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Come leggere un libro

Grande Fratello Letterario: lo chiudiamo? (oltre al terzo step con Vasta)

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Di Morgan Palmas

Premessa doverosa e perdonate la schiettezza, ne parlavo anche ieri con uno scrittore. 
I primi due step del libro di Vasta hanno raccolto due commenti, dico, due. C’è chi mi ha scritto spiegandomi che per motivi legittimi faceva “passo” per questa volta oppure per altri motivi. Non metto certo in discussione le problematiche altrui, ma devo riconoscere che sottratte queste persone dal numero di mail che mi erano giunte all’inizio della costituzione del gruppo, beh, si rimane di sasso perché sono una ventina circa coloro che mancano all’appello.
 
Domanda: dove sono finiti?

Non voglio buttare alcol sul fuoco, eppure è poco gratificante constatare che anche le più stimolanti esperienze culturali entusiasmano da subito molti ma poi finiscono spesso con stile italiano.
Ne prendo atto, con dispiacere.

Domanda successiva: quale senso ha continuare con il gruppo? Chi è rimasto, cioè io e forse un paio di altre persone, vuole proseguire? Per me non vi sono problemi, lo farei con piacere se vi fossero 2-3 persone almeno, come scrivevo nel primo post in cui spiegavo dell’idea.

Nel caso specifico di Vasta, io l’ho già letto il libro, lo sto riprendendo in mano per la seconda volta e dico a destra e a manca che “Il tempo materiale” ha portato aria nuova nella narrativa italiana contemporanea. Qualcuno forse non ne ha preso ancora consapevolezza, peccato, perché ci sarebbe tantissimo da dire.
Infatti negli altri due step sono partito in sordina per leggere le reazioni/commenti, convinto che ci si sarebbe divertiti con questo romanzo, poi leggendo il vuoto o il semivuoto ho ben pensato che non aveva molto senso intervenire ulteriormente.

Bisognava leggere fino a pagina 221. La prossima volta termineremo il libro.
Se qualcuno vuole esprimere la sua idea su Vasta o sulla mia premessa o sulla parte letta, sono curioso di leggere, per capire anche come indirizzare le prossime azioni rispetto al gruppo.
Se ci sarà da chiudere il gruppo, nessun problema, l’importante è saperlo. Se invece almeno 2-3 persone vogliono continuare, come già scritto, sarò felice di farlo.
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Commenti

Ciao Morgan, io rientro nella categoria “assenti giustificati”. Sto partecipando a un torneo letterario e ho da leggere e valutare i testi degli altri concorrenti, un impegno che mi richiede tempo e si protrarrà ancora per un paio di mesi credo. Però volevo assicurare che leggere “Pozzoromolo” e “Il giorno prima della felicità” all’interno del gruppo è stata per me un’esperienza nuova e molto stimolante, quindi mi spiacerebbe se il gruppo letterario chiudesse (anche se non posso garantire una presenza continuativa). Certo, non ha nemmeno senso proseguire un’attività di gruppo se i componenti ci sono a volte sì e a volte no. Propongo un’alternativa: il blog propone il romanzo e la discussione parte solo dopo che un numero predefinito di partecipanti ha dato la propria adesione (cioè il gruppo va riformato ogni volta). In questo modo forse non sarà letto un libro ogni mese, ma con meno regolarità. Il vantaggio è che il gruppo letterario si attiva solo quando il gruppo c’è di sicuro. Spero di essermi spiegato bene...
Renato

Sto avendo un periodo intenso di studio, che si protrarrà per qualche mese. Questo non giustifica la mia mancata partecipazione al commento del bel libro di Vasta. Sono stato solo poco bravo nel gestire il tempo a mia disposizione, ma voglio continuare l'esperienza del gruppo letterario e ti assicuro la mia disponibilità ed il mio impegno nel rispettare le scadenze (se lo si vuole si trovano 30 minuti al giorno per leggere 10 pagine).

Io mi ero ripromessa di scrivere già quando si stava leggendo Erri De Luca (che ho letto ma non ho commentato). Poi lo confesso travolta da impegni più pressanti del solito sono arrivata ad oggi senza ancora avere scritto e lo faccio ora. Intanto porgendo le mie scuse che non si sparisce così. Ho preso l'impegno del Grande Fratello letterario con molto entusiasmo ma senza prevedere i picchi di lavoro che poi mi sono capitati. Essendo una free lance quando c'è del lavoro extra non dico mai di no, perchè so che poi arriveranno i tempi di vacche magre. Quindi il mio abbandono è stato dettato semplicemente dal tempo ridottissimo: i libri li leggo ugualmente ma non riesco a trovare il tempo di commentare, anche perchè scrivo per 10 ore al giorno come lavoro e quando stacco di scrivere non ne ho voglia più. Quindi mi scuso ancora! Carla

Perchè chiudere? No! Anche se non sempre si commenta l'interesse c'è. Forse non si arriva dappertutto..........
Continuiamo!

Mi unisco anch'io alle scuse. Però una bacchettata fa bene ogni tanto. L'idea di Renato mi pare buona, e sono d'accordo con Patrizia: chiudere no.
Vado a commentare Vasta, anche se, oddio, mi sento così inadeguata...

Ragazzi, non è che volevo le vostre scuse, ma all'appello mancano non poche persone...
Comunque si continua allora, avanti tutta.
Magari è solo una fase, anzi no, la primavera, adesso ho capito. Cribbio.
Grazie per avere commentato.

Eccomi... scadenze, scadenze e scadenze...insomma nessuna buona giustificazione alla fine. Ho iniziato con entusiamo con Pozzoromolo (sempre grata per avermelo fatto leggere) non ho partecipato a De Luca (pardon ma dopo Carrino...).
Come lettrice/pendolare, il confronto è vità, grazie ancora. NON CHIUDERE!!!!
Giusy

Eccomi!!!
Purtroppo il libro ho cominciato a leggerlo in ritardo e riesco a recuperare soltanto oggi. Sono arrivato sul blog e ho trovato questo post. Io credo che più che la primavera sia la costanza. Non è poi semplice riuscire a rispettare una scadenza settimanale autoimposta, un po' di costanza ci vuole, una volta finito l'entusiasmo.

Detto questo veniamo al libro.
Non avevo letto i precedenti step su Vasta, li ho ripescati oggi e mi dispiace di aver trovato così poco, quindi ne approfitto anche per alcune riflessioni riguardo alle parti precedenti.

L'inizio non mi è sembrato per niente regolare e non stratosferico, come commentava Silvia. Tutte le pagine iniziali mi hanno creato un forte senso di straniamento, dal linguaggio scelto per la narrazione, chiaramente impossibile per un ragazzino di undici anni, ad altre piccole ambiguità iniziali (lo Spago è donna, la Pietra è uomo). Ho fatto molta fatica ad accettarlo, e anche se la lettura scorre piacevole, il senso di disagio rimane, non si riesce mai a metterlo da parte. E' ingombrante, sta lì, ci chiede di tenerne conto sempre, la sospensione del giudizio che il libro ci chiede non si stabilizza mai, rimane sempre sul filo (almeno questa è la sensazione che ho avuto per tutto il libro).

Al contrario, la storia che ci racconta Nimbo è invece molto verosimile. Una volta eliminate le riflessioni, i ragionamenti e le descrizioni, restano le azioni, e le azioni sono, al contrario dello stile scelto per raccontarle, molto veromisimili: sono le azioni di un gruppo di bambini affascinati dalle brigate rosse. In quello che fanno non c'è niente di inverosimile che non possa fare un bambino di quell'età. Se ce l'avesse raccontate con un linguaggio realistico non avremmo battuto ciglio.

Credo che questa sia una delle chiavi di lettura del libro: lo sfasamento tra la realtà e l'interpretazione della realtà. La realtà è una cosa, la sua interpretazione un'altra, e se anche sappiamo che questa interpretazione è impossibile per ragazzini di undici anni, sappiamo che questa interpretazione c'è stata. Da qui secondo me Vasta riesce a tirar fuori questo paradosso costante e quel senso di disagio di cui parlavo prima.

Riguardo a questa terza parte, c'è un passaggio molto importante dal punto di vista della trama: il passaggio alle azioni concrete. E' un punto di svolta che avviente abbastanza avanti nella storia, a un certo punto mi è venuto quasi da pensare/sperare che questo "gioco" di imitazione delle BR potesse limitarsi all'alfamuto, che potesse quindi in qualche modo limitarsi all'intrerpretazione della realtà. E invece la progressione va avanti, secondo un percorso che per quanto folle è perfettamente logico.

Vabbè, per adesso mi fermo qui.
Ciao a tutti,
Em.

P.S.
Morgan, hai già deciso il libro per la prossima settimana? Vorrei portarmi avanti visto domenica ripartirò per Treviso e starò fuori una decina di giorni. Per non cominciare in ritardo anche il prossimo!

Non chiudo, era un modo per segnalare un mio disagio. Mi conoscete oramai, i pensieri mi scivolano sulla bocca. :)

Il prossimo libro, ho pescato oggi fra le varie proposte arrivate alla mail (mi sono fatto i fogliettini come alla pesca del paese), sarà "Scusa ma ti voglio sposare" di Federico Moccia, ediz. Rizzoli.
E non sto scherzando, l'intento sarà da parte mia distruggerlo pagina a pagina.

azz... ehm... avevamo detto che Vasta lo leggevamo in diciotto step, giusto? :)
Ok, stavolta il difficile non sarà farselo portare dal libraio, ma chiederglielo!!! Comunque ho una settimana di tempo, magari riesco a rubarlo a qualcuno (di dare i soldi a Moccia proprio non mi va).

Concordo sull'intento di distruggerlo pagina a pagina (anche se preferivo l'opzione bruciarlo tutto in una volta).

A parte le battute, ok, ci sto. Garantisco il mio impegno almeno fino al primo step (devo ancora abituarmi all'idea, di più per ora non posso promettere).

Però oltre che distruggerlo a questo punto aggiungo una provocazione, dato che immagino che molti partiranno prevenuti con questa lettura: impietosi va bene, ma che ne dite di cercare di capire se all'interno di questo libro c'è almeno uno degli ingredienti che fruttano tanto successo all'autore?
E' soltanto un fenomeno dovuto a banalità, marketing e coincidenze positive, o c'è qualcos'altro che riescono a cogliere soltanto i quindicenni? perché questo successo è toccato proprio a Moccia, e non a tanti altri libri dello stesso genere?

Io personalmente continuo a sperare che si tratti solo del caso.
Em.

Riporto anche qui ciò che ho inserito nel secondo step, visto che si rifa al discorso iniziato da Em.
"Il narratore è un ragazzino che parla e ragiona da adulto, è un assurdo. L'Italia è la mentalità italica della piccola borghesia, incapace di vedere oltre il suo naso ieri come oggi, una macchietta da avanspettacolo incapace di sopportare il tragico, l'impegno, la responsabilità. I ragazzini di quegli anni sicuramente non erano così: erano così i ragazzi più grandi, per rabbia e perchè si sentivano differenti dal passato e ininfluenti (e lo erano) e incapaci di cambiare l'immobilismo che ha sempre caratterizzato la società italica. I discorsi diretti sono essenziali, puliti, da soli mandano avanti la narrazione. Ma mi dispiace per chi lo ritiene un capolavoro: a me questo libro non piace. Perchè? perchè è un assurdo basato su un assurdo (undicenni come quelli descritti sono mostri d'intelligenza e di senso critico, undicenni così in Italia non esistono e non sono mai esistiti). Non metto in dubbio che i ragazzini di quella età possano diventare dei MOSTRI, danneggiare gli altri o perfino uccidere, metto in dubbio che possano verosimilmente farlo PER UNA FINALITA' EVERSIVA O POLITICA. Se la tesi era assimilare i terroristi veri a dei ragazzini spaventati che trovano rifugio nelle ideologie e si gingillano con le parole allora (invece)sono d'accordo: il terrorismo è stato una gran BUFFONATA, un farsesca sequela di azioni messe in campo senza UN SENSO REALE, una fuga dalla realtà, un ridicolo dichiararsi "PRIGIONIERO POLITICO", un lottare contro la volontà comune. Ma la sostanza resta la stessa: il progetto terrorista è stato un pensiero-azione stupido e perdente (perchè totalmente slegato dai reali bisogni della gente), non un'eroica resistenza da SPARTIATI alle Termopili, come i ragazzini del libro sembrano voler credere e farci intendere che sia stato". Sabrina Mantini

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