In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

Corso online di Editing

Corso SEC - Scrittura Editoria Coaching

Corso online di Scrittura Creativa

Parodiati e parodianti

di Alessandro Puglisi

Intervento giocoso, questo che vi apprestate a leggere. Tuttavia, spero non assimilabile alla “parodia” di un vero (buono) articolo.


Consultando un dizionario moderno, al termine parodia corrisponde la seguente definizione: «composizione letteraria o musicale che imita con intento comico un'opera conosciuta; per estensione, cattiva imitazione».


Le vicende della composizione parodica e della ricezione di tale pratica si perdono nella notte dei tempi, dal mondo classico sino alla modernità, almeno; per tacere della epocale trasformazione ludica portata alla ribalta nella seconda metà del Novecento (la post-modernità?), ovviamente.


Con spirito empirico, mi piace approcciare la questione in maniera quasi esclusivamente “testuale”, piuttosto che aridamente “dottrinale”. Per questo motivo, saggeremo assieme alcuni esempi di parodia, aventi come protagonisti nomi illustri nei panni dei parodiati (Ungaretti, per esempio) e anche in quelli dei parodianti (Eugenio Montale).


Cominciamo da La pioggia nel pineto, uno dei componimenti più famosi di Gabriele D’Annunzio. Ebbene, vediamo a quali vertiginose rivisitazioni è andato incontro. Infatti, se per lo scrittore di Pescara, «[…] piove su i pini / scagliosi ed irti, / piove su i mirti / divini […]», per un autore come Luciano Fòlgore: «[…] piove sulle matrone / vestite di niente / piove sui bambini / recalcitranti […]» fino a giungere al Montale di Satura, per il quale, con gustosissimo “abbassamento”: «[…] Piove / non sulla favola bella / di lontane stagioni, / ma sulla cartella / esattoriale […]»


Altro giro, altra parodia, stavolta a subirla è Giuseppe Ungaretti, per Il porto sepolto che, nella fantasia e nell’eversiva invenzione del sopracitato Fòlgore diventa L’importo sepolto, e recita così:


Oggi è sabato

Domani

sarà

domenica,

poi lunedì;

sempre così

e non da ieri.

L’ho detto.

Ora

me ne vado

a letto

volentieri,

perché sono stanco

di questi

grandi pensieri.


E che dire dell’io poetico di Quasimodo in Ed è subito sera, che «sta solo sul cuor della terra / trafitto da un raggio di sole»? Un Fòlgore molto più prosastico, ci “racconta” invece: «Caffellatte al mattino, / a mezzogiorno un brodino, / Emilio alla forca, / Eugenio in galera / ed è subito sera.»

In un contesto tale non si può (e forse in questo mi aiutano non poco le origini anagrafiche, perdonatemi) la splendida rivisitazione della Commedia dantesca, risalente al 1911, ad opera di Francesco Maria Coco, avvocato catanese, il quale, da acceso anti-defeliciano, racconta la sua “persecuzione” politica. In particolare, rileggiamo i vv. 124-126 del canto XXXII dell’Inferno, in cui Dante «[…] tratta de’ traditori di loro schiatta e de’ traditori de la loro patria […]», dicendo:


Noi eravam partiti già da ello,

ch’io vidi due ghiacciati in una buca,

sì che l’un capo a l’altro era cappello;


gli stessi versi in Coco suonano in questo modo:


Partuti eramu nui di lu pirterra,

e ’ntra ’na buca sutta un pricipiziu,

vittumu a dui ca si striscàunu ’nterra


Lo stile basso usato dal fiorentino nella cantica infernale si è riflesso, con una magnifica vivezza linguistica, la quale coscienza è, giocoforza, per certi versi preclusa a chi non conosca il dialetto, in uno stile altrettanto umile, miracolosamente traslato nei secoli e riconsegnato al servizio, stavolta, d’una vicenda di tutt’altro rango.


Mi sia concesso, da ultimo, confrontare, brevemente e pensando al mercato editoriale odierno (l’affermazione sarà disambiguata tra breve) I promessi sposi di Manzoni con la parodia omonima di Guido Da Verona; nello specifico: se Manzoni, infatti, ironicamente si rivolge nel primo capitolo a «venticinque lettori», come suoi destinatari, Guido, dopo aver paragonato Don Abbondio a «un vaso di terracotta (senza imballaggio) costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro» si rivolge al suo pubblico, in questo modo: «[…] Pensino dunque i miei venticinque (milioni di) lettori che impressione dovette fare su l’animo del poveretto il trovare dentro quella busta tre soli e miserabili biglietti da cento […]».


Il tuo voto: Nessuno Media: 5 (1 vote)
Tag:

Commenti

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.