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Pagare per l’editing e per pubblicare? Un caso concreto di editoria a pagamento

Oggi sospendo il discorso sui contratti, lo riprenderemo venerdì prossimo, perché vorrei proporvi un caso reale e vissuto da Vito Ferro, il quale mi ha gentilmente contattato dicendomi di leggere uno scambio di mail con la casa editrice ExCogita. Vi lascio con le sue parole e se avete esperienze simili da raccontare, scriveteci, grazie. 

 
Cloache editoriali, state in campana, vi stiamo con il fiato sul collo!
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[Aggiornamento: lo squalo si è fatto vivo con minaccia e diffida. Non ci interessa una denuncia o un processo, il concetto speriamo sia chiaro, ragion per la quale abbiamo tolto il nome e il cognome. Lo squalo in questione si dia una calmata, se non basta la camomilla, talvolta la valeriana è un toccasana]
Ciao!
Ti mando uno scambio di mail tra me e la casa editrice ExCogita, che conoscevo poco e di quel poco avevo una bella idea, essendo stata fondata dalla figlia di Bianciardi e avendo in catalogo Bianciardi stesso.
Non siamo arrivati nemmeno all’invio del contratto perché li ho stoppati prima. Volevano soldi già per l’editing. Che, a mio avviso, è la stessa cosa che chiedere soldi per pubblicare. Sotto forma diversa, ma uguale sostanza.
Quello che mi preme mostrare innanzitutto (e far vedere a tutti), è come conducano questo tipo di “trattativa”: con nessuna chiarezza, girando attorno, non dicendo le cose come stanno. Con falsità insomma. Fanno balenare l’idea che la pubblicazione sia lì, cosa ormai fatta e invece…
Ti prego di notare, ad esempio, come nella lettera da loro inviatami non si parli MAI di soldi. E siccome si scopre che i soldi in questione costituiscono una cifra notevole, uno si aspetterebbe, per logica e buon senso, che questo aspetto venga ben espresso e segnalato. Non è così. Perché? Dimenticanza? Coda di paglia? Tastiamo il terreno prima, vediamo quanto è impallinato questo con la pubblicazione? Perché non dire tutto e subito?
Puoi pubblicare benissimo la lettera con il mio nome e cognome.
Ciao e grazie
 
Vito Ferro
 
(In corsivo trovi le mie note)
 
 
Gentile signor Ferro,
qualora lei sia ancora interessato alla pubblicazione del romanzo in
oggetto, la preghiamo di leggere la lettera in allegato.
 
In attesa di un suo riscontro, le porgo cordiali saluti.
 
--
XXX  XXX
per la Redazione di ExCogita Editore
via Ruggero di Lauria 15 20149 Milano
tel. +39 02 34532152
fax +39 02 33617512
 
Ecco la lettera:
 
Stimato Vito Ferro
Milano, 3 febbraio 2010
Caro amico,
mi scuso innanzitutto per l’enorme ritardo con cui rispondo alla sua proposta di pubblicazione, ma c'è una ragione ben precisa. Di solito noi riceviamo una media di 2-3 dattiloscritti al giorno, che fanno circa un centinaio di plichi al mese: le dico subito che molti di questi non arrivano al Comitato di Lettura, perché già da una prima occhiata in redazione appaiono improponibili, e vengono rifiutati.
Ad effettuare una successiva scelta sono proprio i Comitati, i quali ne respingono una buona
metà. L’altra metà, quella che riceve una maggioranza di giudizi positivi, ripassa in redazione per una valutazione definitiva: ecco, il suo ha seguito quest’ultimo iter.
I nostri lettori hanno evidenziato come il suo romanzo Festival Maracaña abbia delle qualità, legate soprattutto al suo peculiare senso dell’umorismo e ai personaggi, descritti sempre con simpatia e in modo da incuriosire il lettore; è stato però sottolineata la tendenza della sua scrittura a – mi perdoni il termine – strabordare: nel tentativo di far ridere, infatti, lei talvolta esagera certe caratteristiche, che risulterebbero senza dubbio più efficaci su un palcoscenico che su una pagina scritta.
Poiché però riteniamo il suo romanzo comunque meritevole di maggiore interesse e diffusione, le proponiamo di farlo sottoporre a editing da parte di un collaboratore della nostra casa editrice: il collaboratore lavorerà sul suo testo, sottoponendole comunque le eventuali modifiche, con l’obiettivo di limare al meglio gli eventuali difetti ed esaltare invece i pregi dello scritto. Resta inteso che, al termine dell’editing, l’editore si impegna a pubblicare il suo lavoro e a diffonderlo per i canali consueti.
Qualora tale proposta di editing sia di suo interesse, la invito a ricontattarci per approfondire il discorso.
Un caro saluto,
XXX XXX
per la Redazione di ExCogita Editore
 
La mia risposta:
 
Gentile Dott.XXX,
grazie per avermi risposto e dato una bellissima notizia.
Sono lusingato del giudizio positivo ricevuto per il libro. Deve sapere che la storia del festival è in parte realmente accaduta: io e alcuni amici realizzammo tale evento qualche anno fa, e il titolo volontariamente sbagliato (la dicitura corretta è Festival Maracanã) rimanda all'errore presente nella locandina originaria. L'ho voluto lasciare come omaggio tenero alla nostra sgangherata impresa. Strampalata fin dal titolo...
Sono ben lieto di migliorare e farmi aiutare sull'editing del testo da un vostro collaboratore, mi rendo conto del difetto che Lei mi ha esposto. A volte per rendere al meglio situazioni e personaggi, si tende a strafare.
Rimango a disposizione per indicazioni su come procedere.
La saluto cordialmente e La ringrazio ancora per la proposta.
 
Vito Ferro
 
La loro controrisposta:
 
Gentile signor Ferro,
mi fa piacere che lei abbia apprezzato la nostra lettera. Purtroppo da parte mia dev'esserci stata una certa mancanza di chiarezza nella spiegazione sulla procedura di editing (e certo! Mica han parlato di soldi cazzo! Ndr): cercherò ora di rimediare.
Qualora lei accetti la nostra proposta, il suo testo verrà da noi affidato a un nostro collaboratore – con cui, naturalmente, lei sarà in contatto – ma che condurrà da solo la revisione del testo; il collaboratore le sottoporrà per l'approvazione i testi di ogni capitolo, che lei potrà approvare o meno: nel primo caso, il collaboratore passerà al capitolo successivo, nel primo provvederà a modificare ulteriormente il testo secondo le sue indicazioni.
Come può immaginare, il processo di editing ha un costo che la casa editrice – da sola – non può sostenere (bugia! A parte che conosco personalmente un loro autore che non ha pagato nulla, ma se una casa editrice non riesce a sostenere questo costo, perché continua ad esistere?): per questa ragione chiediamo all'autore un contributo, il cui ammontare può essere stabilito con certezza solo dopo che lei abbia accettato la proposta (cioè, io accetto e poi scopro quanto devo pagare? Follia pura!) e noi si sia provveduto a un'impaginazione di prova. A occhio, posso dirle per il momento che, considerata il numero di battute (280.000, non Guerra e pace!), possiamo preventivare una spesa da parte sua tra i 2800 e i 3200 euro (sfido chiunque, avendo pubblicato tre libri gratis, e conosciuto un po’ il mondo editoriale, a dimostrami che un lavoro di editing costi questa cifra! Ma anche ammettendo che io possa/voglia pagare: ci sono 400 euro di oscillazione! La cifra definitiva la scoprirei solo dopo aver accettato…). Le ho già anticipato, e ribadisco, che al termine della revisione del suo testo la casa editrice sarà impegnata a pubblicare e diffondere il suo romanzo.
Spero di ora di essere stato più chiaro e di non averle lasciato dubbi o curiosità.
 
In attesa di un suo riscontro, le porgo cordiali saluti.
--
XXX XXX
per la Redazione di ExCogita Editore
via Ruggero di Lauria 15 20149 Milano
tel. +39 02 34532152
fax +39 02 33617512
 
Io ho chiuso così (credo fin troppo gentilmente):
 
Gentile Dott.XXX,
in effetti non avevo compreso bene la Sua proposta, in quanto non si è mai accennato nella mail precedente a costi da sostenere da parte mia.
Nonostante capisca il Vostro punto di vista, mi vedo purtroppo costretto a rinunciare a tale proposta, in quanto non ho al momento la possibilità economica per sostenere tale spesa e, sinceramente, non intenderei comunque sostenerla.
Grazie comunque e buon lavoro
saluti
 
Vito Ferro
 
Ovviamente, con un buon gusto e un’educazione squisiti, non mi hanno mai risposto.
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Commenti

Sì, studiare, e averla pure presa sui denti un paio di volte...
:-(

Intendiamoci, questi sono fatti che non vale nemmeno la pena di pensare in sede giudiziale, ma a volte pecchiamo di ingenuità, magari per scopi positivi.
E non è proprio il massimo.

Erika

Gentili tutti,
ho chiesto a Morgan di togliere il nome perché la persona in questione me l'ha chiesto, minacciando querele. Per me non c'era problema a riportarlo, dal momento che la persona in questione scriveva "xxxxx xxxxxx per redazione della casa editrice". Quindi, per me, lui "era" la casa editrice. E se, come dite, non c'è reato nel chiedere soldi per l'editing, non vedevo il motivo di doverlo nascondere. Ho messo il mio di nome, non vedevo il problema a mettere il suo. Evidentemente non è così. Ma perché non è così? Perché il signor xxxxx xxxx, che apprendo essere cosa diversa dalla casa editrice (semplice e sfigato redattore?), vuole che il suo nome non compaia, dal momento che quello che mi ha chiesto è legittimo e legale? Perché l'anonimato?
"magari era il redattore [un pò sfigato, a questo punto, mi permetto di dirlo], al quale era affidato il compito di provvedere a realizzare la mail, e che quindi, magari, non avrebbe piacere di vedere il suo nome messo in giro così. Io, almeno, non apprezzerei che altri si permettessero simili libertà con il mio nome" Ecco, Erika, le sue parole: perché non avrebbe piacere di vedere il suo nome, se quello che scrive e fa è il suo lavoro?
Io, lo dico con sincerità, ho chiesto a Morgan di togliere il nome solo per non rischiare di pagare soldi in una causa, ché soldi non ne ho. Ma resto convinto che chiunque dovrebbe prendersi le responsabilità, pubbliche, di ciò che fa. Io l'ho fatto. Il signor xxx no. E' troppo facile nascondersi dietro il "sono l'ultima ruota del carro". Nessuno lo costringe a intrattenere quel tipo di rapporto con gli autori. E siccome una casa editrice è fatta da persone, non è un'entità astratta, è giusto sapere chi siano le persone che lavorano in un modo piuttosto che in un altro. Sapere, stop. Proprio perché, come dice Francesco, non c'è reato. Io non ho, ripeto, la volontà di portare avanti una crociata con Excogita o chi per essa, tanto che nella mia mail (se rileggete sopra lo trovate), c'è un passo dove dico che "capisco il loro punto di vista", ma non l'accetto. E mi sento per questo libero di diffonderlo: stare zitto mi pareva e mi pare giustificare questo modo di lavorare che, sarà pure legale, ma io lo trovo subdolo. Perché non posso dirlo? Vi posso assicurare che ho conosciuto ragazzi di 17-18 anni convinti che pagare sia "l'unico" modo per pubblicare. Chi gliel'ha fatto credere secondo voi? io no di sicuro. Probabilmente gente del tipo del signor xxx, che fa solo il suo lavoro. Ecco, chi vive su questa ignoranza, e spesso l'alimenta, a me non piace. E siccome non si ha altra arma che parlarne, io ne ho parlato. Tutto qui. Ripeto, ho fatto togliere il nome solo perché ho paura di pagare soldi. Li avessi, correrei il rischio. Uno dei post di Morgan si intitola "Editoria a pagamento e questione morale": è azzeccato, si tratta di morale.
Sempre a disposzione

vito

Apprezzo la preoccupazione della gentile Erika, davvero. Ma sono francamente stufo della cautela nei confronti di chi ha più potere di me. Sono fatto così. Io non ho minacciato nessuno, al contrario sono stato in qualche modo minacciato per fatti che, come dice lei, non vale nemmeno la pena di pensare in sede giudiziale. Evidentemente qualcuno li pensa in fase giudiziale. So che la persona in questione leggerà queste righe. Tranquillo può stare tranquillo, dal momento che il suo nome non c'è più. Adesso sarebbe bello sentire, oltre che velate minacce, anche un parere su tutto.

Signor Ferro, adesso temo non mi darà più della gentile. Sono Erika.

Minacciato? Signor Ferro, qualora una persona veda pubblicato, senza autorizzazione, un estratto della sua corrispondenza, sia esso persona fisica o giuridica non importa, ha il diritto di querelare il "responsabile" del fatto.
Quindi, qualunque tipo di intenzione manifestata dalla persona con cui ha scambiato mail, non è altro che un'intenzione legittima di fronte a un suo comportamento sbagliato. Perchè, evidentemente il mio post (che aveva l'intento di metterle una pulce nell'orecchio e suggerirle di informarsi) ha fatto flop, e lei non si rende ben conto che ha fatto un passo falso notevole e stupido. Si è preso una libertà che NON HA! Che le piaccia o no, è illegale pubblicare corrispondenza privata. A quanto pare devo spiegarglielo a chiare lettere.

Rispondo poi alla sua domanda: io non vorrei, anzi, non voglio vedere il mio nome pubblicato da ALTRI. Non è una questione di vergognarsi o meno di ciò che si fa, è pretendere che gli altri non si prendano simili libertà. Assai presuntuosamente. Del suo nome lei può fare quello che vuole, di quello degli altri no. Non sono io a dirlo, signor Ferro, e la sua presunzione di poter usare e pubblicare il nome d'altri è allucinante.

Altra sciocchezza da lei scritta: sul fatto che nessuno costringa il redattore (se la nostra ipotesi è giusta) a intrattenere quel tipo di rapporto, scusi, lei cosa ne sa? Ipotizziamo: se è lì a lavorare, e quello è l'unico lavoro che ha trovato, fa quello che gli dicono di fare. Punto. Se lei vive da nababbo o simili e queste cose del mondo del lavoro non le conosce, problema suo. Allucinante anche questo. Non riuscire a capire una cosa così ovvia è paradossale.
Le aggiungo un dettaglio del mondo dell'editoria che forse le sfugge. Esistono diversi master in argomento, io ne ho fatto uno, e alla fine abbiamo fatto uno stage, ovviamente. Dove ti mandano, fai quello che ti dicono e basta! E lei non può escludere di essersi trovato a relazionarsi con uno stagista che, ingenuamente (molto ingenuamente), ha messo il suo nome, visto che era lui a spedire lettere il cui contenuto non era stabilito da lui! (E della cui responsabilità, sempre per quel che ne sappiamo, non si rendeva ben conto, perchè alle prime armi).
Si rende conto dell'enorme libertà che lei si è concesso?!? Per quel che ne sa lei, potrebbe essere che abbia messo in difficoltà una persona solo un pò ingenuotta! E credo che di questo non possa affatto vantarsi. Del resto, non sta denunciando una tratta di prostitute!
A lei non è stato fatto alcun danno, ma per quel che ne sa, potrebbe essere stato lei a rischiare di farlo o a farlo proprio! Non è detto sia così, ma visto che con questa casa editrice ha avuto contatti solo di questo tipo, non può permettersi di escluderlo. O meglio, non avrebbe potuto permettersi di escuderlo.
Ma probabilmente non ci ha neanche riflettuto.

E se mi dice che ha conosciuto ragazzi convinti che pagare sia l'unico modo di pubblicare, allora forse non c'è tutto questo bisogno di informazione su una cosa che la gente, anche se in modo distorto, sa. Lei che ha avuto modo di pubblicare non a pagamento, diffonda piuttosto la sua esperienza positiva! Di quella negativa, a sentir le sue parole (e le condivido perchè anche secondo me è cosa abbastanza notoria), se ne sa già. Quindi perchè questo suo bisogno di pubblicare l'intera corrispondenza? Lo ripeto, perchè evidentemente non ha afferrato: bastava, legittimamente, raccontare.

E visto che si permette di parlare di morale, provi a vedere la cosa da un altro punto di vista:
da una parte la casa editrice, che le fa una proposta a suo avviso (e di molti altri) discutibile ma lecita, e dall'altra lei, che per reazione si permette una libertà che non aveva. Affatto.

Continua da sopra. Erika.

Sono dura, molto dura, e le garantisco che mi sto anche trattenendo.
Lo sono perchè, ok che siamo in Italia, e in fin dei conti non informarsi sulle norme pare abbastanza spontaneo, ma io ritengo che sia grave pensare di poter fare tutto ciò che si vuole anche con cose che non riguardano solo noi.

Io vorrei davvero che il mondo dell'editoria non avesse sulla scena case editrici a pagamento, lo vorrei con tutto il cuore, mi creda. Molte cose andrebbero meglio anche per me e chi fa il mio lavoro, glielo garantisco.
Ma vorrei di più che le persone non si fermassero al loro piccolo mondo e riflettessero bene prima di pubblicare nomi altrui, o cose altrui, o prendersi qualunque tipo di libertà senza ragionare e che in qualche modo coinvolga non solo la loro persona. Lei, non credo se ne renda conto, ha fatto questo. Per l'ennesima volta, bastava raccontare.
Mi dispiace, ma su questo non transigo. Soprattutto perchè penso a un fatto, che ora le racconterò.
Nel testo di diritto cui ho lavorato, c'era una parte dedicata alle multinazionali. Per la ricerca iconografica, avevo il mio capo impanicato perchè doveva fare attenzione a cosa scegliere, perchè altrimenti sarebbe finito nei guai! Nike o coca cola? Microsoft o Sony? Sembra una scemenza, ma non lo è. Una della redazione passò GROSSI guai perchè per illustrare un bilancio scelse, prima del crack, quello della Cirio (e i bilanci quotati sono pubblici!). Le dissero che aveva cercato di influenzare i genitori a comprare le azioni! Ma si rende conto quante cose possono capitare a un redattore?

E quindi penso che, visto che lei NON SA le dinamiche interne della casa editrice, e che il soggetto si è dovuto muovere per tutelare SOLO il SUO (SUO SUO SUO) nome, non le viene il dubbio che forse questa persona NON sia in una posizione di potere? E che quindi non meritasse di trovarsi all'interno di un blog in cui alcuni post riportano frasi tipo "vergogna!" e simili (quindi di carattere non certo lusinghiero?!?!) Ci vuole tanto a capirlo?
Noi redattori non siamo, in genere, troppo pagati (come moltissimi altri lavoratori), facciamo il nostro lavoro per passione per i libri, e se rimaniamo incastrati in situazioni che magari possono anche non piacerci (per quello che ne sappiamo io e lei!) ci rimaniamo anche perchè dobbiamo mangiare!

Io mi incazzo, lo dico a chiare lettere, perchè lei questo sembra non considerarlo.

E di tutta questa faccenda, ritengo sia questa la cosa davvero più grave, e su cui moralmente lei abbia fatto uno scivolone di cui, scioccamente, non vuole rendersi conto.

Potrebbe pure essere che il soggetto di cui ha tolto il nome sia uno stra socio della casa editrice, non lo sapremo mai, ma lei non avrebbe dovuto dare per scontate così tante cose.

Continua da sopra, by Erika.

Per "denunciare" una cosa che, alla fin fine, si sa e basta esser un pochino svegli per evitare (soprattutto se lei facesse pubblicità positiva vista la sua preccedente esperienza!!!), lei ha fatto una cosa non in suo diritto (Google è portentosa per raccogliere informazioni, dovrebbe provare), per quel che ne sa (e io quasi quasi ci scommetto, visto che il soggetto si è mosso da solo... provi a rifletterci...) potrebbe pure avere causato problemi a un lavoratore.

No, di questo, fossi in lei, davvero non andrei fiera.

Dentro di me rimane ancora un enorme sconcerto, perchè sulle cose basta riflettere e non agire impulsivamente, e mi verrebbe da ripetere altre mille volte che BASTAVA RACCONTARE. Credo tuttavia non sia il caso. Ho detto, più o meno, tutto quello che avevo da dire.

Mi piacerebbe incredibilmente che lei riflettesse su quello che ho scritto mettendo per un attimo da parte la questione morale legata all'editoria a pagamento, e si concentrasse sulla questione morale del pubblicare ad minchiam corrispondenza che non doveva essere pubblicata. Perchè NON era in suo diritto (non per la parte delle mail da Excogita verso di lei, forse questo non lo avevo precisato, perchè lei delle SUE mail, scritte da lei, può pure fare volantini e distribuirli per strada).
Credo sarebbe altrettanto, se non addirittura più utile.

Erika

Ps. consiglio spassionato (a me di sicuro non ne viene niente, ma non si sa mai!): racconti anche la sua esperienza positiva, dilaghi nei blog con indicazioni per gli esordienti meno tagliati.
Quella sì, sarebbe una gran bella cosa.

Gentile Erika (chi parla o scrive con me è sempre gentile), ripeto: apprezzo molto la sua preoccupazione, e le delucidazioni giuridiche che mi ha dato. Ne farò tesoro. Ma dal momento che Lei non è il signore in questione (non lo è, vero?) tantomeno il suo avvocato, non capisco il suo doversi incazzare e la foga che l'ha portata a scrivere tre interventi consecutivi. Non capisco lo sconcerto, il suo doversi trattenere, ecc ecc. Mi pare sinceramente troppo. Certo, ammiro l'empatia che lei sperimenta, e mi spiace che non l'abbia provata anche nei miei confronti.
Ribadisco: se ho sbagliato, come dice lei e come dice la legge, allora verrò denunciato. Ma lei scommette che questo non succederà?
Il nome l'ho fatto togliere, anche se io non ho accusato di niente nessuno: ho solo riportato uno scambio di mail tra me e una casa editrice tramite un suo direttore. Non ho mai parlato di reati, ma semplicemente di un modo, scorretto, di condurre un rapporto lavorativo. Forse ai limiti della truffa, dal momento che un editing NON costa la cifra a me richiesta. Le conclusione le tratta chi legge.
Venendo a Lei: dal momento che non conosco il suo nome per intero, mentre Lei conosce il mio, Le lascio il mio indirizzo mail vitoferro@hotmail.com. mi scriva qui se ne sente il bisogno. Però ci metta la faccia, come io ho messo la mia. L'avrà capito: non mi piace discutere senza sapere chi ho di fronte. E' un mio limite ma è così. Se continuaa firmarsi solo Erika non Le risponderò più.

ops, "redattore" al posto di "direttore". Mi correggo.

Secondo me chi nasconde il proprio nome, non ha nessun diritto di insegnare la morale agli altri. Chi scrive lettere firmate, ma spera che non vengano lette da altri se non dalla persona in indirizzo, mi fa nascere un dubbio: la sua firma è stata messa da qualcun altro, oppure fa un lavoro tale che preferisce l'anonimato? Ma allora perché firmare la lettera col suo nome, poteva firmare Eriko.
Ma stiamo scherzando? Si chiedono soldi e si nasconde la mano? Allora perché non riabilitare Vanna Marchi?
La verità è una ed una sola: gli editori a pagamento per sopravvivere devono nascondere il piccolo dettaglio che chiedono soldi per pubblicare. Devono nasconderlo perché se ne vergognano e soprattutto perché se si viene a sapere si vergognano gli autori e non vanno più a pubblicare da loro.
Ma se non lo dicono loro lo diciamo noi: sono editori a pagamento, bisogna starne lontani.
Io ho già preso una querela da Il Filo, ma il processo l'ho vinto io, con questa bella ordinanza del giudice www.riaprireilfuoco.org/Ordinanza_Ferrigno.pdf

Tranquilli, anche se il fervore dei miei post può aver fatto sorgere il dubbio, i miei attributi sono femminili!

Signor Ferro, il mio fervore è dovuto al fatto che non condivido l'infrangere le regole. Ed è già una motivazione da novanta, per le cose in cui credo io.
E poi, facendo la redattrice mi sono messa nei panni di chi, forse (perchè non ne abbiamo certezza), è nella mia stessa posizione.

Signor Bianciardi (salve!), la risposta alla sua domanda retorica sull'anonimato l'ho già scritta nei miei post. Anche più che ampiamente. Perciò mi pare sciocco ripetermi.
Per il resto, condivido con lei l'idea di dover stare alla larga dagli editori a pagamento. Forse un giorno il mondo dell'editoria ne sarà libero. La speranza deve essere l'ultima a morire.

Per quel che mi riguarda, io ho detto tutto quello che avevo da dire.
Già che ci sono, Buone Feste a tutti.

Erika

eccheppalle con questa storia degli editori a pagamento!!!
Se vi va spendete i vostri soldi da loro, altrimenti fatevi un bel viaggetto, basta che nessuno pianga perché è stato imbrogliato.
I contratti si leggono bene, fino in fondo e se non piacciono non si firmano. E non contano le cose dette a voce.
Svegliatevi bambini, è ora di crescere.
E comunque che male fanno gli editori a pagamento a tutti quelli che se ne lamentano? tanto gli autori "vittime" non avrebbero mai pubblicato con un editore vero, non venderanno un copia e presto tutto sarà dimenticato. Forse un po' di spreco di carta, ma per il resto ognuno spende come vuole i propri soldi.
Lasciate vivere tutti e se qualcuno è ancora così ingenuo e ha soldi da buttare, scusate, ma a voi che vi frega?
Mica possiamo salvare il mondo per forza...
Forse non vuole neanche essere salvato. E come diceva Don Buro: "chi se fa l'affari sua, torna sano a casa sua..."
Buona Pasqua a tutti

Francesco

Francesco... non la conosco, ma mi sta simpatico! In effetti quello che dice non è affatto privo di fondamento.

Signor Ferro, mi scuso, mi rendo conto che ho tralasciato una parte del suo post, e ora rimedio, prima di tornarmene dalla mia famiglia per le feste e abbandonare la discussione.
Mi intriga il fatto che lei mi dia il suo indirizzo, perchè dimostra che è una persona che vuole essere schietta, ma, mi dispiace, non devo decidere di metterci la faccia, ammesso che su internet significhi qualcosa davvero, solo perchè me lo chiede lei.
Ha dimostrato poco riguardo per i dati sensibili di una persona, quindi l'idea di darle i miei e di farle avere il mio indirizzo mail, che mi è fondamentale per il lavoro, non mi ispira particolare fiducia. Un giorno, chissà. Ma ne dubito.
Spero non ne abbia a male.
E che mi creda o no, mi cambia davvero poco. Io volevo solo dirle quello che penso, poi se ritiene di non darci peso o credibilità, e solo affar suo.

Mi dispiace solo che non abbia (credo, visto il suo post) colto quello che per me è il vero punto: che ognuno deve interrogarsi sulla liceità delle proprie azioni. (E magari alzerà gli occhi al cielo perchè sto diventando ripetitiva).

Le auguro di riuscire comunque a pubblicare il suo libro, e viste le sue esperienze passate credo non avrà difficoltà.
Di quelle, davvero, sarebbe molto più utile parlare.

Rinnovo i miei auguri per le Feste!

Erika

CAPISCO PERFETTAMENTE LA VERGOGNA. scrivo e quindi voglio essere io pagato questa è la mia concezione, capisco che sia troppo romantica ma credo che sia giusto ambire a tale strada. Pochi giorni fa mi hanno fatto una proposta editoriale con editing un gruppo che pubblicizza pure su mediaset, mi hanno chiesto 2500 euro..ma vi rendete conto. Aspettiamo pure 10 anni ma almeno siamo orgogliosi del lavoro fatto senza alcun pagamento.Matteo

Grazie Erika, la cosa è reciproca.
Matteo, mi scusi e comprenda che sto scherzando, capisco che scrivere su un blog è diverso dallo scrivere un libro, ma se lei non comincia a rileggere quello che scrive, altro che dieci anni aspetterà per pubblicare!
Ci sono almeno due verbi fuori posto nelle sue sei righe, e poi che c'è di romantico nel voler essere pagati?
A inizio frase si usa la maiuscola.
Mediaset è un nome proprio e va con la maiuscola (a prescindere dalle eventuali idee politiche).
"Ma vi rendete conto." è una domanda e alla fine delle domande ci va il punto interrogativo (quella specie di uncino).
Dopo il punto ci va uno spazio...
Con simpatia...

Francesco

Quello che ha scritto Ettore Bianciardi rappresenta in pieno il mio pensiero.
Saluti e buone feste
Vito

Vi invito a riflettere sul fatto che NESSUNO investe su autori sconosciuti. Poi c'è chi è chiaro fin dal primo momento e chi ci gioca su, c'è chi assicura un'ottima qualità di grafica, editing e stampa oltre ad una buona distribuzione in campo nazionale e mantiene la promessa con un regolare contratto e chi no, e c'è anche chi non può (sì, perchè è quasi impossibile che un buon libro venga accettato in distribuzione nazionale se non è pubblicato da una grande casa come la mondadori ecc... avete idea di quanti libri vengano pubblicati ogni anno? I distributori ne sono pieni fino al collo anche perchè NON SI VENDONO. E non venite a dirmi che in Italia ci sono un mucchio di lettori paganti perchè non è assolutamente vero). E poi è vero che come c'è chi seleziona solo i libri di qualità c'è anche chi stampa di tutto pur di guadagnare (ma peggio x loro perchè così facendo si giocano subito il nome). Quindi vi prego di non generalizzare, non prendetevela con tutti i piccoli editori seri che si sforzano giorno per giorno di produrre libri di qualità e di combattere l'ignoranza e l'indifferenza oltre che le grandi catene che stanno pian piano eliminando le più belle realtà italiane. Anche perchè spesso i piccoli editori lavorano con passione e meglio delle grosse case. Allora perchè non parlare di quelle grandi case editrici che quando non chiedono un rimborso spese (e loro sì che potrebbero non chiederne) pretendono la totale cessione dei diritti d'autore?
È giusto dare addosso agli editori poco chiari e a quelli che non mantengono gli accordi presi, ovvio, ma lamentarsi solo del fatto che gli editori in Italia non abbiano abbastanza denaro da pubblicare tutti i lavori che ritengono validi mi sembra eccessivo. Non è colpa loro se i libri in Italia si vendono poco. E il lavoro di tutte quelle persone che stanno dietro alla nascita di un buon libro chi lo paga? Editor, grafico, tipografia, pubblicità e distribuzione costano, forse lo stato potrebbe fare qualcosa, o forse no, ma di certo ritengo troppo facile "generalizzare" sul problema.

leggete il regolamento di questo concorso, a me pare faccia puzza di bruciato
http://www.ozoz.it/ozblogoz/modules/news/article.php?storyid=4034

Finchè ci saranno autori disposti a pagare pur di vedere il proprio libro stampato ( perchè di semplice stampa si tratta ) continueranno ad esistere questi "editori" senza scrupoli alla ricerca di polli da spennare.
Uniamoci contro l'editoria a pagamento e diffondiamo certe testimonianze!

Sono d'accordo con Pepa:
"La casa editrice non è una società di servizi, come sono invece le agenzie letterarie o editoriali: la casa editrice d.o.c. è un’azienda che decide di investire su un autore e i cui guadagni derivano dalla vendita di un prodotto tangibile: il libro."
Sappiate che non è vero che l'editing è uno dei compiti di una casa editrice (che spesso, infatti, assegna questo lavoro a consulenti esterni). Per questo ci sono le agenzie letterarie! Se un sedicente scrittore si ritiene bravo di suo, ci si aspetta che il suo testo sia perfetto sotto il profilo linguistico e formale. Se non è così, e quindi se ilt esto ha bisogno di un editing (soprattutto se formale!), gli editori hanno tutto il diritto di scartarlo! Credo che questo dovrebbe essere capito a monte, prima di inviare testi sgrammaticati agli editori, evitando così di sentirsi chiedere quattrini per l'editing (anche se la cifra richiesta in questo caso mi sembra un po' esagerata!).

Tutta questa vicenda si avvita su se stessa. Gli autori bramano di essere letti. Gli editori vogliono guadagnare senza sforzo sulle fatiche letterarie degli autori.Chi pubblica commercia, semplicemente. E il commercio produce soldi e successi. Ognuno ha l'opportunità di provare a trovare il proprio posto al sole: chi vuole essere letto e chi fa di questo desiderio la propria fonte di reddito. In tutti i casi il rumore verrà da chi ancora resta una voce del coro. Chi pagasse e vedesse la sua opera diventare il best-seller dell'anno, non accuserebbe in alcun blog la casa editrice che l'ha pubblicato. Improvvisamente diventerebbe l'oggetto del contendere tra case editrici per le sue prossime pubblicazioni. Perciò, nonostante i cori e i blog, ci sarà sempre chi pagherà e chi sarà pagato. Questo è il prezzo che la fantasia a volte paga per diventare parte integrante della realtà. L'autore cerca di non compiere lo sforzo che richiede la pazienza di chi sa aspettare.A volte l'attesa può essere eterna. Potrebbe consistere in un manoscritto che un nipotino troverà in un cassetto di una vecchia scrivania abbandonata in una soffitta, che accenderà un secolo dopo le luci della ribalta su un autore ormai scomparso e che solo tornato alla polvere troverà dei lettori che lo apprezzeranno, che proveranno delle emozioni leggendo i suoi scritti, che compreranno i suoi libri pubblicati gratuitamente e che daranno frutti solo ai suoi discendenti. Il nostro tempo non ci dà tempo. Scriviamo! Dobbiamo diventare subito famosi! Paghiamo, così ci leggono! Ci siamo, ora! Vogliamo tutto e subito! Dunque? Dunque non ci resta che pagare...E la vicenda torna ad avvitarsi. C'era una volta un re, seduto sul sofà, che disse alla sua serva:"raccontami una storia!". La serva incominciò:"c'era una volta un re...."
Eleonora Pilo.

Anch'io ho avuto a che fare con ExCogita... Erano disposti a pubblicare una mia raccolta di racconti, per un progetto nuovo "multimediale"... Si trattava, tra l'altro, di girare un corto tratto da un racconto e farlo diventare seriale... A un certo punto, durante il colloquio, mi hanno parlato di un "piccolo" contributo da parte dell'autore: intorno ai 3.000 euro... Io sono rimasto talmente scioccato (visto che nelle mail preliminari avevo sottolineato con chiarezza che non m'interessano pubblicazioni a pagamento) che al momento ho detto che ci avrei pensato. Poi ho mandato una mail ribadendo che non ho intenzione di pagare per essere pubblicato. La risposta del direttore editoriale di ExCogica è stata che nessuno mi aveva chiesto dei soldi...
E alla mia ulteriore mail leggermente più sostenuta, in cui lo invitavo a non prendere in giro la gente, mi rispose dandomi dell'arrogante e del presuntuoso, e preannunciandomi la cancellazione dalle loro liste di contatti.
A voi le conclusioni da trarre da tale comportamento. Sono sollevato di non essere l'unico a scontrarsi con certa gente.

Buongiorno a tutti, sono il fiero direttore e fondatore di una piccola casa editrice indipendente che ha appena compiuto un anno (Miraggi edizioni, se siete curiosi).
Non mi dilungo, ma penso sia giusto, dal basso della mia esperienza (una decina di anni a collaborare con diverse realtà editoriali), almeno fare il punto su alcune diciamo inesattezze e opinioni approssimative sentite elencare qui sopra nei vari commenti.

Ovviamente non facciamo parte dell'editoria a pagamento, anche se sarebbe utile per i conti di fine mese. Scusate la schematicità:

1) l'editoria a pagamento non è certamente reato, c'è libertà contrattuale ecc. ecc. D'accordo. Ma non è editoria. E' una versione di quello che una volta si chiamava tipografia, o service (il quale però lo dichiara). L'editore è quello che crede in un testo, ci investe del suo, ci lavora, ci fatica, lo edita (sono perché tutta la filiera resti interna, nelle piccole realtà è secondo me imprescindibile), e cerca di ricavarci il minimo per sopravvivere;
2) l'editoria a pagamento è innocua. Eh no! Ragazzi, il fatto che io rischi e il mio vicino no, perché ha già le spese coperte, droga il mercato senza rimedio. Senza contare che questi cosiddetti editori occupano (spesso anche perché hanno più mezzi di noi - ti piace vincere facile, eh?) fisicamente spazio nelle librerie;
3) lo droga dal punto di vista del pubblico, che non ha la garanzia che un libro esista per via della scelta professionale di qualcuno ma solo perché pagato: è come chi ha pagato per avere un diploma di qualsiasi genere, per me non è lo stesso. Mi spiego meglio: se io pubblico una schifezza, non venderà e potrò prendermela con me stesso e con la mia incapacità di giudizio. E pago dazio e denari, in tutti i sensi. Se un editore a pagamento pubblica una schifezza, non gli importa nulla, il suo compito commerciale è assolto. E le librerie si riempiono di testi improbabili.
4)editing: ho già detto che secondo la mia concezione chi non fa editing non fa tutto il suo lavoro, lo ribadisco, l'editing è un compito primario dell'editore. Chi si affida solo a esterni (anche qui bisognerebbe capire che significa, in un settore in cui tutti siamo esterni di qualcosa...) non può avere il controllo del suo prodotto: io non ci metterei la faccia, semplicemente. E' che adoro questa parte del lavoro.
5) non esiste testo o autore al mondo, né mai esisteranno, che non abbiano bisogno di editing. Il revisore è in una posizione di terzietà che l'autore non potrà mai avere con le sue parole. Addirittura, noi prevediamo che la lettura finale sia effettuata da persona ancora diversa dal redattore che si è occupato del libro, per maggiore garanzia e obbiettività. E serve, credetemi.
6) D'accordo con chi dice che se l'editing diventa eccessivo, forse è meglio scegliere altro. Anche in questo, visto che lo pago io, l'essere non a pagamento garantisce il giusto mezzo (non investo in un libro che mi richiede un lavoro abnorme). E il prezzo è tra i 2 e i 3 euro. Purtroppo (lo dico da redattore presso altri) anche meno. Comunque non esiste che si chieda un compenso all'autore.
7) nessuno investe sugli esordienti. Noi facciamo solo quello: nel mare magnum dei manoscritti ricevuti a volte brillano delle perle, e di fatto quasi tutti gli esordienti di successo hanno avuto qualche prima opera pubblicata da piccoli e piccolissimi editori, gli unici che ancora fanno fino in fondo il mestiere, e con passione. Di fatto, siamo i talent scout dei medio-grandi. E va bene così.
8) i poteri forti sono sempre più forti, ma se i libri, la veste grafica, i contenuti, la linea editoriale, sono validi, pur a fatica riescono a emergere. Pur senza conoscenze, pur senza soldi. E i libri, pian piano, vendono. Questo è un paese che legge poco, ma i forti lettori sono straordinari, e ne hanno le palle piene dei bestseller!

Per concludere (pensavo di scrivere meno, chiedo scusa per la logorrea ma mi appassiono), non facciamo di ogni erba un fascio perché se no diventiamo qualunquisti. A cercare bene, realtà che tentano di fare bene e sul serio, ci sono, e ne nascono ancora.

PS Un saluto con un po' di vergogna a Vito Ferro, che aveva mandato il manoscritto anche a noi, e a cui temo di non aver risposto, come sarebbe almeno cortesia, nella frenetica attività del primo anno. Evidentemente, non lo avremmo pubblicato, ma era interessante, non demordere! E continua a non farti fregare: i risultati ottenuti con scorciatoie e senza fatica lasciano l'amaro in bocca, prima o poi.

Alessandro De Vito

Vero, lo posso assicurare: onesti, seri, non a pagamento, entusiasti e senza prevenzione alcuna sugli esordienti.
Pubblicherò infatti con loro il mio rpimo libro a cinquant'anni.
Si meritano davvero un posto al Sole!
Bacio!

Salve,
Intanto volevo precisare che non ho alcuna esperienza in materia di pubblicazioni e affini: scribacchio un po' ma nulla di più, a quanto pare non sono vittima di chissà quale vampiresca vanità.
Non capisco il discorso che leggevo sull'editing a pagamento, che la casa editrice deve rientrare un minimo con le spese iniziali...
Il fatto è che l'imprenditore è tale in quanto investe dei capitali su un progetto: non può e non deve far ricadere il rischio di tale attività su nessun altro, altrimenti saremmo tutti capaci di tirar su attività economiche dal nulla e non esisterebbero di certo figure professionali formate proprio per ridurre al minimo i rischi di chi intraprende tale attività. Inoltre proprio perché fare l'imprenditore è un mestiere rischioso, questa categoria è legalmente tutelata (per esempio nel caso di fallimento). Per cui è assurdo chiedere delle cifre per intervenire su un testo, perché è un lavoro di competenza della casa editrice e fa parte del pacchetto "investimento a rischio" che in quanto tale compete all'editore/imprenditore e non allo scrittore.

Esistono agenzie letterarie che offrono servizi di editing, proofreadin ecc. con teriffe relativamente abbordabili e ritengo che utilizzarle non sarebbe male. Alcuni testi narrativi che mi sono capitati tra le mani, e che avrebbero potuto essere considerati decenti, erano da cestinare a causa del lessico sgrammaticato e degli evitabilissimi refusi. Si trattava di libri stampati per lo più da aps (autori a proprie spese), che si sono ritrovati con parecchi scatoloni di libri non vendibili a causa di ciò. Non sarebbe stato meglio spendere qualche spicciolo in una valutazione professionale e poi cercare un editore free?

GENTILI SIGNORI.
lavoro nell'editoria da quasi trentacinque anni e sono una figlia d'arte, visto che mia madre, suo fratello e mio nonno erano tutti editori e scrittori.
Per parte mia, mi occupo di editing.
Vi assicuro che i costi sono alti, altissimi. E certo! Voi dite ma le cose editrici non dovrebbero chiedere contrinuti per l'editing. Bè, se gli autori scrivessero in modo decente, probabilmente no. Ma forse a nessuno di voi è capitato di avere un manoscritto davanti con frasi tipo (e cito): "Lui la guardò di sottecchi dritto negli occhi; poi si leccò il labbro superiore, mordicchiandosi quello inferiore". Se ci state provando, siete nella mia barca.
PIuttosto che non pubblicarli, megli pubblicarli chiedendo un contributo editing.
Inoltre mi risulta che le case editrici difficilmente chiedano soldi per pubblicare, ma chiedano garanzia di un certo numero di copie vendute, così da ammortizzare i costi. ll minimo di copie se le compra l'autore che poi ci fa quel che vuole (nessuno gli vieta di rivenderle!).
Non mi pare una truffa, ma leggendo attentamente mi pare una bagarre familiare tra la Dott.ssa Bianciardi e suo fratello (che pubblicando a un centesimo uccide l'editoria e i diritti d'autore, screditando la parola scritta e i capolavori di suo padre che mi fregio di conoscere a menadito!).
Dott Bianciardi, lasci le beghe familiari fuori dall'editoria perché a mio avviso non ci fa per niente una bella figura.
M.P:

Siamo veramente alla follia!
Le 280mila battute corrispondono a 155 cartelle (da 1800 battute).
Vuole dire che gli hanno proposto un costo per editing di 18 euro a cartella. Sarebbe una follia anche se non volessero pubblicare, diciamo come servizio editoriale che lui volontariamente volesse affrontare per rendere il testo migliore. Ma anche in questo caso si tratta di un prezzo tre volte superiore alle tariffe normalmente applicate.
Senza considerare che se poi promettono la pubblicazione, non dovrebbero nemmeno chiamarsi editori.
Un editore serio edita e pubblica i propri autori senza alcun costo da parte degli stessi
Diffidate!!!!!!!!!

La differenza fra gli editori a pagamento e quelli che non lo sono è che i primi, per pubblicare certe boiate, almeno si fanno pagare.
E forse dopo si sentono un po' in colpa. E hanno il pudore di farle passare inosservate.

E' stato detto che pubblicare a pagamento è come andare a puttane.
Verissimo. Patti chiari; risultato certo; nessuna ansiosa attesa, penosa adulazione, vana speranza, amara delusione.
L'importante è non farsi troppe illusioni sulla reale natura dell'affare. Come troppo spesso accade con gli editori seri.
E con le donne per bene.

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