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Perché è importante leggere

Perché il tale di ieri tradisce un libro, cioè come non conquistare crediti…

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Di Morgan Palmas

Questo è un post che pensavo da mesi e dato che il tale ha deciso ieri di vivere quanto più possibile coerentemente con i suoi valori, prosegue il percorso di enucleazione di se stessi. 
So che non piacerà per nulla a qualcuno, ma tant’è, non si può risultare simpatici a tutti. 
Una domanda secca per chi frequenta i blog letterari: avete osservato come il più delle volte, se non quasi sempre, si tenda a essere enfatici nell’apprezzare un libro o uno scrittore e moderati nel criticarlo in negativo. Poi invece parli nel privato – non attraverso commenti di un blog per esempio – e ci si scatena con gli aggettivi più incredibili. Il sottoscritto incluso a volte.

Perché tale incongruenza fra pubblico e privato?

Una delle risposte che può essere plausibile è che nel sottobosco letterario c’è chi vorrebbe pubblicare il proprio libro e chi puntare a una casa editrice più importante. Conquistare crediti insomma, ritenendo tale scrittore/talent scout/redattore/editor “vicino” a un certo ambiente cui si aspira. 

Breve digressione personale per sciogliere ogni dubbio. Il blog Sul Romanzo ha conquistato nel tempo tanti affezionati, una piccola nicchia di persone che segue spesso con curiosità i nostri post. Da quando il blog è divenuto collettivo la qualità si è alzata e di conseguenza molte più persone leggono Sul Romanzo, anche fra gli addetti ai lavori.
Il sottoscritto ha pubblicato “Scrivere un romanzo in cento giorni” con Marco Valerio e ha inviato i manoscritti di tre romanzi a qualche decina di case editrici (piccole, medie e grandi). Se la fortuna vuole che qualcuno legga la prima facciata del malloppo dentro il pacco inviato (cosa che già so essere un miracolo il più delle volte), scoprirà fra le informazioni personali che gestisco da quasi un anno Sul Romanzo. Un modo per dire: fra le varie cose, mi piace parlare di letteratura con un blog e aggregare idee assieme ai preziosi contributi di una quindicina di collaboratori. Cambia qualcosa nella testa di chi scoprirà questo? Con tutta probabilità no, ma voglio avere la sensazione che potrebbe essere così. Poi, intendiamoci, ciò che conta è il romanzo

Questa digressione per dire che anch’io, senza dubbio, cerco di “farmi notare” in modo che chi leggerà uno dei miei romanzi inediti possa essere positivamente incuriosito, sono altrettanto consapevole che il “chi conosce chi” è un sistema assai praticato, eppure sopporto sempre meno certe leccate di #### che trovo online: ognuno faccia come vuole, ma le trovo tristi.

Si giunge al paradosso che in forma pubblica tanti parlino bene di tutti, mentre nel privato senza peli sulla lingua. Vale qualcosa? «Gli esseri umani» dirà qualcuno. C’è da stupirsi? No, nulla di nuovo. Ciò non toglie che desidero porre l’attenzione su tale tematica. Non perché appare ovvio o banale non se ne deve parlare, sbaglio? Magari si può andare oltre, affinando il punto di vista o confrontando aspetti differenti. 

Immagino sia noto Massimo Maugeri e il suo interessantissimo Letteratitudine, come credo Lipperatura di Loredana Lipperini, oppure Vibrisse di Giulio Mozzi, soltanto per fare qualche esempio. Mi è capitato sovente di leggere articoli e commenti, imparando tantissimo, nonostante a volte la diversità di vedute. Altrettanto spesso ho letto commenti imbarazzanti, vere e proprie leccate di #### che mi portano sempre a ricordare una massima di John Churton Collins: 

“Non fidarti mai di chi parla bene di tutti”.

«Gli esseri umani» ripeterà qualcuno. Sì, certo.
Ma, e vengo al nodo della questione, possibile che non si possa dire semplicemente ciò che si pensa di un libro se ci ha fatto schifo? Possibile che si debba pensare a conquistare crediti turandosi il naso o diventando dei perfetti ipocriti? Vale un tentativo di accerchiamento della gente “giusta” al fine di migliorare le chance di pubblicazione quanto uno squallido opportunismo che insozza di continuo l’interiorità?

Ecco, forse domande simili sembreranno a qualcuno vere e proprie masturbazioni mentali, invece io credo che siano questioni di fondamentale importanza. E le pongo ben lungi dal sentirmi puro o sempre coerente, ciononostante mi interrogo su quale approccio tenere per non sembrare a me stesso ridicolo. Voi potete immaginare benissimo che intervistando scrittori, redattori ed editor ho la fortuna non rara di reperire informazioni che altrimenti non conoscerei: su persone più o meno note, su dinamiche editoriali, su alcune scelte di catalogo, su vie prioritarie per la pubblicazione, ecc.
So che qualcuno sorriderà di fronte a quanto scriverò ora, ritenendomi un ridicolo ingenuo idealista, ma di fronte ai tempi attuali, così disgustosamente pregni di compromessi e cinismo, difendo la mia onestà intellettuale. 

Sarebbe stato più volte facile dire a un editor: «Senti, te lo chiedo timidamente e sono certo che mi sto inoltrando in territori forse da te non apprezzati, ma se io volessi inviarti un mio manoscritto in lettura, ti chiedo troppo?». Indipendentemente dalla risposta, non l’ho mai fatto. Non l’ho fatto per quella onestà intellettuale che ritengo necessaria e che vedo sempre più rara attorno a me. 

La stessa onestà che mi porta a dover tradire dei libri, e con essi la scrittura delle persone (non posso giudicare le persone in sé, ma avere un’opinione sulle loro opere sì, ripeto, opinione).
Perciò, come anticipato ieri dal tale, inizierò a leggere un libro al giorno – non Guerra e pace, romanzi contemplabili in massimo 13-14 ore di lettura –, e dirò esattamente ciò che penso, senza ipocriti formalismi.

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Commenti

penso sia giusto, anche se a volte si preferisce tacere quando un libro non piace per educazione; uno scrittore non professionista ci mette tutto se stesso e a chi legge (e magari spera di scrivere), pare brutto stroncare una speranza, una passione

non posso che approvare ogni singola parola.
io mi tengo lontana da certi blog e certi commenti.
nel senso che scrivo ciò che mi va (se voglio commentare) senza interessarmi di rispondere ad altri commenti o a provocazioni.
ma leggo e imparo.
anche da chi tenermi alla larga.

anch'io sono così. conosco molte persone, ma non chiederei mai di essere letta. se deve capitare, capiterà.
non mi piace chiedere 'favori'.
se il mio lavoro merita uscirà da solo.

però mi è capitato alcune volte, in passato, di dovere fare una recensione di libri che mi sono piaciuti meno di altri. l'educazione mi ha trattenuta dal dire tutto ciò che pensavo. solo quella, non altri pensieri.
so che non è corretto verso che legge le mie recensioni e infatti mi sono ripromessa di non farlo più :)

Come sai, anche io ogni tanto scrivo le mie impressioni sui libri che leggo. E inevitabilmente tendo a smorzare i toni quando devo "giudicare" (brutta parola, ma a stomaco vuoto non mi viene niente di meglio) un libro che non ho apprezzato. E questo mi ha creato non pochi problemi e dubbi: come parlare di onestà intellettuale e allo stesso tempo non stroncare un libro che proprio non ci è piaciuto? La risposta che mi sono data è questa: che diritto ho io, un lettore tra mille, di dire che quel libro era indegno di essere scritto? Al massimo, posso dire che a me non è piaciuto, che non l'ho finito, che non l'ho capito. Ma la stroncatura è ben altro. Per questo non amo molto i critici che spesso e volentieri si elevano su un piedistallo, condizionando inevitabilmente il pregiudizio di chi li ascolta. E chi mi dice che tra quelli che, condizionati dal mio giudizio, non prendono in mano un libro che a me non è piaciuto non ce ne fosse uno che, invece, l'avrebbe amato? Il confine tra esprimere il proprio parere e stroncare un libro è sottile, ma c'è. Poi io spero sempre che chi legge i miei commenti, o ascolta i miei consigli di lettura, abbia il buon senso di riportarli a quello che in realtà sono, e cioè mie opinioni. Purtroppo, però, più si è visibili e più si rischia che il proprio pensiero venga preso come verità assoluta e non personale. Che poi questo sia un problema di chi legge e non di chi scrive, è un'altra storia.

"...lo squallido opportunismo che insozza...l'interiorità": è questo che mi infastidisce di più... Sono d'accordo parzialmente sul fatto che a volte occorra tacere per educazione(o per incertezza/insicurezza: mi capita a volte di pensare che il mio parere su un libro possa dipendere da fattori personali e che quindi altri possano avere pareri diversi dal mio), ma la menzogna per opportunismo, l'ipocrisia rendono la vita un grande tranello e troncano l'anelito alla soddisfazione. L'interiorità...non è che sia niente... Possiamo anche trascurarla talvolta ma nei casi migliori ci capiterà poi di trovarci a tradire noi stessi. Nostro magrado. Ti consiglio di vedere "Mine vaganti" se non lo avessi già fatto. Buona lettura, Morgan

Quello che dici è sacrosantemente vero e credo che la "paura" di dire male del libro di qualcuno da parte soprattutto di un aspirante scrittore possa nascere da un trasfert psicoletterario di evitare di fare una cosa che l'aspirante scrittore in questione tende a voler evitare per sé.

Per quanto mi riguarda ritengo che sia molto facile dire "il tal libro è 'na chiavica", ma molto, molto difficile criticarlo in maniera seria e argomentata. Bisogna saperlo fare non solo con cognizione di causa, ovvero conoscendo quello di cui si parla, ma anche (anzi soprattutto) con il dovuto rispetto. Purtroppo non si leggono quasi mai critiche autentiche, costruite tenendo presente questi due punti cardine. E questo fa sì che alla fine le critiche siano o odiose perché sterili e puerili, o non praticate a favore di un conservativo, moderato, tiepido plauso.

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Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

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La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

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L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.