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Di Morgan Palmas

Buongiorno, vorrei anzitutto chiederle qual è stato il percorso professionale che l’ha portata a divenire editor in una casa editrice.

Be’, in realtà un percorso che non credo sia molto significativo: io ero l’editore.

Esistono un percorso standard o canali privilegiati oppure ritiene che vi siano più possibilità per diventare un editor?

Ho sempre paura di fare confusione o di non farmi capire quando uso dei termini che possono avere un significato diverso a seconda della persona che li usa (esempio pratico: termini come “bel romanzo”, “romanzo commerciale” che non sono per niente assoluti…). Bene, io intendo “editor” come il termine inglese per redattore, quindi come la persona all’interno di una casa editrice (o di altre strutture) che lavora con i testi o li compone. Per cui deve essere in grado di valutare i testi e di intervenire su essi, e deve essere in grado di comporne (quarte di copertina, comunicati stampa, materiale di supporto al lancio di un libro, ecc.).
Be’, non credo che ci sia un percorso standard, né più né meno come per diventare scrittore. Ci vuole molta passione e interesse, curiosità, per capire le dinamiche della scrittura, un’attenzione alle sfumature, un senso dell’armonia quasi musicale. Un’ampiezza di gusti e vedute che superi le preferenze personali. Poi probabilmente altre cinquemila caratteristiche perché ogni volta me ne viene in mente una diversa. Ma il percorso è e deve essere personale. Io sono laureato in Chimica Fisica e ho lavorato per 17 anni nell’industria, se quello che faccio ha un qualche valore lo diranno gli altri, ma sono scettico verso tutte le strade che non siano personali.

Come è in concreto la sua giornata lavorativa? Quali sono le sue specificità imprescindibili?

La mia giornata lavorativa come editore comporta attività che probabilmente non sono l’obiettivo dell’intervista. Diciamo che per quello che riguarda la mia attività di redattore la mia settimana implica una giornata dedicata interamente ai manoscritti. La separazione di quelli da scartare dai pochissimi interessanti. Dare l’incarico agli altri redattori di leggere questi “interessanti” per poterne poi discutere e valutare tutti assieme. Controllare le correzioni bozze fatte da altri redattori. Controllare la revisione del testo fatta da un altro redattore, e uso il termine un po’ generico “revisione del testo” perché si può riferire sia a un libro italiano sia alla revisione della traduzione di un libro straniero. Fare delle riunioni, decise spesso su due piedi, per trovare un titolo, scegliere la tipologia di una copertina, elaborare le linee su cui sviluppare una quarta di copertina, cercare il confronto per valutare la pubblicabilità di un autore che magari amo molto ma di cui si intuisce uno scarso potenziale di vendita, e cinquecentomila altre cose.

Nel mondo editoriale vede più merito rispetto al “sistema” Italia o reputa invece che il pensiero comune dell’amata raccomandazione sia purtroppo la via più comune? Quali percentuali fra le due?

Temo che la “cultura” non dia nessun certificato di benemerenza, né isoli dal resto del territorio. Nel mondo editoriale c’è la stessa percentuale di personaggi opportunisti e onesti che c’è negli altri settori. C’è anche la stessa percentuale di persone semplici che si fanno spennare dalla stessa percentuale di truffatori (anche qui c’è chi si illude di comprare la fontana di Trevi con un assegno), c’è la stessa percentuale di persone che hanno in mano le leve economiche in grado di muovere le cose e la stessa percentuale di illusi in grado di lavorare allo sfinimento per pura soddisfazione personale. Come in ogni altro settore insomma.

Se crede nel merito, quali sono le sue azioni quotidiane per favorirlo?

Semplicissimo: diffidare di tutte le azioni che tradiscono o una involontaria ammissione della debolezza del proprio manoscritto o la convinzione che la spintarella possa aiutare e si concretizzano ad esempio nel presentare il proprio manoscritto corredato di un supporto “autorevole”.

Che cosa stima in uno scrittore esordiente e che cosa invece detesta?

Stimo l’umiltà, la voglia di imparare, di mettersi in discussione, di ascoltare e discutere. Detesto la sicumera che gli fa insegnare agli editori o ai redattori che cosa dovrebbero fare.

Quali sono le qualità di Meridiano Zero e le prospettive?

Sinceramente le qualità non spetta a me dirle, perché sono la persona meno indicata per farlo. Lei chiederebbe a un autore quali sono le sue qualità? Io no. Secondo me non sono neanche i lettori, ma è il tempo. Il tempo certifica a distanza di trent’anni o più se quell’autore “resta”, se ha dato qualcosa alla narrativa, sia quella più letteraria sia quella di genere, per chi ama le distinzioni. Ed è lo stesso per gli editori. Al massimo posso dire quali sono i miei obiettivi.
I miei obiettivi sono la pubblicazione di romanzi che aiutino a sviluppare il gusto della lettura, romanzi che evitino i luoghi comuni, i cliché, che cerchino un approccio personale che resti “dentro” anche dopo la chiusura del libro. E mi piacerebbe anche riuscire a formare una serie di scrittori (e perché no, di redattori) che capiscano e conoscano la struttura del testo e le dinamiche emozionali della narrazione, non per irretire il lettore ma per affascinarlo. Più prestigiatori che illusionisti insomma. E infine aiutare a formare una sensibilità della scrittura che faccia rendere conto scrittori e redattori del valore delle parole, della coerenza del registro narrativo, della caratterizzazione dei personaggi, tutte cose che cozzano contro i tempi di una rapida pubblicazione, l’obiettivo più ambito dai giovani aspiranti scrittori più acerbi.

Che cosa pensa delle case editrici a pagamento?

Anche qui, è meglio precisare i termini. La casa editrice rispetto alla tipografia (quella che faccia un servizio di impaginare oltre che stampare un libro) si distingue per avere un progetto editoriale, un programma a breve di pubblicazioni e uno a lungo termine. Le eccezioni esistono sempre, ma non perdiamo di vista il discorso. Allora, punto primo, le case editrici hanno un programma visibile, verificabile. E punto secondo, hanno una struttura di vendita visibile, verificabile. Voglio dire che ci può essere benissimo una casa editrice che ad esempio non vende in libreria, ma solo per corrispondenza, e va benissimo così se è quello che dichiara. Questo fa sì che qualunque struttura che pubblichi dei libri che non corrispondono a nessun progetto dichiarato e che non ha nessuna struttura vera e verificabile di vendita, può essere molte cose, ma una casa editrice di sicuro non è. Chi poi dichiari di essere quello che non è credo si possa tranquillamente definire un truffatore, a maggior ragione se articola anche promesse che non può mantenere e vanta reti di vendita inesistenti.
Parliamo adesso delle operazioni a pagamento fatte dalle case editrici vere e proprie, cioè quelle che hanno un progetto, una linea editoriale, e hanno anche una rete reale di distribuzione e vendita. Be’ di questo non so esattamente che cosa pensare, perché scopro ogni giorno di più una situazione sempre più articolata. Da parte delle case editrici che, se a un discorso superficiale possono sembrare non avere interesse a spingere un libro su cui hanno già guadagnato tramite il contributo dell’autore, in realtà un reale interesse a spingere l’autore può cozzare contro il disinteresse delle librerie e della distribuzione verso gli esordienti o anche gli autori già noti, ma commercialmente “deboli”. E quindi forse – ma ripeto, “forse”… – un compenso può essere un po’ una ciambella di salvataggio, per distribuire le difficoltà e i problemi del difficile lancio di un esordiente.
E da parte degli autori perché spesso hanno degli obiettivi abbastanza semplici che possono essere realizzati solo da una pubblicazione a pagamento. Esempio concreto: ho ricevuto personalmente un manoscritto da un conoscente al quale, proprio in virtù di un’antica conoscenza ho spiegato con un dettaglio non abituale che quello che aveva scritto purtroppo non aveva nessun valore e che non c’erano neanche le indicazioni per una possibilità di miglioramento, di lavoro e sistemazione. Lui invece voleva la pubblicazione ed era disposto a pagare cifre che credo fossero alte anche riferite alle richieste più esose che potevano fargli. Ho rifiutato le sue offerte, spiegandogli che cosa vuol dire progetto editoriale e l’ho sconsigliato di accettare offerte in questo senso da altri. Bene, lui è tornato pochi mesi dopo a trovarmi, felice come una pasqua, perché aveva concluso un contratto con uno di questi che io non definisco “editori”, ma “a pagamento” sì, ed era felice semplicemente di avere le sue trecento copie o quello che era, senza curarsi minimamente che le copie promesse in distribuzione ci andassero oppure no. Stava già facendo le liste di amici e conoscenti a cui avrebbe mandato una copia in regalo. Quello è stato un po’ una rivelazione. Capite? Lui – e come lui penso molti altri – hanno obiettivi diversi da quelli degli autori “veri”, un po’ come chi si fa fare un poster con la faccia sua sul fisico di George Clooney (se si fanno queste cose… Forse no, ma avete capito che cosa intendo…), e quindi possono avere diritto di realizzare quello che desiderano. Quello che mi può dare fastidio è che ci sia chi guadagna illecitamente sulla credulità, o meglio sulla semplicità altrui, ma dopotutto – senza voler fare un discorso di politica da Bar Sport – temo che siano cose che in Italia vediamo in misura ben più impressionante in altri campi, no?

Un consiglio a chi vorrebbe intraprendere l’attività di editor.

Umiltà e voglia di faticare. È solo attraverso un serio praticantato che si può imparare l’arte. La capacità di redattore deve filtrare, entrare a far parte della sensibilità, del gusto, deve diventare parte di essere, per cui poi diventa naturale leggere in maniera più approfondita qualunque opera letteraria, cinematografica, artistica, mediatica o quant’altro. E questo lo si guadagna con il tempo. Se si ha la fortuna di poter lavorare a fianco di un valido redattore in una casa editrice, è una scuola senza prezzo che darà sicuramente i suoi frutti. E prima, durante e dopo, leggere, leggere, leggere.

La ringrazio e buon lavoro.
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Commenti

intervista interessante!

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