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Pagare per l’editing e per pubblicare? Un caso concreto di editoria a pagamento

Oggi sospendo il discorso sui contratti, lo riprenderemo venerdì prossimo, perché vorrei proporvi un caso reale e vissuto da Vito Ferro, il quale mi ha gentilmente contattato dicendomi di leggere uno scambio di mail con la casa editrice ExCogita. Vi lascio con le sue parole e se avete esperienze simili da raccontare, scriveteci, grazie. 

 
Cloache editoriali, state in campana, vi stiamo con il fiato sul collo!
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[Aggiornamento: lo squalo si è fatto vivo con minaccia e diffida. Non ci interessa una denuncia o un processo, il concetto speriamo sia chiaro, ragion per la quale abbiamo tolto il nome e il cognome. Lo squalo in questione si dia una calmata, se non basta la camomilla, talvolta la valeriana è un toccasana]
Ciao!
Ti mando uno scambio di mail tra me e la casa editrice ExCogita, che conoscevo poco e di quel poco avevo una bella idea, essendo stata fondata dalla figlia di Bianciardi e avendo in catalogo Bianciardi stesso.
Non siamo arrivati nemmeno all’invio del contratto perché li ho stoppati prima. Volevano soldi già per l’editing. Che, a mio avviso, è la stessa cosa che chiedere soldi per pubblicare. Sotto forma diversa, ma uguale sostanza.
Quello che mi preme mostrare innanzitutto (e far vedere a tutti), è come conducano questo tipo di “trattativa”: con nessuna chiarezza, girando attorno, non dicendo le cose come stanno. Con falsità insomma. Fanno balenare l’idea che la pubblicazione sia lì, cosa ormai fatta e invece…
Ti prego di notare, ad esempio, come nella lettera da loro inviatami non si parli MAI di soldi. E siccome si scopre che i soldi in questione costituiscono una cifra notevole, uno si aspetterebbe, per logica e buon senso, che questo aspetto venga ben espresso e segnalato. Non è così. Perché? Dimenticanza? Coda di paglia? Tastiamo il terreno prima, vediamo quanto è impallinato questo con la pubblicazione? Perché non dire tutto e subito?
Puoi pubblicare benissimo la lettera con il mio nome e cognome.
Ciao e grazie
 
Vito Ferro
 
(In corsivo trovi le mie note)
 
 
Gentile signor Ferro,
qualora lei sia ancora interessato alla pubblicazione del romanzo in
oggetto, la preghiamo di leggere la lettera in allegato.
 
In attesa di un suo riscontro, le porgo cordiali saluti.
 
--
XXX  XXX
per la Redazione di ExCogita Editore
via Ruggero di Lauria 15 20149 Milano
tel. +39 02 34532152
fax +39 02 33617512
 
Ecco la lettera:
 
Stimato Vito Ferro
Milano, 3 febbraio 2010
Caro amico,
mi scuso innanzitutto per l’enorme ritardo con cui rispondo alla sua proposta di pubblicazione, ma c'è una ragione ben precisa. Di solito noi riceviamo una media di 2-3 dattiloscritti al giorno, che fanno circa un centinaio di plichi al mese: le dico subito che molti di questi non arrivano al Comitato di Lettura, perché già da una prima occhiata in redazione appaiono improponibili, e vengono rifiutati.
Ad effettuare una successiva scelta sono proprio i Comitati, i quali ne respingono una buona
metà. L’altra metà, quella che riceve una maggioranza di giudizi positivi, ripassa in redazione per una valutazione definitiva: ecco, il suo ha seguito quest’ultimo iter.
I nostri lettori hanno evidenziato come il suo romanzo Festival Maracaña abbia delle qualità, legate soprattutto al suo peculiare senso dell’umorismo e ai personaggi, descritti sempre con simpatia e in modo da incuriosire il lettore; è stato però sottolineata la tendenza della sua scrittura a – mi perdoni il termine – strabordare: nel tentativo di far ridere, infatti, lei talvolta esagera certe caratteristiche, che risulterebbero senza dubbio più efficaci su un palcoscenico che su una pagina scritta.
Poiché però riteniamo il suo romanzo comunque meritevole di maggiore interesse e diffusione, le proponiamo di farlo sottoporre a editing da parte di un collaboratore della nostra casa editrice: il collaboratore lavorerà sul suo testo, sottoponendole comunque le eventuali modifiche, con l’obiettivo di limare al meglio gli eventuali difetti ed esaltare invece i pregi dello scritto. Resta inteso che, al termine dell’editing, l’editore si impegna a pubblicare il suo lavoro e a diffonderlo per i canali consueti.
Qualora tale proposta di editing sia di suo interesse, la invito a ricontattarci per approfondire il discorso.
Un caro saluto,
XXX XXX
per la Redazione di ExCogita Editore
 
La mia risposta:
 
Gentile Dott.XXX,
grazie per avermi risposto e dato una bellissima notizia.
Sono lusingato del giudizio positivo ricevuto per il libro. Deve sapere che la storia del festival è in parte realmente accaduta: io e alcuni amici realizzammo tale evento qualche anno fa, e il titolo volontariamente sbagliato (la dicitura corretta è Festival Maracanã) rimanda all'errore presente nella locandina originaria. L'ho voluto lasciare come omaggio tenero alla nostra sgangherata impresa. Strampalata fin dal titolo...
Sono ben lieto di migliorare e farmi aiutare sull'editing del testo da un vostro collaboratore, mi rendo conto del difetto che Lei mi ha esposto. A volte per rendere al meglio situazioni e personaggi, si tende a strafare.
Rimango a disposizione per indicazioni su come procedere.
La saluto cordialmente e La ringrazio ancora per la proposta.
 
Vito Ferro
 
La loro controrisposta:
 
Gentile signor Ferro,
mi fa piacere che lei abbia apprezzato la nostra lettera. Purtroppo da parte mia dev'esserci stata una certa mancanza di chiarezza nella spiegazione sulla procedura di editing (e certo! Mica han parlato di soldi cazzo! Ndr): cercherò ora di rimediare.
Qualora lei accetti la nostra proposta, il suo testo verrà da noi affidato a un nostro collaboratore – con cui, naturalmente, lei sarà in contatto – ma che condurrà da solo la revisione del testo; il collaboratore le sottoporrà per l'approvazione i testi di ogni capitolo, che lei potrà approvare o meno: nel primo caso, il collaboratore passerà al capitolo successivo, nel primo provvederà a modificare ulteriormente il testo secondo le sue indicazioni.
Come può immaginare, il processo di editing ha un costo che la casa editrice – da sola – non può sostenere (bugia! A parte che conosco personalmente un loro autore che non ha pagato nulla, ma se una casa editrice non riesce a sostenere questo costo, perché continua ad esistere?): per questa ragione chiediamo all'autore un contributo, il cui ammontare può essere stabilito con certezza solo dopo che lei abbia accettato la proposta (cioè, io accetto e poi scopro quanto devo pagare? Follia pura!) e noi si sia provveduto a un'impaginazione di prova. A occhio, posso dirle per il momento che, considerata il numero di battute (280.000, non Guerra e pace!), possiamo preventivare una spesa da parte sua tra i 2800 e i 3200 euro (sfido chiunque, avendo pubblicato tre libri gratis, e conosciuto un po’ il mondo editoriale, a dimostrami che un lavoro di editing costi questa cifra! Ma anche ammettendo che io possa/voglia pagare: ci sono 400 euro di oscillazione! La cifra definitiva la scoprirei solo dopo aver accettato…). Le ho già anticipato, e ribadisco, che al termine della revisione del suo testo la casa editrice sarà impegnata a pubblicare e diffondere il suo romanzo.
Spero di ora di essere stato più chiaro e di non averle lasciato dubbi o curiosità.
 
In attesa di un suo riscontro, le porgo cordiali saluti.
--
XXX XXX
per la Redazione di ExCogita Editore
via Ruggero di Lauria 15 20149 Milano
tel. +39 02 34532152
fax +39 02 33617512
 
Io ho chiuso così (credo fin troppo gentilmente):
 
Gentile Dott.XXX,
in effetti non avevo compreso bene la Sua proposta, in quanto non si è mai accennato nella mail precedente a costi da sostenere da parte mia.
Nonostante capisca il Vostro punto di vista, mi vedo purtroppo costretto a rinunciare a tale proposta, in quanto non ho al momento la possibilità economica per sostenere tale spesa e, sinceramente, non intenderei comunque sostenerla.
Grazie comunque e buon lavoro
saluti
 
Vito Ferro
 
Ovviamente, con un buon gusto e un’educazione squisiti, non mi hanno mai risposto.
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Commenti

meglio di mille articoli.
carta canta...

Senza parole, cantava Vasco. Comunque non mi risulta che i costi di un editing formale su un testo di 300mila battute siano quelli indicati dall'editore. Salvo errori e omissioni, ovviamente...

però io credo che questo avvenga perché loro trovano sempre un pollo da spennare.
gli italiani sono tutti scrittori, e pur di dimostrarlo a parenti ed amici, sborsano i soldi richiesti.
lettori zero.

Sei stato fin troppo signore. Io gli avrei risposto per le rime.
Ma forse non ne valeva la pena.

Vergogna!!!
vergogna per queste pallide imitazioni di editori e vergogna per chi li aiuta ad essere tanto squallidi ( mi rivolgo a coloro che pur di farsi pubblicare un'opera si venderebbero l'anima al demonio - che poi non ci farebbe un bell'affare!)

Non sono uno scrittore ma un professionista di un altro settore. Proprio a causa dell'esistenza in Italia di persone/gruppi/parti/compagnie/.... che cercano di rubare soldi con sotterfugi di questo tipo, mi sono deciso a oltrepassare i confini nazionali.
Difficoltà e rischi di frode esistono ovunque e comunque sia ben inteso, ma è proprio brutto dire ancora "come al solito, ecco un'altro che cerca di approfittarsi del lavoro degli altri".
Fossi stato io nelle tue scarpe, sarei andato più a fondo nella trattativa per poi rivolgermi ai canali di vigilanza preposti (Associazioni e Comitati Consumatori per esempio).
Se credi davvero nel tuo lavoro insisti nella ricerca di un buon editore. Prima o poi di sicuro lo trovi uno onesto!

ho pubblicato con editore non a pagamento e so bene come funziona il sistema e quali sono i costi.
Chiedere una cifra del genere per l'editing di 300.000 caratteri è una esagerazione.
Bene hai fatto a rifiutare la "proposta oscena".

Mi accodo a post qui sopra:
"proposta oscena"
Mariella Ricciardi

:D Quasi quasi lascio il mio mestiere e mi dedico a fare l'editor per le case editrici zucazuca. Si guadagna bene, vedo!

Ma che vergogna...

Io faccio lo scrittore per lavoro e pubblico con una grande casa editrice, ma anche prima quando pubblicavo con le piccole, ho sempre preso dei soldi, anche se pochi. è importante sapere che un editore serio si riconosce dal fatto che fa un investimento su un libro in cui crede, e non chiede all'autore di farlo al suo posto!
É anche vero, come dice cristina, che questi figuri prosperano perchè tutti hanno l'ambizione di vedere il proprio nome su una copertina...

Un buon editing è capace di costare anche cinque euro a cartella. Ma l'investimento per un buon editing è un parente dei costi di stampa e di promozione: se è a carico dell'autore, il ruolo dell'editore si riduce sempre più a service.
Professionale quanto vuoi, di qualità, ma un service.

non so, NON TUTTI gli autori presentano un testo che necessiti di editing; non ritengo disonesto chiedere un contributo in questi casi, quanto l'ammonatare della cifra (l'editing ha un costo medio di 2/3 euro a cartella!)...

I costi indicati dal signore di ExCogita sono deliranti. Diciotto euro a cartella?! Questo è ghostwriting! Due o tre euro è il costo medio, con picchi di cinque-sei euro a cartella per lavori più complessi, lavori pagati dall'editore e non dall'autore. Certo, ci sono scrittori che vogliono comunque un passaggio di editing e non si appoggiano alla casa editrice ma hanno propri canali, magari un editor di fiducia. Si tratta di una scelta autonoma e consapevole e, soprattutto, non obbligata. Questa, invece, è una truffa.

Da tempo cercavo prove che Excogita è un editore a pagamento. Ora le ho trovate.
Luciano Bianciardi ha avuto tre figli, molto diversi tra di loro. Io sono per un editoria popolare,per questo faccio i biancairdini, libri che si vendono a un centesimo di euro l'uno, per questo mi batto contro gli editori a pagamento e colleziono denunce e minacce di denunce, i processi fino ad adesso li vinco.
Per questo anche se riguarda persona della mia famiglia, grido forte come negli altri casi: Excogita è un editore a pagamento, statene lontani!

Ettore Bianciardi

http://www.riaprireilfuoco.org

Buongiorno a tutti.
Scopro con sorpresa che lo scambio di mail che ho riportato a Morgan sta circolando sul web molto velocemente. Con sorpresa: sinceramente non mi aspettavo che queste vicende interessino ancora, essendo le pratiche di richiesta soldi così diffuse, così continue. Ne sono contento, devo ammettere. Non per chissà quale velleità di vendetta nei confronti di Excogita, ma per un desiderio di aiuto verso altri scrittori. Magari qualcuno legge me e pensa: a loro non lo mando, va.
Il principio è unico e chiaro: NON bisogna cedere alle richieste di soldi. Sono troppi i motivi per non farlo: ma adesso vorrei tralasciare quelli, ovvi, che riguardano il vantaggio economico che ne ricavano gli editori e gli svantaggi che subiscono gli scrittori. Questo lo ritengo davvero scontato.
Vorrei premere sulla questione della qualità: che valore avrebbe il mio libro se pubblicato grazie ad un pagamento? mi rivolgo a chi scrive come me, a chi ama scrivere. Quale onore, orgoglio, sacrificio, passione potrebbero esserci in una pubblicazione di tale forma? Scrivere e soprattutto pubblicare necessitano di selezione: devo migliorarmi, voglio che sia così, affinché il mio libro sia piacevole, possa raggiungere i lettori, possa gareggiare con gli altri libri ad armi pari. E perché sia così, è indispensabile che ci sia un editore che creda nel libo, come ci credo io, e rischi. Questo rischio è la cifra della bontà del testo. Non ci sono storie, è così. Non sarà la garanzia del successo, ma è la fiducia di partenza. Ed uno scrittore deve cercare questa fiducia, non la pubblicazione in sé. Di fronte a qualsiasi forma di pagamento, questa fiducia viene meno. L'editore si tutela: ma se lo fa, allora, quanto ci crede nel libro?
L’editoria a pagamento, come sappiamo tutti, vive grazie all’ingenuità e alla vanità degli scrittori. L’ingenuità si può “curare”, la vanità è più difficile da debellare. E’ legittimo che ci sia, lo è meno quando porta a non vedere le cose come stanno. Spero che la mia vicenda aiuti a riconsiderare la posizione di tanti ragazzi: per quanto lo trovi odioso, l’atteggiamento di tante case editrici non è, a mio avviso, imputabile di reato. Vorrei che lo fosse, ma non credo che sia così, oggi. Bisogna quindi rivolgersi all’altra parte: agli scrittori. Sono loro a poter dire l’ultima parola. Siamo noi. E dobbiamo dire no, prima di tutto a noi stessi. No alle vie facili, no ad ottenere la strada “a tutti i costi”. Letteralmente.
Io ho avuto la fortuna di pubblicare tre libri con tre case editrici diverse, e nessuna di esse mi ha chiesto una lira. Ho avuto questa di esperienza finora. Apparirà facile capire perché io abbia rifiutato la proposta di Excogita. Sarebbe stato un tornare indietro. Avevo 17 anni quando ricevetti la prima proposta di pubblicazione a pagamento. E, devo dire quasi nonostante il parere dei miei genitori, rifiutai subito. Così no, pensavo e penso ora, così non vale. Io non voglio il libro stampato, io voglio essere accettato per ciò che so fare.
Troverei realmente più gratificante un commento sincero sul mio blog che una copia stampata di un mio libro a prezzo di soldi. Per la vanità, quella pura e semplice, usiamo internet che è gratis. Oppure cerchiamo solo gente seria. Invito ad esempio a visitare il sito e leggere cosa dicono quelli di Las Vegas, il cui fondatore è un mio amico, Andrea Malabaila, il quale essendo anche scrittore, sa di cosa parla.
Chiudo qui, che è già troppo quel che ho scritto, e permettetemi di augurarmi che molti altri ragazzi abbiano la voglia di riferire e far conoscere le proposte oscene di tanti furbacchioni. Proposte rifiutate con orgoglio, ovviamente.
Grazie
Vito

Io mi chiedo che valore avrebbe il suo libro se riscritto da un altro. Lei neanche si pone questo problema. Può darsi che il suo libro sia davvero bisognoso di un sostanzioso editing (o riscrittura). In quel caso l'editore avrebbe dovuto dirle che non era adatto alla pubblicazione e rifiutarlo. In questo hanno sbagliato, secondo me.
Dovevano dirle "riscrivilo, perché così è un libro a metà."
Comunque io per 2800 euro non lo farei il lavoro di rimettere mano ad un libro scritto (male) da un altro. Neanche se fossero 50 pagine.
Francesco

Gentile Francesco,
certo che me lo pongo il problema. E' la stessa cosa che ho pensato io. Se è così mal scritto, eprché lavorarci tanto per poi pubblciarlo? Ma la risposta è semplice e sta nella cifra richiesta: si ripaga da solo ogni costo di pubblicazione. E il gioco è fatto. Bello o brutto che sia, con quei soldi in cassa, è irrilevante. Adesso, mi lasci dire uan cosa: non sono Dostoevskij, ma ho comunque all'attivo tre pubblicazioni. Con tre case editrici NON a pagamento. Queste hanno fatto un lavoro di editing sui miei testi, ma non tale da snaturare tutto. I libri hanno venduto, esaurendo la loro tiratura. O sono diventato immensamente scarso adesso (oddio, è possibile) oppure quello dei 2800-3200 euro è un semplice trucco per coprire le spese. E' anche possibile fare un editing tanto per fare, no? Un editing che faccia volume, diciamo così. Non pensa?

La ringrazio per la gentile e cortese risposta, ma forse mi sono spiegato male. Io non penso che il suo libro faccia schifo, ovviamente. Quello che volevo dire è che non è "sano" che chi scrive accetti di far mettere le mani sul proprio libro.
Questo comporta che chiunque abbia una mezza idea, anche originale, butti giù un po' di pagine e poi si aspetti che qualcuno lo faccia diventare un libro vero.
Apprezzo il fatto che lei abbia rifiutato, ma secondo me avrebbe dovuto farlo non per la cifra richiesta, ma per il fatto che le proponessero un editing.
E' come farsi fare i compiti da mamma e papà.
Nella scrittura bisogna sobbarcarsi la parte creativa, ma anche la "manovalanza", cioè la correzione del tutto.
Se si facesse guerra al malcostume dell'editing come, giustamente, si fa all'editoria a pagamento, forse gli apprendisti scrittori, una volta costretti a correggersi e spesso riscrivere le loro opere, forse smetterebbero di imbrattare fogli, oppure diventerebbero scrittori veri.
Io ho pubblicato a pagamento, ma ho speso poco e ho avuto quello che mi aspettavo. Lo sapevo che era a pagamento, ma non avevo altra strada per far conoscere il mio libro.
Dopo la pubblicazione ho cominciato a promuoverlo, sono andato in librerie, l'ho venduto direttamente, e ho venduto tutte le copie.
Sono rientrato della spesa e molte persone che neanche conoscevo hanno avuto la possibilità di leggere il mio libro, e di apprezzarlo, bontà loro. Ma io lo sapevo già che era un bel libro, ci ho passato giorni a correggerlo e il finale l'ho riscritto nove volte, finché non è stato come dicevo io. Questo intendo per scrivere un libro.
Poi può darsi che non piaccia a tutti, ma questo è normale.
La stampa e la pubblicazione è solo un mezzo, non il fine. Io non conoscevo nè conosco nessuno nell'ambiente editoriale, chi vuole che mi avrebbe dato retta. Lei lo sa meglio di me che i manoscritti alimentano l'impianto di riscaldamento dei grandi editori :-)
Per concludere, se si riuscisse ad eliminare la brutta abitudine dell'editing, forse si ridurrebbe anche il numero degli editori a pagamento, che stampano tutto e non selezionano affatto, basta pagare...
Grazie per l'attenzione.
Francesco

Salve, io lavoro nell'ambito dell'editoria (anche se scolastica) ma sono anche scrittrice. Anche a me è stata fatta una proposta di pubblicare a pagamento (ma non vedo la necessità di fare nomi, non ho crociate da portare avanti), ma non sono rimasta poi così sconvolta visto che tale proposta non è arrivata da Mondadori o simili. Le piccole case editrici non sempre possono "investire", e i redattori in qualche modo vanno pagati (meglio non aprire questo discorso, posso garantirlo...).
Se un libro ha poche prospettive di vendita (e magari non perchè non è bello, ma perchè non è firmato da Dan Brown...), da dove credete arrivino i soldi? Voglio dire... non è che così scopriamo l'acqua calda...
Fra l'altro, come persona che ha a che fare ocn i testi scritti da altri, dico tranquillamente che a volte l'editing serve eccome. Perchè può esserci una gran bella idea nella storia, ma poca pratica con la lingua o con lo stile. Non siao tutti perfetti, ci mancherebbe.
Senza sconcertarsi troppo, basta dire di no... e magari smettere di pensare ce sia un mondo di stelline che luccicano. Perchè davvero non è così.
Erika

Sono d'accordo sull'editing per quanto riguarda i manuali tecnici o i testi di studio, non sempre un tecnico che sa tutto sull'argomento sa anche scrivere in un perfetto italiano.
Non accetto che uno scrittore di romanzi si faccia correggere da altri, anzi a volte se lo aspetti e quasi lo ritenga normale.
Per il resto condivido le considerazioni di Erika.

far pagare l'editing o la semplice lettura è assurdo. Io leggevo i testi e li editavo per un piccolo editore: lui si faceva pagare, ma noi lavoravamo gratis. E poi nessuno di noi aveva competenze specifiche...
Un'altra cosa che non capisco, anche se rispetto, sono i "corsi" di scrittura, spesso costosi. Io non contesto l'idea di far imparare alcune tecniche di scrittura, fare delle esercitazioni, dare la possibilità di confrontarsi ecc... Ma non s'impara a scrivere a scuola... secondo me non dovrebbero chiamarsi "corsi di scrittura", perché quasi tutti quelli che si iscrivono credono di imparare a diventare Svevo o Verga...

Fare un editing invasivo, che stravolga in toto un romanzo non ha mai senso, né per noi editor, né per l’autore. Ma se l’editing viene usato per individuare e correggere problemi di stile o snodi narrativi che scricchiolano, diventa un alleato prezioso per l’autore e il suo romanzo, non un nemico. Naturalmente va fatto sempre nel rispetto di chi scrive e della sua storia.
Ovvio che i 2800-3200 euro (dai 18 ai 20 euro a cartella!) che la Ex Cogita ha chiesto al signor Vito Ferro sono follia, per questo non mi stancherò mai di dire agli esordienti in cerca di pubblicazione: non fatevi abbagliare da finte luci!
Ci sono piccole case editrici combattive e dignitose che non chiedono un euro all’autore.
La casa editrice non è una società di servizi, come sono invece le agenzie letterarie o editoriali: la casa editrice d.o.c. è un’azienda che decide di investire su un autore e i cui guadagni derivano dalla vendita di un prodotto tangibile: il libro.

Mi permetto di aggiugere una cosa, ispirata dagli ultimi commenti: Prometeo dice che leggeva e correggeva... pagato zero. Credo non abbia bisogno di commenti. E non lavorava per Excogita, figuriamoci cosa c'è in gio. A volte i redattori si trovano esattamente in questa situazione, e a volte (lo dico perchè io lo sono) sono anche persone formate nello specifico per quel lavoro.
Quindi non escludiamo che quei soldi servano anche per pagarli un tantinino. Può non piacere, ma credo che scartare l'idea a priori sia assurdo. Io ho un'amica che viene pagata a percentuale sull'editing dei romanzi che cura... e la percentuale è, appunto, su quanto chiesto all'autore.
Sono d'accordo sul fatto che possa non piacere, ci mancherebbe altro! Alla proposta fatta a me, ho detto picche, primo perchè i soldi non li avevo, secondo perchè, romanticamente, preferirei che un editore mi dicesse "Caspita, con te sfondiamo! Vieni qui che ti pubblico!" (Sì, continuo a sognare...)
Però, lavorando in questo mondo, ho scoperto che su un testo, se si vuol fare un buon libro, ci si deve smazzare parecchio. Non sempre gli autori sono attenti a certe cose di forma, e caspita se sono importanti. E se poi l'impaginato è frutto di una smplice importazione in Quark... beh, bello schifo. Di lavoro da fare ce n'è eccome, gli autori dovrebbero capirlo.
Quelli veri lo fanno di sicuro.
In considerazione del fatto che, in questo caso, il lavoro non è stato fatto perchè l'autore ha ritenuto opportuno non accettare, direi che non sapremo mai se il contributo richiesto fosse "meritato" (occhio che l'ho messo tra virgolette!) o meno.

Comunque, 2/3 euro a cartella per l'editing è ridicolo. Ridicolo che qualcuno paghi così poco il lavoro di un buon redattore (perchè, da autrice, so che non siamo perfetti e non dovremo mai pretendere di esserlo), perchè si chiama sfruttamento. Ridicolo che, davvero, si sottovaluti così un mestiere. Scolastica o non scolastica. A volte il supporto di un redattore può stimolare l'autore a cavar oro dal suo argento.
(E comunque, da redattrice, garantisco che veniamo pagati una miseria, anche se il nostro lavoro è FONDAMENTALE perchè il prodotto sia un libro degno... ciò che produce un autore non è mai assoluto e perfetto).

Una cosa sola mi permetto di aggiungere, e poi chiudo: mi piace vedere che c'è chi ancora sogna e chi ha esperienze di case editrici piccole e tenaci che non chiedono nulla, ma non è di sicuro la regola. Excogita non fa nulla che non facciano anche moltissimi altri (se ci mettessimo a fare la lista di quelli che lo fanno... caspita, ce ne vorrebbe di tempo! Ma non so se qui interessi). Sta all'autore decidere se accettare o meno. Si chiama libertà contrattuale. A noi giocarcela bene, senza scndalizzarsi troppo. Questo, per ora, è il mondo.

Erika

Insisto nel dire che 2800 euro secondo me è anche poco.
Facciamo due conti:
per rivedere un libro, nella migliore delle ipotesi, se si vuol fare un lavoro serio ci vuole un mesetto, ripeto per un lavoro serio, ma teniamoci stretti e diciamo quindici giorni
2800 euro, tolte le tasse diventano la metà, dicamo 1500 tanto per essere ottimisti.
1500 diviso 15 fa 100 euro al giorno.
L acasa editrice qualcosa dovrà pur guadagnare, diciamo il 50%, ma probablimente è di più.
rimangono 50 euro al giorno.
Il redattore o editor, come vogliamo chiamarlo, dovrà pagare le sue tasse e un altro 40% se lo piglia lo Stato
rimangono 30 euro al giorno.
E poi non dimentichiamo che la casa editrice in questione avrebbe anche stampato il libro, che da solo per circa 300 copie non viene meno di un migliaio di euro, cifra più cifra meno.
Diciamo che già siamo sotto di almeno mille euro.
Fare il lavoro improbo di rieditare un libro, lavorarci con coscienza ed antusiasmo per neanche 30 euro al giorno, scusate se lo dico, ma è una follia. Un manovale edile rumeno prende di più, giustamente.
E' qui il vero problema, e questo a casa mia si chiama sfruttamento del lavoro delle persone, fra l'altro competenti e di solito preparate.
C'è qualcosa che non quadra.
Due sono le cose:
O le persone non vengono pagate proprio, oppure molto di questo "mercato" si svolge in nero.
Là bisognerebbe andare a guardare se si vuole davvero estirpare la "piaga" degli editori a pagamento.
Ovviamente non mi riferisco alla Ex-cogita, che neanche conosco e probailmente farà tutto in regola, il mio è un discorso generale.
Per 30 euro al giorno conviene andare a raccogliere cartoni o pulire i vetri ai semafori, si guadagna certamente di più.

Cordiali saluti.
Francesco

Se dessero a me 3'200 euro (di diritti d'autore), ne scriverei uno nuovo e completamente inedito di libro, altro che editing... ahahahah... che balordi!

"ma non vedo la necessità di fare nomi, non ho crociate da portare avanti"
Erika.

Gentile Erika, manco io. Ma mettere in allerta chiunque voglia spedire un manoscritto a Excogita non mi pare portare avanti una crociata. Se non si fanno mai i nomi, è come lamentarsi in astratto. Ben vengano, credo, le liste e le informazioni su chi pretende soldi. Poi uno sceglie, come ho fatto io e come ha fatto lei. Ma informato.

Però mi sarei aspettato una risposta dalla casa editrice Ex-cogita. Della quale ho letto alcuni libri e devo dire che sono oltre che molto ben fatti anche belli.
Quindi una certa selezione la fanno. Giustamente.
Se "accusassero" me di tutte queste nefandezze, io risponderei immediatamente per chiarire tutto.
Non mi pare il sistema migliore minacciare denunce, anche se non condivido assolutamente la diffusione di nomi di persone che comuque fanno il loro lavoro e non mi pare che sia un reato.
Attendo umilmente una risposta perché chi tace acconsente, e spesso non sente.

Francesco

Signor Ferro, onestamente non mi trovo d'accordo con lei.
Per più ragioni.
Uno, come l'esperienza ce la siamo fatta io e lei, la possono fare anche gli altri.
Due, "allerta" è parola grossa. Si ricordi che la libertà contrattuale permette alle persone di fare proposte e offerte di qualunque natura (ovviamente purchè legali!), che piacciano o no. Non si tratta di segnalare truffe o simili, sebbene qualcuno possa leggerla in tali termini (e allora si vadano a vedere la definizione di truffa).
Tre, visto che mi dice "se non si fanno mai i nomi" colgo l'occasione per complimentarmi per la prontezza di spirito che ha dimostrato eliminando il nome dalle mail che le sono arrivate da Excogita, perchè è vero che segnalare le case editrici a pagamento può essere utile per i meno smaliziati. Ma è altrettanto vero che dubito fortemente lei abbia avuto autorizzazione a pubblicare la corrispondenza che non coinvolge solo lei. E questo non è esattamente il massimo. Indicare il nome di una casa editrice che lavora così è lecito, pubblicare per intero la corrispondenza, glielo posso garantire per pregresse esperienze, è un atto sul filo del rasoio dal punto di vista legale.
(Senza considerare che, a quel che so, la persona titolare dell'attività non è quella con la quale ha avuto il contatto, che magari era il redattore [un pò sfigato, a questo punto, mi permetto di dirlo], al quale era affidato il compito di provvedere a realizzare la mail, e che quindi, magari, non avrebbe piacere di vedere il suo nome messo in giro così. Io, almeno, non apprezzerei che altri si permettessero simili libertà con il mio nome).

Quando vedo tutta questa voglia di sbandierare i dettagli, sinceramente, io la leggo più come una crociata che non come un disinteressato comunicare ad altri possibili interessati che rivolgersi a certi soggetti può avere dei costi.
Bastava raccontare la sua esperienza, citando (eccome!) il nome della casa editrice.
Sarà deformazione professionale, cosa vuole che le dica. Io lavoro nella scolastica, nello specifico su testi di diritto, dal momento che sono laureata in Giurisprudenza. Quindi forse avrò un taglio di lettura dei fatti un po'... non saprei come dire... magari, appunto, professionalmente deformato.

Informi pure della sua esperienza, ritengo sia opportuno. Ma, consiglio spassionatissimo, presti attenzione al modo. Internet a volte ci da l'idea di essere liberi e felici in un mondo senza regole. Però non è così. E se lei si sente, come molti altri, di biasimare la proposta che le è stata fatta perchè ci vede dietro del grossissimo marcio, presti anche attenzione a non abbassarsi ai livelli della controparte con iniziative che, almeno teoricamente, rischiano di ritorcersi a suo danno. (E direi che non sarebbe giusto).

Spero che capisca lo spirito delle mie critiche.
Da giurista non posso farci niente, sono tarata, e da autrice non voglio che miei "colleghi" rischino per qualcosa che si può fare in tanti modi diversi da così.

Erika

Vedi che significa studiare? :-)
Erika ha detto in maniera mille volte migliore quello che volevo dire io.
Sottoscrivo tutto.
Grazie
Francesco

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Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.