavorare a due romanzi in contemporanea così come posso leggere due libri in contemporanea. Scrivo quando mi capita, ho grande capacità di concentrarmi in breve tempo. Non adotto schemi né tracce precostituite. Lascio che la storia fluisca in modo del tutto libero. So che l'ispirazione troverà la sua strada, devo solo essere attenta a cogliere il momento cruciale. In generale non mi piace scrivere alla sera dopo cena ma, per l'ultimo romanzo, come ho detto, è accaduto che l'idea scattasse proprio alle dieci di sera.
 
Di che cosa non può fare a meno mentre si accinge alla scrittura? Ha qualche curiosità o aneddoto da raccontarci a riguardo?
 
Così come sono refrattaria alle regole, allo stesso modo non ho manie né piccole superstizioni da seguire. Mi basta un computer funzionante. L'unica abitudine che mi piace seguire è che in ogni romanzo sia presente almeno un personaggio che si chiami Emanuele (il nome del protagonista del mio secondo libro per ragazzi, che ha avuto grande successo e al quale sono molto affezionata perché mi rispecchia molto). In realtà, a conferma della mia anarchia, non metto la mano sul fuoco di aver sempre dato seguito a questa mia piccola mania. Uno degli aspetti che più mi affascinano del mio lavoro è la possibilità di calarsi nel cuore, nell'animo, nella psicologia dei personaggi, diventare quel personaggio, amarlo e comprenderlo al punto da agire, pensare, parlare come lui, a prescindere dal fatto che si tratti di una figura positiva o negativa.
 
Wilde si inchinò di fronte alla tomba di Keats a Roma, Marinetti desiderava “sputare” sull’altare dell’arte, qual è il suo rapporto con i grandi scrittori del passato? È cambiata nel tempo tale relazione?
 
Io sono una grande appassionata della letteratura del passato e non ho mai mutato opinione al riguardo. In pratica amo tutti gli autori classici, sia italiani sia stranieri, non solo i grandissimi ma anche i meno noti. Tutto ciò che mi riporta indietro nel tempo, esercita su di me un grande fascino. Non sono feticista in nessun modo e verso nessuno in particolare ma la letteratura classica ha nutrito la mia adolescenza guidandomi verso bellissime scoperte, dunque resta sempre collegata al ricordo delle intense emozioni vissute in quella età.
 
L’avvento delle nuove tecnologie ha mutato i vecchi schemi di confronto fra centro e periferia, nonostante ciò esistono ancora luoghi italiani dove la letteratura e gli scrittori si concentrano? Un tempo c’erano Firenze o Venezia, Roma o Torino, qual è la sua idea in merito?
 
Siamo in un mondo globale, nel quale in pochi secondi, con un click del computer, viaggi nel mondo intero. Dunque non credo nell'esistenza di un centro privilegiato né in Italia, né nel mondo, che funga da modello o che detti cultura, nel senso più completo del termine, come è accaduto fino alla prima metà del novecento con il modello francese o mitteleuropeo. Tuttavia è innegabile che oggi la letteratura in lingua inglese sia molto avvantaggiata dal fatto di poter contare su un mercato immenso e determinare così i maggiori successi editoriali mondiali, che, a loro volta, finiscono per costituire un modello cui le case editrici – e di conseguenza i lettori - si adeguano.
 
Scrivere le ha migliorato o peggiorato il percorso di vita? In altre parole, crede che la letteratura le abbia fornito strumenti migliori per portare in atto i suoi desideri?
 
Senza ombra di dubbio mi ha permesso di scoprire una parte di me, della cui esistenza ero del tutto all'oscuro. Non conoscevo cosa si nascondeva nella profondità della mia anima, né alcune mie abilità o la qualità e l'ampiezza delle mie conoscenze. In realtà, ero del tutto sconosciuta a me stessa. E lo sono ancora, penso, perché ogni romanzo lascia scaturire nuove sorprese. In “Lola nascerà a diciott'anni” ho ricevuto molti complimenti dai lettori per la tecnica narrativa e per la capacità di rendere con pari efficacia tanti personaggi molto diversi fra loro. Mi è stato detto che ho dimostrato grande conoscenza della psicologia e dell'animo umano. Ebbene, a essere del tutto franca, non ne ero consapevole.
 
La ringrazio e buona scrittura.
 
 
Carla Maria Russo
Sono nata a Campobasso, in Molise, ma dall'età di tredici anni vivo a Milano, dove ho compiuto gli studi prima nel liceo classico "A. Manzoni", uno dei più vecchi e prestigiosi della città, poi presso l'Università degli Studi, laureandomi in Lettere Moderne.
Ho insegnato Italiano e Latino prima nel liceo scientifico e poi nel classico, ritornando, come docente, nello stesso liceo che avevo frequentato come studente.
All'inizio degli anni '90 ho deciso di passare dall'insegnamento alla ricerca storica, una delle mie grandi passioni, e proprio da questa attività è scaturita l'idea di narrare le bellissime storie nelle quali mi imbattevo.
Ho esordito con la letteratura per ragazzi (quattro romanzi di grande successo fra cui Due amici e un nemico, Edumond editore e Il mio amico Napoleone Ed. Il battello a vapore.)
Nel 2005 è uscito il mio primo romanzo per adulti “La sposa normanna” Ed, Piemme, che ha riscosso un vasto successo di critica e di pubblico, ha vinto il premio Città di Cuneo per il Primo Romanzo e premio letterario “Feudo di Maida”, è stato pubblicato in varie edizioni, fra cui i Best Seller nel 2009, riscuotendo un continuo successo di pubblico.
Ho poi pubblicato, sempre per Piemme, Il Cavaliere del Giglio, L'amante del Doge (ripubblicato a marzo 2010 in edizione Best Seller) e Lola nascerà a diciott'anni.
I romanzi sono tradotti in diversi paesi europei.
Sono sposata e ho due figlie ormai grandi.
Adoro leggere, fare un po' di palestra e mangiare cioccolato fondente (e dolci in generale).
 
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