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Il lume dell'aspirante scrittore – Punteggiatura (parte seconda)

di Annalisa Castronovo

Nello scorso articolo il discorso sulla punteggiatura è rimasto in sospeso, così lo riprenderemo proprio dai puntini di sospensione /.../. Metterò le mani avanti chiarendo una volta per tutte che essi vanno usati tre per volta e non a due a due o a quattro a quattro o più. Stanno a rappresentare una sospensione – per l'appunto –, un'incertezza, un'esitazione. Nella lettura indicano una pausa più breve del punto e spesso vengono utilizzati per riprodurre le pause tipiche del parlato laddove la virgola sarebbe inappropriata in quanto sminuzzerebbe in modo insensato il significato complessivo di una o più frasi. Tale funzione, però, non può certo diventare né il viatico né la scusa per costellare di puntini qualsiasi discorso o brano. A questo proposito non sarò graffiante tanto quanto lo è Umberto Eco nel Secondo diario minimo né divertente quanto Beppe Severgnini in uno dei suoi articoli che condivido e vi invito a leggere, ma mi limiterò a illustrare l'uso corretto di tali puntini. Come ho voluto chiarire altrove: «Il loro significato è diverso da quello della virgola, al posto della quale – purtroppo – appaiono spesso; indicano, invece, un discorso lasciato in sospeso, un’enumerazione che potrebbe continuare e, infine, vengono usati tra parentesi tonde (…) o quadre [...] per indicare l’omissione di un passo in una citazione». I tre puntini di sospensione vanno seguiti da uno spazio a meno che non siano a fine frase o immediatamente prima di una parentesi di chiusura o, ancora, prima di un altro segno d'interpunzione, quale ad esempio un punto interrogativo. Inoltre, all'interno di una frase possono essere anche preceduti (oltre che seguiti) da uno spazio se usati in luogo di una parola; possono pefino precedere o seguire parti di parole che per esteso risulterebbero volgari o imprecazioni (ad es. "vaff..." o "acc...") e per finire possono trovarsi a sé stanti in una frase a indicare sorpresa e stupore, come in un discorso diretto. Per esempio:

– «Eccomi qua!» disse il soldato.
– «...», la contadina sorpresa non proferì parola.
– «Non te l'aspettavi, vedo», sottolineò il giovane in divisa.

Ecco qualche altro caso in cui vengono usati in modo opportuno:
– «E allora?»
– «"E allora... " Non so».

"Ho corso, mangiato, bevuto, riso, pianto, urlato... Che giornata!"

« ...quando davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere, non imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta. Respira... aspetta e aspetta ancora. Stai ferma, in silenzio, e ascolta il tuo cuore. Quando poi ti parla, alzati e và dove lui ti porta», tratto da Va' dove ti porta il cuore di Susanna Tamaro.

«È certo uno spirito insonne... – ...è forte e vigile e scaltro», tratto da L'amica di nonna Speranza di Guido Gozzano. Questa volta i puntini di sospensione anteposti alla frase servono a proseguire un discorso già cominciato.

Il trattino /-/ (quello breve, da non confondere con la lineetta di cui si tratterà successivamente) si usa sia per indicare l'accapo nella scrittura a stampa sia per collegare due parole che non formano un composto stabile. Eccolo dunque comparire tra cifre ("il numero del 3-4 maggio"), tra nomi propri e tra sostantivi ("la partita Fiorentina-Juventus", "l'aereo Palermo-Roma", "guerra-lampo"), in composti non ancora stabili con prefissi quale anti (es. in "anti-apartheid" e non in "antifascismo", ormai stabile), in coppie di aggettivi di cui il primo è sempre maschile singolare (es."aspetti tecnico-tattici"); in altri casi, invece, è facoltativo, come in socio-linguistica (o sociolinguistica), mini-bus (o minibus) ecc.

La lineetta /–/(o trattino lungo) si usa singolarmente o in coppia a seconda dei casi. Innanzitutto, la lineetta può essere utilizzata per introdurre un discorso diretto in apertura allo stesso, separando le battute di personaggi diversi. Ad esempio:

– Dove stai andando?
– Vado al cinema con Carla.
– Posso venire con voi?
– Certo. Perché no?!

Sempre nel discorso diretto può comparire un'altra lineetta di chiusura nel caso in cui seguano indicazioni e commmenti del narratore: «– Sì, sì, – promise mio padre e in quello stesso istante si levò e andò alla poltrona»( da La coscienza di Zeno di Italo Svevo).
Altro uso delle lineette – a me tanto caro è quello che le vede incorniciare un inciso come ho appena fatto (e sottolineato), in luogo delle virgole o delle parentesi, specie laddove il testo è già ricco di virgole o di altri segni di interpunzione adoperati per altri scopi.

Come ho scritto altrove: «Esistono tre tipi di virgolette: basse /« »/, alte /“ ”/ e apici /‘ ’/. In generale si usano per delimitare un discorso diretto o una citazione, basse o alte sulla base dei criteri editoriali. Con le alte si contrassegnano anche parole o gruppi di parole con significato ironico, allusivo o metaforico oltreché i nomi di testate di giornali e riviste o di navi. [...] Invece, con gli apici si segna qualche parola o espressione con significato allusivo».
Le virgolette basse restano le più usate nella scrittura a stampa, mentre quelle alte lo sono nella scrittura manuale. Queste ultime, così come gli apici, sono utili comunque per mettere in risalto parole ed espressioni già contenute in frasi racchiuse da virgolette basse. Per esempio: «La madre urlò: "Nino! Nino!", ma il 'bravo' bambino era già corso via incurante e più veloce del vento. Dopotutto è un bambino e bambino significa anche questo, non solo 'pargolo' e 'infante'». In questo caso ho segnalato il discorso diretto (già contenuto in una frase virgolettata con le basse) mediante virgolette alte, mentre il senso ironico di bravo è stato marcato attraverso gli apici, che invece a fine frase mi sono serviti a qualificare un significato.

Glisserò su altri segni di interpunzione il cui uso mi pare più scontato o meno frequente, ma desidero chiudere questa seconda e ultima parte sulla punteggiatura riportando quanto scritto sul Manuale di stile di Wikipedia circa l'uso degli spazi:
«[...] non si lascia alcuno spazio fra una parola e il segno d’interpunzione seguente, né fra il testo e parentesi o virgolette e lineette: (…), [...], «…», “…”. C’è sempre uno spazio sia prima sia dopo le lineette – … –, a meno che lo spazio seguente la lineetta di chiusura si posizioni tra la lineetta stessa e un altro segno di punteggiatura come virgola, punto e virgola, due punti, punto fermo, parentesi di chiusura: in questo caso andrà eliminato.
Lo spazio va invece sempre inserito dopo il segno d’interpunzione, con la sola eccezione del punto fermo al quale segue il ritorno a capo».
Nel prossimo articolo avrò modo di affrontare la questione relativa all'uso del grassetto, del corsivo e del sottolineato.
Dunque à la prochaine fois.

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